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Lebanon's influential Hezbollah leader says he's against ...

Non sappiamo se scopriremo mai i veri responsabili della tragedia di Beirut. E’ facile prevedere che ci saranno degli arresti e delle condanne, sia tra i funzionari del Porto che tra i magistrati, ma e’ difficile credere che non saranno solo dei capri espiatori per coprire i reali responsabili.

Gia’ perché la tragedia di Beirut non nasce per caso. E’ la tragedia di un intero Paese, il Libano, che da decenni non dovrebbe neanche essere considerato uno “Stato”, nel senso compiuto del termine. Uno Stato, infatti, esercita il potere su tutti i suoi confini e non ha al suo interno delle forze armate che prendono ordini da Paesi terzi, perché per questo scopo sono nate.

Il riferimento principale e’ chiaramente ad Hezbollah, Stato nello Stato libanese, che e’ stato creato negli anni ’80 dalla Repubblica Islamica dell’Iran, con la scusa di “resistere” a Israele. Israele se ne e’ andato da decenni dal Libano, ma Hezbollah e le sue milizie armate sono ancora li, a dispetto di una Risoluzione ONU che invita tutte i gruppi armati libanesi a disarmarsi. Ma Hezbollah e’ libanese sono a parole. Di fatto e de jure, il solo scopo del Partito di Dio e’ di garantire che l’asse sciita arrivi al Mediterraneo e se questo significa far morire centinaia di libanesi a Beirut o rischiare di trascinare tutto il Libano nella guerra siriana, pazienza.

Ecco perché non e’ veramente fondamentale capire chi o che cosa ha causato l’innesco del materiale chimico nell’Hangar 12 del porto di Beirut. Quella tragedia, quel cratere, sono solo l’ultimo capitolo della storia di un Paese che da decenni non esiste più, incapace prima di gestire i gruppi armati palestinesi, poi di liberarsi della guerra di religione e ora di liberarsi della morsa iraniana.

L’Iran ha distrutto definitivamente il Libano, per mezzo del suo braccio destro Hezbollah. Fuori da questa conclusione non esiste nient’altro, se non congetture che mai guariranno le terribili ferite che stanno uccidendo il Paese dei Cedri. Non c’e’ romanticismo nell’ideologia del regime iraniano, ne tantomeno nella falsa resistenza di Hezbollah. C’e’ solo terrore e oppressione.

Senza essere disposti ad affrontare seriamente questo cancro imperialista, il solo vero imperialismo che domina il Libano con armi e corruzione, quanto accaduto a Beirut sara’ solamente il primo step verso il definitivo baratro.

post serracchiani

Egregia Presidente Serracchiani,

nel 2011, parlando in merito ad un viaggio del Ministro Frattini in Cina, Lei scriveva sulla Sua Pagina Facebook: “Le recenti vicende dei Paesi del Mediterraneo dovrebbero averci insegnato che non è saggio tenere separata la partita degli interessi economici da quella sui diritti umani. Perciò voglio credere che Frattini nella sua missione in Cina non “dimenticherà” di parlare anche di diritti umani”

Parole giustissime che ci permettiamo di condividere in pieno. Eppure, a pochi anni di distanza, il Suo pensiero – se non nelle parole nei fatti – sembra mutato radicalmente. E’ questa la sensazione che si ha quando si scopre del Suo recente viaggio in Iran ove, secondo quanto riportano le agenzie di stampa italiane, Lei intende “rafforzare rapporti economici, scientifici e culturali (Trieste Prima) e incrementare le relazioni commerciali facendo del Porto di Trieste un hub strategico dedicato a questo proposito.

Scopriamo quindi che, in merito ai rapporti scientifici, la Regione sta favorendo le relazioni speciali tra l’università di Trieste e Università iraniane quale l’Università Sharif e l’università Shahid Beheshti. Con l’Università Sharif, in particolare, l’Università di Trieste ha già firmato un MoU nell’aprile del 2015 (GaiaItalia.com).

Purtroppo, Egregia Presidente, in tutta questa storia del viaggio a Teheran, non abbiamo sentito la Sua voce in merito ai diritti umani, quotidianamente abusati dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Non abbiamo sentito la Sua voce quando si e’ trattato di condannare le quasi 2000 condanne a morte eseguite da Teheran dall’arrivo al potere di Rouhani o quando per chiedere il rilascio delle decine e decine di detenuti politici attualmente presenti nelle prigioni iraniani. In particolare – visto che, a ragione, Lei e’ fiera del Suo successo come donna in politica – ci permettiamo di ricordarLe la battaglia dei diritti che stanno compiendo le donne iraniane. Una battaglia che, purtroppo, sta costando caro a queste coraggiose eroine, finite una dopo l’altra dietro le sbarre. Casi emblematici sono quelli di Narges Mohammadi (No Pasdaran), Atena Farghadani (No Pasdaran) e Atena Daemi (No Pasdaran), donne in prima linea per un Iran diverso, un Iran dei Diritti Umani! Due di queste detenute – Atena Farghadani e Atena Daemi – sono state condannate ad anni di carcere per un post sgradito dal regime pubblicato sul loro profilo Facebook!

A proposito di donne, se possiamo permetterci, vorremmo dire due parole in merito alla Sua scelta di indossare il velo. Una parte importante della battaglia per i diritti e l’uguaglianza che le donne iraniane stanno portando avanti, riguarda proprio la questione del velo obbligatorio. Per liberarsi da questo peso, centinaia di donne iraniane hanno aderito entusiasticamente alla pagina facebook “My Stealthy Freedom” – la Mia Libertà Rubata – ove si chiede espressamente ai Mullah di lasciare sulla questione la libera scelta. Purtroppo, anche in questo caso, questa battaglia sta costando caro alle iraniane. Centinaia di donne malvelate sono state attaccate con l’acido (No Pasdaran) e persino una nota attrice – Sadaf Taherian, e’ stata bandita per aver postato sui suoi profili social una foto senza hijab (No Pasdaran). Riteniamo che aver scelto di indossare il velo islamico – pur non essendo obbligata – non favorisca in alcun modo la creazione di un “nuovo Iran”, fondato sul rispetto della dignità e dei diritti della donna.

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Infine, per quanto concerne i rapporti scientifici. Ci permettiamo di farLe presente che, le Università iraniane con cui l’Atene di Trieste sta sviluppando relazioni accademiche speciali, sono note a livello internazionale non per i loro successi nella ricerca, ma per la loro vicinanza ai Guardiani della Rivoluzione, anche noti come Pasdaran. In merito all’università di Sharif, il Consiglio Europeo – nel gennaio scorso – ha ribadito le sanzioni internazionali, proprio per il ruolo svolto dall'”Ateneo” nel programma militare nucleare e missilistico clandestino del regime iraniano (Tasnim News). Per quanto concerne l’università Shahid Beheshti, si tratta di un Ateneo direttamente legato ad un certo Fereydoun Abbasi-Davani, anche noto come il “padre dell’atomica iraniana” (Isis-Online). Ovviamente, anche l’Università Shahid Beheshti e’ stata sottoposta a sanzioni internazionali, dalla stessa UE nel 2011 (Iran Watch).

Egregia Presidente: sappiamo benissimo che in questo periodo, si assiste ad una proliferazione di missioni politiche ed economiche in Iran. Sappiamo anche che, molto presto (secondo i media iraniani), gli stessi Ministri Martina e Del Rio si recheranno a Teheran. Eppure, continuiamo a credere che – a dispetto dell’accordo di Vienna (già violato da Teheran) – questo nuovo rapporto con la Repubblica Islamica di Khamenei, debba essere fondato su delle condizioni ben precise. Condizioni che, in primis, contemplino il rispetto dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e dei diritti di genere. Purtroppo, dall’arrivo di Rouhani al potere, tutti questi diritti sono deteriorati drammaticamente.

Come donna, come democratica e come anti-fascista, Le chiediamo di non aprire le porte della Sua regione all’Iran, senza prima aver verificato un reale cambiamento nel comportamento del regime fondamentalista. Un cambiamento sinora ancora lontano dal realizzarsi.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran