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Darya Safai e’ una nota attivista iraniana che, da anni, combatte per i diritti delle donne nel suo Paese, chiedendo che abbiano il sacrosanto diritto di entrare liberamente negli stadi e che ottengano gli stessi diritti degli uomini.

Purtroppo, come pubblicato da numerosi media italiani, durante la partita di pallavolo Italia-Iran svoltasi il 2 giugno a Pesaro, non solo la polizia italiana ha chiesto a Darya di togliere il suo striscione per le donne iraniane, ma l’ha anche brutalmente allontanata dallo stadio. 

In seguito alla denuncia dell’accaduto, la FIPAV – Federazione italiana Pallavolo – ha emesso un comunicato che, se intendeva provare a chiarire quanto successo, ha solamente peggiorato la situazione.

Secondo quanto ammesso pubblicamente dalla FIPAV, infatti, le forze dell’ordine italiane sono intervenute in seguito alle minacce del responsabile della squadra iraniana che, in caso di mancata azione italiana, ha paventato l’interruzione della diretta della partita in Iran. Minacce poste al supervisore internazionale che, invece di applicare il regolamento della Federazione Internazionale – che assolutamente vieta ogni forma di discriminazione – ha deciso di abbassare la testa (Volleyball.it).

Il Presidente della FIPAV Pietro Bruno Cattaneo ha espresso successivamente il suo dispiacere, aggiungendo che l’Iran si deve adeguare agli standard internazionali. Ancora una volta, una posizione comica, considerando come da anni l’Iran se ne sbatta delle richieste in merito da parte di numerose organizzazioni internazionali (Federazione Internazionale pallavolo compresa). La sola risposta adeguata di Cattaneo, una volta informato dell’accaduto, sarebbe stato quello di ordinare lo stop all’intero match. Una inazione vergognosa e umiliante, che dovrebbe imporgli il buongusto di presentare le sue immediate dimissioni. 

Pretendiamo una azione concreta da parte della FIPAV, ovvero la sospensione delle partite con il regime iraniano, sino a quando Teheran non rispetterà il diritto delle donne ad avere gli stessi diritti degli uomini. Ogni altra parola, rappresenta solo un futile commento per auto-giustificare di essere complici di questo scempio.  

 

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La vergogna raggiunge le Olimpiadi di Rio: durante una partita di pallavolo della nazionale iraniana sabato scorso, la sicurezza brasiliana ha ordinato ad una attivista di rimuovere un cartello su cui era scritto “lasciate entrare le donne iraniane negli stadi”. La coraggiosa attivista che ha denunciato l’accaduto si chiama Darya Safai e, dopo la spregevole richiesta, ha immediatamente denunciato l’accaduto.

Secondo quanto affermato da Darya Safai, la sicurezza brasiliana le ha chiesto di rimuovere il cartello in favore dei diritti delle donne iraniane a cui, lo ricordiamo, non è concesso l’accesso agli stadi pubblici in presenza di uomini. Darya ha rivelato che la sicurezza le ha detto che quel cartello “urtava la sensibilità” e rischiava di essere inquadrato dalle telecamere (e quindi di essere visto dalle donne in Iran). Darya ha ovviamente rifiutato, ribandendo che non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro rispetto alla sua battaglia per i diritti delle donne iraniane (Bigstory).

Per informazione dei lettori, ricordiamo che Darya Safai è nata a Teheran 35 anni fa e ora vive in Belgio. E’ la fondatrice e la direttrice della campagna “Lasciate le Donne Iraniane entrare negli Stadi”. Qui sotto un documentario dedicato a Darya e alla sua coraggiosa campagna.