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Il regime iraniano ha condannato Reza Ekvanyan, poeta e attivista per i diritti civili, e’ stato condannato a tre anni di carcere e quaranta frustate con l’accusa di “propaganda contro lo Stato” e “insulto al sacro”. Ad emettere la condanna e’ stata la Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, presieduta dal giudice Mashallah Ahmadzadeh.

Ad accusare Reza Ekvanyan sono stati i Pasdaran e il Ministero dell’Intelligence, che accusano il poeta di essere stato in contatto con contatto con “organizzazioni anti-statali” (Iran Human Rights).

In realtà, le colpe di Reza Ekvanyan sono relative alla sua attività di poeta e a quando da lui pubblicato sul suo profilo Instagram, ora disattivato. Purtroppo, la condanna del poeta iraniano si inserisce anche nella guerra politica tra le fazioni politiche. A dimostrazione di quanto suddetto, va rimarcato che Reza Ekvanyan e’ stato condannato anche per dei poemi pubblicati con l’autorizzazione del Ministero della Cultura e della Guida Islamica, sotto la Presidenza di Hassan Rouhani. Tra le altre cose, sempre con autorizzazione del Ministero della Cultura e della Guida Islamica, Ekvanyan ha pubblicato due libri.

Nato a Dehdasht, Reza Ekvanyan ha 32 anni e nel passato e’ gia’ stato arrestato in passato per le sue idee politiche e il suo attivismo per i diritti civili. Un primo arresto e’ avvenuto nel 2010 ed ha portato alla condanna ad un anno di detenzione del poeta. In quella occasione, Reza Ekvanyan aveva dato il suo sostegno alla “One Million Signatures Campaign“, in favore dell’uguaglianza dei diritti tra uomo e donna in Iran. Un secondo arresto e’ avvenuto nel 2013, in questo caso con l’accusa di “propaganda contro lo Stato”.

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Di seguito riportiamo la drammatica descrizione della prigionia fatta dalla poetessa iraniana Hila Sedighi, arrestata il 7 gennaio scorso all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran, mentre tornava con il marito da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti. Fortunatamente, la prigionia di Hila e’ durata 48 e la poetessa e’ stata rilasciata su cauzione (ma dovrà, ovviamente, subire un processo politico). Nonostante la brevità della detenzione, Hila ha assistito a scene terribili e ha raccontato quanto ha visto in un breve post sulla sua pagina Facebook (Iran Human Rights). Ecco la traduzione di quanto scritto dalla giovane poetessa iraniana:

La prima notte di detenzione, sono stata tenuta in isolamento in un centro di detenzione dell’aeroporto. La seconda notte, sono stata trasportata al centro di detenzione di Shapour. Un centro famoso per essere tra i più orribili e pericolosi per i prigionieri. Sono stata stanza in una cella di quattro metri, insieme a otto altri detenuti pericolosi (pericolosi e’ un termine generale per questi individui, ma essi sono ancora persone con diritti e io ho temo per il loro destino). Il trattamento verso di loro e’ stato peggiore e piu’ ignobile di quanto potessi immaginare. La situazione era talmente brutta che, inizialmente, la polizia dell’Unita’ Investigativa di Shapour ha rifiutato di farmi entrare nel centro. Il mio trasferimento in città e’ avvenuto dentro una gabbia e sono stata guardata dalla gente come un criminale” (Facebook).

Infine, Hila ha confermato che il suo arresto e’ ricollegato a nuove accuse e non a quelle gia’ mosse contro di lei, per il sostegno dato all’Onda Verde e a Mir Hossein Mousavi (GaiaItalia.com). In merito Hila ha scritto: “sono stata processata in mia assenza. Non so per quale motivo e per il momento sono fuori su cauzione. Presenterò una protesta formale, per potermi difendere

Un poema di Hila Sedighi dedicato alle donne iraniane e agli studenti oppressi

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Per le ambasciate del regime iraniano – e per i loro servi nel mondo (leggi Diruz…) – il nome del grande poeta Ferdowsi è un motivo di vanto. In suo onore, infatti, vengono organizzati diversi eventi culturali e viene rimarcato il suo profondo valore nella cultura persiana. Peccato che, quando poi si torna nella Repubblica Islamica, il grande letterato autore del famoso Shahnameh (il Libro dei Re), comincia ad essere una ombra pericolosa per la cultura totalitaria dei Mullah. Ecco allora che, lo stesso simbolo da vendere all’estero, diventa un peso di cui sbarazzarsi in patria. Così ha fatto, infatti, il consiglio comunale di Salmas, capoluogo dell’omologa provincia, parte della regione iraniana dell’Azerbaijan Occidentale.

In occasione dell’anniversario dei 36 anni dalla rivoluzione del 1979, la municipalità ha deciso di rinominare la piazza principale della città: da Piazza Ferdowsi, quindi, la piazza si è trasformata in Piazza della Rivoluzione. A tal fine, perciò, il vecchio e caro Ferdowsi – che si ergeva splendente in mezzo alla Piazza – è stato mandato in pensione. Qui sotto vi mostriamo le immagini, tristissime, della rimozione della bella statua del poeta persiano e vi invitiamo. Così, la prossima volta che vedrete un evento organizzato dagli amici del regime Khomineista in Italia, potrete ricordare a questa gente quanto indecente, fondamentalista e talebano sia il regime al potere oggi in Iran.

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A pochi giorni dall’applicazione dell’accordo di Ginevra, i negoziati tra l’Iran  e le grandi potenze – Stati Uniti in testa – proseguono. In questi giorni, quindi, il Presidente Hassan Rohani, via Twitter, ha dichiarato che gli artisti debbono essere in grado di esprimere le loro qualità liberamente. In un tweet che ha fatto il giro del mondo (vedi sotto), Rohani ha rimarcato come l’arte non debba essere posta il controllo del Governo, ma unicamente sotto la supervisione degli artisti stessi. Peccato che, ancora una volta, si tratta puramente di propaganda via social networks.

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A dispetto delle belle parole, però, il regime continua a perseguitare senza sosta gli artisti iraniani: solamente dall’inizio del 2014 due poeti – Mehdi Mousavi and Fatemeh Ekhtesari – sono stati arrestati e costretti a consegnare i passaporti all’unità di intelligence dei Pasdaran, mentre un evento dedicato alla poetessa Forough Farrokhzad è stato cancellato due giorni prima del suo inizio. L’evento, organizzato a Teheran dalla rivista Chelcheragh, era previsto per il 12 gennaio, ma il 10 del mese la Corte Rivoluzionaria ha reso espresso il suo parere contrario, giustificandolo con vaghi motivi tecnici. Secondo indiscrezioni, la ragione delle cancellazione dell’evento è da collegare alla probabile presenza dell’ex Presidente riformista Khatami, ormai consideranto dal regime degli Ayatollah come un vero e proprio nemico interno.

Nel mentre, purtroppo, un altro tipo di arte dedicata all’odio e alla morte, va in scena liberamente in Iran. Mentre Teheran predica pace e amore con l’Occidente, un festival è stato interamente dedicato nella Repubblica Islamica allo slogan “morte all’America“. L’ “artista” che meglio riuscirà a sintetizzare questo slogan, vincerà ben 70 millioni di Toman, ovvero oltre 2000 euro. Si tratta di una nuova riprova che, Rohani o non Rohani, in Iran nulla è cambiato, al di là dello stile negoziale e delle parole di circostanza.