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Si chiama George Haswani e, secondo quanto denunciato dall’Unione Europea, è l’uomo di contatto tra Assad e i terroristi dell’Isis. Pubblicamente, lo ricordiamo, Assad condanna i terroristi al servzio di al Baghdadi e chiama a raccolta il mondo per sostenere il suo regime, descritto come il solo baluardo della laicità davanti al fondamentalismo salafita. Sul terreno, però, le cose stanno diversamente: mentre Isis taglia le teste, distrugge i patrimoni culturali e minaccia tutto l’Occidente, Bashar al Assad fa affari direttamente con il Califfato Islamico.

Ecco quindi che, grazie alle sue buone entrature nel regime, George Haswani porta avanti il gioco sporco del regime baathista. Nativo di Yabroud, di fede cristiana, George Haswani è stato un manager presso la raffineria di Badia, prima di dimettersi e recarsi in Russia. Qui, dopo aver studiato ed essersi sposato, Haswani ha inziato a collaborare con alcune società energetiche russe ed è tornato in Siria aprendo una compagnia chiamata HESCO, attivia nel settore petrolifero e del gas. Per entrare nel business siriano, però, George Haswani mancava di un contatto diretto con clan del regime: ecco allora che Haswani prende la decisone di divorziare dalla moglie russa per sposare un’altra donna, di fede alwaita e in contatto diretto con gli Assad.

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Nel 2013, come noto, Isis ha conquistato diversi giacimenti petroliferi nella parte orientale della Siria. Tra gli impianti catturati, c’era anche quello di Taqba, direttamente gestito dalla HESCO. Secondo quanto denunciato dall’UE, questo impianto sarebbe oggi sotto la gestione congiunta degli uomini di George Haswani e dei terroristi di Daesh. Grazie a questo contatto, il regime di Assad riesce ad ottenere il petrolio a circa 20-30 dollari al barile (ben sotto il prezzo internazionale). Commentando la decisione dell’UE di sanzionare Haswani, il Ministro degli Esteri inglese Philip Hammond ha affermato che: “questa decione è l’ennesima riprova che la guerra di Assad ad Isis è una farsa e che egli sostiene i terroristi finanziariamente“.

Il bello è che, mentre l’Unione Europea all’unanimità dimostra la bestialità di Assad, in Italia c’è chi propone di riaprire l’ambasciata a Damasco. In prima fila ovviamente, c’è l’organizzazione sarda Assadakah che, recentemente, è riuscita ad infilare un ex Ministro di Assad (Mahdi Dahlala) nel board della Camera di Commercio Italo Araba. Questa organizzazione, guidata da Riamondo Schiavone, è come sapete la bocca dei terroristi di Hezbollah in Italia e attua una serrata attività di lobby per Assad e il regime iraniano.

Purtroppo, però, una richiesta ufficiale di riapertura della Ambasciata italiana a Damasco è arrivata anche da una Parlamentare italiana. A richiedere questa mossa diplomatica è stata la parlamentare del Pd Romina Mura che, con una interrogazione al Governo, ha affermato che: “L’avanzare dello Stato Islamico (e dei gruppi armati jihadisti) in Siria, in Iraq e in paesi come la Libia, a poche centinaia di miglia dal nostro paese, richiamano l’Italia e l’Europa a un deciso cambio di rotta nella lotta al terrorismo internazionale, eventualmente, anche rivedendo le posizioni, come ha fatto l’ONU, nei confronti di quei governi che hanno dimostrato di combattere contro organizzazioni che sono una minaccia, come hanno dimostrato gli attacchi in Belgio, Francia e Danimarca, per la sicurezza dell’Europa e la convivenza civile tra i popoli”.

A fronte di quanto dimostrato dall’Unione Europea, ci auguriamo che l’On. Mura abbia il coraggio di rivedere la sua posizione e riconoscere che, nonostante il male del salafismo sunnita, al centro del problema siriano resta ancora la figura – fascista e ingombrante – del dittatore Bashar al Assad.

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Nuovamente siamo costretti a parlarvi di Assadakah, l’organizzazione sarda al servizio dell’Iran, di Bashar al Assad e, soprattutto, di Hezbollah. Come forse ricorderete, già nell’ottobre del 2013, abbiamo denunciato come Assadakah avesse invitato in Italia due terroristi di Hezbollah: all’epoca si trattava di Abdallah Kassir, allora direttore di al Manar, e Ammar al Mussawi, responsabile relazioni internazionali dell’organizzazione terrorista libanese. Il 24-25 ottobre prossimo quindi, in occasione di un evento dal titolo “Meeting Internazionale delle Politiche del Mediterraneo”, Assadakah replicherà invitando a Cagliari altri due terroristi di Hezbollah: questa volta si tratta di Ali Fayyad, membro del Parlamento libanese, parte del blocco filo Hezbollah e Ibrahim Farhat, attuale direttore di al Manar, il canale TV del “Partito di Dio”.

Il meeting organizzato da Assadakah, ovviamente, è solo una scusa per progandare l’ideologia di questa organizzazione, promotrice di una politica estera italiana in favore di regimi massacratori come quello di Bashar al Assad e dell’Iran. A tal fine va ricordato che, nei mesi in cui Bashar massacrava i civili siriani, Assadakah si prendeva cura di organizzare viaggi di giornalisti italiani in Siria, al fine di presentare loro la versione della storia promossa dal regime. Ecco allora che, in pochi mesi, Bashar al Assad si è lentamente trasformato da spietato massacratore, in potenziale partner per l’Occidente nella guerra ad Isis. Con il piccolo particolare che, senza i massacri portarti avanti da Assad e i Pasdaran contro i civili siriani e l’opposzione moderata, sicuramente oggi il fenomeno Isis non sarebbe mai giunto al livello attuale. Senza contare che, proprio dai terroristi di Isis, Bashar al Assad compra illegalmente il petrolio (guarda caso…).

Ali Fayyad e Ibrahim Farhat, sono due esponenti di primo piano di Hezbollah che, in questi anni, hanno attivamente sostenuto i crimini di Assad e l’intervento di Hezbollah al fianco dei soldati siriani lealisti. Proprio l’intervento in Siria di Hezbollah e dei Pasdaran, vogliamo ricoprdarlo, è ciò che ha reso il conflitto siriano una vera e propria guerra tra sciiti e sunniti. L’arrivo di Fayyad, in particolare, dovrebbe preoccupare l’Italia: è stato proprio lui, lo ricordiamo, ad opporsi alla continuazione della missione Unifil 2, ove i soldati italiani fanno la parte del leone. Ibrahim Farhat, invece, è a capo di al Manar dal febbraio 2014: poco dopo essere stato nominato, Farhat si è recato dai sui padroni in Iran, ove ha incontrato anche i vertici dell’agenzia di stampa Tasnim News, la voce dei Pasdaran. Qui, per la cronaca, ha definito la Repubblica Islamica un “modello sublime”…la stessa repubblica che, in meno di un anno, ha impiccato oltre 900 esseri umani (e l’Italia, lo ricodiamo, è promotrice della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte).

Purtroppo al meeting di Assadakah prenderanno parte anche diversi rappresentanti di primo piano del giornalismo e della politica italiana: tra loro Alberto Negri, Toni Capuozzo, il Senatore Tonini (Pd), il Deputato Erasmo Palazzotto (M5S) e Massimo Zedda (Sindaco di Cagliari). A tutti loro chiediamo di ripensare la loro partecipazione al Meeting promosso da Assadakah. La lotta contro Isis e il jihadismo sunnita in Medioriente, infatti, non può giustificare il sostegno ad organizzazioni che, attivamente, promuovono la cooperazione con i terroristi della sponda opposta, ovvero i sostenitori di Hezbollah, Assad e dei Pasdaran. Si tratta di organizzazioni e regimi che, attivamente, hanno promosso una vera e propria jihad sciita in Medioriente, colpevole di innumerevoli massacri contro donne e bambini e prima causa del fenomeno dei milioni di rifuguati siriani nel mondo! Sostenere le idee di Assadakah, quindi, non favorirà sicuramente un Medioriente stabile, ne promuoverà quella riconciliazione di cui la regione ha bisogno. Al contrario, si continueranno a promuovere la lotta fratricita all’interno dell’Islam e le idee di odio verso l’Occidente che, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, tutti i giorni diffonde.

Vi chiediamo di denunciare e lottare con noi per impedire l’arrivo dei due terroristi di Hezbollah in Italia!

Fermiamo questa vergogna!

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Ban Ki-Moon meets Matteo Renzi

Il 25 settembre scorso, il Primo Ministro italiano Matteo Renzi interveniva, per la prima volta, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Emozionato, il Premier ha fatto uno speech di circa 20 minuti in cui, chiaramente, ha delineato la linea che l’Italia intende seguire in politica estera. Così, mentre il Ministro degli Esteri Mogherini descriveva l’Iran come un alleato prezioso contro Isis (ha parlato di Iran come di “game changer“), il suo capo di Governo descriveva esattamente l’opposto, ovvero tutte le ragioni per cui un paese democratico come l’Italia non può allearsi con un regime spietato e omicida come la Repubblica Islamica dell’Iran. Abbiamo voluto ripercorrere il discorso di Renzi all’ONU, per darvi la riprova – con i fatti – della non naturalità di questa vicinanza tra Roma e Teheran. Seguiteci!

  • Matteo Renzi ha descritto l’Assemblea Generale dell’Onu come un luogo ove “ha ancora un senso costruire un orizzonte dei diritti, di rispetto, di libertà e di pace”

Orbene: la Repubblica Islamica è l’anti diritto per eccellenza. Solamente nell’ultimo anno, da quando Rouhani ha preso il potere, gli abusi dei diritti umani sono ormai incontrollati. La Repubblica Islamica ha mandato a morte oltre 900 esseri umani e ha imprigionato sempre piu’ attivisti e giornalisti. Presto, quindi, il regime chiuderà i pochi spazi di libertà mettendo un freno all’uso di social networks a e applicazioni chat sui mobile. In Iran, come vi abbiamo già detto, si finisce in carcere per un commento sbagliato su Facebook o, se sei donna, per voler assistere ad una partita di pallavolo…Per quanto concerne la pace, Teheran è praticamente la prima fonte di instabilità della regione Mediorientale, finanziando terrorismo (Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica) e regimi assassini (Bashar al Assad). Senza contare il programma nucleare e missilistico iraniano, ancora oggi una fonte di preoccupazione di tutta la Comunità Internazionale (su cui Teheran ancora non intende dare serie risposte).

  • “La via d’uscita della politica è l’unica soluzione per impedire l’emorragia di sangue che sta causando tanti, troppi, lutti nel Mediterraneo e nel Medioriente”

Tra i Paesi che vanno annoverati come principali responsabili di questi lutti, c’è proprio l’Iran: Teheran ha mantenuto in vita Bashar al Assad, causando l’esodo di milioni di profughi siriani in tutto il mondo, Europa in primis. Gli stessi profughi disperati di Gaza, non sono solo il risultato della guerra tra Palestinesi e Israeliani, ma sono soprattutto il risultato del terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, organizzazioni addestrate dai Pasdaran e finanziate dai Mullah. Questa cappa khomeinista nella regione Mediterranea, ha sinora causato decine e decine di morti e, soprattutto, tanti troppi rifugiati.

  • Grazie all’operazione Mare Nostrum sono state salvate 80000 vite umane: “80.000 persone strappate dal Mediterraneo come cimitero”

Ha ragione il Primo Ministro Renzi ha sottolineare l’importanza dell’operazione Mare Nostrum. Non si può però di però dimenticare che, come suddetto, molti di questi disperati sono cittadini siriani a cui la vita normale è stata strappata da un regime brutale, quello di Bashar al Assad, tenuto in vita principalmente dai soldi della Repubblica Islamica e dal sostegno delle milizie sciite al servizio dei Pasdaran. Senza l’intervento dell’Iran al fianco di Assad, probabilmente, il regime Bhaatista non sarebbe sopravvisto e la Siria non sarebbe caduta in preda alla guerra civile ed ai jihadisti sunniti di Isis e di al Nusra.

  • “L’Isis non è semplicimente la minaccia terroristica in una determinata regione, ma è il rischio per l’intera comunità per le donne e gli uomini che si vogliono definire umani”

Giustissimo. Come già evidenziato, però, il male di Isis è figlio diretto del male iraniani, di quell’intervento settario dei Pasdaran a favore di Damasco e contro i sunniti in Siria. Pensare di sconfiggere il male assoluto di Isis, in alleanza con il male assoluto dei Pasdaran e salvando il male assoluto di Assad, finirà per ritorcersi contro l’intera stabilità mediorientale. Senza contare che, moltre tribu’ sunnite irachene, sono passate con Isis non per l’estemismo religioso che le caratterizza, ma come reazione alla politica filo iraniana di Al Maliki, ex Primo Ministro iracheno. Senza contare che, il Ministro Hadi al Amiri, ha espresso la sua ammirazione per Qassem Suleimani – capo della Forza Quds – e comandante delle Brigate Badr, braccio armato del partito iracheno sciita Isci, addestrate e finanziate direttamente dall’Iran…

  • “Davanti allo sguardo delle tante vittime del fanatismo non possiamo restare inermi”

Sante parole. Questa affermazione però deve valere sia per le vittime del fanatismo di Isis ad Erbil e sia per le migliaia di vittime del genicidio siriano portato avanti da Bashar al Assad, con la copertura dell’Iran…

  • “L’Italia ha contribuito e continuerà a contribuire in Libano con i nostri militari”

Il motivo principale per cui il Libano, oggi, non ha pace, è per l’occupazione che Hezbollah – organizzazione creata dall’Iran – fa del sud del Paese. Un vero e priprio Stato nello Stato, che prende ordini da Teheran e non da Beirut. Con le sue milizie, non a caso, Hassan Nasrallah è intervenuto in Siria al fianco delle forze lealiste di Bashar al Assad, contribuendo attivamente ad uccidere innocenti siriani, primi fra tutti donne e bambini. Su questi terroristi, purtroppo, neanche UNIFIL 2 ha potere: continuano a ricevere armi e soldi dai Mullah, senza spartire nulla con il Governo centrale, pur volendo comandare all’interno dell’esecutivo libanese. Senza mutare Hezbollah e renderlo un potere altro dall’Iran, nessuna stabilità sarà possibile per il Libano. Il Paese resterà sempre ostaggi di questi fanatici seguaci di Khomeini!

  • “Non ci sarà pace nella regione fino a quando quella che veniva chiamata la pace di Abramo, tra israeliani e palestinesi…Noi non ci stancheremo di domandare pace per Gerusalemme…il cessate il fuoco a Gaza sarà consolidato e rispettato soltanto se tutti saremo consapevoli del diritto per il popolo palestinese di avere una patria e…del dovere di Israele di esistere. Tutta la Comunità Internazionale deve sostenere questo processo”

La Repubblica Islamica è il primo nemico del processo di pace tra Israeliani e Palestinesi. Non soltanto non riconosce il diritto di esistere di Israele e nega la veriticità dell’Olocausto. C’è di peggio: sostenendo attivamente gruppi terroristi come Hamas e la Jihad Islamica, la Repubblica Islamica attacca direttamente quella leadership palestinese – attualmente guidata da Abu Mazen – su cui l’Occidente punta per firmare la pace con gli israeliani. Per quanto riguarda Gaza e Gerusalemme, poi, vogliamo ricordare che i missili di Hamas che hanno scatenato la recente crisi di Gaza, sono stati inviati ai jihadisti sunniti da Teheran (o l’Iran ha fornito il know-how); Gerusalemme, poi, ha visto protagonista lo stesso Hassan Rouhani di parole minacciose e terrificanti: il “moderato” Presidente iraniano ha promesso di “liberare la Moschea di al Aqsa”…

  • Stabilità del Sudan

Qui basti sapere che l’Iran ha usato il Sudan come base per il traffico di armamenti e predicazione dello sciismo nel Paese. Rencentemente, non a caso, il Sudan ha obbigato la Repubblica Islamica a chiudere i centri culturali nel Paese, colpevoli di diffondere il khomeinismo tra i giovani.

  • “Tutte le minoranze religiose hanno diritto di essere difese. Mai come in questo periodo tanti cristiani sono stati uccisi in ragione della loro fede”.

In Iran sono quotidianamente arrestati e torturati membri di minoranze religiose quali i cristiani evangelici e i Baha’i. Per loro, il regime usa l’accusa di apostasia o di minacci contro la sicurezza dello Stato. Entrambi crimini per cui, molto spesso, viene usata la pena di morte o la lunga detenzione. Per questi prigionieri di fede, il mondo resta zitto, in nome di un bigotto realismo che sacrifica i diritti stessi del popolo iraniano e i valori su cui l’Occidente – e le Nazioni Unite stesse – si basano. La sottovalutazione della persecuzione dei cristiani – definita da Renzi il “dramma del nostro tempo” – avviene in primis proprio chiudendo gli occhi davanti alle azioni dei Mullah contro i fedeli di Cristo.

  • Una nuova moratoria contro le esecuzioni capitali

Se l’Italia vuole seriamente essere portartice e promotrice di questa Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte, sicuramente non può avere rapporti stretti con la Repubblica Islamica, prima fruitrice della pena capitale come mezzo per punire i reati. Non è possibile incontrare Rouhani e Zarif, rappresentanti di un Paese che – in meno di un anno – ha impiccato 900 prigionieri. Un record drammatico su cui la diplomazia europea – e quella italiana – tacciono…

  • “Non aggiungiamo barbarie alle barbarie”

Esatto! Non leghiamo la democrazia antifascista italiana, al regime clerico-fascista dell’Iran. Non alleiamoci con Teheran in nome di Isis, non aggiungiamo barbarie alle barbarie!

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Come vi avevamo annunciato la scorsa settimana, una delegazione di parlamentari italiani (9 tra deputati e senatori) è arrivata in Iran per incontri di alto livello con il regime iraniano. La visita è stata organizzata e annunciata da Hossein Sheikoleslam, attuale consigliere di Ali Larijani, tra coloro che sequestrarono nel 1979 i diplomatici americani a Teheran ed ex ambasciatore a Damasco (con contatti di primo piano con i terroristi di Hezbollah). Oltre alle decine di agenzie di stampa iraniane sulla visita, abbiamo seguito l’attività della delegazione italiana anche attraverso i social network. In particolare, i tweet ed i post dell’Onorevole Ettore Rosato – parlamentare del Pd e capo dell’Associazione di amicizia Italia Iran – ci hanno lasciato senza parole.

Scrivendo in Twitter, Ettore Rosato ha testualmente tweettato il messaggio che vi postiamo sotto. Tra il serio e il faceto (non si capisce bene), Rosato ha rimarcato come a Teheran, Facebook e Twitter sono bloccati. Peccato che, al contrario di quello che Rosato scrive, i social network nella Repubblica Isalmica non sono vietati per tutti.

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Come lo stesso tweet di Ettore Rosato dimostra, i social network funzionano benissimo per gli esponenti del regime e per i politici stranieri, invitati nella Repubblica Islamica per dare una immagine positiva degli Ayatollah. Quello che manca al paradossale Tweet di Rosato. quindi, è proprio la capacità e il coraggio di evidenziare che, mentre i giovani iraniani sono costretti a trovare sistemi per superare la censura del regime, Khamenei, Rohani, Zarif e gli stessi Pasdaran, hanno libero accesso alla Rete, ove quotidianamente diffondono le loro menzogne.

Purtroppo non è finita qui. In queste ore, infatti, è apparso anche un post di Ettore Rosato in Facebook, relativo alla visita della delegazione italiana in Iran. Il post, per essere precisi, ve lo postiamo qui di seguito. Ettore Rosato scrive:

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Come si legge, ahime, lo scopo dichiarato di questa visita dei parlamentari italiani è di approfondire – politicamente ed economicamente – le relazioni diplomatiche tra l’Italia democratica e ed il regime iraniano. Ettore Rosato evidenzia i comuni interessi che Roma e Teheran hanno in Afghanistan, Libano e Siria. Incredibilmente, perciò, il parlamentare del Pd paragona l’attività italiana in questi Paesi – orientata da sempre alla stabilizzazione e alla sicurezza della popolazione civile – con quella del regime iraniano. Con il piccolo particolare che, al contrario del caso italianogli interessi di Teheran in Afganistan, Libano e Siria, sono direttamente collegati alla violenza e al terrorismo. Teheran, infatti, finanzia e addestragruppi terroristi quali i Talebani, Hezbollah e i miliziani al comando di Bashar Bashar al Assad. In questo ultimo caso, quindi, i Pasdaran hanno direttamente salvato il potere del Baath a Damasco, contribuendo alla morte di migliaia di persone e alla fuga di milioni di innocenti rifuguatiDi queste connessioni eversive del regime iraniano, nelle parole di Rosato non c’è traccia. Per quanto concerne il nucleare, le sanzioni e le imprese italiane, forse l’On. Rosato dovrebbe farsi una chiaccherata con i resposabili dell’AIEA, ovvero coloro che continuamente – ancora oggi – hanno rimarcato la dimensione militare del programma nucleare iraniano. Ancora in questi giorni, proprio mentre i deputati italiani stringevano le mani dei rappresentati del regime, i Pasdaran hanno negato l’accesso agli ispettori internazionali al sito militare di Parchin…

Fa dispiacere, infine, venire a conoscenza dell’incontro tra i parlamentari italiani e Ali Akbar Velayati, consigliere particolare della Guida Suprema Ali Khamenei, ex Ministro degli Esteri ed attualmente a capo del potente Centro di Ricerca Strategica. Prima di stringe la mano a personaggi simili, infatti, i rappresentanti italiani avrebbero dovuto informarsi su chi è questo “signore”: come testimoniato dalle inchieste dei magistrati argentini e dall’Interpol, Ali Akbar Velayati nel 1994 fu tra gli organizzatori dell’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires. Il ruolo di Velayati nell’attentato terrorista, 85 morti innocenti, fu denunciato nel 2006 dal giudice Alberto Nisman a cui, per ragioni politiche, fu vietato di testimoniare in merito davanti al Congresso americano. Velayati, come lo stesso Presidente iraniano Hassan Rohani, era parte di una commissione speciale di sei persone che, nel 1993, dette luce verde ad Hezbollah per attaccare il centro ebraico in Argentina. Sapere di rappresentanti di un Paese democratico e liberale al fianco di simili terroristi, addolora e rattrista. Avremmo preferito vedere questi signori al incontrare gli attivisti iraniani, le vedove degli oppositori uccisi o i prigionieri politici attualmente rinchiusi ad Evin…Ma sui diritti umani silenzio tombale…

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Matteo-Renzi-Segretario

Caro Matteo,

in primis permettici di complimentarci con te per la splendida carriera politica che stai avendo e l’incarico ricevuto di Primo Ministro. Speriamo davvero che riuscirai a formare un Governo solido e ridare al popolo italiano la speranza e la felicità che merita. Sappiamo, Matteo, che il tuo compito sarà arduo e dovrai occuparti di tantissime problematiche, legate primariamente alla drammatica crisi economica e alla riforma del sistema politico del Paese. Nonostante ciò, speriamo e siamo certi che saprai anche imprimere all’Italia una politica estera basata sui valori della democrazia, sul rispetto della libertà e, soprattutto, sui diritti umani. Tutti valori, come sai bene, contenuti all’interno della preziosa Costituzione della Repubblica Italiana, un testo nato dalla sofferenza e dalla lotta di chi non poteva accettare di vivere sotto la malvagità del nazifascismo.

Noi, l’opposizione democratica iraniana, ricordiamo  bene caro Matteo quando, nel novembre del 2012 – in occasione delle primarie del Pd contro Bersani – dicesti chiaramente che il problema vero dell’area mediorientale era l’Iran. Chiedesti, in quella occasione, di ascoltare il “grido di dolore” del popolo iraniano oppresso da un regime fondamentalista, repressivo e disumano. Chiamasti, addirittura, la questione iraniana “la madre di tutte le battaglie”, ovvero la base da cui partire per risolvere i problemi reali della Comunità Internazionale. Quel giorno, caro Matteo, le tue parole ci provocarono una profonda emozione e ci riempirono di speranza. Ricordiamo anche quando, durante la repressione dell’Onda Verde in Iran, tu prendesti parte ad una manifestazione di solidarietà organizzata nella tua Firenze. Nessuno di noi scorderà quel giorno, quando dicesti che “Firenze non dimenticherà mai, comunque vadano le cose, di gettare un fascio di luce sulla richiesta di libertà, di pace e di giustizia che arriva dall’Iran“. Per quelle parole, ti diciamo ancora grazie.

Oggi, caro Matteo, ti chiediamo di continuare a lottare con noi per un Iran libero e democratico. Purtroppo, come tu saprai bene, dopo l’elezione di Hassan Rohani il mondo Occidentale ha mutato parte dei suoi atteggiamenti e delle sue fermezze nei confronti della Repubblica Islamica. Un cambiamento avventato e non basato su miglioramenti della vita e dei diritti del popolo iraniano. A dispetto delle parole, infatti, dopo l’elezione di Rohani oltre 600 esseri umani sono stati impiccati, giornali riformisti sono stati chiusi e artisti sono stati imprigionati per le loro opinioni politiche. Senza contare che, come ricorderai, i leader dell’opposizione interna Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, continuano ad essere tenuti in custodia coatta, senza neanche aver subito un processo. L’attuale esecutivo iraniano, tra l’altro, è composto da assassini che hanno ammazzato centinaia di oppositori (come il Ministro della Giustizia Moustafa Pour-Mohammadi) e criminali che hanno contibuito alla nascita di organizzazioni terroriste come Hezbollah (l’attuale Ministro della Difesa Hussein Dehghan).

Caro Matteo, non farti quindi illudere dal recente accordo firmato dall’Iran sul nucleare. Hassan Rohani, come ricordi, è colui che nel 2003 ha firmato l’accordo di Teheran solamente come lui stesso ha ammesso allo scopo di prendere tempo e completare indisturbato il programma nucleare stesso. La Guida Suprema Ali Khamenei, poi, ha chiaramente detto che l’Iran non ha alcuna intenzione di retrocedere e che i negoziati termineranno in un completo fallimento. In occasione di quel discorso, come potrai vedere tu stesso, il pubblico invocò ancora la morte tutto l’Occidente, dell’America e di Israele…Senza contare, infine, che con Rohani la presenza di Pasdaran iraniani in Siria è triplicata e proprio grazie all’Iran, Bashar al Assad uccide quotidianamente centinaia di civili innocenti.

Caro Matteo, concludendo, ti salutiamo e abbracciamo augurandoti ancora – dal profondo del nostro cuore – un grande in bocca al lupo per la tua nuova esperienza. Siamo certi che riuscirai a districarti con pazienza e saggezza in tutte le difficoltà che questo prestigioso incarico ti porrà davanti. Saremmo davvero onorati, di continuare ad averti al nostro fianco nella battaglia di libertà per il popolo iraniano, la cui vittoria rappresenterebbe non solo la liberazione dal fondamentalismo e dall’oppressione, ma anche da un regime la cui longa manus è responsabile delle peggiori nefandezze in tutto il mondo.

Con stima e affetto,

No Pasdaran

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