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Mentito su tutta la linea. Questa e’ la sola conclusione che si puo’ trarre dopo le rivelazioni dell’Associated Press. L’AP, infatti, ha reso noto che esistono una serie di documenti segreti nell’accordo nucleare tra il P5+1 e l’Iran. Questi documenti, classificati come acccordi tra l’AIEA e Teheran, garantiscono alla Repubblica Islamica la fine di ulteriori sanzioni e restrizioni relative al programma nucleare iraniano, ben prima dei 15 anni previsti dall’accordo firmato a Vienna il 14 luglio del 2015. Accordo confermato dalla Risoluzione ONU 2231 (ABC News).

In particolare, i documenti di cui e’ venuta in possesso l’AP attraverso fonti diplomatiche, rivelano che l’Iran installera’ modelli di centrifughe avanzate entro il gennaio 2027, ovvero solamente undici anni dopo la firma dell’accordo nucleare (e non quindici come previsto). Centrifughe che saranno cinque volte piu’ veloci di quelle attuali in possesso del regime dei Mullah, permettendo a Teheran di ottenere potenzialmente il quantitativo di uranio richiesto per la produzione di un ordigno nucleare entro breve termine (magari proprio entro la fine dei termini dell’accordo del 2015).

 Dopo le rivelazioni dell’AP, il Portavoce del Dipartimento di Stato americano Mark Toner e’ stato costretto ad ammettere l’esistenza di questi documenti segreti, pur provando a mascherare la verita’ affermando che si tratta di una informazione di cui il Presidente Obama – e tutto il gruppo del P5+1 – e’ gia’ al corrente.

Dobbiamo ricordare che il tema degli accordi segreti contenuti all’interno dell’accordo nucleare iraniano era gia’ stato denunciato dalla Commissione Armamenti del Senato americano. Come il video sottostante dimostra, il Senatore Tom Cotton aveva interrogato il Segretario di Stato John Kerry in merito all’esistenza di ben due accordi segreti tra l’AIEA e l’Iran. Accordi che, per stessa ammissione di Kerry (e il Segretario all’Energia Moniz), egli non aveva letto direttamente.

Purtroppo l’Iran Deal e’ pieno zeppo di bugie. Basti solamente ricordare che, anche in merito ai personaggi che godono della sospensione delle sanzioni internazionali proprio grazie alla Risoluzione ONU, l’Amministrazione USA ha provato a mascherare – comicamente – la verita’. Nel video sottostante, ad esempio, proprio Kerry sostiene che il Qassem Soleimani menzionato nella Risoluzione ONU 2231, non era il Capo della Forza Qods iraniana. Oggi sappiamo bene che si tratta proprio del Generale Soleimani, un uomo che gira liberamente tra Mosca, Damasco e Baghdad, pur teoriacamente necessitando dell’autorizzazione degli Stati contranti la Risoluzione ONU 2231, per poter lasciare l’Iran. Ricordiamo anche che, pochi mesi fa, il Dipartimento di Stato americano ha ribadito che l’Iran resta il primo Stato “sponsor del terrorismo internazionale”.

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Come ormai palese, l’accordo nucleare tra l’Iran e P 5+1 non ha molto di tecnico, ma e’ unicamente un agreement politico, inteso ad unire i coincidenti interessi delle democrazie Occidentali con quelli del regime di Teheran. Interessi geopolitici che, ovviamente, non coincidono al 100% in ogni settore del globo, ma che coincidono perfettamente sui temi importanti dell’attualità. Come il vertice Nato ha ben dimostrato, infatti, al centro degli attuali interessi Occidentali – e della Casa Bianca – più che la Repubblica Islamica o l’Isis, c’e’ l’isolamento della Russia. Un isolamento che, primariamente, passa per l’offerta all’Europa – ovvero a molti dei Paesi che compongono la Nato – di fonti energetiche alternative a quelle offerte da Gazprom. In tal senso, quindi, due Paesi rappresentano il centro di gravita’ della nuova strategia Occidentale: 1- la Turchia, come centro di snodo dei futuri gasdotti (pipeline) che arriveranno in Europa senza toccare il territorio russo (da qui anche la questione Ucraina e la costruzione del Trans-Adriatic Pipeline); 2- l’Iran, inteso non solo come attore con cui stabilizzare le relazioni diminuire l’impegno Occidentale in Medioriente, ma anche e soprattutto come futura fonte di gas da sommare alle risorse dell’Azerbaijan e del Turkmenistan. Ecco perché, l’accordo scritto a Vienna, non e’ impostato – anche testualmente – per poter essere cancellato, anche in caso di violazione da parte iraniana. Gli interessi geopolitici ed economici (pubblici e del settore privato), che l’accordo di Vienna metterà in moto, infatti, sono destinati a restare in piedi e lo stesso testo scritto dai negoziatori il 14 luglio, lo dimostra chiaramente.

Dimostriamo di seguito quanto affermato sopra. Lo facciamo usando il contenuto stesso dell’accordo di Vienna, evidenziando razionalmente l’impossibilita’ di ottenere uno ‘snapback in caso di mancato rispetto dell’accordo da parte dell’Iran. Lo snapback, in gergo americano, significa riportare l’Iran alla situazione precedente all’accordo (sanzioni internazionali), in caso di violazioni. Evidenziamo quindi i punti che contraddicono la propaganda in corso in questi giorni da parte dei diplomatici – e dei media – Occidentali. 

Ispezione ai siti nucleari: secondo quanto scritto nell’accordo di Vienna, il regime iraniano ha 24 giorni per ritardare la visita ai siti nucleari richiesta dall’AIEA. In questo lasso di tempo, quindi, Teheran potrà cancellare le prove – o la maggior parte delle prove – di attività illecite. I diplomatici Occidentali evidenziano come sia impossibile cancellare tracce di attività nucleari in meno di un mese. Una posizione davvero ingenua, che  Senza contare che, come ammesso dalla stessa Consigliera di Obama Susan Rice, gli ispettori di nazionalità americana non saranno parte del team che visiterà i siti nucleari iraniani. Ancora: al di la’ dei buon intenti espressi dal Segretario AIEA Amano nel documento firmato con Salehi, il regime iraniano ha chiaramente detto che i siti militari – dove sono stati portati avanti gli esperimenti sulla bomba nucleare – non saranno accessibili agli ispettori internazionali. Cosi come non sara’ accessibile all’AIEA il contatto con gli scienziati nucleari iraniani che, in questi anni, si sono occupati del programma nucleare. Ergo: non esisterà alcun tipo di monitoraggio del programma nucleare portato avanti “ovunque ed in ogni momento” (‘anytime-anywhere‘), come inizialmente affermato dalla diplomazia americana. Un dato di fatto che ha costretto la stessa Wendy Sherman, capo negoziatore americano, ad ammettere pubblicamente che l’ “anytime – anywhere” tanto sottolineato dai negoziatori occidentali, era unicamente una mera retorica (link);

Cosa succede in caso di violazione iraniana? Teoricamente, secondo l’accordo di Vienna, se la Repubblica Islamica viola l’accordo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU può riattivare le sanzioni approvate in questi anni. Praticamente, come il testo dell’accordo di Vienna dimostra, questa ri-applicazione e’ impossibile. La ri-applicazione delle sanzioni ONU, infatti, e’ la sola pena prevista in caso di violazione iraniana. Ovvero, come denuncia l’esperto Robert Satloff, sarebbe come punire un criminale con la pena di morte per ogni tipo di reato che commette (link). Nel mondo reale, quindi, e’ come dire che non esiste alcuna punizione prevista, se non per una “crimine punibile con la pena di morte”. Al  regime iraniano, quindi, basterà giocare con gli interessi delle potenze internazionali, facendo in modo di non superare nei prossimi 10 anni la linea rossa che divide un “reato di secondo grado” da un “reato di primo grado”. Come evidenziato da Richard N. Haas, Presidente del Council on Foreign Relations, il rischio maggiore sta proprio nella capacita’ dell’Iran di mantenere l’accordo per tutto il tempo previsto (link);

Cosa succede praticamente in caso di ‘snapback’? Qui sta il punto centrale della beffa dell’accordo di Vienna. Secondo quanto scritto nelle 100 pagine dell’accordo, infatti, anche se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU decidesse di re-impostare le sanzioni internazionali, tutti i contratti firmati nel periodo dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali (‘sanction lifting‘), non saranno toccati dalle nuove sanzioni. Cio’ significa praticamente che, nel momento in cui gli Stati (guidati dal settore privato), rimetteranno in moto i loro business nella Repubblica Islamica (lo stanno già facendo da mesi), avranno anche quindi il pieno interesse ad evitare che si torni alla situazione pre-Vienna.

Purtroppo, pero’, sulla questione delle sanzioni, nel testo di Vienna c’e’ qualcosa di peggio: nel testo dell’accordo, infatti, sta scritto chiaro e tondo che l’Iran considera il ritorno alle sanzioni come un via libera al non rispetto di tutti gli accordi presi con il 5+1 (si prega di leggere i paragrafi 29 e 37 dell’accordo di Vienna). In poche parole, per le potenze Occidentali riportare Teheran al Consiglio di Sicurezza, significa essere coscienti che la Repubblica Islamica cancellerà tutti gli impegni firmati nella capitale austriaca. Praticamente, quindi, nessun Paese si assumerà una responsabilità talmente grande fino alla fine, sapendo tutte le conseguenze che questo comporta, non solo in termini diplomatici, ma anche di interessi economici e geopolitici (link). In tal senso, basti solo ricordare che la Russia ha già firmato con l’Iran un accordo per la costruzione di altri 8 nuovi reattori nucleari

Quanto su-scritto, dimostra chiaramente come, tutte le ‘minacce’ Occidentali al regime iraniano sulla possibile ri-applicazione delle sanzioni internazionali, sono mera propaganda ad uso e consumo del pubblico Occidentale. La realtà ben diversa e troppo legata ad interessi geopolitici ed economici per essere modificata, con o senza violazioni dell’accordo da parte della Repubblica Islamica.

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Una lettera aperta e una pubblica presa di posizione contro l’accordo nucleare con l’Iran – o meglio, contro il tipo di agreement che si sta paventando durante i negoziati. E’ questa la notizia bomba che, in queste ore, sta agitando la Casa Bianca. Non solo perché la lettera aperta e’ stata pubblicata sul prestigioso Think Tank americano “Washington Institute for Near East Policy“, ma anche e soprattutto perché, quella stessa lettera, porta la firma di ben cinque ex Consiglieri del Presidente americano Barack Obama. 

L’accordo nucleare con l’Iran non e’ ancora concluso…la data finale e’ il 30 di giugno. Noi conosciamo molte cose a proposito dell’accordo che si sta per firmare. La maggior parte di noi, preferirebbe un accordo più duro“, cosi si apre la lettera aperta. La parte più forte, pero’ arriva immediatamente dopo: “l’accordo non eviterà che l’Iran si possa dotare della capacita’ di costruire un’ arma nucleare.  Non richiederà all’Iran di smantellare le infrastrutture per l’arricchimento dell’uranio…“. Ancora: “l’accordo non comprende una strategia comprensiva con l’Iran. Non affronta il sostegno iraniano alle organizzazioni terroriste (come Hezbollah e Hamas), l’intervento iraniano in Iraq, Siria, Libano e Yemen (la sua “egemonia regionale”), l’arsenale di missili balistici in possesso di Teheran e l’oppressione del regime verso la popolazione iraniana. L’Amministrazione americana ha preferito il negoziato, rispetto alla questione della minaccia nucleare…“.

La lettera aperta, quindi, entra nel merito della questione nucleare, evidenziando come l’accordo che si prospetta debba prevedere: 1- l’accesso ai siti militari da parte degli ispettori AIEA; 2- la limitazione dell’installazione di centrifughe avanzate per l’arricchimento dell’uranio, 3- una riduzione graduale delle sanzioni; 4- un meccanismo di re-imposizione delle sanzioni, in caso di violazione da parte dell’Iran. Non solo: gli esperti internazionali, richiedono al Presidente Obama di non posticipare nuovamente la deadline del negoziato (come già accaduto due volte).

Come suddetto, la lettera aperta rappresenta una botta pesantissima all’amministrazione Obama, perché firmata da ben cinque ex collaboratori diretti del Presidente USA. Tra loro ricordiamo il Generale Petraeus, ex capo della CIA, Dennis Ross, assistente speciale di Obama per la sicurezza nazionale dal 2009 al 2011, Gary Samore, ex consigliere di Obama per il controllo degli armamenti e delle armi di distruzione di massa, David Makovsky, ex inviato speciale di Obama per il conflitto israelo-palestinese e Robert Einhorn, special advisor del Segretario di Stato per il controllo degli armamenti dal 2009 al 2013. Insomma, una intera pletora di esperti, scelti direttamente dal Presidente americano o dai suoi collaboratori che, pubblicamente, attaccano il modello di accordo nucleare con la Repubblica Islamica. 

Un attacco che, va ricordato, arriva dopo il report pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e le linee rosse menzionate nuovamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Come noto, sebbene i media italiano abbiano ignorato la notizia, il Dipartimento di Stato americano ha denunciato che, profittando dell’appeasement internazionale durante il negoziato nucleare, il regime iraniano ha aumentato il finanziamento ai gruppi terroristi internazionali (qui il report per intero). Ali Khamenei, da parte sua, ha completamente chiuso la porta ad un qualsivoglia accordo nucleare che impedisca, veramente, alla Repubblica Islamica di non costruire una bomba nucleare. Parlando davanti ad una platea di impiegati governativi, Khamenei ha ribadito la sua contrarietà ad ogni tipo di ispezione ai siti militari, la necessita’ di eliminare le sanzioni immediatamente, di non accettare nessuna limitazione all’arricchimento dell’uranio nei prossimi 10-12 anni e di non accettare alcuna limitazione alla costruzione di nuova tecnologia nucleare.

Pubblichiamo di seguito, per intero, la lunga lettera aperta del Washington Institute for Near East Policy, consigliando ad ognuno di scaricarla, leggerla e diffonderla.

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L’Ambasciatore Terzi è da sempre noto come uno dei maggiori esperti di tematiche internazionali e, particolarmente, della questione iraniana. Per questo, quando parla della posizione italiana sul negoziato tra Iran e P 5+1, l’Ambasciatore va dritto al nocciolo del problema: “sull’accordo nucleare con l’Iran, Pistelli, Gentiloni e Renzi formano un ‘trio d’illusionisti’. Per l’ex Ministro degli Esteri italiano, infatti, l’accordo che sta prendendo forma è influenzato dalla volontà di giungere, anche a costo di assumere dei rischi ulteriori sul piano della sicurezza, a un’intesa che consenta la piena riapertura del mercato iraniano.

  • Ambasciatore Buongiorno, con la chiarezza che La distingue da sempre, ci può dire cosa non va nell’accordo nucleare con l’Iran che sta prendendo forma dopo la Dichiarazione di Losanna?

Guardi, le riassumo i punti salienti in breve sintesi:

1) le sanzioni occidentali sono state misure risolutive per riportare il Paese al tavolo del negoziato. Dalle dichiarazioni rilasciate dai vertici iraniani, circa l’interpretazione dell’accordo di Losanna, sembra che l’intesa finale venga condizionata alla rimozione contestuale e completa di tutte le sanzioni. Il che vuol dire, data l’impossibilità di immaginare il reintegro di misure sanzionatorie nel caso in cui l’Iran violasse l’accordo nucleare, che ci si priverebbe dell’unica leva per continuare ad influire su una piena “compliance”. Non è un caso che l’interpretazione data dal gruppo dei 5+1 all’intesa di Losanna sia quella di una rimozione delle sanzioni progressiva, diluita nel tempo e strettamente condizionata.

2) da molte parti si rileva che l’accordo è reversibile in qualsiasi momento da parte Iraniana, come d’altra parte si evince dalle stesse dichiarazioni di esponenti governativi a Teheran. Il che, fra l’altro, deriva anche dalla possibilità riconosciuta a Losanna di mantenere tutte le infrastrutture nucleari di cui attualmente il Paese dispone, incluse le centrifughe. Vi sono inoltre notizie recentissime, di fonte Aiea, sulle perduranti attività di arricchimento dell’uranio, ben al di là degli stock previsti dalle intese quadro, che renderebbero ancor più complicata la “messa in sicurezza” delle tonnellate di materiale fissile già esistente e rapidamente convertibile in un certo numero di ordigni nucleari.

3) Vi sono poi altri aspetti preoccupanti. Essi riguardano l’elevato numero di centrifughe di cui il Paese continuerebbe a disporre, quasi doppio a quel tetto di seimila che gli esperti occidentali giudicavano sino a poco tempo fa una soglia critica. Si tratta di centrifughe che potrebbero essere sostituite da altre di ultima generazione, diversamente dalle assicurazioni fornite dai negoziatori alle proprie opinioni pubbliche e Parlamenti. Vi è infine l’incognita delle ispezioni. Secondo quanto assicurano anche esponenti del nostro Governo, gli iraniani non porrebbero alcuna restrizione. Dichiarazioni recenti delle Autorità iraniane, e persino del Presidente Rouhani, escludono nel modo più tassativo che le ispezioni possono riguardare siti militari, essendo ovviamente responsabilità interamente iraniana decidere quali siti sono militari e quali no;

4) la durata dell’accordo non potrà in ogni caso superare i cinque anni, anziché coprire i 10/15 anni come dichiarato dai negoziatori.

  • Eppure Ambasciatore, nonostante questi (fondamentali) punti critici, la diplomazia italiana sembra esaltata dal possibile prossimo accordo con l’Iran. Tra Roma e Teheran ormai è un viavai di delegazioni politiche ed economiche…

Purtroppo si, mentre in una situazione così delicata sarebbe d’obbligo la prudenza proprio per evitare passi falsi, sottovalutando un “rischio Paese” che potrebbe diventare molto oneroso per i nostri imprenditori. La complessità e le incognite dell’accordo di Losanna dovrebbero consigliare estrema cautela, anziché favorire la diffusione di premature certezze, dopo i continui viaggi di nostri esponenti di Governo in Iran

  • E intanto il radicalismo islamico aumenta…e non solo in campo sunnita….

Purtroppo dobbiamo continuare a fare i conti con una doppia matrice di fondamentalismo islamico: una sunnita, con Isis, Al Qaeda, Hamas, Boko Aram e altre formazioni che radicalizzano lo scontro anche in Europa e in Italia, e l’altra quella sciita, con organizzazioni e milizie come Hezbollah, Badr, i collegamenti con gli Houti yemeniti e le milizie sciite irachene, i centri culturali e le associazioni sostenute finanziariamente in Europa – anche in Italia – da entità iraniane, attive nella radicalizzazione  delle comunità islamiche.

  • Come valuta la situazione dei diritti umani più in particolare il recente arresto di Narges Mohammadi?

Mi capita talvolta di sentire da personalità politiche che insistono per ogni possibile riavvicinamento all’Iran l’affermazione che non si dovrebbe per parte nostra dar troppo peso alla situazione dei diritti umani in tale Paese dato che vi sono altri Paesi alleati dell’Occidente nei quali, ad esempio, i diritti della donna sono gravemente violati, la tortura e la pena di morte praticata, la liberta di religione repressa.  Tutto ciò è vero.  Ma trovo politicamente e moralmente riprovevole giustificare con la diffusione di comportamenti inumani, banditi da decenni dal diritto internazionale, lesivi della dignità e delle libertà fondamentali dell’individuo, il silenzio assoluto che domina, su questi temi, in molti incontri bilaterali e multilaterali.

La situazione dei diritti umani in Iran è stata stigmatizzata ripetutamente dallo stesso Segretario Generale delle Nazioni Unite.  Si tratta del Paese con il più alto numero di esecuzioni capitali al mondo in rapporto alla popolazione. Intimidazioni, arresti, torture di esponenti della dissidenza sono numerosissimi. La componente giovane della popolazione è sempre più insofferente al regime teocratico, e non lo nasconde pur con i gravi rischi che ciò comporta. Ne sono prova le  recenti manifestazioni del mondo studentesco. L’arresto ad  inizio maggio di Narges Mohammadi dimostra l’insicurezza crescente avvertita perlomeno da alcune componenti del Regime iraniano. E’ certamente preoccupante che sia stata arrestata una persona così vicina al Premio Nobel Shirin Ebadi, che ha dovuto persino trasferirsi a Londra a causa del clima di minacce alla sua persona. In passato casi di questo genere erano stati oggetto di interventi sostenuti e pressanti da parte dell’Europa e dell’Italia. Sarebbe una grave involuzione della politica estera europea ed italiana, da molti anni imperniata sulla promozione dei diritti umani, se l’urgenza di definire l’intesa nucleare all’insegna delle “opportunità di mercato”, consigliasse il silenzio su un caso così grave di intimidazione di un “human right defender”.

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Oggi pubblichiamo una lettera dell’Ayatollah Kazemi Boroujerdi al  Gruppo del 5+1, impegnato nei negoziati sul nucleare con il regime iraniano. L’Ayatollah e’ anche noto come il Mandela iraniano. Incarcerato da otto anni, l’Ayatollah e’ accusato di tradimento verso la Velayat-e Faqhi per la sua lotta per un ritorno alla purezza dello sciismo e per una separazione radicale della religione dalla politica. Minacciato di morte piu’ volte, l’Ayatollah ha scritto diverse lettere ai leader internazionali denunciando la brutalita’ del regime iraniano. Le sue condizioni di salute sono disperate, soprattutto da quando ha deciso di dichiarare lo sciopero della fame. La sua nuova lettera, indirizza a chi sta promuovendo l’appeasement verso Teheran. e’ la migliore risposta a chi pensa di riabilitare i Mullah e i Pasdaran.

“Agli Onorevoli membri del Gruppo P5+1,

Da prigioniero di coscienza vi mando i mie piu’ sinceri saluti

Come un leader religioso, imprigionato dal brutale regime iraniano, la mia grande speranza e’, ovviamente, che il negoziato porti alla pace, alla liberta’ e alla giustizia e spero che il comportamento inumano e anti-iraniano del nostro Governo venga soggetto a restrizioni. Come cittadino iraniano costretto a soffrire torture fisiche e psicologiche, a veder compiuti abusi sui membri della mia famiglia, ora capisco veramente quale e’ la moralita’ e la credibilita’ dell’Islam politico! Attualmente, e’ gia’ da otto anni che mi trovo nelle carceri di un regime “religioso”, perche’ mi sono opposito ad ogni interferenza della religione nella politica. Come risultato di questo crimine, vivo imprigionato dal regime ed ho perso la mia giovinezza e la mia salute. Come un leader di fede, una persona che ha sempre invocato la pace e la liberta’ e che ha sempre promosso e predicato la bonta’ Divina contro tutte le rigidita’ e le dure leggi religiose, sono stato privato delle cure mediche e del diritto ad avere un avvocato. Questo, sin da quando sono stato arrestato ed oggi sto morendo in carcere.

Sappiatelo: la maggior parte della popolazione iraniana ha voltato la schiena al Governo religioso. I nostri governanti fascisti quindi non hanno scelta e, per restare al potere, devono aumentare l’oppressione contro il povero popolo iraniano e continuare a costruire e ampliare il numero di carcere. Io vedo me stesso come un difensore pubblico del popolo iraniano, il cui orgoglio nazionale e’ stato rubato e i sui giovani sono sempre piu’ drogati e senza lavoro. Un popolo che vive nelle peggiori condizioni economiche, ideologiche e sociali, mentre in realta’ possiede le piu’ grandi risorse naturali. Dio ha dato loro una grande ricchezza, ma questo popolo muore come risultato delle peggiori condizioni ambientali e respiratorie. Un popolo che soffoca nella censura di un regime che non esiste in nessuna altra parte al mondo. Il popolo iraniano e’ derubato persino della propria vita privata.

Mi aspetto da voi, come grandi potenze del mondo, che utilizziate i vostri mezzi legali e mediatici per salvare una nazione esausta dalla oppressione e dalla dittatura religiosa. Solo, in questo modo, ripagherete la mancanza di aiuto ai miei compratrioti nella loro lotta contro un regime repressivo. Vi scrivo questa lettera dalla mia orribile cella, una missiva che vi arrivera’ grazie ad uno degli altri detenuti. Vi chiedo quindi di usare tutto il vostro potere per riportare l’umanita’ al nostro Paese e per creare il consenso internazionale contro i nostri brutali leader al potere. In tal modo, il nostro popolo ferito potra’ di nuovo rialzarsi e vivere. Non solo: in questo modo, anche altre Nazioni potranno salvare loro stesse dal sanguinoso piano di esportazione della Rivoluzione Islamica e dalle interferenze del regime iraniano in Libano, Palestina, Yemen, Siria, Iraq e Bahrain.

Per favore, non permettete a chi cerca autonomia di pensiero e sostegno alla liberta’ di essere seppelliti vivi nelle prigioni iraniane. Per favore, non permettete alla Comunita’ Internazionale di chiedersi, in futuro, per quale motivo l’attuale generazione e’ rimasta in silenzio ad osservare questa tirannia e questa oppressione. Non permettete loro di vedere l’uccisione di chi cerca la liberta’ e l’indipendenza. Per favore, non sostenete  economicamente i criminali leader religiosi oggi al potere in Iran, cancellando le sanzioni e lasciando la nostra ricchezza nelle loro mani. Ricordavelo: se cosi farete, sappiate che questo regime usera’ tutto il suo potere contro il suo stesso popolo.

In fede,

Seyed Hossein Kazemeini Boroujerdi

Prigione di Evin, Teheran, 2015″

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L’Iran, ancora una volta, non mantiene fede alle promesse fatte nel Novembre 2013, in occasione della firma dell’accordo temporaneo sul programma nucleare (the ora JPA). L’ultimo report rilasciato in queste ore dalla AIEA parla chiaro: non solo Teheran non ha rispettato quanto scritto nel JPA, ma restano aperte ancora tutte le questioni relative alla militarizzazione del programma nucleare. Peggio, a tal proposito, Teheran sta ancora lavorando nella base militare di Parchin per cancellare le prove degli avvenuti esperimenti sull’innesto di un ordigno atomico. Andiamo per gradi e analizziamo tutte le mancanze del regime iraniano. Vediamo prima i nodi salienti dell’ultimo report AIEA:

  • Uranio arricchito: secondo il JPA del Novembre 2013, Teheran avrebbe dovuto trasformare in ossido tutto l’esafloruro di uranio (UF6) arricchito al 3,5%. Orbene, secondo quanto riportato dall’AIEA, Teheran ha inserito 2750 chilogrammi di Uf6 arricchito al 3,5% nella linea di conversione in ossido ma…sorpresa, dall’altra parte della linea non è ancora noto cosa sia uscito…In poche parole, il regime ha avviato il processo di trasformazione, ma non lo ha completato, non dando alcuna informazione in merito alla ragione della mancata conversione. Ricordiamo che, per produrre un ordigno atomico, è necessario arricchire l’uranio oltre il 90%, ma la vera difficoltà dell’arricchimento sta solo nella prima fase, ovvero nell’arricchimento al 3,5%. In poche parole, se l’Iran sta continuando ad arricchire liberamente uranio al 3,5% facendo solo finta di trasformarlo in ossido, molto presto avrà di nuovo a disposizione la quantità di Uf6 necessaria per produrre una bomba nucleare (con la benedizione internazionale);
  • Natanz: per non specificati motivi, Teheran ha aumentato la quantità di esafloruro di uranio (Uf6) inserita nelle centrifughe di arricchimento IR2, ovvero quelle piu’ avanzate. La quantita di Uf6 allo stadio naturale inserita tra il 20 gennaio 2015 e il 1 febbraio 2015 è maggiore rispetto ai precedenti tre report dell’AIEA. Anche qui, resta il mistero;
  • Aspetto militare del programma nucleare iraniano: nel report AIEA del Novembre 2011, l’Agenzia Internazionale dimostrava come l’Iran avesse eseguito diversi esperimenti per la produzione di una bomba nucleare. In tal senso, come si legge nel report del 2011 (pagina 8), l’Iran aveva lavorato per ottenere materiale dual-use, per ottenere un la tecnologia per costruire la bomba atomica dall’estero e anche il know how per costruirla all’interno dell’Iran. In particolare, in questo ultimo caso, al centro l’attenzione dell’Agenzia Onu c’era il lavoro dello scienziato ucraini Vyacheslav Danilenko e le attività nella base militare di Parchin. Nell’ultimo report AIEA, quindi, le preoccupazioni sull’aspetto militare del programma nucleare iraniano restano intatte e Teheran non ha ancora fornito alcuna spiegazione in merito;
  • Parchin: come suddetto, è nella base militare di Parchin che Teheran ha svolto gli esperimenti sull’innesto di un ordigno atomico e sulla miniaturizzazione dell’ordigno stesso allo scopo di caricarlo sul vettore (ovvero i missili balistici). Come noto, il regime iraniano nega da anni l’accesso agli ispettori internazionali nella base di Parchin e, secondo quanto fotografato dai satelliti, sta continuando a lavorare per cancellare le prove presenti nell’area.

 

Le drammatiche falle del JPA

L’accordo temporaneo del Novembre 2013, inziato per fermare il programma nucleare iraniano, si è ormai trasformato in un’opera di mero contenimento che, parafrasando Kissinger, non farà che determinare una proliferazione nucleare in tutta la regione Mediorientale. Peggio, è ormai chiaro che la strategia dei negoziatori è quella di assicurare unicamente una cosa sola: che, se l’Iran decidesse in qualsiasi momento di costruire una bomba nucleare, necessiterebbe di almeno un anno per ottenerla. In questo tempo, si crede, la Comunità Internazionale riuscirà ad agire contro la Repubblica Islamica. Come ormai chiaro, si tratta di una pura invenzione, dimostrata dai mesi che sono intercorsi tra il Novembre 2013 ad oggi. In questo periodo, infatti, nonostante le sanzioni internazionali, l’Iran è diventata la meta preferita di politici e rappresentanti commerciali, pronti a mettere soldi al portafoglio non appena l’accordo definitivo sul nucleare verrà firmato. In poche parole, quando e se questo accordo sarà concluso, l’intero impianto delle sanzioni internazionali – approvato con fatica e con il sostegno anche di allati dell’Iran come la Russia – cadrà su se stesso. Rialzarlo in tempi brevi, se necessario, sarà quindi impossibile, soprattutto in considerazione degli interessi economici che si creeranno.

Peggio, da questo negoziato internazionale (ormai un negoziato bilaterale USA – Iran), è escluso un attore centrale e un argomento fondamentale: l’attore centrale escluso è proprio l’AIEA. L’Agenzia Internazionale dell’Onu, infatti, non è parte del tavolo del P 5+1 con la Repubblica Islamica. Una esclusione che sa di beffa, soprattutto in considerazione del fatto che sono proprio i report dell’AIEA che fungono da prova delle violazioni iraniane al Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP). L’argomento centrale escluso dal negoziato, invece, è quello del programma missilistico dell’Iran. Un programma che non è in alcun modo toccato dall’Accordo Temporaneo del Novembre 2013 e che quindi è stato praticamente accettato dall’intera Comunità Internazionale. Peccato che, proprio questo programma missilistico, è ancora oggetto di preoccupazione dell’ultimo report AIEA e delle stesse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Onu che, non a caso, ha approvato sanzioni contro le compagnie iraniane o le personalità che direttamente collaborano allo sviluppo dei missili balistici iraniani.

Vogliamo concludere riportandovi il discorso fatto dall’ex Sindaco di New York Rudy Giuliani davanti alla Comunità iraniana in Arizona. Del suo discorso, che potrete ascoltare integralmente qui sotto, vogliamo riportare solamente un invito che all’attuale Presidente americano: “Mr. President Wake Up”

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