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Il 14 settembre scorso, apriti cielo, un rappresentante del Governo italiano ha finalmente azzardato una critica la regime iraniano. Durante l’incontro tra Paolo Gentiloni e il rappresentante di Teheran Mohammad Javad Larijani, Segretario del Consiglio per i Diritti Umani (sic), il Ministro degli Esteri italiano ha, citiamo testualmente in inglese, “reaffirmed that Italy is against the death penalty and recalled the international campaign which has been going on for years now asking for a moratorium”. Ovvero ha ribadito la contrarietà italiana all’uso della pena di morte e il sostegno alla Moratoria Internazionale contro la pena capitale. Putroppo, neanche a dirlo, la questione della pena di morte non è stata posta come una delle precondizioni nelle nuove relazioni con Teheran, ma va comunque rilevato che meglio poco che nulla (Comunicato dagli Esteri).

Peccato che, le parole del Ministro italiano, sono state completamente cancellate dalla stampa iraniana. Facendo un breve giro sulle pagine in lingua inglese delle agenize di stampa della Repubblica Islamica, si può facilmente vedere come il contenuto dell’incontro Gentiloni – Larijani, sia stato riportato solamente parzialmente o addirittura totalmente dimenticato. Chi ha omesso in maniera radicale di riportare la notizia dell’incontro. sono state agenzie di stampa quali la Fars News, vicina ai Pasdaran, e la Tasnim News, anche questa legata alle Guardie Rivoluzionarie. Tasnim News, però, non scorda di riportare l’incontro tra il Presidente del Senato Grasso e Larijani, ove evidentemente non sono emerse (almeno pubblicamente) critiche al regime .

L’incontro tra Gentiloni e Larijani, al contrario, viene riportato da quattro agenzie d’informazione iraniane, Mehr News, Press TV, Irna e Pars Today. In tutti i casi, vi invitiamo a leggere voi stessi, non viene proferito verbo sulle parole di Gentiloni contro l’uso della pena di morte nella Repubblica Islamica. Ci si limita a riportare quello che fa comodo, dando una immagine dell’Iran come partner (e modello) per l’Italia nella lotta al terrorismo e al narcotraffico (ci sarebbe da ridere…).

D’altronde, come non ricordare che il Larijani che è arrivato a Roma, è lo stesso che poco prima di partire per l’Italia ha affermato che “le Nazioni Unite e l’Occidente dovrebbero ringraziare l’Iran per le condanne a morte che segue” (Freedom Messenger). Non serve aggiungere alcun commento…

 

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Gentiloni arriva alla Farnesina accolto dalla Mogherini

Siamo ormai quasi giunti al traguardo di un anno dalla firma dell’accordo nucleare con l’Iran, noto anche come Iran Deal. Quando quell’accordo fu firmato, i principali leader internazionali ci dissero che sarebbe stato un “turning point” non solo delle relazioni tra Occidente e Iran, ma soprattutto per la pacificazione della regione Mediorientale. 

All’epoca, scrivemmo chiaramente che questo rappresentava una illusione e che le modalità in cui si stava formulando quell’accordo e soprattutto il contenuto completamente sbilanciato a favore di Teheran, avrebbero determinato l’aumento dello scontro regionale, piuttosto che una diminuzione delle tensioni (si legga: Geopolitica dell’Iran Deal).

A distanza di quasi un anno, quindi, abbiamo deciso di ritornare sull’argomento, partendo dalle dichiarazioni fatte da Federica Mogherini e Paolo Gentiloni, all’epoca della firma dell’accordo di Vienna, il 14 luglio del 2015. Confuteremo le loro stesse parole, allo scopo di dimostrare quante imprecisioni sono state affermate da coloro che avrebbero avuto la responsabilità di analizzare meglio gli effetti di ciò che andavano a ratificare.

Le dichiarazioni

Partiamo da Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza della UE. Il 28 luglio del 2015, la Mogherini affermo’ testualmente:

L’accordo con l’Iran può davvero aprire un capitolo nuovo – per l’Iran, per il Medio Oriente e per il mondo intero…E poi la questione più difficile e forse più importante: possiamo gettare le basi per una dinamica nuova nella politica mediorientale, basata non più sullo scontro ma sul confronto

Continuiamo con quanto affermato all’epoca da Paolo Gentiloni, Ministro degli Esteri italiano, richiamandoci a quanto pubblicato dal sito della Farnesina:

Sono convinto che da questo accordo potranno derivare effetti positivi a livello globale e nella regione, sia per l’evoluzione dei diversi teatri di crisi sia per fare fronte alla minaccia comune rappresentata dall’estremismo violento e dal terrorismo.

Cosa e’ successo in verità

Al contrario di quanto hanno previsto Mogherini e Gentiloni, dopo l’accordo nucleare con l’Iran le tensioni internazionali e regionali sono aumentate. L’Iran, nonostante i divieti previsti dalla Risoluzione ONU 2231, ha compiuto diversi test con missili balistici intrinsecamente capaci di trasportare una ogiva nucleare (CNN). Non solo: il 30 dicembre 2015, un razzo e’ stato provocatoriamente lanciato dalla marina iraniana, vicino ad una nave americana nel Golfo Persico (NBC News). A proposito di Stati Uniti: come dimenticare il lancio di un attacco cyber partito da Teheran verso gli USA e l’arresto (e l’umiliazione) dei marines americani, entrati per una avaria alla loro imbarcazione nelle acque territoriali iraniane?

Passiamo quindi al contesto regionale: invece di abbassare le tensioni, l’accordo nucleare con l’Iran ha generato un vero e proprio caos. I rapporti tra l’Iran e l’Arabia Saudita, dopo la rottura delle relazioni diplomatiche, sono praticamente sull’orlo di un conflitto. La battaglia tra Riyad e Teheran si combatte oggi sui terreni della Siria e dell’Iraq, con i Pasdaran iraniani impegnati a finanziare centinaia di milizie paramilitari sciite, allo scopo di esacerbare il conflitto settario all’interno dell’Islam. In Iraq, in particolare, le milizie sciite pagate dall’Iran, stanno portando avanti una vera e propria pulizia etnica dei sunniti dalle aree di interesse della Repubblica Islamica.

Frutto diretto di questa politica aggressiva dell’Iran, e’ stata la storica decisione del Consiglio di Cooperazione del Golfo e della Lega Araba, di inserire il gruppo libanese di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste.

Proprio a proposito di Golfo, dopo l’accordo nucleare l’Iran ha continuato ad agire allo scopo di aumentare la tensione con le vicine monarchie sunnite. Pensiamo alle continue minacce contro il Bahrain, ma anche al sostegno dei Pasdaran nei confronti delle milizie Houthi in Yemen, autori di un vero e proprio colpo di Stato a Sana’a.

Ovviamente, neanche a dirlo, l’Iran ha aumentato (e non diminuito) il sostegno ai suoi classici clienti, riallacciando le relazioni con Hamas a Gaza, imponendo un capo militare alla Jihad Islamica palestinese, aumentando il sostegno al macellaio Assad in Siria, continuando a spedire centinaia di profughi afghani a combattere la jihad a Damasco e Baghdad e incrementando il supporto politico e militare ai Talebani in Afganistan (Foreign Policy Initiative).

Tutto questo in un solo anno e con i soldi ottenuti dalla fine di parte delle sanzioni internazionali, permesso da un Occidente cieco e economicamente interessato…

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La Corte Suprema iraniana ha reso noto di aver confermato 100 condanne a morte emesse per reati legati al traffico di droga. I detenuti condannati si trovano tutti nel carcere di Ghezel Hesar. Alcuni dei nomi dei condannati, resi noti dalla Iran Human Rights (IHR), sono: Amir Ali Kakavand, Hamed Nazarirad, Seyed Ali Jalali, Afshin Kehrari, Mohsen Eydi, Hamid Moradi, Iman Esmaeili, Hossein Azari, Kavous Farhadi, Mohammad Zareh, Majid Vadipour, Reza Karimzadeh, Mahmoud Davarpanah, e Alireza Keshavarz.

Le condanne a morte potrebbero essere eseguite addirittura nelle prossime ore. Un detenuto ha informato gli attivisti che il Procuratore iraniano e’ arrivato nel carcere, comunicando ai detenuti di tenersi pronti per la prossima esecuzione delle impiccagioni. Secondo le informazioni, ai detenuti condannati non e’ stata dato l’opportunità di presentare appello, prima della conferma delle sentenze da parte della Corte Suprema. 

La IHR ha anche reso noto che, in molte carceri iraniane, sono in preparazione una serie di esecuzioni capitali. Esecuzioni parzialmente fermate prima delle elezioni in Iran per dare una nuova immagine del Paese, ma pronte ad essere riprese nelle prossime ore. Ricordiamo che, senza una revisione del Codice Penale, in Iran anche i piccoli spacciatori finiscono al patibolo. Questo, in piena contravvenzione delle normative internazionali. Proprio a tal fine, gli attivisti per i diritti umani hanno chiesto all’Agenzia ONU contro il narcotraffico – UNODC – di ridurre i finanziamenti alla Repubblica Islamica almeno sino a quando il Codice non sara’ revisionato.

Dall’elezione di Hassan Rouhani nel 2013, secondo Nessuno Tocchi Caino (Il Volto Sorridente dei Mullah), almeno 2270 detenuti sono stati impiccati. Nel 2015, le impiccagioni sono state 966 (Iran Documentation Center). Solo nel gennaio del 2016, almeno 57 detenuti sono stati già mandati al patibolo (Iran Documentation Center).

L’Italia, ufficialmente in prima linea per la firma della Moratoria Internazionale Contro la Pena di Morte, non ha mai espresso una condanna ufficiale del comportamento del regime iraniano. Perché? 

Foto dei detenuti del carcere di Ghezel Hesar in attesa della loro esecuzione (Iranhr.net)

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Il 27 gennaio scorso – proprio mentre Rouhani teneva la sua conferenza stampa in Italial’agenzia per i diritti umani in Iran HRANA, rilasciava in esclusiva una lista di 100 detenuti iraniani che, nel carcere di Sanandaj, attendono di essere mandati al patibolo (Hrana).

Una lista lunghissima che, tra le altre cose, comprende cinque prigionieri condannati a morte pur avendo commesso il reato in eta’ minorenne, in piena violazione della Convenzione Internazionale per i Diritti Civili e Politici (ICCPR) e della Convenzione ONU sui diritti dei Bambini. Due Trattati entrambi volontariamente sottoscritti e ratificati dal regime iraniano. I nomi dei cinque detenuti condannati a morte quando ancora minorenni sono: Amaj Hosseini, Arsalan Moradi, Himan Oramnejad, Kiomars Nasiri e Ayoob Ahmadi.

Non solo: nella stessa “lista del Terrore”, ci sono tre detenuti condannati al patibolo per “Moharebeh, ovvero per “aver dichiarato guerra contro Dio”. Si tratta di una accusa primitiva, usata dal regime iraniano anche per impiccare tutti coloro che si ribellano al potere centrale di Teheran o che non si riconoscono nei dettami del Khomeinismo. I tre detenuti condannati a morte per Moharebeh sono: Heyman Mostafaie, Seyed Bakhtiar Memari e Habiballah Lotfi.

Il restante dei detenuti, sono stati condannati all’esecuzione capitale per altri reati, tra cui anche lo spaccio di quantitativi minimi di droga o il semplice trasporto di sostanze stupefacenti. Purtroppo in Iran spesso il narcotraffico e’ praticato spesso da chi non ha alternative economiche e professionali, relegato ai margini sociali proprio dalla Repubblica Islamica. Questo dramma e’ stato descritto meravigliosamente dal regista iraniano Keyvan Karimi nel film documentario “Broken Border” (video sotto). Karimi e’ stato recentemente condannato a 6 anni di carcere e 223 frustate per motivi politici (No Pasdaran). 

A poche ore dalla fine della sontuosa, quanto ridicola, visita di Rouhani in Italia (e Francia), ci chiediamo cosa pensa il Governo italiano – autoproclamatosi leader internazionale nella promozione della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte – in merito a “Lista del Terrore”.

Considerando i colpevoli silenzi durante gli incontri con il Presidente iraniano, torna in mente quella bella canzone di Mina e Alberto Lupo: Parole, Parole, Parole…Soltanto Parole… 

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In occasione della Giornata della Memoria e quando ancora il Presidente iraniano Rouhani si trovava in Italia, la Guida Suprema Ali Khamenei ha rilasciato un nuovo video in cui – ancora una volta – mette in dubbio la veridicità dell’Olocausto. Peggio, guardando i personaggi che scorrono durante il filmato, si può apertamente dire che Khamenei promuove tutta la peggiore letteratura negazionista prodotta in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di seguito un piccolo estratto del video (video completo sul sito del MEMRI):

Non solo: il video sostiene apertamente anche la versione più radicale dell’Islam, che tra le altre cose si ricollega anche alla Fratellanza Mussulmana (nonostante le divisioni tra Sciiti e Sunniti). Khamenei, va ricordato, e’ il traduttore in Farsi dei testi di Sayyid Qutb, l’ideologo più radicale della “Jamaʿat al-Iḫwān al-muslimīn” (Foreign Affairs). Nel video, infatti, Khamenei rispolvera il concetto Qutbiano di “Jahiliyya” – ovvero di ignoranza – che Qutb applicava in primis a quei Paesi mussulmani che non seguivano i dettami del Corano. Proprio in nome di questo concetto, quindi, Qutb non solo giustificava la guerra contro il Dar al-Harb – la Casa della Guerra, in altre parole l’Occidente – ma anche la jihad contro i monarchi arabi considerati “infedeli”.

Questo nuovo video di Khamenei deve preoccupare quindi non solo per l’anima negazionista e la richiesta di una jihad contro Israele. Deve preoccupare anche perché, indirettamente, il video invita ad una jihad contro tutti coloro che – agli occhi del regime iraniano – sono colpevoli di essere “alleati del Grande e Piccolo Satana” (Stati Uniti e Israele). In altre parole, un invito al mondo islamico a colpire direttamente Paesi come l’Arabia Saudita, oggi probabilmente considerato da Teheran il primo nemico.

Vogliamo ricordare che, anche nel 2016, il regime iraniano organizzerà la mostra di vignette contro l’Olocausto. Un evento che l’Unesco ha apertamente condannato sul qualche, anche in questo caso, sarebbe interessante sapere la posizione del Governo Italiano…

STRANI AFFARI ESTERI

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Il 25 dicembre scorso il Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni twittava orgoglioso un augurio ai Cristiani d’Oriente, mai come oggi martoriati dalle persecuzioni religiose. Peccato che, in tutti questi mesi, tutto l’Occidente e’ rimasto silenziosamente a guardare mentre il regime iraniano – non diversamente da Daesh – continuava a incarcerare decine e decine di cristiani. Gli ultimi drammatici episodi sono accaduti proprio il 23 dicembre e il 25 dicembre scorso.

Il 23 dicembre, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato Maysam Hojati, musulmano convertito al cristianesimo, portato via dagli agenti dei Mullah dalla sua casa di Isfahan. Gli agenti, come già accaduto in occasione del primo arresto nel 2012, sono entrati nella casa di Maysam Hojati senza avviso, lo hanno incappucciato davanti ai parenti e hanno requisito computer, testi religiosi e l’albero di Natale addobbato per la festa. Prima di andare via, le forze di sicurezza hanno minacciato la famiglia di Maysam Hojati non avvisare nessuno dell’arresto del loro caro (Mohabat News).

Purtroppo, le brutte notizie non sono finite. In pieno Natale, il 25 dicembre scorso, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato 9 cristiani presso Shiraz, nel Sud del Paese. Di seguito, otto dei nomi degli arrestati (uno resta ancora sconosciuto): Mohsen Javadi, Elaheh Izadi, Ahmad Golshani-Nia, Reza Mohammadi, Mahmoud Salehi, Moussa Sari-Pour, Alireza Ali-Qanbari e Mohammad-Reza Soltanian. Si tratta, ancora una volta, di musulmani convertiti al cristianesimo (Iran News Update).

Viene da chiedersi che significato ha augurare Buon Natale ai cristiani d’Oriente (e alle minoranze religiose perseguitate), mentre l’intero mondo democratico guarda passivamente alle quotidiane violazioni dei diritti umani da parte della Repubblica Islamica dell’Iran. Viene da chiedersi soprattutto se, davanti a questo ennesimo crimine avvenuto in pieno periodo Natalizio, l’Occidente democratico resterà ancora silenziosamente a guardare…

Foto di Moysam Hojati, arrestato il 23 dicembre scorso in Iran

Foto di Moysam Hojati, arrestato il 23 dicembre scorso in Iran

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La bella artista iraniana Atena Farghadani, incarcerata per ragioni politiche, sta male. Secondo quanto riportato dalle ONG per i diritti umani, Atena soffre di una malattia linfatica e per questo e’ gravemente debilitata (International Campaign for Human Rights in Iran). Ricordiamo che Atena e’ stata condannata a 12 anni di carcere per “propaganda contro lo Stato” e “minaccia alla sicurezza nazionale”. La sua unica colpa, come noto, e’ stata quella di aver disegnato una caricatura critica verso le politiche del regime, raffigurando i parlamentari iraniani come animali, mentre si apprestavano a votare nuove leggi contro la dignità delle donne (immagine in alto). Atena ha caricato l’immagine sul suo Facebook ed e’ stata quindi arrestata dai Pasdaran. Il suo processo e’ stato presieduto dal giudice Salavati, noto per la sua vicinanza al Ministero dell’Intelligence ed oggi responsabile anche del processo contro l’inviato del Washington Post in Iran, Jason Rezaian (No Pasdaran).

Atena-Farghadani

Vogliamo ricordare che, lo stesso avvocato di Atena Farghadani, il signor Mohammad Moghimi, e’ stato arrestato dal regime per aver stretto la mano alla sua assistita durante un incontro in carcere. Mohammad e’ stato rilasciato su cauzione, ma per questo suo gesto innocente, dovrà affrontare un processo a breve (HRANA). Aggiungiamo quindi che, la coraggiosa Atena Farghadami, si e’ sempre contraddistinta per la sua battaglia per i diritti dei bambini e per i diritti civili dei detenuti politici. In un video su Youtube, quindi, Atena ha anche denunciato i maltrattamenti subiti da lei e da altre detenute, nel carcere di Evin (Youtube, in Farsi). Nel gennaio del 2015, quindi, Atena ha anche scritto una lettera aperta alla Guida Suprema Khamenei e hai Pasdaran, per denunciare la persecuzione della minoranza Baha’i in Iran (Iran Press Watch). Khamenei, per la cronaca, e’ direttamente responsabile di questa persecuzione, avendo personalmente emesso una fatwa (editto religioso islamico), che vieta agli iraniani di avere contatti sociali con i Baha’i (Huffington Post).

Proprio in questi giorni, l’Organizzazione “Cartoonists Right Network International” ha deciso di premiare Atena Farghadani per il suo coraggio e la sofferenza che sta patendo (CRNI). Purtroppo, anche per il suo caso, nessun rappresentante della diplomazia Occidentale ha espresso alcuna condanna in seguito all’arresto e richiesto l’immediata scarcerazione. Tra coloro che sono rimasti totalmente silenti, anche l’Alto Rappresentante Europeo per la Politica Estera e di Sicurezza, Federica Mogherini, e il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. Una vera vergogna.

[youtube:https://youtu.be/p4NWruOGb5Q%5D