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La mano repressiva del regime iraniano non sembra intenzionata a fermarsi. Dopo l’arresto di diversi giornalisti, di un noto regista e di tre poeti, ora il regime iraniano ha arrestato il noto vignettista Hadi Heidari. Heidari e’ stato arrestato nel suo ufficio di Teheran, presso il giornale  Shahrvand Daily. Poco prima di essere arrestato, Hadi Heidari aveva pubblicato una vignetta di solidarietà alla città di Parigi, dopo i terribili attentati dei giorni scorso (Iran Human Rights).

Hadi Heidari, 38 anni, e’ laureato in pittura presso l’università di Arte e Architettura di Teheran. Per le sue vignette, Hadi ha gia’ subito in passato la persecuzione del regime ed e’ stato arrestato la prima volta nel 2009, durante le proteste popolari dell’Onda Verde. Il regime lo accuso’ di “propaganda contro lo Stato” e fu liberato solamente dopo due mesi, previo pagamento di 15.000 dollari.

Nel settembre del 2012, quindi, il Pasdaran hanno arrestato nuovamente Hadi Heidari, questa volta per una vignetta da lui disegnata e finita sotto accusa da parte dell’establishment ultra-conservatore. Hadi fu accusato di offendere i veterani della guerra Iran – Iraq. A dispetto delle accuse, Heidari fu assolto nel dicembre del 2012, ma il suo arresto fu la scusa per chiudere il quotidiano Shargh, sgradito ai Mullah. In quella occasione, i Pasdaran arrestarono anche l’editore di Shargh, Mehdi Rahmanian, e lo trasferirono al carcere di Evin (Iran Human Rights).

Vogliamo ricordare che, dopo il terribile attentato contro Charlie Hebdo nel gennaio 2015, il regime iraniano blocco’ i social network e vieto’ una manifestazione di solidarietà alla Francia (No Pasdaran). Ricordiamo infine che, nelle carceri iraniane, languisce da mesi un’altra vignettista Atena Farghadani, arrestata per una vignetta di satira politica in favore dei diritti delle donne e condannata a 12 anni di detenzione (No Pasdaran).

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Impressionante! Solo questa parola merita di essere usata per descrivere il mare di commenti assurdi, seguiti ai criminali fatti di Parigi. Tra le altre cose, e’ stato detto dall’ex Ministro degli Esteri D’Alema, che la politica europea verso Hezbollah e’ stata un errore e che con il Partito di Dio libanese bisogna trattare. Abbiamo sentito, quindi, l’europarlamentare Gianni Pittella, a capo del gruppo socialista, parlare della necessita’ di creare un alleanza con Russia e Iran (Unita’.tv).

E’ questa la strada giusta per eliminare Isis? E’ questa la via per convincere i potenziali futuri jihadisti europei ad abbandonare il loro amore per lo Stato Islamico? Beh, se qualcuno la pensa veramente cosi, allora e’ bene che si abitui – ancora di più – a vivere nel conflitto. Perché, di tante possibili opzioni, quella di una alleanza presenziale fra Occidente e Islam sciita, e’ il primo passo verso il successo pieno di Isis. Un primo passo che lo Stato Islamico spera e attende e grazie al quale riuscirà ad aumentare esponenzialmente il successo del suo pazzo proselitismo.

Perché? Perché qualcuno dovrebbe credere a quanto affermato in precedenza? Per due ordini di motivi: 1- un motivo religioso; 2- un motivo storico. Partiamo dalla prima ragione, quella più semplice da spiegare, ovvero la religione. Non lo scopriamo noi, ma e’ cosa ben nota, che Islam Sunnita e Sciita hanno ormai preso due strade totalmente separate. Peggio, dalla nascita del Wahhabismo, Fratellanza Mussulmana e dell’Iran Khomeinista, l’Islam si e’ sempre di più trasformato in Islamismo, rendendo i due opposti politicamente simili, ma totalmente e radicalmente antagonisti. Pensare di risolvere il problema dello Stato Islamico, della sua attrazione verso i fanatici della Salafya in Occidente, e’ davvero privo di senso. Al contrario: maggiormente l’Occidente virerà verso un potenziamento dell’Islam sciita Khomeinista – e ribadiamo la parola Khomeinista – maggiormente il numero di adepti al Califfato aumenterà. Non solo: insieme all’antagonismo dei potenziali jihadisti, ci sara’ quello delle petromonarchie del Golfo, prima fra tutti l’Arabia Saudita. Ogni soluzione diplomatica delle varie crisi mediorientali, quindi, sara’ fragile e probabilmente di breve periodo.

Per quanto concerne la ragione storica, vogliamo evitare di addentrarci negli effetti della rivoluzione islamica del 1979 in Iran. Preferiamo concentrarci, unicamente, sull’attualità contemporanea. Il conflitto tra Sciiti e Sunniti non nasce certo con la guerra siriana. In Siria, pero’, trova una nuova ragione di essere. Peggio: trova la ragione per eccellenza. Purtroppo, grazie al maledetto Califfato e alle incapacità dei sostenitori dell’opposizione laica, la storia della rivoluzione siriana e’ stata ormai capovolta dai protettori di Assad. Cosi, e’ stato dimenticato che se siamo arrivati a questo punto, se gli islamisti sunniti hanno trovato terreno fertile in Siria, e’ stato grazie al macellaio Assad e alle repressioni compiute con il sostegno dell’Iran e di Hezbollah. E‘ stato Teheran ad ordinare ai miliziani sciiti libanesi di entrare nel conflitto siriano, un ordine che ha scatenato ovviamente la reazione del mondo sunnita. E’ stato l’Iran a non permettere la fine del regime di Bashar al Assad, quando ancora la Siria aveva una opposizione credibile e non legata al terrorismo internazionale. Peggio, e’ stato il regime di Bashar al Assad a fomentare la nascita del Califfato, liberando nell’Ottobre del 2011 centinaia di islamisti arrestati dalle prigioni del regime (Newsweek). Un fatto ben noto, spesso volontariamente dimenticato, che aveva come scopo quello di delegittimare l’opposizione siriana (The National). Un progetto sicuramente riuscito, ma sfuggito di mano allo stesso regime. Un regime, quello di Assad, che non si e’ fatto problemi ad evitare volontariamente di bombardare le postazioni di Daesh e che, proprio dai jihadisti di al Baghdadi, ha fatto numerosi affari economici (No Pasdaran).

Spostandoci dalla Siria all’Iraq, anche in questo caso, le conseguenze dell’infiltrazione iraniana nel Paese sono palesi. Dopo il ritiro americano dall’Iraq, infatti, il governo filo-iraniano dell’ex premier al Maliki, ha volontariamente interrotto il sostegno ai Comitati del Risveglio, non rispondendo alle richieste di armamenti fatte dalle tribù sunnite, all’inizio della nuova penetrazione dei miliziani dello Stato Islamico in Iraq. L’attuale Isis – grazie anche ad ex comandanti di Saddam Hussein – nasce in Iraq nel 2006. Quando gli americani si ritirano da Baghdad, pero’, i jihadisti sunniti sono quasi sconfitti, grazie alla politica impressa dal Generale Petraeus e volta a recuperare il ruolo dei sunniti all’interno del Paese. Sotto ordine di Teheran, purtroppo, al Maliki cancella tutto quanto. Svuota di potere i sunniti e i curdi, generando il loro profondo malcontento. Non solo: depotenzia l’esercito iracheno e riempie il Paese di milizie sciiti al servizio di Qassem Soleimani. E’ in questo clima che, dopo essere penetrato nell’anarchia siriana come un cancro, i jihadisti sunniti di al Baghdadi ritornano in Iraq e conquistano Musul nel 2014. Lo fanno quasi senza combattere, con un esercito iracheno in rotta e quasi tutte le tribù sunnite pronte a giurare fedeltà al Califfo per combattere l’infiltrazione di Teheran.

In conclusione: pensare di eliminare lo Stato Islamico con una alleanza preferenziale con la Repubblica Islamica dell’Iran e Hezbollah, non e’ solo sbagliato, ma anche masochista. Sara’ il primo passo verso il baratro e verso il passaggio dello Stato Islamico da un processo di insediamento ad uno di consolidamento. Aprite gli occhi finché siete in tempo!

Milizie Sciite in Iraq, Fonte: Orsam

Milizie Sciite in Iraq, Fonte: Orsam

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Una popolare canzone romana ha un famoso ritornello che fa: “ma che ce frega, ma che c’emporta….Come stranoto, la frase continua con “se l’oste al vino c’ha messo l’acqua“. Nel caso dell’Iran e dell’arrivo di Rouhani in Italia, si potrebbe aggiungere “se i Mullah continuano a reprimereee”…Perché e’ esattamente quello che sta accadendo in questo periodo.

Mentre l’Europa – Roma e Parigi in testa – stanno preparando i tappeti rossi per ricevere il Presidente iraniano, nella Repubblica Islamica non si ferma l’abuso spietato dei diritti umani. L’ultimo a pagarne le spese e’ stato Esmail Gerami Moghaddam, ex membro del Parlamento ed ex portavoce del partito riformista Etemad Melli. Il movimento politico Etemad Melli venne creato da Mehdi Karroubi, leader del Movimento Verde insieme a Mir Hossein Mousavi e Zahra Rahnavard. Dal febbraio del 2011, Karroubi, Mousavi e la Rahnavard sono costretti agli arresti domiciliari, senza alcun contatto con l’esterno e senza aver subito alcun regolare processo.

Esmail Gerami Moghaddam e’ stato arrestato nel luglio del 2015 all’aeroporto di Teheran, mentre ritornava in Iran dopo aver completato un dottorato in India e Malesia  (GaiaItalia.com). Moghaddam aveva lasciato il paese nel 2009, in seguito alla repressione delle proteste popolari, seguite alla falsata rielezione del Pasdaran Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran. Dopo essere stato fermato, l’ex parlamentare riformista e’ stato accusato di “propaganda contro lo Stato”, secondo l’articolo 500 del Codice Penale Islamico.

Senza alcuna prova concreta e contrariamente a quanto scritto anche all’interno del Codice Penale Islamico in vigore in Iran, Esmail Gerami Moghaddam, e’ stato condannato a sei anni di carcere (Iran Human Rights).. Secondo l’articolo 500 del Codice Islamico, infatti, per coloro che sono accusati di “propaganda contro lo Stato”, la pena detentiva deve andare da un minimo di 3 mesi ad un massimo di un anno di carcere (Codice Penale Islamico). Il giudice Salavati, uomo da sempre vicino alle Guardie Rivoluzionarie, non solo ha condannato Moghaddam senza prove, ma ha anche disobbedito alle stesse normative vigenti nella Repubblica Islamica.

Purtroppo, come denuncia l’avvocato di Moghaddam, la Corte Rivoluzionaria iraniana che ha condannato l’ex parlamentare riformista, ha dimostrando anche di non avere alcuna pietà per le sue condizioni di salute. Esmail, infatti, ha da tempo problemi agli occhi e ha perso praticamente il 97% della sua capacita’ visiva. Praticamente, ciò significa che egli non può fare nulla da solo e ha costante bisogno di una assistenza. Per questo, tra le altre cose, anche il dottore del carcere ha fatto presente alle autorità che la struttura non e’ attrezzata per assistere persone come Esmail Gerami Moghaddam.

Concludiamo aggiungendo che Esmail Moghaddam e’ anche un veterano della guerra Iran – Iraq, nota nella Repubblica Islamica come la “Sacra Difesa”. In un Paese dove quel conflitto rappresenta ancora oggi una base fondamentale del potere dei Mullah e dei Pasdaran, la condanna di Esmail e’ un segno chiaro della profondità delle repressioni in atto in questo periodo all’interno dell’Iran.

Per non dimenticare

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La prima pagina del Ya Lesarat al Hossein: il titolo di elogio a terroristi di Parigi

La prima pagina del Ya Lesarat al Hossein, con il titolo di elogio a terroristi di Parigi

Mentre il regime iraniano fa finta di condannare l’attacco di Parigi, nella Repubblica Islamica c’è chi elogia direttamente quanto accaduto l’8 gennaio scorso. Il settimanale Ya Lesarat al Hossein, magazine ufficiale dei miliziani dell’Ansar-e Hizbullah, ha pubblicato in prima pagina un elogio ai terroristi per aver attaccato chi “ha offeso il Profeta Maometto”. Il settimanale descrive l’attacco contro il Charlei Hebdo come “una punizione benedetta”, inviando agli autori della strage “migliaia di ringraziamenti a nome della Nazione Islamica”. L’uscita del settimanale Ya Lesarat al Hossein, si badi bene, non ha ricevuto alcuna critica da parte dei politici iraniani. Gli Ansar-e Hizbullah – con i Basij – sono i responsabili degli oltre 380 attacchi con l’acido contro le donne iraniane, colpevoli di vestire male il velo islamico.

Al contrario, sotto l’attacco dei parlamentari del regime, è finito il giornale Mardom-e Emrouz, complevole di aver pubblicato la fotografia di George Clooney in prima pagina, riportando la condanna dell’attore americano per gli attacchi contro il settimanale satirico francese e il suo elogio per la marcia di Parigi, una manifestazione che ha visto la partecipazione di Musulmani, Ebrei e Cristiani, con la sola voglia di dire “io non ho paura”. Numerosi parlamentari iraniani hanno paragonato questa prima pagina del Mardom-e Emrouz proprio al Charlei Hebdo, accusando il giornale iraniano di sostenere chi offende il Profeta (queste le parole, ad esempio, del Parlamentare Zohreh Tabibzadeh). Il sito Jahannews, quindi, ha chiesto l’intervento degli organi di censura del regime, pretendendo una condanna per blasfemia.

Ricordiamo infine che, l’8 gennaio scorso, il regime iraniano ha impedito ad un centinaio di giornalisti di prendere parte ad un evento di solidarietà per le vittime del Charlei Hebdo.

La prima pagina del Mardom-e Emrouz

La prima pagina del Mardom-e Emrouz

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Come vi abbiamo già detto, il regime iraniano ha teoricamente condannato l’attentato di Parigi. Scriviamo teoricamente perchè, come denunciato dal sito Good Morning Iran, il testo della condanna del Ministero degli Esteri iraniano mette sullo stesso piano l’ideologia barbara dei terroristi con la libertà di espressione delle vittime (giudicata da Teheran eccessiva). Una presa di posizione vergognosa che, indubbiamente, non può rappresentare una vera condanna del terribile attentato di Parigi.

Purtroppo, però, il regime dei Mullah è riuscito a fare di peggio. L’Associazione dei Giornalisti Iraniani, infatti, aveva organizzato un evento di solidarietà per i colleghi del Charlei Hebdo. L’evento di solidarietà si sarebbe dovuto tenere proprio nella sede l’Associazione dei Giornalisti, chiusa dal regime iraniano nell’Agosto del 2009. Quando i coraggiosi reporter iraniani si recati con una candela e dei fuori presso il luogo dell’appuntamento, le forze di sicurezza sono immeditamente intervenute, bloccando ogni iniziativa. A nulla sono serviti i tentativi di convincere i Pasdaran a lasciar passare i giornalisti. Vogliamo ricordare che, nel giugno del 2013, durante la campagna elettorale, il Presidente Rouhani aveva promesso di intervenire personalmente contro la messa al bando dell’Associzione dei Giornalisti. Sinora nulla è accaduto e la magistratura iraniana ha da poco riconfermato la chiusura dell’Associzione e le misure restrittive contro i 4000 iscritti.

Proprio a proposito della magistratura iraniana, dobbiamo riportare la decisione di emettere un ordine di blocco verso tre social networks: Line, WhatsApp e Tango. Tutte applicazione, come noto, create per connettere le persone. Un chiaro simbolo di debolezza del regime e di paura di possibili proteste organizzate da parte della popolazione. Cosi, mentre il mondo si mobilità per la libertà di espressione, al popolo iraniano è sempre piu’ negata ogni possibilità di interagire e di decidere liberamente.

Vi riportiamo, qui sotto, l’intervista della BBC al vignettista iraniano Kianoush Ramezani, costretto a lasciare la Repubblica Islamica dopo le repressioni del 2009. Ramezani dichiara di aver avvisato del pericolo i colleghi del Charlei Hebdo, ricordando loro la minaccia del fondamentalismo islamico e la necessità di stare allerta.

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Protesta davanti all'Ambasciata di Francia a Teheran

Protesta degli studenti oltranzisti davanti all’Ambasciata di Francia a Teheran

Ieri il mondo è rimasto senza parole davanti al terribile – e ripetiamo terribile – attacco di Parigi. contro la redazione del settimanale Charlei Hebdo. Criminali assassini, probabilmente con cittadinanzia europea ed esperienza militari, hanno colpito un simbolo dell’Occidente, uno spazio di libertà aperto alle critiche, ma capace di offrire spunti di riflessione sulla contemporaneità. Dodici persone hanno perso la vita nell’attacco, tra cui anche un poliziotto freddato senza pietà dopo essere stato ferito. Tutta la Comunità Internazionale ha condannato l’episodio e la Francia è scesa in massa in piazza per gridare “mai piu”.

Tra i Paesi che hanno condannato l’attacco c’è stata anche la Repubblica Islamica dell’Iran. Benissimo, diciamo noi, siamo contenti della condanna di Teheran. Al contrario del resto del mondo, però, noi non abbiamo la memoria corta e vogliamo ricordare quanto affermato dal regime clericale iraniano dopo la pubblicazione delle vignette sul Charlei Hebdo. Come ricorderete, quelle vignette provocarono proteste in tutto il mondo islamico. A Teheran gli studenti oltranzisti scesero in piazza cingendo d’assedio l’Ambasciata francese. Non solo: toni rabbiosi furono usati dallo stesso Guida Suprema Ali Khamenei.

Invece di cercare di calmare le acque, Khamenei soffiò pesantemente sul fuoco, condannando tutti i Governi Occidentali e accusandoli di blasfemia contro l’Islam e il Profeta Maometto. Senza badare alle conseguenze delle sue parole, Khamenei espresse apprezzamento per le proteste dei mussulmani nel mondo, in primis quelle organizzate negli Stati Uniti e in Europa. Va ricordato che all’epoca, le proteste di piazza puntarono l’indice non solo contro le vignette pubblicate dal Charlei Hebdo, ma anche contro il film “innocence of Muslim”, un film prodotto da un cittadino copto egiziano. Khamenei bollò il film come un complotto sionista e il Ministero degli Esteri iraniano chiese ufficialmente la messa al bando della pellicola.

Studenti estremisti attaccano l'Occidente, inneggiando Khamenei

Studenti estremisti attaccano l’Occidente, inneggiando Khamenei

Elogiando le manifestazioni violente contro l’Occidente, la Guida Suprema iraniana disse testualmente: “la reazione dura del mondo mussulmano riflette il profondo odio verso il nemico. Si tratta di un importante e magnifico evento che dimostra la grande capacità della Umma (società) Islamica“. Quindi, come cigliegina sulla torta, Khamenei chiese al mondo islamico di restare vigile rimarcando che “al fronte dell’arroganza (l’Occidente) non deve essere permesso di salvare se stesso dalla furia dei Mussulmani“.

Concludendo, quindi, non possiamo non ricordare come una buona dell’humus che ha permesso crimini come quello di Parigi, arrivi proprio da una ideologia fanatica come quella portata avanti dai Mullah iraniani. Fu proprio l’Iran khomeinista il Paese in prima linea nel dichiarare guerra contro coloro che – come liberi pensatori – si permisero di criticare il Profeta Maometto. A pagarne le spese per primo fu lo scrittore Salman Rushdie, contro cui fu l’Ayatollah Khomeini emise una fatwa, tutt’ora valida, invocando la sua morte…Proprio l’autore dei Versetti Satanici ha condannato duramente l’attentato di Parigi dichiarando che “La religione se si combina con le armi moderne diventa una minaccia reale alla nostra libertà. Il totalitarismo religioso ha provocato una mutazione profonda nel cuore dell’islam e ora ne vediamo le tragiche conseguenze a Parigi. Io sto con Charlie Hebdo, come dobbiamo fare tutti, per difendere l’arte della satira che è sempre stata una forza per la libertà e contro la tirannia, la disonestà e la stupidità. Le religioni, come qualsiasi altra idea, hanno bisogno di critiche, di satira e sì, della nostra mancanza di rispetto.”

Il terrorista Nasrallah invoca l’applicazione della fatwa Khomeinista contro Salman Rushdie

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A Ginevra è, per il momento, fallito il negoziato tra l’Iran e il 5+1. Teheran ha puntato l’indice contro Parigi per il fallimento, sostenendo che il Governo francese faccia gli “interessi dei sionisti”. In effetti l’accordo è saltato per l’opposizione del Ministro degli Esteri Fabius, ma i motivi reali dell’opposizione dell’Eliseo sono altri. Tralasciando le naturali ambizioni politiche della Francia, Parigi ha chiesto all’Iran maggiori assicurazioni in merito all’impianto nucleare di Arak – dove Teheran potrebbe produrre una bomba al plutonio – ed in merito alla quantità di uranio arricchito già in possesso del regime iraniano. La risposta dei diplomatici della Repubblica Islamica è stata negativa e il negoziato è terminato senza una firma. Il prossimo round, quello forse decisivo, si terrà probabilmente il 20 novembre sempre a Ginevra.

Nel frattempo, l’Iran ha ribadito chiaramente che non intende retrocendere sulle sue red lines. Davanti al Parlamento iraniano, il Presidente Rohani, ha chiaramente detto che sull’arricchimento dell’uranio e sulla continuazione del programma nucleare, Teheran non ha intenzione di discutere con l’Occidente. Ovviamente, subito dopo il suo intervento, Rohani ha cinguettato su Twitter, divulgando ai media internazionali il verbo. Come si legge, il Presidente iraniano ha la faccia tosta di parlare di diritto internazionale, lo stesso che l’Iran da oltre trent’anni viola quotidianamente…

Il tweet di Hassan Rohani

Il tweet di Hassan Rohani

La questione delle red lines, è stata ribadita anche da altri rappresentanti del regime iraniano, tutti tesi ad evidenziare come Teheran non sia in alcun modo disposto a venire incontro alle richieste internazionali. Un secco no ad ogni sospensione dell’uranio è arrivata dal rappresentante della Guida Suprema presso i Pasdaran, l’Hojjatoleslam Ali Saeedi. Parlando all’agenzia Tasnim, Saeedi ha affermato che il tema dell’arricchimento dell’uranio fa parte delle redline di Teheran è che tale arricchimento deve avvenire all’interno del territorio iraniano.

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Sulla stessa linea si è espresso Hossein Naqavi Hosseini, rappresentante della potente Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera del Parlamento iraniano. Parlando all’agenzia Irna, Hosseini ha affermato che i negoziatori iraniani non supereranno mai le red lines del regime, chiudendo la porta ad ogni possibile cambiamento di posizioni politiche da parte iraniana.

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All’intransigenza politica del regime, si aggiungono anche altre notizie che devono far preoccupare. Teheran ha annunciato che presto metterà in orbita un nuovo satellite (dopo il lancio di Omid nel 2009). Il nuovo satellite arriverà nello spazio per mezzo del vettore Safir B-1. Si tratta di un missile balistico a due stadi, alimentato con propellente liquido: il primo stadio è essenzialmente una riproduzione del missile Ghadr 1 (missile iraniano con 2000 km di gittata), mentre il secondo stadio usa una tecnologia simle al missile sovietico SSN-6. Il nuovo progetto iraniano dovrebbe preoccupare enormemente la Comunità Internazionale, considerando che il missile Safir B-1 può portare un carico variabile tra i 30 e i 50 chilogrammi e potrebbe essere usato facilmente dall’Iran come vettore per lanciare la bomba nucleare.

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Oltre a questa notizia, anche un’altra storia deve impensiere gli osservatori internazionali: Il Vice Ministro degli Esteri iraniano con delega ai rapporto con l’Africa e i Paesi Arabi, Hossein Amir Abdollahian, ha affermato che Teheran intende approfondire i rapporti con il Congo. La notizia deve preoccupare per diversi motivi: il Congo è un paese ricco di risorse naturali, tra cui anche riserve di importanti riserve di uranio. Si pensi addirittura che, durante la Seconda Guerra mondiale, lo stesso Albert Einstein scrisse alla regina Elisabetta – la regina madre del Belgio all’epoca – per invitarla a non vendere l’uranio ai nazisti paventando il rischio che questi potessero usarlo per costruire un ordigno atomico. Una lettera simile venne inviata da Einstein anche al Presidente americano Roosvelt. In anni meno lontani, nel 2007, il Professore congolese Fortunat Lumu, commissario per l’energia atomica del Congo, venne arrestato con l’accusa di aver venduto illegalmente 100 barre di uranio. Secondo gli osservatori internazionali, l’acquirente delle barre di uranio fu proprio l’Iran, interessato ad usarle per il suo programma nucleare.

Una espansione delle relazioni tra l’Iran e il Congo, quindi, aumenta i dubbi in merito alla reale disponibilità di Teheran a firmare un accordo reale sul nucleare con il gruppo del 5+1. 

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