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Doveva essere una presidenza all’insegna del riformismo. Purtroppo, al contrario delle aspettative, la Presidenza Rouhani si sta trasformando in una lotta senza quartiere tra fazioni politiche e, parallelamente, nell’aumento smirusato delle misure repressive contro la popolazione iraniana, particolarmente contro le donne.

Secondo quanto riporta il sito al-Arabiya, la polizia morale iraniana ha avviato una campagna per impedire alle donne di portare soprabiti senza bottoni. Nella Repubblica Islamica, lo ricordiamo, alle donne sono imposti numerosi divieti e normative sull’abbigliamento, a cominciare dall’hijab, il copricapo islamico. Con il loro coraggio, le donne iraniane hanno spesso sfidato questi divieti apertamente, a cominciare dalle manifestazioni di massa dopo contro il velo obbligatorio, organizzate pochi giorni dopo la rivoluzione del 1979.

La campagna della polizia morale contro i cappotti senza bottoni – ovvero dei classici trench – è partita da Isfahan, dopo sono stati sequestrati oltre 500 modelli di questo genere di abbigliamento. Secondo le forze di sicurezza, infatti, si tratta di una moda immorale, il cui solo scopo è quello di imitare il “perverso” stile Occidentale. La polizia ha anche minacciato i proprietari dei negozi di arresto, nel caso in cui decidano di vendere nuovamente cappotti senza bottoni…

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Lo scorso 3 agosto Valiullah Vazini, una transessuale iraniana, è stata vittima di un brutale stupro di gruppo da una gang di criminali provenienti dal villaggio di Quli Tapeh. Valiullah, residente presso Galikesh nella provincial del Golestan, si è immediatamente recata dalla polizia per denunciare l’accaduto (Hrana).

Invece di essere aiutata, purtroppo, Valiullah è stata vittima di un altro incubo. Dopo essere stata picchiata e insultata dal poliziotto per il suo ortientamento sessuale, Valiullah è stata arrestata con l’accusa di sodomia. Ora si trova presso la prigione di Gonbad-e-Kawoos. I genitori hanno confermato l’arresto, sottolineando di sperare che Valiullah possa essere rilasciata su cauzione.

Ricordiamo che in Iran l’omosessualità è un reato punibile anche con la pena di morte. Lo Stato, in maniera molto ipocrita, finanzia parzialmente il cambiamento di sesso, ma non sostiene in alcun modo coloro che si sottopongono alle operazioni. Chi cambia sesso in Iran, infatti, quasi sempre viene rinnegato dalla famiglia e finisce nel giro della prostituzione. Una prostituzione spesso legale grazie al cosiddetto “sigheh“, il matrimonio temporaneo permesso nella Repubblica Islamica, che permette ai clerici di sfogare le loro pulsioni sessuali, senza incorrere nel “peccato”.

 

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Da poco il mondo ha celebrato la Giornata Onu contro la Violenza sulle Donne. Una violenza non solo fisica, ma anche morale e di persecuzione legale. Esattamente quanto accade nel regime iraniano, ove le donne sono classificate come cittadine di serie B, la cui vita e testimonianza vale esattamente meta’ di quella dell’uomo. Una discriminazione che vieta alle donne di ottenere un passaporto, lasciare il Paese e lavorare senza il permesso di un “tutore maschio” e che – nonostante le promesse – ancora non permette loro di accedere liberamente agli stadi durante eventi sportivi.

Una violenza fisica che passa anche attraverso l’obbligatorietà di portare il velo sin dalla prima infanzia, una costrizione a cui le donne iraniane si sono sempre ribellate, inventando un modo tutto loro di indossare l’hijab e facendo infuriare le frange più conservatrice del clero locale. Una furia che, solamente lo scorso anno, ha portato i membri della milizia Hezbollah Iran, ad attaccare con l’acido decine e decine di ragazze innocenti, unicamente perché accusate di essere malvelate (No Pasdaran). Per quegli orrendi crimini, il regime iraniano non arresto’ mai alcun colpevole. Teheran, pero’, trovo’ il tempo di reprimere con la forza le proteste di piazza contro la violenza sulle donne (No Pasdaran).

Nonostante le denunce internazionali e nonostante l’elezione di un presidente – Hassan Rouhaniche aveva promesso di lavorare per favorire una maggiore uguaglianza tra uomini e donne in Iran, nella e’ cambiato all’interno della Repubblica Islamica. Al contrario, in particolare dopo la firma dell’accordo nucleare, le repressioni e le chiusure sui diritti civili sono aumentate nel Paese. L’ultima decisione ridicola, e’ stata da poco annunciata dalla polizia iraniana: alle donne che verranno pizzicate con il velo indossato male (o senza velo) alla guida, sara’ ritirata la patente e l’auto per almeno una settimana. Alla confisca del mezzo, quindi, si aggiungerà anche una multa o, peggio, una denuncia davanti al Tribunale Rivoluzionario (The Arab Weekly). La decisione, per la cronaca, vale anche per le donne straniere presenti all’interno della Repubblica Islamica.

Tra le altre cose, e’ noto che molte donne iraniane abbassano il velo alla guida per ragioni di sicurezza. E’ altrettanto noto che al regime iraniano poco importanza della vita dei suoi cittadini (o meglio delle sue cittadine), quando si tratta di applicare la Sharia per perpetuare il potere dell’establishment clericale e dei Pasdaran.

Purtroppo, come sempre, questo nuovo abuso dei diritti umani avviene nella piena indifferenza Occidentale. Un Occidente troppo preso ad spartirsi i ‘beni materiali’ dell’Iran, per passare il tempo a riflettere sui ‘beni umani’ della Repubblica Islamica.

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Il dissidente Mohammad Nourizad bacia i piedi di un bimbo Baha'i per denunciare la discriminazione del regime iraniano

Il dissidente Mohammad Nourizad bacia i piedi di un bimbo Baha’i per denunciare la discriminazione del regime iraniano

La discriminazione dei Baha’i in Iran, purtroppo, non e’ una novità. Come noto, da sette anni i principali rappresentanti della Comunita’ Baha’i iraniana sono in carcere e lo stesso Ali Khamenei, ha pubblicato una fatwa in cui vieta ogni contatto con i Baha’i. A questo dramma, si aggiunge la persecuzione quotidiana dei Baha’i, espropriati di molti dei territori in loro possesso da decenni (i Pasdaran hanno anche distrutto un cimitero Baha’i per costruire un loro impianto) e spesso presi di mira da veri e propri pogrom.

Nonostante tutto, il documento pubblicato ieri dall’agenzia Saham News, rappresenta una testimonianza unica dello stato di apartheid in cui vivono i Baha’i nella Repubblica Islamica. Soprattutto, grazie a questo documento, e’ possibile confutare definitivamente le menzogne di Sadegh Larijani, capo del Consiglio per i Diritti Umani in Iran (sic…), che in numero interviste con network internazionali ha negato ogni persecuzione contro i Baha’i, sostenendo che si tratta di persone tutelate dalla “legge di cittadinanza” (in poche parole, come fedeli sarebbero perseguibili, ma come cittadini – sempre se non provano ad esercitare il loro millenario credo – sono tutelati).

Il documento pubblicato da Saham News – di cui mostriamo copia originale sotto – risale all’8 aprile del 2010 ed e’ ancora in vigore sotto Rouhani. Prima di tutto un chiarimento: proprio per il fatto di essere considerati eretici, i Baha’i in Iran sono già esclusi dai posti di lavoro statali, dai servizi sanitari e dai servizi educazione. Per questo motivo, molti Baha’ in Iran hanno piccoli negozi e laboratori. Attività permesse dal regime, a condizione del rispetto di alcune regole restrittive. Nel documento del 2010, il capo della polizia ordina ai comandi locali di agire per limitare e contrastare le attivita’ dei Baha’i in numerosi altri settori specifici, al fine di evitare che “queste non diventino una presenza significativa nella società”. 

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Ecco allora che, prima di tutto, il comandante della polizia chiede ai suoi sottoposti di agire affinché i Baha’i non guadagnino alti salari, ma che abbiano al contrario un introito economico minimo. A tal fine, viene vietato l’impiego dei Baha’i in attività culturali, educative e finanziarie. Ancora, viene ordinato di vietare l’assunzione di Baha’i nei seguenti settoriperiodici, gioielli, orologeria, stampa, agenzie turistiche, noleggio di auto, editoria e librerie, fotografia, cinematografico, giochi online, computer o internet caffè.Infine, viene ordinato di impedire che i Baha’i posseggano stamperie, alberghi, altri tipi di alloggi per turisti e laboratori per l’insegnamento di tecniche sartoriali.

Non basta: considerando i Baha’i “esseri impuri”, il regime ovviamente si premunisce di vietare ogni loro contatto con il settore alimentare. Per questo, il comandante della polizia richiede anche di impedire l’impiego dei Baha’i nel settore della ristorazione, caffetteria e catering, vendite di prodotti alimentari e produzione di ingredienti per alimenti, take-away, macellerie, supermercati, gelaterie, pasticceria e nella produzione di bevande di largo consumo (succhi di frutta, soft drink).

Dall’emanazione di questo ordine nel 2010, l’agenzia HRANA aggiunge che anche l’impiego dei Baha’i nel settore medico optometrico e’ stata vietata. Tutto ciò senza contare gli ordini emessi dal Ministero dell’Intelligence iraniano che, usando pressioni e minacce, vieta ai cittadini mussulmani di avere contatti sociali ed economici con la comunità Baha’i. Un vero e proprio sistema di apartheid legalizzato, portato avanti nella completa indifferenza delle diplomazie Occidentali. 

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Immaginate di essere giovani. Immaginate di voler solamente vivere la vita: uscire con gli amici, ridere, partecipare ad una festa, ballare e magari conoscere l’amore della vostra vita. Bene: siamo sicuri che immaginare tutto questo in Occidente non è poi così difficile, anzi. Purtroppo non è cosi nella Repubblica Islamica. Qui, come il famoso video Happy in Teheran ha già dimostrato, divertirsi insieme per un ragazzo e una ragazza può voler dire ritrovarsi i miliziani Basij davanti ed essere caricato su una camionetta in stato di arresto.

Un esempio tristissimo è quanto successo la scorsa settimana a 84 ragazzi iraniani (49 uomini e 35 donne) di Mashhad. Questi poveri ragazzi, hanno avuto la sola colpa di volersi divertire insieme, partecipando ad una festa “mista”, ovvero con ragazzi e ragazze insieme. Purtroppo, questa ricerca di spensieratezza gli è costata cara: secondo quanto riportato dalla stampa iranianale forze di sicurezza, asservite all’ideologia khomeinista, hanno compiuto un raid e hanno arrestato tutti i ragazzi con l’accusa di “immoralità”.  Così, mentre la Guida Suprema Ali Khamenei si diverte a scrivere ai ragazzi Occidentali invitandoli a leggere il Corano, nella Repubblica Islamica lo stesso “cordiale” invito diventa una brutale imposizione. La religione, purtroppo, resta lo strumento principale del regime per opprimere l’immaginazione dei giovani, togliendo loro il diritto di vivere la Vita liberamente.

A proposito di diritto alla libertà, riportiamo anche la notizia dell’ennesimo raid delle forze di sicurezza contro coloro che posseggono parabole satellitari (almeno il 60% della popolazione). Considerate un simbolo della corruzione Occidentale, le parabole vengono continuamente sequestrate e distrutte (non prima di averci scritto sopra slogan pro regime). Il 21 gennaio scorso, quindi, un raid anti-parabole è avvenuto a Shiraz. Seimila parabole sono state sequestrate e distrutte in un pubblico evento organizzato appositamente. Ancora una volta, il regime ha colpito brutalmente il coraggioso tentativo della popolazione di trovare fonti di informazione alternative rispetto a quelle inquinate dei  media iraniani.

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Quello che vi mostriamo è un video esclusivo e mostra quanto accaduto presso Isfahan ieri. Come ricorderete, purtroppo, Isfahan è stata protagonista di almeno 14 attacchi contro donne iraniane, bruciate con l’acido dai miliziani di Ansar Hezbollah, per non portato il velo nella giusta maniera. In solidarietà con le donne iraniane, quindi, decine e decine di manifestanti – uomini e donne – sono scesi in piazza per gridare la loro rabbia contro il regime, oppressore delle libertà della popolazione e primo promotore della violenza contro le donne e tutti coloro che non si uniformano alle volontà dei Mullah. Quanto accaduto durante la manifestazione di ieri, dimostrato nel video sottostante, è la riprova che il Governo iraniano – pur avendo condannato ufficialmente l’attacco contro le donne di Esfahan – in realtà protegge e tutela i miliziani aggressori. Nelle immagini, infatti, vedrete gli agenti della polizia scagliarsi contro i manifestanti disarmati e picchiare selvaggiamente e senza pietà le donne. Vedrete giovani ragazze in fuga, rifugiarsi nei vicoli della città alla ricerca di un luogo sicuro, e scoppiare in un pianto disperato per lo spavento. Questo è l’Iran creato da Khomeini, questa è la Repubblica Islamica di Ali Khamenei e Hassan Rouhani…

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Due tragedie in pochissimi giorni hanno colpito i civili iraniani. In entrambi i casi, la polizia ha aperto il fuoco senza preventivo avvertimento, uccidendo in totale cinque persone innocenti. Nel primo incidente, avvenuto nel distretto di Kash, la macchina del signor Abdollah Moradzehi è stata colpita ripetutamente da diversi spari. I colpi sono partiti dalla pistola del sottotenente Mohsen Bandohi, un uomo che soffre di problemi mentali e psicologici a cui, secondo quando scritto in un rapporto forense, non era permesso portare armi. Gli spari del sottotenente Bandohi hanno ucciso sul colpo il signor Moradzehi, causando il ferimento grave della moglie e quello leggero dei due figli presenti in macchina.

In un secondo incidente, avvenuto l’11 settembre presso il distretto di Nukabad, la polizia ha sparato senza preventivo avvertimento contro una Peugeot 405. Gli spari hanno ferito l’autista, provocando lo sbandamento del veicolo e la successiva caduta del mezzo da un ponte. La macchina ha preso fuoco, bruciando vivi tutti quattro occupanti della macchina.

Nel video qui sotto le drammatiche immagini dei due incidenti

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