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Finalmente! Finalmente il tema dei diritti umani torna ad essere al centro dell’agenda, nelle relazioni tra Iran e Italia. Di questo passo avanti, bisogna ringraziare il Presidente della Camera Roberto Fico che, incontrando l’Ambasciatore iraniano in Italia Hamid Bayat, ha cosi commentato su Facebook:

“Il dialogo è sempre l’unica chiave per risolvere le controversie, ma è necessario che sia un dialogo aperto e franco su tutti i dossier e su tutte le questioni che come Italia e come Europa riteniamo irrinunciabili. Per questo ho voluto parlare con l’ambasciatore anche del tema dei diritti umani, sia in generale sia con riferimento a casi specifici come quello di Ahmadreza Djalali, da mesi oggetto di grande attenzione da parte dell’opinione pubblica a livello internazionale.”

Merito del Presidente Fico e’ stato non solo quello di aver sollevato la questione dell’abuso dei diritti umani in Iran, ma anche di aver fatto riferimento ad un caso specifico, ovvero quello di Ahmadreza Djalali. Ahmadreza, come noto, e’ un ricercatore medico che ha lavorato anche in Italia, presso l’Universita’ del Piemonte Orientale. Arrestato in Iran nel 2016, e’ stato condannato a morte con l’accusa di spionaggio.

Come denunciato ormai da tempo, Ahmadreza e’ stato costretto ad una confessione forzata e la vera ragione dietro alla sua condanna e’ il suo rifiuto a diventare un collaboratore dei servizi segreti iraniani. Complimenti ancora al Presidente Fico e speriamo che altri seguiranno il suo esempio!

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Nel video che vi mostriamo in basso, ripreso durante le elezioni presidenziali svoltesi in Iran, si vede una ragazza di Isfahan ballare sul tetto di una macchina. Questo video amatoriale e’ straordinario per almeno due motivi: il primo e’ che in Iran e’ vietato per le donne ballare in pubblico. Il secondo, che la ragazza non porta alcun velo, obbligatorio nella Repubblica Islamica.

Ora, qualunque sia l’analisi del voto presidenziale che si può scrivere, una cosa e’ certa: nonostante le speranze Occidentali e nonostante le speranze di questa stessa ragazza iraniana, nessun Presidente ne rappresenterà veramente le istanze di libertà a cui ella aspira. Cosi come nessun Presidente iraniano, rappresenterà la voce degli oltre 800 prigionieri politici presenti nelle carceri del regime, il cui grido viene totalmente ignorato da buona parte del mondo democratico.

Le ragioni sono semplici. Se il regime ascoltasse la voce di questa ragazza, dovrebbe abolire l’obbligatorietà del velo, approvare la parità di genere tra uomo e donna, permettere alle ragazze di cantare liberamente, di ballare in pubblico e di andare in bicicletta senza rischiare di essere accusate di “provocare la libido maschile”. Nessuno Rouhani ascolterà le parole dei prigionieri politici, perché se cosi fosse, egli stesso dovrebbe farsi da parte, avendo contribuito alle peggiori repressioni delle proteste popolari dal 1979 ad oggi (a cominciare dal massacro degli studenti dell’università di Teheran nel 1999 e dall’Onda Verde nel 2009).

Cio’ che serve al popolo iraniano e al mondo intero, non e’ un nuovo presidente, ma un nuovo Iran. Ovvero una vera Festa della Liberazione: la liberazione da un regime fondamentalista, teocratico e naturalmente portato alla repressione civile. Solo in questo giorno, allora, potremmo davvero festeggiare. 

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Cosi come l’uomo Del Monte, anche l’Ayatollah Khamenei – Guida Suprema dell’Iran – ha detto “Si”. Ha accettato l’accordo nucleare tra il regime di Teheran e il cosiddetto p 5+1, mettendo fine ad una serie di enormi discussioni all’interno della Repubblica Islamica. Ovviamente, pero’, Khamenei ha agito come solo Khamenei sa fare: ovvero da puro paraculo. La lettera inviata a Rouhani, infatti, non rappresenta un “endorsement dell’accordo nucleare, ma una flebile luce verde, piena di condizioni. 

Nel testo della lettera (link), Khamenei mantiene le caratteristiche che gli sono proprie: prima si vanta di due lettere ricevute da Obama, in cui il Presidente USA dichiara di non voler rovesciare la Repubblica Islamica. Subito dopo, pero’, sottolinea che gli Stati Uniti non hanno mai rispettato le promesse e restano quindi il Grande Satana da sconfiggere (ovviamente insieme all’immancabile nemico Sionista). Peggio, prima botta di rilevo per Rouhani, Khamenei descrive l’Iran Deal come un accordo “strutturalmente debole”. Quindi, proprio per questa sua debolezza, il Leader Supremo inizia ad elencare le sue condizioni per l’accettazione dell’accordo nucleare. E qui comincia il gioco…e i problemi veri della fazione legata a Rouhani (ovvero dei servi di Rafsanjani).

Di seguito una descrizione di alcune delle condizioni poste da Khamenei, con un breve esame del loro significato pratico:

1- Khamenei sottolinea immediatamente che tutte le sanzioni contro il regime iraniano, devono essere totalmente rimosse. Non contento, la Guida Suprema precisa che, se nei prossimi otto anni verranno approvate contro l’Iran nuove sanzioni sotto vari pretesti, questo significherà immediatamente una violazione dell’Iran Deal. Ergo, se l’Occidente mai approverà delle sanzioni contro Teheran per finanziamento al terrorismo internazionale e la violazione dei diritti umani, l’intero impianto del JCPOA sara’ considerato decaduto dalla Repubblica Islamica. Non servono altri commenti;

2- Khamenei chiarisce subito che, gli impegni presi dal regime iraniano, saranno messi in atto solamente quando l’AIEA avrà chiuso l’inchiesta sulle “possibili dimensioni militari” del programma nucleare iraniano. Furbescamente, Khamenei collega le decisioni dell’AIEA alle condizioni relative alla fine totale delle sanzioni. In altre parole, l’Iran non farà nulla di concreto se l’ONU non cancellerà in toto l’inchiesta su 30 anni di illegalità iraniana e se le sanzioni verranno solamente sospese;

3- Anche per quanto concerne i cambiamenti nell’impianto di Arak e i negoziati con “governi stranieri” in merito all’uranio in possesso di Teheran, nessun cambiamento verrà portato avanti senza “sufficienti garanzie”. Una affermazione volutamente vaga, che lascia la possibilità alla Guida Suprema di far saltare ogni accordo preso, giustificandolo come una mancanza di “sufficiente garanzia” per gli interessi nazionali iraniani;

4- Parlando di espansione del programma nucleare, Khamenei chiede al Governo iraniano di realizzare il progetto di costruzione di 190,000 SWU (Separate Working Unit) nei prossimi 15 anni. Cosa significa praticamente? L’ennesima paraculata di Khamenei: invece di parlare del numero di centrifughe da installare, la Guida Suprema parla di Unita’ di Lavoro Separate. Secondo gli esperti, per arricchire l’uranio ad un livello “weapon grade“, basterebbero solamente 5000 SWU. In altre parole, se Khamenei intende installare 190,000 SWU, intende dare a Teheran la potenzialità di poter costruire in ogni momento 38 bombe nucleari (AEI)!!! Tra le altre cose, Khamenei sottolinea che questo risultato serve ad “alleviare ogni tipo di preoccupazione” per quanto riguarda alcune sezioni dell’Iran Deal;

Infine, ultimo punto di rilievo: Khamenei accetta l’Iran Deal in base al parere espresso dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran il 10 agosto 2015. Ovvero, un parere positivo dato prima del voto al Congresso americano e prima del voto nel Parlamento iraniano. Cosa significa in termini pratici? Almeno 3 cose: 1- ribadisce l’autoritarismo del regime iraniano. Khamenei implicitamente afferma che il voto nel Parlamento di Teheran, non conta nulla; 2- chiarisce che la contrarierà all’Iran Deal delle fazioni conservatrici del Majlis, non ha valore (un punto a favore di Rouhani); 3- considerata la composizione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale – ove sono presenti tulle le fazioni di potere in lotta nella Repubblica Islamica – Khamenei si lascia aperta la porta per poter abbandonare Rouhani in ogni momento.

Quest’ultimo aspetto e’ particolarmente importante, soprattutto considerando che il prossimo anno si svolgeranno non solo le elezioni per il rinnovo del Parlamento, ma anche quelle per la Presidenza dell’Assemblea degli Esperti, potente organo che elegge la Guida Suprema in Iran…

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Per l’Occidente è un moderato che aiuterà il mondo a pacificare la Siria e combattere Isis in Iraq. Hassan Rouhani è percepito come colui che riporterà il regime iraniano all’interno della Comunità Internazionale, avvicinando la Repubblica Islamica al Nuovo e al Vecchio Continente. Peccato che, come sempre, ben pochi esperti di politica internazionale si danno la briga di leggere veramente le dichiarazioni che arrivano da Teheran. Qualche giorno fa, il Presidente iraniano Rouhani ha incontrato il Primo Ministro siriano Wael al Halqi. Nell’incontro, Rouhani non ha espresso alcuna critica verso Bashar al Assad e la sua politica terrorista. Al contrario, secondo quanto riportato da Fars News, Rouhani ha elegiato il regime di Damasco per la sua lotta contro il “terrorismo” e la “cospirazione straniera”. Così, mentre gli Stati Uniti e l’UE si aspettano da Teheran una mossa per defenestrare Bashar al Assad, dalla dirigenza iraniana arriva esattamente il messaggio contrario. Tanto è vero che,  nello stesso incontro con il Primo Ministro siriano, Rouhani ha promesso un approfondimento delle relazioni tra Iran e Siria. Un approfondimento che, chiaramente, non potrà che passare per un maggiore sostegno militare da parte della Repubblica Islamica a Bashar al Assad.

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Sarà quindi anche per questo motivo che, nel budget presentato dal Governo iraniano al Parlamento per il 2015, è previsto un considerevole e drammatico aumento dei finanziamenti verso i Pasdaran e i Basij. Secondo quanto scritto dallo stesso Wall Street Journal, Rouhani pianifica di spendere per il 2015 8,4 quadrilioni di Rial, ovvero circa 293 miliardi di dollari. Si tratta di un aumento del 4% delle spese statali, rispetto allo scorso anno. Un budget fondato sull’aumento del 23% delle tasse statali, a fronte di una diminuzione degli income arrivati dall’esportazione del petrolio. La domanda però è una sola? In nome di cosa e di chi i cittadini iraniani pagheranno un aumento cosi elevato della tassazione? La risposta si trova nel budget stesso: nonostante un previsto aumento dei finanziamenti al sistema sanitario, ben 10 miliardi di dollari verrano usati per finanziare i Pasdaran ed i Basij. Un aumento del 33% del finanziamento statale rispetto all’anno 2014! Non solo, come fanno notare gli esperti, il sostegno governativo alle milizie paramilitari sarà anche notevolmente più alto, in considerazione del fatto che le spese previste per l’ufficio della Guida Suprema – il capo militare del Paese – non vengono pubblicate nel budget governativo.

Se consideriamo anche il sostegno Governativo alla Khatam al Anbia, la compagnia controllata dai Pasdaran, il sostegno statale alle Guardie Rivoluzionarie cresce sino al 48% delle spese totali previste per il 2015. Senza contare, infine, che secondo quanto previsto dal Governo iraniano, aumenti nel budget sono previsti anche per il Ministero dell’Intelligence, 790 milioni di dollari ovvero un aumento del 40% del finanziamento statale, e per le corti religiose (aumento del 37% del finanziamento statale).

Insomma, il messaggio che il regime iraniano sembra voler mandare è molto chiaro: rafforzamento dell’apparato repressivo del regime, contro ogni possibile minaccia esterna (ovvero sostegno al terrorismo internazionale), ma soprattutto interna. Ancora una volta, nell’indifferenza internazionale, a pagare saranno i cittadini iraniani, le cui istanze di libertà troveranno davanti un muro di repressione sempre più spietato e violento. In queste ore l’account Twitter ShiaPulse ha reso noto un documento del 2010, in cui la Guida Suprema Ali Khamenei metteva in guardia davanti al rischio di un collasso della Repubblica Islamica ed ordinava agli apparati di sicurezza di agire massicciamente per tenere in vita il regime dei Mullah.

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In questi giorni è giunta  in Italia la Vice Presidente dell’Iran, la velatissima Masoumeh Ebtekar. Come Khatami e Rouhani, anche la Ebtakar rappresenta la faccia “buona” del regime. Capace di parlare un inglese perfetto, la Ebtakar è arrivata per propagandare la visione dei Mullah, nel Paese che Teheran considera come “la porta verso l’Unione Europea”. La Vice Presidente della Repubblica Islamica, quindi, è atterrata a Roma per diffondere il verbo di Rouhani e Khamenei: un verbo pieno di termini buonisti quali pace, non violenza e diritti di autodeterminazione. Non solo: grazie all’appeasement Occidentale, la Ebtakar si è potuta permettere di fare anche la morale: ha perciò affermato l’illegalità delle sanzioni internazionali e ha ricordato il cosiddetto movimento WAVE – World against Violence and Extremism – lanciato da Rouhani davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite. La Ebtekar ha quindi trovato ottimo spazio per propagandare la sua visione davanti alle telecamere delle TV italiane (in primis Rai News 24), con interviste sui maggiori quotidiani italiani, ma soprattutto durante incontri uffciali con rappresentati istitutzionali italiani. Tra questi, appunto, la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

Vogliamo essere chiari: non siamo ingenui! Sappiamo che la Boldrini, come rappresentante del Parlamento, ha dei doveri istituzionali, tra questi sicuramente anche quelli di incontrare personalità di Paesi non democratici, con cui l’Italia mantinene relazioni bilaterali. Il problema di fondo, però, è il contenuto dei colloqui che si svolgono tra le due parti: dai rappresentanti democratici, infatti, ci aspettiamo che vengano condannate duramente le problematiche causate da Stati promotori del terrorismo, responsabili di abusi dei diritti umani e sostenitori di legislazioni perverse. Al di là dell’ottimo inglese e delle belle parole, infatti, la Ebtekar rappresenta un regime fondamentalista che, in solo un anno di Presidenza Rouhani, ha impiccato oltre 1000 prigionieri.

Alla Presidente Boldrini, quindi, vogliamo ricordare che la conoscenza della lingua inglese, non è servita alla Ebtekar per promuovere relazioni cordiali con la Comunità Internazionale, ma per farsi portavoce di quegli studenti fanatici che, nel 1979, occuparono l’Ambasciata americana a Teheran, tenendo in ostaggio 52 dipendenti statunitensi sino al 1981. Non solo: dalla Boldrini, esperta di questioni internazionali e di migrazioni, ci sarammo aspettati qualche parola dura sul ruolo eversivo dell’Iran nella regione Mediorientale. Se oggi esistono milioni di profughi siriani, infatti, è perchè l’Iran ha schierato – dal primo giorno della rivolta – i suoi Pasdaran a difesa del regime assassino di Bashar al Assad. Ben prima che si creasse il fenomeno Isis, quindi, l’Iran contribuiva già a massacrare i civili siriani, colpevoli di ribellarsi all’alleato strategico dei Mullah. Dalla Presidente Boldrini, rappresentante di Sel, ci saremmo aspettati qualche parola contro le condanne a morte degli omosessuali iraniani – considerati alla stregua di malati e impiccati senza alcuna pietà – ed in favore della immediata liberazione delle centinaia di detenuti, rinchiusi nelle carceri iraniane solo per motivi politici e di coscienza (tra questi 50 cristiani!).

Tutto questo non è stato detto in maniera forte e adeguata. Al contrario, la Boldrini ha elogiato l’Iran come fenomeno di stabilità regionale, attore chiave nella lotta contro l’estremismo e il fondamentalismo (fonte IRNA). Nessuna vera e forte condanna è stata espressa nei confronti di Teheran per quell’abuso dei diritti umani condannato in primis dall’inviato speciale ONU Ahmad Shaheed;  nessuna condanna per un regime che si riempie la bocca di parole come “anti-imperialismo”, ma interferisce quotidianamente nella vita di buona parte degli Stati del Mediriente; nessuna condanna per gli oltre 50 cristiani detenuti nelle carceri iraniane; nessuna condanna per quel regime che davanti all’ONU lancia il Movimento WAVE, ma tiene in vita dittatori Assad,  mantiene organizzazioni terroriste come Hezbollah, Hamas e la Jihad Islamica e promuove politiche settarie, prime responsabili della crescita di Isis in Iraq!

Alla Presidente Boldrini, quindi, vogliamo ricordare che la Ebtakar non rappresenta le donne iraniane! Quelle donne che, faticosamente, lottano quotidianamente per affermare la loro personalità, sotto un regime che considera la loro vità “metà di quella dell’uomo”, che impone il velo dai primi anni della scuola elementare, che autorizza i genitori a far sposare la figlia sin dall’età di 13 anni, che impedisce alle donne di assistere ad eventi sportivi in pubblico e che brucia con l’acido le ragazze che malvestono il velo!

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Negli Stati Uniti ne ha parlato recentemente anche la CNN, aprendo per lui un report apposito chiedendo una “urgent action”. Si tratta del blogger Hossein Ronaghi Maleki, un nome purtroppo noto a chi segue il nostro blog. Hossein, lo sapete, è un blogger iraniano. Un uomo coraggioso che, dal 2009, sta lottando per la libertà del suo popolo. Arrestato nel dicembre del 2009, Hossein ha contratto una gravissima malattia ai reni nel carcere di Evin e, per il rifiuto del regime di farlo curare in ospedale, ha quasi rischiato la sua vita. Rilasciato su cauzione, il giovane blogger è stato incredibilmente arrestato un’altra volta per essersi recato ad aiutare le vittime del terribile terremoto che ha colpito l’Azerbaijan iraniano nel 2012.

Di recente, lo ricorderete, abbiamo pubblicato un nuovo articolo su Hossein: vi abbiamo raccontato che il giovane blogger ha denunciato il suo drammatico stato di salute e la risposta del regime è stata “morirai in carcere e al massimo avremo qualche giorno di noia con i media”. Nonostante le minacce, quindi, Hossein ha coraggiosamente ripreso la penna e scritto una lettera al Procuratore di Teheran  Jafari Dowlatabadi. Risultato? Hossein E’ stato picchiato selvaggiamente in carcere dai miliziani Pasdaran. Dopo questo attacco, Hossein Ronaghi Maleki ha deciso di cominciare uno sciopero della fame, una decisione che potrebbe costargli la vita. Oggi Hossein è anche privo di una difesa legale: il suo avvocato, il signor Dadkhah, è stato arrestato dal regime e nessun altro legale ha avuto il coraggio di prendere in mano il caso di Hossein. 

Tutto questo accade mentre il “moderato” Presidente Rohani illude il mondo di un cambiamento del regime iraniano. Accade mentre i leader della Comunità Inrernazionale fanno a gara per riconoscere che “l’Iran sta cambiando”. Tutto ciò accade, perciò, mentre colpevolmente chi può agire decide di chiudere gli occhi. Una vergogna! Vi chiediamo di battervi contro questo schifo e di denunciare la situazione di Hossein Ronaghi Maleki. Immaginate se Hossein fosse vostro figlio, fratello, amico o fidanzato. Cosa fareste? Probabilmente vi battereste per lui come leoni. Beh, fatelo anche ora: la sua vita è la vostra libertà.

Il 23 agosto una campagna twitter è partita per chiedere la libertà di Hossein. L’hashtag per lui è #SAVEMALEKI. Vi chiediamo di continuare questa campagna anche in twitter, di scrivere ai leader del mondo per denunciare e di firmare la petizione per la sua liberazione presente a questo sito: http://bit.ly/moVnY2.

Infine, vi diamo ancora i contatti dell’ambasciata del regime terrorista iraniano a Roma, chiedendovi di far sentire anche a loro la vostra coraggiosa voce:http://www.ambasciatairan.it/it/ambasciata/contatti.shtml 

#SAVEMALEKI NOW!

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Il nuovo Presidente Rohani ha giurato, diventando ufficialmente il successore di Mahmoud Ahmadinejad. Insieme alla cerimonia inagurale – ove ha ricevuto la benedizione di Khatami – il neopresidente Rohani ha consegnato anche la lista dei nuovi Ministri del suo Governo. Tra questi, spicca il nome del successore di Ahmadi Vahidi, ovvero il nuovo Ministro della Difesa. Per questo importante compito, infatti, Rohani ha deciso di lasciare nelle mani di un Pasdaran l’incarico.

Il neo Ministro della Difesa, infatti, è Hussein Dehqan, da sempre membro delle Guardie Rivoluzionarie, con un rapporto preferenziale con l’organizzazione terrorista di Hezbollah. Dehquan, lo ricordiamo, fu a capo delle forze dei Pasdaran in Libano e come tale contribuì direttamente alla crescita di Hezbollah sia in termini politici che militari. Non solo, dopo aver lasciato il Paese dei Cedri, Dehqan è stato nominato da Ahmadinejad Vice Presidente della Fondazione dei Martiri e dei Veterani di Guerra e, soprattutto, Presidente della Fondazione dei Martiri, una organizzazione che finanzia direttamente i terroristi di Hezbollah.

Insomma, cambiare tutto per non cambiare niente. Hassan Rohani, come il suo predecessore, continua sulla strada della fedeltà assoluta ai dettami della Guida Suprema, una linea che non prevede alcun mutamento sostanziale nel comportamento eversivo del regime.

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