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Prima c’e’ stata la nomina del nuovo capo dei Pasdaran, Hossein Salami, che ha preso il posto di Ali Jafari. Hossein Salami e’ noto per essere un oltranzista, uno che non ha mai mancato di fare discorsi estremisti, predicando lo scontro diretto con i valori Occidentali e con gli Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita.

Oggi, quindi, Khamenei – che e’ il Capo dei Pasdaran – ha deciso di fare altri due cambi al vertice dei Pasdaran: ha promosso l’ex Capo della Marina Pasdaran Ali Fadavi a Tenente Comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie – praticamente il vice di Salami – e Mohammad Reza Naqdi a Vice Comandante IRGC per il coordinamento.

Sono due mosse importanti: Fadavi e’ noto per aver sempre affermato che era necessario cacciare gli americani dal Golfo Persico, sostendendo di essere disposto ad un confronto diretto nel caso in cui le forze USA avessero violato le acque territoriali iraniane. Una affermazione che va vista non solo strettamente nel limite delle classiche acque territoriali nazionali, ma in maniera larga, visto che l’Iran praticamente considera lo Stretto di Hormuz come un suo possesso esclusivo.

La promozione di Naqdi al coordinamento, invece, ha un significato interno: Naqdi e’ stato per anni il capo dei Basij, la milizia volontaria agli ordini dei Pasdaran, responsabile per reprimere il dissenso interno e sfruttabile per azioni suicide all’esterno. La scelta di Naqdi al coordinamento, indica quindi che il regime si aspetta possibili scenari di proteste popolari, che verranno affrontate con l’arma della repressione. Peggio, l’obiettivo principale ora deve essere quello di evitare nuove proteste in stile 2009, 2011 o anche quelle contro la corruzione finanziaria del 2017. L’obiettivo vero e’ anticiparle, reprimendo il dissenso prima che questo arrivi alla piazza. Naqdi, in questo senso – alleato di giudici dei Tribunali Rivoluzionari come Mohammad Moghiseh e del nuovo capo della Magistratura Raisi (possibile successore di Khamenei) – e’ putroppo la personalita’ ideale. Ovviamente, nel pacchetto delle repressioni possibili, va calcolato anche quello contro leader politici nazionali non allienati, come avvenne per Mousavi e Karroubi nel 2009. A buon intenditor, poche parole direbbe Khamenei…

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Come riportato dai media, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Americana Bolton, ha annunciato che gli Stati Uniti hanno deciso di schierare la portaerei Abraham Lincoln nell’area Mediorientale, in risposta alle minacce provenienti dall’Iran.

Ancora una volta, quella che alcuni analisti alla Alberto Negri cercano di far passare come aggressione americana a Teheran, e’ figlia di una risposta alle minacce della Repubblica Islamica. Per intenderci: Trump non avrebbe ritirato gli USA dal JCPOA se l’accordo avesse funzionato. Al contrario, l’Iran ha sfruttato l’accordo per espandere il suo potere fuori dai confini nazionali e aumentare le minacce missilistiche verso i vicini, alleati degli Stati Uniti; Trump non avrebbe messo i Pasdaran nelle liste delle organizzazioni terroristiche, se i Pasdaran – dalla loro creazione ad oggi – non avessero fatto altro che lasciare scie di sangue alle loro spalle, colpendo centinaia di volte gli obiettivi americani fuori dai confini iraniani.

Per quanto riguarda la Lincoln, Trump non avrebbe deciso di schierarla in Medioriente, se i Pasdaran non avessero in questi giorni minacciato direttamente di chiudere lo Stretto di Hormuz. A farlo, si badi bene, e’ stato il 22 aprile Alireza Tangsiri, capo del Corpo Navale delle Guardie Rivoluzionarie. L’Iran, infatti, vede tutto lo Stretto di Hormuz come una zona sotto il suo diretto controllo. Questo nonostante il fatto che la maggior parte del traffico marittimo passa attraverso le acque territoriali dell’Oman e nonostante la Convenzione ONU  sul Mare (“UNCLOS”), che tutela espressamente la libera circolazione marittima e garantisce il libero passaggio attraverso gli Stretti (articolo 37). Ergo, va detto chiaro: minacciare di chiudere lo Stretto di Hormuz e’ gravissimo e farlo concretamente rappresenta addirittura un vero e proprio casus belli.

Per quanto concerne Hormuz, quindi, l’amministrazione americana prende seriamente le minacce iraniane. L’Iran e’ conscio del rischio che correrebbe se chiudesse totalmente Hormuz. Per questo, le minacce di chiusura totale dello Stretto, sono qusi vuote. Cio’ che invece e’ terribilmente possibile – a cui sembra che i vertici militari iraniani stiano pensando – non e’ di chiudere totalmente Hormuz, ma di rallentarne il traffico commerciale. Questo provocherebbe un aumento generale dei prezzi, con un effetto negativo sull’economia globale. Di questo aumento dei prezzi beneficerebbe direttamente il regime iraniano – e non solo – perche’, pur esportando meno petrolio, lo farebbe ad un prezzo al barile piu’ alto. 

Ancora una precisazione: chi sostiene che Trump vuole un regime change in Iran, sbaglia alla grande. Se l’effetto delle sanzioni americane e della politica di “massima pressione” verso Teheran fosse un regime change, sicuramente nessuno piangerebbe a Washington. Ma il principale obiettivo del Presidente americano con Teheran, e’ costringere il regime iraniano ad un nuovo negoziato – pubblico – con la Casa Bianca, per inserire nel JCPOA, tutto cio’ che Obama ha colpevolmente lasciato fuori, ovvero: missili, attivita’ regionali iraniane e assenza di scadenza all’accordo nucleare. Come suddetto, l’Iran ha usato l’accordo di Vienna per aumentare le interferenze regionali, portare avanti il programma nucleare clandestinamente e intensificare le minacce ai vicini. Ancora una volta, intendiamoci: se l’Iran fosse stato al suo posto, a quest’ora niente sarebbe cambiato.

Conclusioni: il peggior nemico dell’Iran non e’ Trump, ma il regime che lo governa e i suoi puppet internazionali!

Infographic: Strait Of Hormuz Shipping Lanes

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Ora c’e’ la prova, dalla voce stessa di un rappresentante di primo piano del regime iraniano: la Mezzaluna Rossa iraniana (IRCS) e’ solamente di facciata una organizzazione umanitaria, ma in realta’ e’ una realta’ al servizio della Forza Qods, unita’ speciale dei Pasdaran comandata da Qassem Soleimani.

In una intervista televisiva, l’ex Generale Pasdaran Saeed Ghasemi ha pubblicamente dichiarato di aver visitato la Bosnia negli anni ’90, indossando la divisa della IRCS, unicamente al fine di addestrare i combattenti islamisti in Bosnia coperto diplomaticamente da una “uniforme umanitaria”. Nella stessa intervista, quindi, Ghasemi sostiene che gli americani hanno gia’ scoperto quanto da lui ammesso solamente oggi.

Nella stessa intervista, Ghasemi ammette che in Bosnia ha combattuto al fianco di al-Qaeda e che i terroristi di Bin Laden “hanno imparato da noi”. L’ennesima conferma di quanto si dice da anni, ovvero che i legami tra Iran-Hezbollah e al-Qaeda, nonostante le differenze teologiche tra sciiti e sunniti, sono antichi e consolidati.

Ovviamente, poco dopo la messa in onda dell’intervista, sia il portavoce dei Pasdaran Ramazan Sharif che il Presidente Rouhani, si sono affrettati a negare tutto. C’e’ pero’ poco da negare, anche perche’ quanto affermato da Ghasemi, fa il paio con un altro documento esclusivo – che vi mostriamo in basso – che dimostra come, nel 2003, il regime iraniano abbia usato la Mezza Luna Rossa, per coprire le azioni della Forza Qods in Iraq.

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Nel documento, firmato dal potente Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (di cui Rouhani stesso era parte) e firmato il 19 aprile 2003, e’ scritto chiaro e tondo che “al fine di aiutare la popolazione , le necessita’ urgenti degli iracheni devono essere coordinati con la Forza Qods…”. Come noto, qualche anno dopo ci fu una nota telefonata del terrorista Qassem Soleimani al Generale americano Petraeus in cui Soleimani dichiarava senza mezzi termini che lo stesso Ambasciatore iraniano in Iraq, era un uomo della Forza Qods.

 

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In questi giorni il tema delle Alture del Golan, e’ ritornato al centro dell’attenzione internazionale. Il Presidente americano Trump ha ufficialmente riconosciuto la parte del Golan in mano ad Israele, come parte del territorio israeliano. Una mossa che, come previsto, ha visto la contrarieta’ dei Paesi arabi, del regime iraniano (e della Siria chiaramente), ma anche quella dell’Unione Europea.

Per la UE, ha parlato Federica Mogherini che – come previsto – ha affermato che l’Unione si attiene al diritto internazionale, rifiutando quindi di riconoscere la sovranita’ israeliana su quell’area. Vogliamo quindi soffermarci su due aspetti della presa di posizione della Mogherini: la questione relativa al diritto internazionale e quella – piu’ importante – relativa alla questione geopolitica.

Sul tema del diritto internazionale, il nodo dello scontro e’ la risoluzione 242 delle Nazioni Unite, approvata dopo la guerra del 1967. In quella risoluzione, assai controversa, si chiedeva il ritiro israeliano dai “territori occupati nel recente conflitto”, ma si chiedeva anche “la fine di ogni belligeranza e il rispetto della sovranita’, dell’integrita’ territoriale e dell’indipendenza” di ogni Stato dell’area. I Paesi arabi usarono solo il primo punto della risoluzione, mentre Israele mise il secondo punto al centro dell’analisi, sottolineando come non era possibile un ritiro senza delle garanzie chiare. Insomma, un gioco a somma zero.

Analizzare la questione del Golan solamente dal punto di vista del diritto, pero’, e’ estremamente limitativo e da ignoranti. Non solo perche’, oggettivamente, la parte del Golan in mano israeliana e’ stata risparmiata in questi anni dalla folle guerra siriana, ma soprattutto perche’ – dal 2011 ad oggi – il regime iraniano e’ direttamente intervenuto nella guerra in Siria e sta costantemente provando (anche per mezzo di Hezbollah) a far diventare il Golan siriano un avamposto di Teheran nel mondo arabo.

Senza affrontare questo nodo geopolitico, parlare di diritto internazionale, reagire al riconoscimento di Trump o altre azioni simili, rappresentano solo reazioni politiche vuote, che dimostrano – ancora una volta – l’inconsistenza della UE in politica estera. Bruxelles e’ libera di non riconoscere la sovranita’ israeliana in quell’area, questo non e’ il problema vero. Il tema centrale pero’ e’ il fatto che, mettersi a parlare del Golan israeliano quando per anni la UE – ovvero la signora Mogherini – e’ rimasta zitta davanti all’avanzata di Teheran nel Golan siriano, e’ ridicolo e pericoloso.

Senza un ritiro del regime iraniano e dei suoi proxy dalla Siria, nessuna pace regionale sara’ possibile. Questo lo ha capito persino la Russia, che ha inviato il suo Ministro della Difesa a Damasco, per dirlo in faccia ad Assad. Ovviamente, solo la Mogherini – l’amica personale di Zarif – non lo ha capito. Perche’? Perche’ e’ indatta a ricoprire quella posizione. Punto!

Le basi iraniane in Siria

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L’ONU e l’UE hanno avviato una campagna contro le nuove sanzioni americane contro l’Iran. L’Unione Europea – prima sostenitrice Mogherini – ha avviato la creazione di un vero e proprio meccanismo legale, con lo scopo dichiarato di violare le sanzioni americane, garantendo il business delle compagnie europee intenzionate a fare affari in Iran. La Corte Internazionale di Giustizia, a sua volta, ha dichiarato illegali le sanzioni americane per quanto concerne i beni umanitari e l’aviazione civile.

Tutto questo, ufficialmente, ha uno scopo nobile: tutelare la popolazione civile iraniana. Peccato che, oltre al nobile scopo, non ci sia molto di piu’, se non il solo interesse di continuare a fare affari con la Repubblica Islamca. Un caso su tutti dimostra la totale indifferenza di coloro che si schierano contro le nuove sanzioni americane: i prodotti farmaceutici in Iran.

Secondo quanto dichiarato dagli stessi rappresentanti del regim iraniano, c’e’ oggi nella Repubblica Islamica una mancanza di farmaci importante. Peccato che, questa mancanza, ha poco o nulla a che fare con le sanzioni americane. Questa mancanza riguarda quasi per intero due aspetti:

  1. le decisioni della Banca Centrale iraniana: come sottolineato da Nasser Riahi, Presidente dell’Unione Farmaceutica iraniana, la mancanza di farmaci avuta in Iran di recente, e’ causa non delle sanzioni, ma del divieto della Banca Centrale iraniana di stanziare valuta estera per tempo. Il governo offriva trasanzioni non in euro (ma in Yuan), ma le transazioni per l’import erano previste proprio in euro;
  2.  il sistema economico iraniano vede presenti in tutti i settori le Fondazioni religiose (Bonyad) e i Pasdaran. Un esempio su tutti e’ la Bonyad Nur, fondazione religiosa creata nel 1999 e direttamente coinvolta nell’import di zucchero, materiale da costruzione e prodotti farmaceutici. Questa Bonyad e’ direttamente controllata dalla potentissima Bonyad-e Mostazafan va Janbazan, la Fondazione dei Martiri e dei Disabili. Fondazione che, fino a poco tempo fa, era presieduta da Mohsen Rafighdoost, fondatore dei Pasdaran. Solo per il settore farmaceutico la Fondazione Nur – di cui Rafighdoost e’ stato anche direttore – si garantiva un business di almeno 200 milioni di dollari! Senza contare che – secondo la Rand Corporation – questa Fondazione aveva un ufficio a Teheran, direttamente implicato nel programma nucleare del regime!

Discorso simile per l’aviazione civile. Facile e giusto parlare della sicurezza dei voli civili e la sicurezza di coloro che viaggiano sui voli iraniani. Tutto bello e apparentemente perfetto. Peccato che, ne l’Unione Europea, ne tantomeno la Corte Internazionale di Giustizia, abbiamo mai toccato il fatto che il regime iraniano usa i vettori civili per trasportare armamenti per le organizzazioni terroristiche – in primis Hezbollah – e soprattutto per inviare jihadisti sciiti in Siria e in Iraq. Cio’, in piena violazione delle normative internazionali riguardanti l’aviazione civile che, per l’appunto, non puo’ essere usata a fini militari.

Ecco dimostrato come, dietro tanto umanitarismo, ci sia tanta, troppa ipocrisia. Alla fine, senza controlli e senza garanzie, questi metodi per bypassare le sanzioni iraniane, non faranno altro che favorire il business delle Fondazioni religiose e dei Pasdaran. Soldi che, indirettamente, saranno usati poi per finanziare il terrorismo internazionale!

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Mentre l’Ambasciata d’Italia in Iran non fa che promuovere le relazioni commerciali con Teheran e mentre la Mogherini studia sistemi per aggirare le sanzioni americane con la benedizione dell’UE, lo stato dell’economia iraniana e’ sempre piu’ deprimente.

Secondo l’economista Ibrahim Zaraghi, la popolazione iraniana detiene unicamente il 4% della ricchezza del Paese. Oltre la meta’ della popolazione, quindi, non e’ proprietaria della sua abitazione e spende almeno 2/3 degli introiti per pagare un affitto. Per la cronaca, questi sono dati forniti dal sito Javan Online).

Nel frattempo – a dispetto delle promesse del Presidente Rouhani (che in campagna elettorale prometteva 30 milioni di nuovi posti di lavoro) – l’inflazione nella Repubblica Islamica e’ alle stelle: il 10 ottobre scorso, come il grafico sottostante mostra, ha toccato il valore record di 264% (praticamente piu’ di quello dello Zimbabwe). Nel frattempo, in questi anni – compresi gli anni in cui era in pieno vigore l’accordo nucleare – il tasso di disoccupazione in Iran e’ cresciuto del 22%…

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Perche’ queste discrepanze? Perche’ questi dati economici cosi pessimi? Tutta colpa delle sanzioni americane? Ovviamente no. La colpa principale, come anche le proteste di piazza hanno mostrato, sta nella natura del regime iraniano. Un regime la cui economia, per oltre il 50% e’ in mano a holding legate alla Guida Suprema, alle fondazioni religiose (Bonyad) e soprattutto ai Pasdaran. Miliardi fatti non con lo scopo di far veramente sviluppare l’economia del Paese, ma di passare piccole sovvenzioni ai poveri – cosi da poterli controllare – e soprattutto per finanziare le peggiori iniziative del regime fuori dal Paese (ovvero finanziare il terrorismo internazionale, riciclare denaro e contrabbandare materiale illegale, compreso il narcotraffico).

Una breve analisi dei soldi che Teheran spende per finanziare i Pasdaran e i gruppi terroristici nel mondo – in questo senso per quei pochi dati open source che abbiamo – gia’ mostrano che quasi trenta miliardi di dollari vanno spesi con finalita’ diverse da quelle dello sviluppo del Paese della normale difesa militare.

E’ davvero questo il Paese con cui vale la pena di fare affari?

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La Corte Suprema iraniana ha confermato la condanna a morte per Hedayat Abdollahpour, 25enne curdo, accusato di aver preso parte ad uno scontro a fuoco tra i Pasdaran, e il movimento separatista curdo DPIK, di stanza nel nord dell’Iraq.

La follia di questa condanna e’ che, secondo quanto dichiarato dall’avvocato del condannato, Hossein Amadiniaz, un giudice della Corte Suprema iraniana ha esplicitamente ammesso che Hedayat e’ innocente e che non ha avuto nulla a che vedere con lo scontro a fuoco. Nonostante cio’, la conferma della pena capitale e’ frutto – avremme ammesso lo stesso giudice – delle pressioni delle forze militari e di sicurezza iraniane.

Inizialmente, infatti, la Corte Suprema aveva cancellato la condanna a morte per Hedayat Abdollahpour. Il 18 gennaio scorso, pero’, Abdollahpour e’ stato nuovamente condannato a morte dalla Sezione 2 del Tribunale Rivoluzionario di Oroumiyeh. Per lui, l’accusa era sempre quella di “cooperazione con un gruppo di opposizione curdo”. La Corte Suprema, stavolta, ha confermato la condanna alla pena capitale con una sentenza emessa il 7 ottobre scorso.

Per la cronaca, Hedayat e’ un meccanico ed e’ stato chiamato dalle parti del villaggio di Oshnavieh, per riparare una automobile. Arrivato li, si e’ trovato nel mezzo di uno scontro a fuoco, in cui non ha in alcun modo preso parte.