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Finalmente una notizia positiva, una notizia che merita di essere sottolineata con gioia e pubblicamente elogiata. Il Consiglio Regionale del Piemone, ha approvato l’11 Novembre scorso, un Ordine del Giorno che testualmente, invita  il Governo “a farsi parte attiva nelle sedi internazionali, tra cui le Nazioni Unite, al fine di adottare politiche finalizzate a fermare le esecuzioni capitali nel paese. Ancora più importante, lo stesso documento, ritiene che sia necessario “valutare l’ipotesi di condizionare ogni negoziato e ogni rapporto commerciale con l’Iran all’arresto delle impiccagioni e al rispetto dei diritti umani (Consiglio Regionale Piemonte).

L’ordine del giorno, approvato dall’intero consiglio, ha visto come primo firmatario Mauro Laus, membro del Partito Democratico, Presidente dell’Assemblea Regionale e del Comitato regionale per i diritti umani. Si tratta di una iniziativa davvero importante perché, a dispetto degli interessi economici che anche il Piemonte ha nel nuovo business con la Repubblica Islamica, pone la questione economica in secondo piano, rispetto alla necessaria precondizione del rispetto dei diritti umani da parte del regime clericale iraniano.

Riteniamo che il Piemonte, in questo senso, debba rappresentare un modello per tutte le regioni italiane. Tutte le Assemblee Regionali presenti in Italia, infatti, debbono fungere da pressione sul Governo centrale italiano e sui gruppi di potere economici, affinché non si dimentichi la sofferenza del popolo iraniano e i rischi di un business con Teheran senza chiare leggi e valori. Rischi a cui incorrono direttamente gli imprenditori italiani, invitati a fare affari con l’Iran, senza conoscere la realtà di quel Paese, l’alto livello di corruzione (Transparency) e la guerra interna tra le diverse fazioni politiche (The Rise of Pasdaran).

Lanciare gli imprenditori italiani nella mischia senza norme sicure, oggi inesistenti, significherebbe unicamente esporli al rischio di essere cacciati (o peggio arrestati) da parte di gruppi di potere economici, quali i Pasdaran, non intenzionati a dividere il loro business con gli Occidentali! 

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Forse non molti lo sanno, ma nel Parlamento italiano esiste un Gruppo di Collaborazione Parlamentare Italia – Iran. Un Gruppo il cui scopo dichiarato, dall’elezione di Hassan Rouhani ad oggi, e’ quello di promuovere nuove relazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran. Per quanto ci riguarda, lo sapete, non siamo del parere che bisogna aprire politicamente ed economicamente a Teheran, perche’ siamo profondamente convinti che – indipendentemente da chiunque venga eletto alla Presidenza – la natura oppressiva del regime iraniano resta sempre la stessa. Nonostante cio’, siamo attenti ad ascoltare le voci esterne e siamo ad elogiare chi, concretamente, si impegna per il bene del popolo iraniano.

Dopo la lettera aperta a Federica Mogherini, oggi vogliamo testare la serietà dell’impegno “verso un nuovo Iran” da parte di questo Gruppo di Collaborazione Parlamentare Italia – Iran. Si tratta di un gruppo formato da cinque deputati, di diversi partiti: Ettore Rosato e Gregorio Gitti del Partito Democratico, Paolo Alli del Nuovo Centro Destra, Deborah Bergamini di Forza Italia e Maria Eedera Spadoni del Movimento Cinque Stelle. Negli ultimi tempi questo gruppo di e’ molto impegnato, anche in collaborazione con l’Ambasciatore iraniano in Italia, per sostenere la necessita’ di ristabilire relazioni diplomatiche importanti con Teheran, sottolineando come il sostegno dell’Italia – e dell’Occidente – sia necessario per ottenere positivi cambiamenti anche all’interno dell’Iran.

Orbene, pur non condividendo, decidiamo di accettare questa affermazione. Allo stesso tempo, pero’, evidenziamo come oltre a dare, e’ tempo anche che l’Occidente – Italia in testa – chieda anche conto al regime iraniano delle sue azioni e dei suoi costanti abusi dei diritti umani. Volontariamente e colpevolmente, evitiamo qui di aprire una lunga lista di abusi dei diritti umani compiuti dal Teheran dall’elezione di Rouhani ad oggi, ed evitiamo inoltre iniziare discorsi sui massimi sistemi. Chiediamo quindi ai deputati del Gruppo Parlamentare Italia – Iran di agire concretamente per ottenere l’immediata scarcerazione di una attivista di primo piano, arrestata ieri e rinchiusa nel carcere di Evin. 

I figli di Narges Mohammadi, dopo aver appreso la notizia dell'arresto della mamma

I figli di Narges Mohammadi, dopo aver appreso la notizia dell’arresto della mamma

Come saprete, stiamo parlando di Narges Mohammadi, una donna di un coraggio unico, simbolo di tutti i cambiamenti che il regime iraniano deve apportare per dimostrare la sua sincera volontà di cambiamento. Narges, infatti, e’ accusata dalle autorità iraniane di tutta una serie di crimini che dovrebbero rappresentare le battaglie dell’Occidente per il popolo iraniano. Tra le imputazioni contro Narges Mohammadi, infatti, troviamo:

– la creazione di un gruppo contro la pena di morte (Step by Step to Stop the Death Penalty), una campagna che dovrebbe andare di pari passo con la Moratoria Universale contro la Pena di Morte, sostenuta in primis dalla diplomazia italiana;

aver manifestato davanti al Parlamento iraniano contro gli attacchi con l’acido alle donne iraniane. Anche in questo caso, la battaglia per i diritti delle donne dovrebbe essere appoggiata senza se e senza ma dall’Occidente. In particolare, da un’Italia che ha aperto al regime iraniano proprio durante il Ministero di Emma Bonino alla Farnesina;

essere la vicepresidente del Centro per i difensori dei diritti umani, un organismo creato dal Premio Nobel Shirin Ebadi, costretta all’esilio per continuare a difendere il popolo iraniano;

aver incontrato l’ex Mrs. Pesc Catherine Ashton nel Marzo 2014, ed aver promosso in quella occasione la necessita’ di rafforzare la societa’ civile iraniana e liberare i leader dell’Onda Verde, costretti agli arresti domiciliari senza neanche aver subito un regolare processo.

La battaglia per la liberazione di Narges Mohammadi, quindi, deve assolutamente essere la battaglia dell’Occidente per pretendere dalla Repubblica Islamica uno standard (minimo…) di tutela dei diritti del popolo iraniano. In particolare, questa battaglia deve essere sostenuta senza se e senza ma da chi, pubblicamente, appoggia l’idea di riportare l’Iran all’interno della Comunità Internazionale. Una Comunità che ha delle regole ben precise, regole costantemente violate dalla Velayat-e FaqihEcco perché, Egregi Deputati del Gruppo Parlamentare di Collaborazione Italia – Iran, riteniamo che questo sia il vostro momento. Oggi potete dimostrare la vostra serietà e il vostro impegno per un Iran diverso. Come detto, non crediamo alla volonta’ del regime iraniano di cambiare, ma saremo pronti a riportare e sottolineare il Vostro concreto impegno per ottenere questo cambiamento. Agite ora e chiedete l’immediata liberazione di Narges Mohammadi.

Cordialmente

Collettivo No Pasdaran

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Come vi avevamo annunciato la scorsa settimana, una delegazione di parlamentari italiani (9 tra deputati e senatori) è arrivata in Iran per incontri di alto livello con il regime iraniano. La visita è stata organizzata e annunciata da Hossein Sheikoleslam, attuale consigliere di Ali Larijani, tra coloro che sequestrarono nel 1979 i diplomatici americani a Teheran ed ex ambasciatore a Damasco (con contatti di primo piano con i terroristi di Hezbollah). Oltre alle decine di agenzie di stampa iraniane sulla visita, abbiamo seguito l’attività della delegazione italiana anche attraverso i social network. In particolare, i tweet ed i post dell’Onorevole Ettore Rosato – parlamentare del Pd e capo dell’Associazione di amicizia Italia Iran – ci hanno lasciato senza parole.

Scrivendo in Twitter, Ettore Rosato ha testualmente tweettato il messaggio che vi postiamo sotto. Tra il serio e il faceto (non si capisce bene), Rosato ha rimarcato come a Teheran, Facebook e Twitter sono bloccati. Peccato che, al contrario di quello che Rosato scrive, i social network nella Repubblica Isalmica non sono vietati per tutti.

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Come lo stesso tweet di Ettore Rosato dimostra, i social network funzionano benissimo per gli esponenti del regime e per i politici stranieri, invitati nella Repubblica Islamica per dare una immagine positiva degli Ayatollah. Quello che manca al paradossale Tweet di Rosato. quindi, è proprio la capacità e il coraggio di evidenziare che, mentre i giovani iraniani sono costretti a trovare sistemi per superare la censura del regime, Khamenei, Rohani, Zarif e gli stessi Pasdaran, hanno libero accesso alla Rete, ove quotidianamente diffondono le loro menzogne.

Purtroppo non è finita qui. In queste ore, infatti, è apparso anche un post di Ettore Rosato in Facebook, relativo alla visita della delegazione italiana in Iran. Il post, per essere precisi, ve lo postiamo qui di seguito. Ettore Rosato scrive:

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Come si legge, ahime, lo scopo dichiarato di questa visita dei parlamentari italiani è di approfondire – politicamente ed economicamente – le relazioni diplomatiche tra l’Italia democratica e ed il regime iraniano. Ettore Rosato evidenzia i comuni interessi che Roma e Teheran hanno in Afghanistan, Libano e Siria. Incredibilmente, perciò, il parlamentare del Pd paragona l’attività italiana in questi Paesi – orientata da sempre alla stabilizzazione e alla sicurezza della popolazione civile – con quella del regime iraniano. Con il piccolo particolare che, al contrario del caso italianogli interessi di Teheran in Afganistan, Libano e Siria, sono direttamente collegati alla violenza e al terrorismo. Teheran, infatti, finanzia e addestragruppi terroristi quali i Talebani, Hezbollah e i miliziani al comando di Bashar Bashar al Assad. In questo ultimo caso, quindi, i Pasdaran hanno direttamente salvato il potere del Baath a Damasco, contribuendo alla morte di migliaia di persone e alla fuga di milioni di innocenti rifuguatiDi queste connessioni eversive del regime iraniano, nelle parole di Rosato non c’è traccia. Per quanto concerne il nucleare, le sanzioni e le imprese italiane, forse l’On. Rosato dovrebbe farsi una chiaccherata con i resposabili dell’AIEA, ovvero coloro che continuamente – ancora oggi – hanno rimarcato la dimensione militare del programma nucleare iraniano. Ancora in questi giorni, proprio mentre i deputati italiani stringevano le mani dei rappresentati del regime, i Pasdaran hanno negato l’accesso agli ispettori internazionali al sito militare di Parchin…

Fa dispiacere, infine, venire a conoscenza dell’incontro tra i parlamentari italiani e Ali Akbar Velayati, consigliere particolare della Guida Suprema Ali Khamenei, ex Ministro degli Esteri ed attualmente a capo del potente Centro di Ricerca Strategica. Prima di stringe la mano a personaggi simili, infatti, i rappresentanti italiani avrebbero dovuto informarsi su chi è questo “signore”: come testimoniato dalle inchieste dei magistrati argentini e dall’Interpol, Ali Akbar Velayati nel 1994 fu tra gli organizzatori dell’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires. Il ruolo di Velayati nell’attentato terrorista, 85 morti innocenti, fu denunciato nel 2006 dal giudice Alberto Nisman a cui, per ragioni politiche, fu vietato di testimoniare in merito davanti al Congresso americano. Velayati, come lo stesso Presidente iraniano Hassan Rohani, era parte di una commissione speciale di sei persone che, nel 1993, dette luce verde ad Hezbollah per attaccare il centro ebraico in Argentina. Sapere di rappresentanti di un Paese democratico e liberale al fianco di simili terroristi, addolora e rattrista. Avremmo preferito vedere questi signori al incontrare gli attivisti iraniani, le vedove degli oppositori uccisi o i prigionieri politici attualmente rinchiusi ad Evin…Ma sui diritti umani silenzio tombale…

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L’Italia, lo ha detto il Ministro degli Esteri Bonino, “vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran“. Per questo, ormai da mesi, Roma è capofila dei nuovi rapporti diplomatici tra il regime iraniano e l’Europa. Come noto, quindi, al di là della Bonino, di recente anche l’ex Ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha visitato Teheran, mentre il Direttore Generale dell’ENI Paolo Scaroni, è corso a Vienna per incontrare personalmente il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh. Prossimamente, quindi, una delegazione multisettoriale di imprenditori e accompagnati da parlamentari, partirà dall’Italia per visitare la Repubblica Islamica, stringendo con gli Ayatollah nuovi rapporti economici. In queste ore, quindi, una rappresentanza della Commissione Esteri del Senato italiano sta atterrando all’aeroporto Imam Khomeini per una visita ufficiale di tre giorni. La visita è stata organizzata in seguito all’invito fatto dal dal parlamentare iraniano Alaeedin Boroujerdi. I senatori che arriveranno in Iran sono: Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Esteri, Paolo Corsini (Pd) e Paolo Romani (Forza Italia). 

A questo punto ci chiediamo: ma dove sta puntando l’ago della bussola della diplomazia parlamentare italiana? La domanda sorge spontanea, soprattutto se si analizzano le recenti dichiarazioni e azioni di due dei senatori che arriveranno oggi in Iran. Come non ricordare che solo qualche mese fa, come da noi denunciato, il Senatore Casini su Twitter aveva descritto i fondamentalisti di Hezbollah degli “interlocutori” con cui dialogare, criticando la decisione europea di inserire l’ala militare del Partito di Dio nella lista delle organizzazioni terroriste. Vogliamo ricordare che, solamente negli ultimi mesi, Hezbollah si è macchiato dei peggiori crimini intervenendo nella guerra siriana e uccidendo indiscriminatamente centinaia di civili inermi. 

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Sul suo profilo Facebook, inoltre, Casini fu tra i primi politici italiani a giudicare positivamente l’elezione di Rohani. A distanza di mesi, però, vorremmo ricordare al Senatore che in Iran non è cambiato nulla e che, al contrario, le pene capitali e le persecuzioni contro le minoranze (cristiani in testa) sono drammaticamente aumentate. Ci auguriamo che il Senatore Casini, durante i suoi incontri in Iran, ricordi ai rappresentanti di quel regime che la via per il dialogo passa, primariamente, per il rispetto dei diritti umani di ogni iraniano, senza distinzione di sesso, colore politico, religione o etnia…

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Anche il Senatore Paolo Romani, ex Ministro dello Sviluppo economico, non è stato da meno: cinque mesi fa, incredibilmente, Paolo Romani si è recato in Corea del Nord, assistendo personalmente alla parata in onore di Kim Jong Un, applaudendo diverse volte il dittatore nordcoreano (vedere per credere il video ai minuti 1.31, 2.22, 2.33 e 2.42). Vogliamo ricordare che, solo per il nuovo anno, come buon augurio per il mondo, il dittatore Kim Jong Un ha minacciato di compiere una vera e propria strage nucleare in caso di guerra. Nel secondo video, invece, potrete vedere l’annuncio della TV di Stato della visita dei parlamentari italiani a Pyongyang: il nome di Paolo Romani viene scandito dall’annunciatrice molto chiaramente….

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Leggendo queste notizie e vedendo i video, sembra davvero che la bussolo dalla diplomazia parlamentare italiana stia sbagliando strada, portando alcuni rappresentanti a stringere mani di personaggi responsabili di atroci crimini e a capo di regimi che abusano dei diritti umani e negano le libertà fondamentali di cui ogni essere umano dovrebbe godere.