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Il Ramadan e’ da poco finito e dall’Iran arriva una notizia che conferma il vergognoso fondamentalismo del regime. Come noto, durante il mese sacro del digiuno, ai mussulmani sono permessi due pasti: uno all’alba (Sher) e uno al tramonto (Iftar). Tra questi due paesi, quindi, passano circa 17 ore di digiuno.

Altrettanto noto e’ il fatto che il digiuno non riguarda i non mussulmani e, in un regime civile, non dovrebbe riguardare neanche i mussulmani che liberamente scelgono di non seguire il Ramadan.

Questo principio di rispetto e di libertà, purtroppo, non vale nella Repubblica Islamica e particolarmente nelle carceri del regime. Nella prigione di Evin, secondo quanto riporta l’agenzia HRANA, durante il Ramadan il regime ha servito solamente i due pasti rituali, negando il cibo durante la giornata non solo ai mussulmani non osservanti, ma anche ai detenuti non mussulmani e a quelli malati.

Forzare i detenuti, soprattutto quelli di altre fedi, a seguire un dettame religioso e’ un atto contrario ad ogni normativa e ogni umanità. Peggio, aggiungiamo che il regime iraniano sta concedendo speciali permessi e privilegi ai detenuti che dimostrano di saper recitare a memoria il Corano.

Una discriminazione che rappresenta il peggior volto del radicalismo islamista.

 

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Ahmad Shaheed, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, ha presentato il 28 ottobre il suo ultimo rapporto sulla situazione dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Il suo report, durissimo, sarà oggetto di diversi articoli che pubblicheremo sul nostro sito. In questo primo articolo, vogliamo denunciare lo stato drammatico dei cristiani iraniani. Secondo quanto denunciato dall’inviato speciale dell’ONU, nelle carceri iraniane mietono abbandonati 49 cristiani, dimenticati dalla Comunità Internazionale. In particolare, denuncia Shaheed, sempre piu’ dura si è fatta la repressione delle autorità contro i fedeli cristiani protestanti, i cui siti Internet vengono bloccati e le chiese vengono chiuse. Nell’aprile 2014, ricorda l’inviato internazionale, le forze di sicurezza hanno arrestato sei cristiani nel sud di Teheran, con un blitz nella casa di un fedele, trasformata segretamente in Chiesa. I loro nomi sono Ehsan Sadeghi, Nazy Irani, Maryam Assadi, Ali Arfa’e, VahidSafi e Amin Mazloomi. Negli ultimi 3 anni, quindi, la mano criminale del regime si è abbattuta in maniera durissima contro i convertiti, ovvero coloro che hanno abbandonato l’Islam per abbracciare il cristianesimo. Per loro, i Mullah non hanno alcuna pietà e la pena per apostasia può anche essere la pena di morte. Tra coloro che languiscono in carcere per questo motivo, vogliamo ricordarlo, c’è il Pastore Farshid Fathi, a cui di recente sono state anche negate le cure mediche…

Facciamo appello a Papa Francesco, in quanto capo della Chiesa di Roma, per ottenere la liberazione dei cristiani iraniani e il loro diritto inalienabile a professare il Credo liberamente e senza la minaccia del Terrore!

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