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Difficilmente entriamo a gamba tesa su un tema prettamente di politica interna, soprattutto quando si tratta di personalita’ politiche italiane che prenderanno parte alla prossima tornata elettorale.

Ovviamente, quando riguarda i rapporti con l’Iran – e con i suoi proxy – non ci vergogniamo di prendere una posizione chiara e netta. Per questo, stamane, non possiamo che entrare a gamba tesa sulla questione dello scambio epistolare tra i “radicali” legati alla lista “Più Europa” di Emma Bonino e quelli legati al Partito Radicale Transazionale, di cui sono membri Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti, Maurizio Turco e Sergio d’Elia.

Per chi non avesse letto la storia, i boniniani hanno inviato a Rita Bernardini una email, proponendole di candidarsi con la loro lista “Più Europa”. L’offerta, come raramente accade oggi in politica, e’ stata rimandata al mittente dalla Bernardini che, nella sua email di risposta ha testualmente scritto: “le vostre strade sono confluite in un’unica strada contraria a quella percorsa da Marco Pannella…Avete il “vostro” partito, la “vostra” lista, il nome di Emma Bonino ceduto a Radicali Italiani come patrimonio da far fruttare nelle competizioni elettorali. Avete spazi televisivi a gò-gò, quelli per conquistare i quali (e non certo per se stesso) Pannella doveva giungere in punto di morte…”. In poche parole, la Bernardini non solo ha rifiutato l’offerta, ma ha anche ricordato ai boniniani che – ormai da tempo – non sono più parte della famiglia radicale.

Per quanto ci riguarda, non entriamo nella contesta sullo Statuto radicale, ma giudichiamo i boniniani per le loro azioni e prese di posizione sulla politica estera. Con Bonino alla Farnesina, l’Italia viro’ drammaticamente verso gli interessi iraniani, tanto che fu proprio la “cara Emma” ha dire – tutta velata da Teheran – “vogliamo vincere la gara di amicizia con l’Iran. Peggio: la Bonino, a dispetto dei comunicati, in realtà si dimostro’ anche molto morbida verso il regime di Bashar al Assad, proxy di Teheran.

Anche una volta terminato il suo incarico alla Farnesina, la Bonino ha attivamente continuato la sua attività di lobbying politica in favore del regime iraniano, firmando anche appelli pubblici in favore di Teheran. Una campagna di sostegno al regime clericale iraniano, mai affiancata da condanne pubbliche degli abusi di quello stesso regime, contro donne, attivisti, giornalisti, intellettuali, detenuti e minoranze etniche e religiose.

Per tutte le ragioni suddette, non possiamo che applaudire la coraggiosa scelta di Rita Bernardini e non possiamo che farlo ricordando Marco Pannella, l’uomo che non si piego’ mai per una poltrona, per quanto elegante potesse essere…

 

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Nel Parlamento iraniano si sta discutendo di riformare il sistema politico della Repubblica Islamica. L’idea e’ quella di ritornare ad avere un Primo Ministro, ma diversamente da quanto accadeva sino al 1989, quando la figura del Premier fu abolita.

L’ultimo premier iraniano fu Mir Hossein Mousavi, nominato a capo del Governo proprio da Khamenei nel 1981, all’epoca Presidente dell’Iran. Lo stesso Mousavi che, dal 2011, si trova agli arresti domiciliari, senza processo, per aver guidato il movimento di protesta Onda Verde. All’epoca Khamenei avrebbe preferito nominare Primo Ministro Ali Akbar Velayati, oggi suo consigliere personale, ma il Parlamento (allora dominato dalla sinistra), riusci’ ad imporre Mousavi. Alla fine comunque, la spunto’ Khamenei che, dopo anni di contrasti con Mousavi, riusci a far abolire la figura del Premier, in favore di quella del Primo Vice Presidente.

La nuova riforma del sistema politico iraniano, quindi, vedrebbe la cancellazione definitiva della figura del Presidente, oggi eletto direttamente dal popolo, dopo una scrematura dei candidati fatta dal Consiglio dei Guardiani. Il Primo Ministro, quindi, verrebbe nominato dal Parlamento, anche in questo caso in accordo con il Consiglio dei Guardiani.

Se questa riforma passasse, si tratterebbe dell’ennesimo passo del regime iraniano, verso la dittatura della Guida Suprema e delle istituzioni parallele da lui controllate. I candidati ammessi alle elezioni parlamentari, infatti, vengono centellinosamente selezionati dal Consiglio dei Guardiani, un organo praticamente nominato interamente dalla Guida Suprema (sei membri nominati dal Rahbar, su dodici, devono essere confermati anche dal Parlamento, ma si tratta di una formalità).

A questo si aggiunga quanto accaduto qualche settimana fa, quando Khamenei ha invitato l’Assemblea degli Esperti a divenire un organo di controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario rispetto agli “obiettivi della rivoluzione khomeinista”. Cosi facendo, Khamenei ha completamente stravolto la vigente Costituzione.

L’obiettivo, come subscritto, e’ uno solo: fare in modo che le istituzioni parallele del regime iraniano – Consiglio dei Guardiani, Assemblea degli Esperti, Guida Suprema e Pasdaran – siano i veri padroni del Paese. In questo contesto, realtà come il Parlamento e il Governo diverrebbero mere scatole vuote, utili a dare un’immagine di normalità ad un regime autoritario e fondamentalista.

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