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Due detenuti iraniani di fede cristiana, Hadi Asgari e Afshar Naderi, hanno dichiarato lo sciopero della fame. La misura estrema della protesta è stata presa dai due detenuti, in considerazione dello stato pessimo della loro detenzione e della mancanza di adeguate cure mediche. I due, sono rinchiusi da oltre sei mesi nel carcere di Evin, senza neanche aver subito sinora un reale interrogatorio o aver avuto accesso ad un legale (Mohabat News).

Hadi Asgari e Afshar Naderi sono stati arrestati nell’agosto del 2016, durante un raid delle forze di sicurezza in un giardino private presso Firouzkouh. Con loro sono state arrestate altre tre persone, anche loro di fede cristiana. I cinque, tutti convertiti dall’Islam al cristianesimo, sono stati fermati mentre si erano riuniti per una preghiera. Nel giardino, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno trovato e confiscato anche tre Bibbie e materiale per la preghiera (Mohabat News).

In seguito al raid delle forze di sicurezza, il giardino è stato chiuso, impedendo allo stesso proprietario di accedervi. Le famiglie degli arrestati, quindi, temono che le autorità iraniane possano fabbricare delle prove contro i loro cari e costringerli a firmare delle confessioni forzate (Mohabat News).

Ricordiamo che in Iran, chiunque abbandoni l’Islam è accusato di apostasia e, nei casi più estremi, condannato a morte.

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

E’ prevista oggi l’inagurazione della vergognosa Fiera di Roma dedicata all’Iran. Una Fiera tutta riservata al regime khomeinista che, secondo le informazioni di stampa, vedrà addirittura la presenza odierna del Ministro Calenda per la giornata di inaugurazione (AGI). Nel video di presentazione della Fiera di Roma “solo Iran”, neanche a dirlo, non si fa minimamente menzione alla reale natura del regime e agli altissimi rischi di investimento in un Paese dove regna la corruzione e dominano le imprese controllate da Khamenei e i Pasdaran (Gaiaitalia.com).

C’è di peggio: mentre il Ministro Calenda si appresta ad esprimere parole di elogio ed incoraggiamento del business con l’Iran, a Teheran si sta per compiere l’ennesimo crimine contro i diritti umani. Secondo quanto riportano le agenzie, infatti, tre mussulmani convertiti al cristianesimo – Yaser Mosibzadeh, Saheb Fadayaee e Mohammed Reza Omidi – saranno presto frustati in pubblica piazza (Aina.org). I tre, infatti, sono stati arrestati a Rasht lo scorso Maggio e accusati di blasfemia. Condannati ad 80 frustate, i tre sono stati rilasciati su cauzione nell’attesa di subire la sentenza subita. Purtroppo, quell’attesa è terminata. Ricordiamo che secondo quanto riportato da Open USA’s World Watch List, il regime iraniano è il nono al mondo per repressione nei confronti dei cristiani.

Davanti a questi abusi criminali, resta silente anche l’Ambasciatore italiano a Teheran, Mauro Conciatori. Evidentemente Conciatori, assai impegnato a sottolineare le affinità culturali tra Italia e Iran, non riesce ad avere il tempo per vedere quanto succede intorno a lui nella Repubblica Islamica…Ci fa un pò paura l’idea che l’Ambasciatore Conciatori, veramente creda che il Paese che egli rappresenta, l’Italia, abbia qualcosa in comune con un regime che vela le donne, applica l’apartheid ai Baha’i, impicca i detenuti e frusta in pubblico chi abbandona l’Islam

 

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A New York Rouhani sorride a tutti. In un incontro con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha ribadito la promessa all’Italia di divenire il primo partner commerciale di Teheran, ovviamente a patto che Roma conceda agli iraniani le assicurazioni e le coperture bancarie necessarie. Coperture che, neanche a dirlo, quasi nessuno nel mondo intende concedere alla Repubblica Islamica, considerando la corruzione che impervia nel regime iraniano e il riciclaggio del denaro che i Pasdaran attuano per finanziare il terrorismo internazionale.

Purtroppo, mentre Rouhani ottiene da Renzi entusiastiche promesse – che speriamo restino tali… – a Teheran non si ferma l’abuso dei diritti umani. Questa volta, a finire dietro le sbarre è Sadra Mohaghegh, giornalista del quotidiano riformista “Shargh. L’avvocato di Mohaghegh, Mohammad Saleh Nikbakht, ha raccontato che Sadra è stato preso in custodia dalle forze di sicurezza, che gli hanno confiscato il lap top, il passaporto e pretendendo dalla moglie le chiavi d’accesso agli account social del giornalista (Iran Human Rights).

La notizia dell’arresto di Sadra Mohaghegh è stata data dall’agenzia di stampa iraniana Mehr News, affiliata con il Ministero dell’Intelligence. La Mehr ha riportato unicamente le iniziali del giornalista arrestato (S.M.), accusandolo di “lavorare con nemici della rivoluzione”. Poco dopo l’arresto di Sadra, i suoi account Twitter e Facebook sono stati bloccati.

Poco prima dell’arresto di Sadra Mohaghegh, il regime iraniano aveva fermato un altro giornalista Yashar Soltani. Soltani, arrestato il 17 settembre scorso e portato nel carcere di Evin, è un giornalista di Memari News, sito di informazione indipendente, sospeso il 9 settembre scorso. Purtroppo Soltani non ha potuto pagare la cauzione di 2 milioni di Rial (65000 dollari), imposta dalla Corte.

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Il corpo di Maryam Naghash Zargaran è ormai giunto quasi allo stremo. Maryam, detenuta cristiana condannata a quattro anni di carcere, è arrivata al 23° giorno di sciopero della fame, in protesta contro quella che considera una detenzione illegale e inumana. In realtà, il regime iraniano ha condannato Maryam accusandola di rappresentare una “minaccia alla sicurezza nazionale”. In realtà, i Mullah  non perdonano a questa giovane donna di aver abbandonato l’Islam per abbracciare il cristianesimo.

Maryam ha dichiarato lo sciopero della fame il 5 luglio scorso e ha chiesto di essere rilasciata senza condizioni. I primi quattro giorni del suo rifiuto di alimentarsi, li ha passati insieme alla prigioniera politica Narges Mohammadi, anche lei in sciopero della fame in protesta contro il regime. Il 10 luglio, quindi, Maryam ha pubblicato una lettera dal titolo “è tempo di rompere il silenzio”, denunciando l’illegalità della sua detenzione e gli abusi dei diritti umani da parte di Teheran (Hrana).

Va ricordato che non si tratta del primo sciopero della fame dichiarato da Maryam: la coraggiosa prigioniera politica cristiana, aveva già rifiutato il cibo nel giugno scorso, ottenendo una breve licenza per tornare a casa dopo 10 giorni di protesta. Considerando anche il delicate stato di salute della detenuta, sembrava che il regime fosse disposto ad ammorbidire la sua posizione. Impressione, purtroppo, errata. Senza alcun preavviso, le autorità hanno deciso di riportarla ad Evin, senza garantirle nemmeno le cure mediche di cui ha bisogno. Aggiungiamo che Maryam soffre di un problema al cuore e che, in seguito ad una operazione effettuata a 9 anni, richiede dei costanti trattamenti medici.

Il medico legale che ha visitato in questi giorni Maryam, ha dato il suo parere favorevole al rilascio della prigioniera politica, per ragioni di salute. Nonostante tutto, il Procuratore Generale ha deciso di non tenere conto delle parole del medico e ha rifiutato ogni sorta di perdono.

Vi chiediamo denunciare il caso di Maryam e di firmare la petizione per la sua immediata scarcerazione: Go Petition

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Continua in Iran la persecuzione dei Baha’i in Iran. Questa volta le forze di sicurezza hanno demolito completamente un antico cimitero Baha’i, situato nella Provincia del Kurdistan (precisamente a Qolveh).

Il cimitero e’ stato distrutto il 14 luglio scorso, alle cinque di mattina. Le forze di sicurezza hanno dissacrato molte delle tombe presenti, all’interno delle quali c’erano i resti di 30 Baha’i, condannati a morte dalla Repubblica Islamica dopo la Rivoluzione del 1979. Insieme alle tombe, e’ stati anche abbattuti trecento alberi e degli edifici usati dai Baha’i come luoghi di culto (Hrana).

Non contente del lavoro fatto, le forze di sicurezza iraniane hanno convocato un fedele Baha’i, Khalil Eqdameyan, accusato di aver denunciato la demolizione del cimitero al Dipartimento per lo Sviluppo agricolo. L’anziano Khalil e’ stato detenuto per diverse ore prima di essere rilasciato su cauzione (ergo dovra’ subire un processo).

Ricordiamo che in Iran i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa, non hanno accesso all’istruzione pubblica, non godono del diritto all’istruzione pubblica e non possono esercitare numerose professioni (No Pasdaran). Contro di loro Ali Khamenei ha emesso una fatwa in cui vieta agli “iraniani puri” di avere contatti sociali con i Baha’i (No Pasdaran).

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E’ stato ricoverato d’urgenza in ospedale Ehsan Mazandarani, giornalista riformista imprigionato per le sue posizioni politiche nel carcere di Evin. Il corpo di Ehsan non ha retto alla decisione del detenuto di dichiarare uno sciopero della fame, in protesta per le torture subite durante gli interrogatori (Iran Human Rights).

Per denunciare quanto accaduto, Ehsan aveva anche scritto direttamente ad Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. Risultato: Ehsan e’ stato trasferito dal braccio 8, al braccio 2-A del carcere di Evin, quello controllato direttamente dai Pasdaran. Qui, il povero giornalista, e’ stato ancora una volta torturato e gli e’ stato chiesto di negare di aver scritto la lettera a Khamenei. Coraggiosamente, il giornalista iraniano ha rifiutato. Davanti ai silenzi delle autorità e alle violenze, Ehsan ha deciso di dichiarare lo sciopero della fame.

Il 20 giugno, come suddetto, Ehsan Mazandarani ha avuto un attacco di cuore ed e’ stato immediatamente ricoverato nell’ospedale Sina di Teheran. Inizialmente, per la precisione, il detenuto era stato portato nel reparto medico del carcere, ma ovviamente i medici di Evin si sono immediatamente accorti di non avere le necessarie attrezzature richieste per l’emergenza.

L’arresto di Ehsan Mazandarani: un caso riaperto con Rouhani

Ehsan Mazandarani e’ stato arrestato la prima volta nel 2012 insieme ad altri 20 giornalisti, durante le proteste contro l’ex Presidente iraniano Ahmadinejad. Poco dopo essere stato rilasciato, gli era stato promesso che la sua pratica sarebbe stata chiusa e sarebbero finite le persecuzioni.

Cosi non e’ stato: dopo l’arrivo al potere di Rouhani, Ehsan e’ stato nuovamente fermato dai Pasdaran e il processo contro di lui e’ stato incredibilmente riaperto. Riarrestato il 2 novembre del 2015, il giornalista iraniano e’ stato condannato a 7 anni di carcere. Per lui l’accusa, come al solito, e’ quella di “propaganda contro lo Stato” e ” aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale”. Neanche a dirlo…il giudice che lo ha condannato e’ Mohammad Moghisseh, notoriamente vicino ai Pasdaran…(Iran Human Rights).

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La prigioniera politica Maryam Naghash Zargaran, arrestata per aver deciso di abbracciare il cristianesimo, sta male. Maryam soffre di forti dolori all’orecchio e di costanti vertigini.

Maryam, condannata a 4 anni di detenzione, si trova oggi presso il carcere di Evin. I medici del carcere hanno detto a Maryam che i suoi problemi di salute potranno essere risolti solamente per mezzo di una operazione. Purtroppo, il regime  ha negato alla prigioniera politica il rilascio per motivi di salute, al fine di essere ricoverata esternamente (Freedom Messenger).

Vogliamo ricordare che Maryam Naghash Zargaran e’ perseguitata dal regime sin dal 2011, quando ha deciso di abbandonare l’Islam. Il suo caso e’ direttamente legato a quello del Pastore iraniano-americano Saed Abedini, anche lui sino a poco tempo fa rinchiuso nelle carceri del regime.

In particolare, Teheran accusa Maryam di “apostasia” e di rappresentare una “minaccia contro la sicurezza nazionale”. Maryam era stata brevemente rilasciata nel 2015 sempre per motivi di salute, ma le forze di sicurezza l’avevano presto ricondotta nuovamente ad Evin, nonostante i trattamenti medici fossero ancora in corso.

Nella assurda sentenza di condanna verso Maryam Naghash Zargaran sta scritto: “La Corre considera gli atti commessi dalla prigioniera come parte dei piani dell’Inghilterra e la Palestina Occupata (ovvero Israele), per diffondere la cristianità’ in Iran, al fine di pervertire la società iraniana e allontanarla dall’Islam (Mohabat News).

Cose da Isis

Maryam saluta i genitori prima di tornare in carcere (Ottobre 2015)

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