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Il 18 settembre, il Parlamento europeo ha approvato una durissima mozione – sostenuta da tutti i gruppi – in cui viene duramente criticato il regime iraniano per i suoi continui abusi dei diritti umani.

La risoluzione, in particolare, attacca duramente Teheran per gli abusi contro le donne, per gli arresti e le condanne delle attiviste che hanno protestato contro il velo obbligatorio (32 arresti nell’ultimo anno), per il divieto di ingresso alle donne negli stadi, per l’arresto dei sindacalisti, per la detenzione di cittadini iraniani in possesso di doppia cittadinanza (tra cui Ahmadreza Djalali), per non aver ratificato la Convenzione Internazionale contro le Discriminazioni verso le Donne (adottatta da Teheran nel 1979, ma mai ratificata), per la condanna degli avvocati difensori dei diritti umani (tra cui Nasrin Sotoudeh, condannata a 38 anni di carcere), per l’uso costante della pena di morte (anche contro minori), per il drammatico stato detentivo dei prigionieri politici (a cui sono negate le cure mediche) e per le leggi in vigore in Iran che permettono di reprimere i dissidenti politici o che negano agli incriminati il diritto di avere una difesa legale opportuna.

Nella parte finale, la Risoluzione incoraggia le Ambasciate europee accreditate in Iran, ad agire nel rispetto delle Linee Guida UE sulla Difesa dei Diritti Umani, al fine di sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani – in particolare le donne – dagli abusi costanti del regime. Purtroppo, troppe Ambasciate europee a Teheran, dimenticano questo impegno preso nel 2008, al fine di portare avanti un fallace appeasment verso un regime fondamentalista, razzista e misogino. Un appeasement che, purtroppo, e’ stato consentito con la benedizione di Federica Mogherini, ovvero colei che per prima avrebbe dovuto sosnetere le Linee Guida UE sui diritti umani, ma che ha preferito i sorrisi di Zarif ai valori europei.

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Lentamente, con una fatica incredibile, il pericolo iraniano inizia ad essere percepito anche in Europa. Cio’ sta avvenendo non solamente perche’, fattualmente, il regime iraniano sta mettendo a rischio la sicurezza nazionale di diversi Paesi europei, provando – e fortunatamente (ad ora) fallendo – ad organizzare attentati contro oppositori del regime. Sta avvenendo anche perche’, proprio i rappresentanti europei, si accorgono che e’ dall’Iran che avvengono i peggiori attacchi alle liberaldemocrazie, con la diffusione di disinformazione e attacchi informatici.

Il 22 gennaio scorso, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui gli europarlamentari hanno “duramente condannato l’intesificazione delle azioni aggressive di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord” nel campo della disinformazione. Tali azioni, vengono considerati dagli eurodeputati come rischiose per “i principi delle democrazie europee per le sovranita’ dei Paesi partner orientali”, avendo una influenza sulle elezioni politiche, aumentato il sostegno a movimenti estremisti. In questa risoluzione, gli europarlamentari chiedono anche alla Signora PESC – ovvero alla Mogherini – di prendere adeguate contromisure davanti a queste minacce.

Il 28 gennaio scorso, quindi, l’ENISA European Union Agency for Network and Information Security – ha rilasciato un report in cui ha denunciato come le principali minacce cyber, di spionaggio, furto di dati sensibili e disinformative alla UE, arrivino proprio dall’Iran (insieme a Russia e Cina).

Davanti a queste minacce, purtroppo, la Mogherini sembra immobile. Solo dopo le forti pressioni di diversi Paesi europei direttamente attaccati, la UE ha accettato di approvare nuove sanzioni contro Teheran, tra le altre cose colpendo solamente una unita’ di intelligence iraniana e non tutta l’Agenzia. Sono risposte troppo deboli, portate avanti da una “Ministro degli Esteri europeo”, che ha chiaramente una posizione filo iraniana.

E’ tempo di bloccare ogni appeasement verso Teheran, bloccando soprattutto ogni ipotesi di approvazione di meccanismi UE, che permattano di aggirare le nuove sanzioni americane! L’Italia, per parte sua, deve ignorare la Mogherini, considerare la pericolosita’ di queste minacce e prendere parte alla Conferenza sul Medioriente, che l’Amministrazione USA sta organizzando per il prossimo 13-14 febbraio a Varsavia!

 

 

Con 84 voti a favore, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna il regime iraniano, per gli abusi dei diritti umani. La risoluzione, in particolare, condanna Teheran per le discriminazioni di genere e contro le minoranze etniche e religiose e chiede immediatamente al regime iraniano di smettere gli abusi contro i prigionieri politici.

La risoluzione e’ stata proposta nell’ottobre scorso da vari Paesi, tra cui anche l’Italia che, durante la votazione, ha confermato il suo parere positivo. Come il grafico mostra, a fianco di Teheran si sono schierati diversi Paesi, la maggior parte dei quali ben lontani da ogni standard minimo di rispetto della democrazia e dello Stato di Diritto.

La condanna dell’UNGA si aggiunge a quella approvata due giorni fa dal Parlamento europeo. In quel caso, i Parlamentari europei hanno chiesto a Teheran l’immediata scarcerazione dell’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, hanno espresso la loro simpatia verso la lotta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio e hanno impegnato la Mogherini a farsi carico non soltanto della richiesta di scarcerazione della Sotoudeh, ma anche della necessita’ che la Repubblica Islamica rispetti i diritti umani.

Un impegno che, dubitiamo, la Mogherini rispettera’…

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Dopo l’appello di ieri, firmato dai parlamentari italiani, oggi esce un nuovo appello contro il regime iraniano, questa volta sottoscritto da 265 membri del Parlamento europeo (link).

Si tratta di un appello durissimo, che condanna Teheran non solo per le esecuzioni capitali – il 55% delle esecuzioni mondiali avviene in Iran – ma anche per l’assenza dei diritti delle donne e per il massacro degli oppositori politici compiuto nel 1988. In tema di pena di morte, per la cronaca, l’appello ricorda che questa pratica e’ sostenuta dallo stesso Presidente Rouhani, che le ha definite parte della “legge Divina”.

La parte più forte dell’appello, e’ quella finale, ove si chiede esplicitamente di inserire le Guardie Rivoluzionarie iraniane – i famosi Pasdaran – nella blacklist dell’Unione Europea, non solo per il sostegno al terrorismo, ma anche per il capillare controllo dell’economia iraniana.

L’appello, fortunatamente, e’ stato firmato anche da numerosi deputati italiani tra i quali ricordiamo: Barbara Spinelli, Remo Sarnagiotto, David Sassoli, Salvatore Domenico Pogliese, Aldo Patriciello, Alessia Maria Mosca, Fulvio Martusciello, Elena Gentile, Elisabetta Gardini, Lorenzo Fontana, Raffaele Fitto, Paolo De Castro, Andrea Cozzolino, Silvia Costa, Mercedes Bresso, Nicola Caputo e Renata Briano (link).

Stasera, come riportato dalla stampa, arriverà in Italia il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. A giudicare dai due appelli pubblicati in questi giorni, riteniamo sia un dovere da parte del Ministro Alfano e del Premier Gentiloni, riportare a Zarif le richieste dei legislatori italiani ed europei. 

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Qualche giorno fa l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’UE, Federica Mogherini, si è recata a Teheran nuovamente. Neanche a dirlo, la Signora Mogherini non è atterrata nella Repubblica Islamica per lamentare e protestare contro gli abusi del regime, ma per ribadire pubblicamente la sua periodica riveranza al regime khomeinista. Sempre scontato, al contrario di quanto accade quando si reca in altri Paesi mussulmani, la Mogherini è giunta a Teheran velatissima, come piace al suo amico Javad Zarif (EU External Action).

Peccato che la stessa riverenza che i burocrati di Bruxelles riservano ai fondamentalisti iraniani, non sia ricambiata in alcun modo. Anzi, pochi giorni dopo la visita della Mogherini, le autorità iraniane hanno eseguito una sentenza medievale e vergognosa, cavando un occhio ad un detenuto. Questo, secondo la norma della Sharia del Qisas, ovvero dell’occhio per occhio, dente per dente. Una pratica barbara, che il regime iraniano porta avanti liberamente, nonostante il supposto dialogo sui diritti umani avviato con la stessa UE e con l’Italia. Specchietti per le allodole, utili solo a giustificare il nuovo business con un regime impresentabile al mondo civile. Il fatto gravissimo, per la cronaca, è avvenuto a Qorveh, nel Kurdistan iraniano (Iran Human Rights).

Nel frattempo, il Parlamento europeo ha approvato un documento volto a delineare le relazioni tra UE e Iran, in cui – pur ribadendo la sua contrarietà alla pena di morte e criticando qua e là le azioni del regime  – mette praticamente in secondo piano la questione dei diritti umani nella Repubblica Islamica e il sostegno di Teheran al terrorismo internazionale (ricordiamo che il Dipartimento di Stato USA classifica l’Iran come “primo stato sponsor del terrorismo nel mondo”). Neanche a dirlo, la road map UE, è stata scritta dall’eurodeputato laburista inglese Richard Howitt. Lo stesso partito laburista inglese che, come si ricorderà, ha come segretario quell Jeremy Corbyn, fan di Hamas ed Hezbollah. Per la cronaca, l’eurodeputato Howitt lascerà il parlamento euroepeo a fine anno, per entrare nel settore finanziario

 

 

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Qualcuno ha scritto che “L’Iran conquista Bruxelles” (L’Indro). Un modo per sottolineare il successo del viaggio del Ministro degli Esteri Zarif nella capitale belga, ove ha sede il Parlamento Europeo.

Diciamo che si tratta di una conquista fatta senza combattere, considerando che ormai da anni l’Europa ha abiurato al suo dovere di condanna del comportamento disumano del regime iraniano. L’attuale Mrs. Pesc, l’italiana (sic) Federica Mogherini, e’ probabilmente tra i maggiori rappresentanti di questo colpevole silenzio. Un silenzio che ha mantenuto anche quando Teheran ha sbattuto in cella l’attivista Narges Mohammadi, condannata anche per aver incontrato in Iran la predecessora della Mogherini, Lady Ashton (No Pasdaran).

Qualche eurodeputato ha cercato di sollevare il vergognoso tema dei diritti umani nella Repubblica Islamica, particolarmente quello delle oltre 2200 condanne a morte eseguite dal regime dall’elezione di Hassan Rouhani. Niente da fare: nonostante una generale presa di coscienza della necessita’ di miglioramenti, Zarif ha rigettato il colpo, ma ha difeso a spada tratta le impiccagioni. Non solo: il Ministro degli Esteri iraniano ha sottolineato che, la maggior parte delle condanne a morte in Iran, sono emesse per reati legati al traffico di droga. Quindi, la naturale conseguenza di questo dato e’ che l’Europa deve aumentare i fondi all’Iran per combattere il narcotraffico. Un modo come un altro per chiedere all’Unione di rendersi complice delle violazioni delle normative internazionali di cui l’Iran e’ responsabile (Iran Human Rights).

E’ necessario ricordare infatti che, secondo le Nazioni Unite, l’uso che l’Iran fa dello strumento (medievale) della pena di morte, e’ contrario a tutte le normative sinora approvate. Non solo la maggior parte delle condanne a morte sono approvate contro piccoli spacciatori, ma molto spesso riguardano anche minori. Senza contare che la pena di morte e’ usata spesso anche contro gli oppositori politici e religiosi, spesso decisa sotto l’accusa di moharebeh (guerra contro Dio). Ricordiamo, a tal proposito, che l’ultimo report di Nessuno Tocchi Caino, definisce l’Iran il “Paese Boia del 2015”, in considerazione del rapporto tra numero di esecuzioni capitali e numero di abitanti (NTC).

D’altronde, a dispetto delle bugie dello stesso Zarif davanti agli europarlamentaricome dimenticare che il primo a difendere l’uso spasmodico della pena di morte, fu proprio lo stesso Hassan Rouhani, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera nel novembre del 2015 (Iran Human Rights). Ovviamente, anche in quel caso, nessun giornalista e politico italiano ricordo’ a Rouhani che, a dispetto di tutti i detenuti impiccati, il traffico di droga continua a non diminuire ai confini dell’Iran. Cosi come nessuno ha chiesto lumi al Presidente iraniano, in merito al coinvolgimento dei Pasdaran nel traffico di droga e al rapporto tra Iran-Hezbollah e i cartelli della droga in America Latina (Business Insider).

Non solo: con la benedizione europea, l’Agenzia ONU contro il Narcotraffico ha aumentato i finanziamenti al regime iraniano, rendendoci tutti complici degli abusi di Teheran. Ora una domanda: ma l’Italia non era il capofila della Moratoria Internazionale Contro la Pena di Morte? Ah già, era…

Dedicheremo all’audizione di Zarif – e alle numerose e gravi bugie da lui dichiarate – altre analisi nei prossimi articoli.

La risposta di Zarif sulla pena di morte dal min. 57.23

 

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Dopo anni di lotte, denunce, oppressioni e arresti assurdi e ingiustificati (vedi caso Ghoncheh Ghavami), il regime iraniano e’ stato costretto ad aprire un dibattito in merito ai diritti delle donne iraniane, considerate legalmente meta’ degli uomini. Nel merito, il dibattito odierno nella Repubblica Islamica verte su due principali argomenti: 1- il velo obbligatorio; 2- la presenta delle donne all’interno degli stadi (durante eventi sportivi maschili). Per quanto concerne il velo, nonostante il dibattito in corso, poco o nulla e’ stato realizzato. Vogliamo ricordare che, sin dalla decisione di Khomeini di imporre l’hijab obbligatorio, molte donne iraniane – da anni emancipate – si sono ribellate, iniziando a vestire il copricapo islamico in maniera alternativa, lasciando scoperta una parte dei capelli sopra la fronte. Nonostante le reazioni rabbiose dei Mullah, l’establishment religioso ha potuto poco o nulla in aree metropolitano come Teheran, dove la voglia di libertà e’ sempre stata più marcata. Oggi nella Repubblica Islamica il dibattito sul velo e’ stato rilanciato con forza, grazie alle pressioni internazionali, cresciute soprattutto dopo la creazione della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (la Mia Liberta’ Rubata), in prima fila nella lotta al velo obbligatorio (una dimostrazione del valore dell’attivismo internazionale).

Per quanto concerne la presenza delle donne negli stadi, invece, sono cominciate delle parziali aperture (dopo decenni di repressione). Queste aperture, purtroppo, sono limitate e non riguardano sport amati in Iran come il calcio. Proprio l’esclusione delle donne dalla possibilità di vedere partire di calcio maschili, fu il tema del film Offside del regista Jafar Panahi, oggi costretto agli arresti e impedito della possibilità di svolgere liberamente il suo lavoro. Nonostante tutto, consapevoli di avere a che fare con un regime fondamentalista, e’ sempre meglio ottenere queste piccole aperture che nulla.

Queste piccole finestre di libertà nella Repubblica Islamica, purtroppo, stanno scatenando le ire funeste degli ambienti ultra-religiosi, disposti a tutto pur di evitare ogni sorta di apertura che metta a rischio il loro potere sulla società. Va rilevato, dato importante, non si tratta di fazioni minoritarie, ma di organizzazioni addestrate e armate come i Basij (milizia controllata dai Pasdaran) e gli Hezbollah, gli stessi responsabili degli attacchi con l’acido contro le donne malvelate. Attacchi per cui, ancora oggi, nessuno ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, le proteste di piazza scaturite per quegli attacchi, sono state duramente represse e una importante attivista per i diritti delle donne, Narges Mohammadi, si trova oggi in carcere. Dopo l’annuncio delle parziali aperture da parte del regime, infatti, questi gruppi paramilitari si sono scatenate, minacciando durissime ritorsioni in caso di apertura degli stadi alle donne. 

Qui di seguito vi riportiamo due reazioni, entrambe pericolose e vergognose. La prima, denunciata da My Stealthy Freedom e altri media in Farsi, mostra un cartellone apparso all’interno della Repubblica Islamica. Dopo l’annuncio da parte del regime delle parziali aperture degli stadi alle donne, i Basij e gli Hezbollah hanno affisso un cartellone in cui si dicono disposti a  “versare il loro sangue, per vietare alle donne l’ingresso negli stadi”. Considerando gli attacchi con l’acido avvenuti ad Isfahan e altre citta’ iraniane (e l’assenza di punizioni per gli autori), la minaccia va presa molto sul serio.

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La seconda immagine, invece, arriva addirittura da Qalamoun, in Siria. Qui Hezbollah – sotto gli ordini di Teheran – e’ impegnato nella guerra al fianco del macellaio Bashar al Assad. Nonostante i combattimenti nell’area, questo jihadista sciita trova il tempo per scattarsi una foto con un messaggio indirizzato alle donne mussulmane: “il vostro hijab, vale più del mi sangue”. Considerando la centralità della cultura del martirio propria del Khomeinismo, un messaggio simile fa ben capire fino a dove siano disposti ad arrivare i Pasdaran, per bloccare i cambiamenti culturali richiesti dalla popolazione iraniana (foto sotto).

Riportiamo infine le polemiche di questi giorni contro la eurodeputata Marietje Schaake: unica donna di una delegazione del Parlamento Europeo che ha visitato l’Iran il 6 e il 7 giugno, la Schaake si e’ presentata nella Repubblica Islamica vestendo il velo in maniera “alternativa” (qui le foto). Questa scelta ha provocato le proteste di numerosi parlamentari iraniani e hanno costretto la stessa eurodeputata olandese a scrivere sul suo blog che “la strada per l’uguaglianza delle donne in Iran e’ ancora lunga”. Per la cronaca, il sito del Ministro degli Esteri iraniano, riportando l’incontro tra la delegazione UE e il Ministro Zarif, ha puntualmente tagliato Marietje Schaake dalla foto…

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