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Qui di seguito un video girato in questi giorni a Lahijan, nel nord dell’Iran. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook My Stealthy Freedom mostra come le forze di sicurezza reprimono brutalmente le celebrazioni per il Charshanbeh-Soori, noto anche come i “fuochi del Mecoledì”. Si tratta di una antichissima tradizione persiana che si celebra l’ultimo Mercoledì, prima del Nowruz, il capodanno Persiano. Concretamente si accendono dei fuochi nelle strade e i partecipanti saltano fisciamente il fuoco, gridando la frase “il mio giallo a te, il tuo rosso a me”. Una specie di preghiera antichissima che funge da buon auspicio per l’anno che verrà.

Da quando il regime islamista iraniano ha preso il potere nel 1979, ha sempre tentato di impedire questo tipo di celebrazioni, perchè considerate impure (in quanto non legate all’Islam). Un tentativo che, a dispetto delle repressioni e delle violenze, è sempre e costantemente fallito

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Nonostante i divieti imposti dal regime, migliaia di persone si sono radunate il 27 ottobre scorso, presso Pasargade – la città fondata da Ciro II, noto come Ciro il Grande – ove sepolti lo stesso Ciro II e suo figlio Cambise II. Il 27 ottobre (il 7 di Aban, secondo il calendario persiano), si celebrava la cosiddetta “Giornata di Ciro”, un giorno dedicato al grande imperatore persiano nell’anniversario della sua entrata in Babilonia. Si tratta di una ricorrenza che i Mullah vietano assolutamente, considerandola non conforme ai pricipi della Repubblica Islamica. Come suddetto, però, le proibizioni dei clerici servono a poco e nulla davanti alla rabbia del popolo.

Qui di seguito vi mostriamo alcuni video della protesta di massa. Come vedrete, i giovani iraniani cantano slogan in memoria della monarchia deposta dei Pahlavi (video 1), contro il regime e contro la sua politica estera. In uno dei video, infatti, la folla canta “il regime dei mullah è solo oppressione e Guerra” (Video 2), mentre in un altro si sente forte il grido “No al sostegno del regime al Libano. Noi sosteniamo solo l’Iran” (Video 3). Nell’ultimo video, il numero 4, si sentono i manifestanti gridare “Ciro è il nostro padre, l’Iran la nostra madrepatria“.

Si tratta, probabilmente, della protesta anti-regime più significativa dopo la repressione del movimento dell’Onda Verde. Ennesima riprova non solo della tenacia del popolo iraniano e del peso ormai insopportabile del regime fondamentalista dei Mullah, ma anche del completo fallimento della Presidenza Rouhani.

Video 1: Slogan in onore della deposta monarchia Pahlavi

Video 2: Slogan anti-regime (il regime dei Mullah è solo oppressione e Guerra)

Video 3: Slogan contro il sostegno del regime iraniano al Libano (si intende Hezbollah e di riflesso Assad)

Video 4: “Ciro è il nostro Padre, l’Iran la nostra madrepatria”

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Per le ambasciate del regime iraniano – e per i loro servi nel mondo (leggi Diruz…) – il nome del grande poeta Ferdowsi è un motivo di vanto. In suo onore, infatti, vengono organizzati diversi eventi culturali e viene rimarcato il suo profondo valore nella cultura persiana. Peccato che, quando poi si torna nella Repubblica Islamica, il grande letterato autore del famoso Shahnameh (il Libro dei Re), comincia ad essere una ombra pericolosa per la cultura totalitaria dei Mullah. Ecco allora che, lo stesso simbolo da vendere all’estero, diventa un peso di cui sbarazzarsi in patria. Così ha fatto, infatti, il consiglio comunale di Salmas, capoluogo dell’omologa provincia, parte della regione iraniana dell’Azerbaijan Occidentale.

In occasione dell’anniversario dei 36 anni dalla rivoluzione del 1979, la municipalità ha deciso di rinominare la piazza principale della città: da Piazza Ferdowsi, quindi, la piazza si è trasformata in Piazza della Rivoluzione. A tal fine, perciò, il vecchio e caro Ferdowsi – che si ergeva splendente in mezzo alla Piazza – è stato mandato in pensione. Qui sotto vi mostriamo le immagini, tristissime, della rimozione della bella statua del poeta persiano e vi invitiamo. Così, la prossima volta che vedrete un evento organizzato dagli amici del regime Khomineista in Italia, potrete ricordare a questa gente quanto indecente, fondamentalista e talebano sia il regime al potere oggi in Iran.

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Questa foto ritrae la famiglia Ronaghi-Maleki mentre celebra il Nowruz, il capodanno persiano. Ancora una volta, purtroppo, si tratta di un triste capodanno per tutta la famiglia: Hossein, uno dei figli, si trova ancora in carcere e le sue condizioni di salute sono disperate. Hossein è un blogger iraniano che, durante le proteste del 2009, ha lottato per la libertà del suo popolo.

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Arrestato, ha vissuto oltre 13 mesi in completo isolamento, subendo inaudite torture. Le sue condizioni di salute si sono aggravate e Hossein ha praticamente perso l’uso di un rene. Dopo essere stato rilasciato una prima volta, è stato riarrestato nell’agosto del 2012 per essersi recato ad aiutare i terremotati della provincia dell’Azerbaijan, senza il beneplacito del regime. Alle sue proteste per le condizioni dramatiche di detenzione, il Procuratore iraniano ha reagito affermando che “al massimo Hossein morirai in carcere…avremo certo dei problemi con i media, ma dopo qualche settimana tutto sarà dimenticato…“.

Il 14 marzo scorso, il padre di Hossein ha rilevato che la Corte Rivoluzionaria di Teheran, ha negato ancora al figlio il diritto di accedere alle cure mediche, determinando il concreto rischio di un decesso del detenuto. Per questo, gli attivisti di tutto il mondo hanno lanciato una petizione urgente per Hossein Ronaghi Maleki. Vi invitiamo a leggerla, firmarla e diffonderla.

Urgent Action for Iran blogger Hossein Ronaghi Maleki: http://urgentactionforafreeiran.yolasite.com/

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PER NON DIMENTICARE IL BLOGGER SATTAR BEHESHTI, MASSACRATO DAL REGIME NEL 2012

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