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Da giorni i giornali italiani – e non – sono pieni di notizie e commenti relativi alla questione del conflitto israelo-palestinese, in particolare sulla decisione del Presidente Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e sullo spostamento dell’ambasciata americana (che, probabilmente ancora per anni, resterà comunque a Tel Aviv).

In seguito all’annuncio di Trump, anche le istituzioni politiche italiane hanno reagito, dividendosi sul giudizio. Il Governo di Gentiloni, pero’, ha preso una decisione chiara: ha rigettato la decisione di Trump, incaricando anche l’Ambasciatore italiano alle Nazioni Unite di esprimere una ferma, quanto mai rara, condanna dell’annuncio.

Ora, per quanto concerne chi scrive, la questione di Gerusalemme e’ totalmente secondaria, cosi come il conflitto israelo-palestinese. Per chi guarda questo argomento lottando contro il regime fondamentalista iraniano, Gerusalemme o meno, a Teheran il solo e unico scopo dichiarato verso Israele, e’ la distruzione dello Stato ebraico. Per quanto concerne Gerusalemme, quindi, in Iran esiste una giornata per al-Quds, in cui vengono bruciate non solo le bandiere d’Israele, ma anche quelle di diversi Paesi Occidentali, a dimostrazione che l’odio verso Israele e’ solo una coperta di linus, dietro la quale si maschera l’odio verso l’Occidente e i valori democratici, di diversi Paesi del Medioriente.

Detto questo, che l’Italia prenda le decisioni che crede sul tema del conflitto israelo-palestinese. Dispiace, anzi fa soffrire, vedere come la stessa forza con cui il Governo di Gentiloni e’ capace di reagire ad una scelta di un Paese alleato come gli Stati Uniti, non viene posta nella ferma condanna ad un Paese fondamentalista come l’Iran. Soprattutto nelle ore in cui il regime di Teheran, conferma la prossima condanna a morte del ricercatore medico Ahmeadreza Djalali, per anni dipendente dell’università del Piemonte Orientale. \

Per Ahmadreza Djalali, ingiustamente accusato di essere una spia per aver rifiutato di lavorare per l’intelligence iraniana, le istituzioni italiane hanno fatto poco e niente: nonostante le parole di alcuni coraggiosi deputati e i timidi impegni di Alfano e Fedeli, niente di concreto e’ stato messo in atto per salvare la sua vita. Ne, chiaramente, gli accordi firmati sinora tra Roma e Teheran sono stati messi in discussione, nel caso in cui Ahmadreza finisse realmente sul patibolo.

Peggio, proprio mentre Ahmadreza veniva condannato a morte, il Governo italiano approvava nella Legge di Bilancio, un articolo (il 32, oggi 151) che, cambiando la natura dell’agenzia Invitalia, permetteva a quest’ultima di assicurare gli investimenti italiani nei Paesi ad alto rischio. Una norma fortemente voluta dal Ministro Calenda che, come scritto da diversi media, serve a far partire il business tra Italia e Iran, oggi bloccato per la ritrosia di Cassa Depositi e Prestiti, Sace e le maggiori banche italiane.

Probabilmente, se il Governo italiano e quelli Occidentali mettessero la stessa enfasi che pongono su Gerusalemme, nel condannare gli abusi di Teheran e nel lottare per salvare la vita di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano – padre di due figli – oggi sarebbe nuovamente a casa…

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Dopo le pressioni bipartisan, l’Italia ha deciso di bloccare l’ingresso della terrorista palestinese Leila Khaled, responsabile di dirottamente aerei con a bordo innocenti civili tra la fine degli anni ’60 e inizio anni ’70.

L’arrivo della Khaled in Italia era parte di un tour organizzato da attivisti filo-palestinesi, in occasione delle celebrazioni dei cinquant’anni del movimento Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzazione inserita nella lista dei gruppi terroristici sia dagli Stati Uniti che dalla stessa Unione Europea. 

Tra le altre cose, solamente pochi giorni prima dell’arrivo della Khaled in Italia, il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, aveva fatto approvare una mozione che, sistematicamente, vieta a personalità, gruppi ed entità coinvolte in azioni terroristiche di accedere al Parlamento Europeo.

La decisione di bloccare Leila Khaled da parte del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ovvero dal Ministero dell’Interno, ovvero dal Ministro Minniti, va assolutamente elogiata. Ora pero’ e’ tempo di fare un passo avanti, e di bloccare anche coloro che sono responsabili di sostenere il terrorismo.

In questo senso, e’ necessario che l’Italia prenda coscienza che l’Iran e’ da anni il primo sponsor del terrorismo internazionale, come riconosciuto dallo stesso Dipartimento di Stato americano. Proprio l’Iran da decenni finanzia le attività del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, gruppo che tanto scalda i cuori dei sostenitori della sinistra radicale, ma che non e’ altro che l’ennesimo movimento armato con le mani sporche di sangue.

Non solo: proprio il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, in questi anni, si e’ reso responsabile dei peggiori massacri in Siria, combattendo su ordine dell’Iran, per il macellaio Bashar al-Assad.

E’ tempo che a pagare non siano solamente coloro che concretamente compiono gli attentati e i massacri, ma anche coloro che materialmente pagano i terroristi per uccidere civili e seminare violenza: e’ tempo, per il mondo democratico, di chiudere le porte all’Iran! 

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