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Ecco, questo articolo potrebbe aprirsi cosi: “Caro Occidente, se almeno non vuoi dare retta alla logica, ascolta la voce dei tuoi alleati curdi”. Perché, sommariamente, di questo si tratta. Non c’e’ miglior risposta a chi propone una alleanza con l’Iran per sconfiggere Isis, di questa denuncia che arriva direttamente dai Curdi, ovvero da una delle forze scelte dall’Occidente per sconfiggere il Califfato.

Secondo quanto denunciando le forze curde, infatti, l’Iran ha avviato una massiccia campagna di reclutamento di jihadisti sciiti da inserire nella sua proxy milizia irachena Hashd al-Shaabi.  Una campagna che avrebbe portato oltre 5000 nuovi miliziani all’interno di questa organizzazione. Tra loro, denunciano dal Kurdistan, ci sono quasi 2000 curdi sciiti. Secondo Erbil, quindi, lo scopo di questa campagna di reclutamento non e’ tanto la lotta contro il Califfato, ma quella contro le forze sunnite curde dei Peshmerga (AINA).

“Hashd al-Shaabi” – anche nota come Forza di Mobilitazione Popolare – rappresenta un ombrello di organizzazioni sciite, creata in seguito ad una fawta emanata dall’Ayatollah al Sistani nel 2014. Nonostante l’obiettivo di al-Sistani fosse quello di creare una forza non settaria, per combattere il Califfato, il regime iraniano ha presto agito per prendere il controllo dell’organizzazione. Basta un breve sguardo alle milizie che compongono Hashd al-Shaabi, per capire che, i comandanti dell’organizzazione rispondono direttamente a Qassem Soleimani, Comandante della Forza Quds (Orsam). Non solo: e’ da tempo noto che l’Iran non gradisce il Governo di Barzani nel Kurdistan iracheno, considerato troppo indipendente. Quindi, a dispetto di diverse collaborazioni, Teheran ha da tempo messo in moto azioni politiche e militari per provocare una rivolta nel Kurdistan iracheno (No Pasdaran, No Pasdaran).

Scontri tra i Peshmerga e le unita’ della Forza di Mobilitazione Popolare sono già avvenuti. L’ultimo di questi scontri e’ accaduto lo scorso 12 Novembre, presso il checkpoint di Tuz Khurmatu, la principale autostrada tra Baghdad e Kirkuk. Lo scontro, durato tre giorni, ha provocato 21 feriti. Una rivalità che si aggiunge a quella già da tempo in corso tra i Curdi e i miliziani sciiti dell’Organizzazione Badr, anche loro al servizio dell’Iran (l’Organizzazione Badr e’ la formazione più importante della Forza di Mobilitazione Popolare).

Nel giugno scorso, Amnesty International ha pubblicamente denunciato Hashd al-Shaabi, accusandola di essere solamente l’ennesima milizia settaria e di portare avanti vere e proprie azioni di pulizia etnica verso i sunniti (East Online). Purtroppo, l’Occidente sta attivamente sostenendo questa milizia, non rendendosi conto che lo stesso Primo Ministro iracheno al-Abadi – ormai avverso a Teheran – ne ha praticamente perso il controllo. Aumentare il potere della Forza di Mobilitazione Popolare, quindi, significa solamente aumentare il potere dell’Iran in Iraq e amplificare lo scontro settario in Medioriente.

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L’Occidente vede nei curdi Iracheni (anche noti come Peshmerga), la principale forza di opposizione al fondamentalismo islamico e alle atrocità di Isis. Questa idea, ovviamente, si e’ giustamente rafforzata dopo l’eroica resistenza delle forze curde a Kobane, citta’ siriana divenuta il simbolo della lotta contro il Califfato islamico. Orbene, se l’Occidente intende seriamente prendere sul serio la guerra dei curdi e il grido di dolore degli Yazidi, farebbe bene ad ascoltare totalmente – e non solo parzialmente – le richieste e gli avvertimenti che arrivano dai leader al potere nel Kurdistan iracheno.

Proprio in questi giorni, infatti, il Presidente curdo Barzani ha diverse volte espresso molto chiaramente la volontà di non vedere le milizie sciite, al servizio del regime iraniano, calpestare il territorio del Kurdistan iracheno. Questo avvertimento, molto chiaro, e’ stato lanciato una prima volta il 21 aprile scorso, quando il Presidente Barzani ha incontrato i rappresentanti di tutte le altre fazioni curde presso Erbil. Durante l’incontro – come rimarcato dal portavoce del gruppo Komal, Muhammad Hakim – tutti i delegati curdi sono convenuti sulla necessita’ di impedire che la milizia sciita Hashd al-Shaabi, proxy dell’Iran, potesse estendere il suo potere all’interno del Kurdistan iracheno. La milizia sciita Hashd al-Shaabi, vogliamo ricordarlo, sfruttando la guerra contro Isis, si e’ resa autrice di terribili massacri settari contro i sunniti, soprattutto presso Tikrit. Molto significativamente, la riunione dei leader curdi si e’ svolta nello stesso periodo in cui Barzani annunciava un suo prossimo viaggio a Washington.

Dopo questo primo avvertimento, proprio ieri, il Presidente curdo Barzani e’ tornato sull’argomento. Questa volta, come rivelato dal parlamentare iracheno Sheikh Shamo, Massoud Barzani ha aggiunto che le milizie sciite devono restare fuori non soltanto dal Kurdistan iracheno, ma anche da Sinjar, piccola cittadina irachena al confine con la Siria. Anche questa città rappresenta il simbolo della lotta curda contro il fondamentalismo di Daesh. Rispetto a Kobane, pero’, Sinjar racchiude anche la sofferenza della minoranza Yazidi, costretta a trovare rifugio sulle montagne per non essere massacrati o costretti alla conversione dai terroristi di al Baghdadi. Come sottolineato da  Sheikh Shamo, la volontà da parte del Governo centrale di Baghdad – proxy dell’Iran – di creare una milizia sciita in Kurdistan e Sinjar e’ “politicamente motivata” e mira a dividere le popolazioni locali. 

Vogliamo aggiungere, a riprova della settarietà della milizia Hashd al-Shaabi – anche nota come Forza di Mobilitazione Popolare – che il capo di questo gruppo e’ Jamal Jaafar Mohammad, ex membro della milizia sciita “Badr” e collaboratore diretto di Qassem Soleimani, Generale iraniano a capo della Forza Qods. Nonostante il fatto che la milizia sia stata costituita con la benedizione dell’Ayatollah iracheno al Sistani, contrario al conflitto settario e al regime della Velayat-e Faqih, con il tempo Teheran e’ riuscito a prendere il potere all’interno della milizia, imponendo il culto dell’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana. Oggi, all’interno dell’Iraq, la Forza di Mobilitazione Popolare e’ vista solamente come l’ennesimo gruppo al servizio dei Pasdaran. A tal proposito si legga l’articolo di Bill Roggio per il Long War Journal: Shiite militias, Iraqi forces surround Tikrit.

Per questo, e’ bene che l’Occidente ripensi seriamente la sua strategia di alleanza preferenziale con la Repubblica Islamica nella guerra contro Daesh. Come abbiamo sempre detto, senza il supporto delle tribù sunnite, la speranza di eliminare il Califfato resterà sempre e solo una illusione. Allo stesso tempo, nessuna importante forza sunnita si ribellerà seriamente al Califfo, fino a quando il regime iraniano – con la complicità Occidentale – continuerà ad imporre la sua legge a Baghdad e la volontà di fare dell’Iraq una succursale della Repubblica Islamica.

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