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Quello che sta succedendo in Iran e gravissimo e richiede l’intervento delle massime autorità politiche internazionali, soprattutto quelle Occidentali.

Il regime iraniano sta negando alla nota attivista per i diritti umani e i diritti dei bambini, Atena Daemi, una operazione chirurgica di cui – secondo quanto dichiarato dagli stessi dottori – necessita il prima possibile. 

In realtà, il 25 settembre scorso, tutto era pronto per operare Atena presso l’ospedale Imam Khomeini di Teheran. La prigioniera politica era stata addirittura già trasportata in ospedale e aveva fatto tutte le pratiche di ammissione.

Poco dopo essere stata ricoverata, pero’, il Direttore della prigione di Evin, Ali Chaharmahali, ha ordinato al personale medico che Atena Daemi doveva essere ammanettata sia alle mani che ai piedi, durante la sua permanenza in ospedale. Venuta a conoscenza della richiesta, Atena ha dichiarato di essere una prigioniera politica e di non avere alcuna intenzione di usare l’occasione del suo ricovero per scappare via. La sua intenzione era solo quella di essere curata. Purtroppo, le autorità iraniane non hanno cambiato la loro opinione, Atena ha rifiutato le manette e, come conseguenza, e’ stata riportata in carcere senza essere operata!

A questo va aggiunto che, il giorno prima dell’operazione, il padre di Atena Daemi si era recato presso l’Assistente del Procuratore di Teheran, il Dott. Hajmoradi, che aveva solennemente promesso che la detenuta non sarebbe stata ammanettata durante il ricovero ospedaliero. Non solo: aveva anche assicurato che Atena avrebbe potuto ricevere visite. Dopo l’incidente in ospedale, il padre di Atena si e’ recato presso la Procura per lamentarsi, ma gli e’ stato detto che gli ordini del direttore del carcere non potevano essere revocati.

Ricordiamo che Atena Daemi, coraggiosa attivista di trent’anni, e’ stata condannata nel novembre del 2016 a sette anni di carcere, per aver criticato il regime, condannato il massacro dei prigionieri politici del 1988 e aver incontrato le famiglie degli oppositori al regime. 

In carcere, purtroppo, la salute di Atena Daemi e’ drammaticamente deteriorata: per ricevere attenzioni da parte del regime, Atena ha persino lanciato uno sciopero della fame durato quasi due mesi.

Nel luglio del 2017, sia Atena Daemi che la sua compagna di cella Golrokh Ebrahimi Iraee, anche lei prigioniera politica, hanno scritto una lettera aperta, descrivendo le condizioni della loro prigionia. La lettera venne scritta anche per reagire alla visita di alcuni Ambasciatori stranieri nel carcere di Evin: un “tour” organizzato dal regime e che non implicava la visita alle sezioni dei prigionieri politici!

Riteniamo che quanto stia accadendo ad Atena sia gravissimo e che sia dovere dell’Occidente, intervenire a garanzia della salute e della sicurezza di questa giovane e battagliera attivista iraniana!

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Freedom House, la storica ONG che si occupa di monitorare lo stato delle libertà politiche e civili nel mondo, ha rilasciato il queste ore il rating del 2017. Il regime iraniano, purtroppo, si trova sempre più in basso, con soli 17 punti rispetto ad un massimo di 100. Ufficialmente, quindi, Freedom House classifica l’Iran come “Not Free”, ovvero un Paese senza libertà.

In poche parole, l’Iran è un “Paese oppressivo”, in cui la libertà di stampa e di circolazione in Rete, sono praticamente nulle. Bassissimo. quasi nullo, anche il livello delle libertà civili e politiche (in entrambi i casi, il punteggio è 6 su 7, ove 7 è il livello più basso…).

A breve Freedom House rilascierà il report completo relativo ai nuovi rating, con tutte le informazioni relative anche al regime iraniano. Nelle anticipazioni riportate sul sito, viene denunciato come nella Repubblica Islamica i fondamentalisti controllano le istituzioni principali, quali la magistratura e il Consiglio dei Guardiani. Proprio il controllo di queste istituzioni chiave, ha portato alla squalifica di numerosi candidati riformisti, anche nelle elezioni parlamentari dello scorso febbraio. Inoltre, sempre sul sito, vengono ricordati i numerosi abusi dei diritti umani e lo straziante caso dell’attivista Narges Mohammadi, condannata a 16 anni di carcere per la sua campagna contro la pena di morte in Iran (Freedom House).

Chiunque accetta di legarsi al regime iraniano senza precondizioni deve sapere perciò che, cosi facendo, favorisce e si rende complice attivo di un regime che opprime il suo popolo e ne abusa quotidianamente!

Un incontro del 2015 della Freedom House sui Diritti Umani in Iran

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Se non fosse che le affermazioni ridicole dei clerici iraniani hanno poi un risvolto oppressivo verso la popolazione civile, ci sarebbe da farsi sempre tante belle risate.

Peccato che, mentre noi ridiamo delle stronzate dei Mullah, in Iran c’e’ sempre chi paga concretamente il prezzo delle follie fondamentaliste.

Il nuovo idolo del ridicolo e’ Seyyed Youseff Tabatabi-nejad, leader della preghiera del Venerdì – giorno sacro nell’Islam – di Isfahan. Durante il suo ultimo sermone, Tabatabi-nejad, ha affermato testualmente:

“Il mio ufficio ha ricevuto foto di donne vicine al fiume (secco) Zayandeh-rud, scattate come se queste donne si trovassero in Europa. Sono proprio queste azioni che determinano l’ulteriore prosciugamento del fiume!”

Nel suo sermone, quindi, il clerico ha invitato la polizia morale a reprimere con maggiore forza coloro che non rispettano la regola dell’hijab obbligatorio. Ha affermato ancora Seyyed Youseff Tabatabi-nejad:

Ho detto al Ministero per le Comunicazioni di reprimere gli istigatori di networks che incoraggiano l’immoralità. Se non lo farete, ho detto loro, voi fallirete nel vostro stesso dovere. Il Ministero delle Comunicazioni può scovare e soffocare questi individui“.

Infine, Tabatabi-nejad e’ stato prodigo anche di consigli pratici per le forze di sicurezza del regime:

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Oggi pubblichiamo una lettera dell’Ayatollah Kazemi Boroujerdi al  Gruppo del 5+1, impegnato nei negoziati sul nucleare con il regime iraniano. L’Ayatollah e’ anche noto come il Mandela iraniano. Incarcerato da otto anni, l’Ayatollah e’ accusato di tradimento verso la Velayat-e Faqhi per la sua lotta per un ritorno alla purezza dello sciismo e per una separazione radicale della religione dalla politica. Minacciato di morte piu’ volte, l’Ayatollah ha scritto diverse lettere ai leader internazionali denunciando la brutalita’ del regime iraniano. Le sue condizioni di salute sono disperate, soprattutto da quando ha deciso di dichiarare lo sciopero della fame. La sua nuova lettera, indirizza a chi sta promuovendo l’appeasement verso Teheran. e’ la migliore risposta a chi pensa di riabilitare i Mullah e i Pasdaran.

“Agli Onorevoli membri del Gruppo P5+1,

Da prigioniero di coscienza vi mando i mie piu’ sinceri saluti

Come un leader religioso, imprigionato dal brutale regime iraniano, la mia grande speranza e’, ovviamente, che il negoziato porti alla pace, alla liberta’ e alla giustizia e spero che il comportamento inumano e anti-iraniano del nostro Governo venga soggetto a restrizioni. Come cittadino iraniano costretto a soffrire torture fisiche e psicologiche, a veder compiuti abusi sui membri della mia famiglia, ora capisco veramente quale e’ la moralita’ e la credibilita’ dell’Islam politico! Attualmente, e’ gia’ da otto anni che mi trovo nelle carceri di un regime “religioso”, perche’ mi sono opposito ad ogni interferenza della religione nella politica. Come risultato di questo crimine, vivo imprigionato dal regime ed ho perso la mia giovinezza e la mia salute. Come un leader di fede, una persona che ha sempre invocato la pace e la liberta’ e che ha sempre promosso e predicato la bonta’ Divina contro tutte le rigidita’ e le dure leggi religiose, sono stato privato delle cure mediche e del diritto ad avere un avvocato. Questo, sin da quando sono stato arrestato ed oggi sto morendo in carcere.

Sappiatelo: la maggior parte della popolazione iraniana ha voltato la schiena al Governo religioso. I nostri governanti fascisti quindi non hanno scelta e, per restare al potere, devono aumentare l’oppressione contro il povero popolo iraniano e continuare a costruire e ampliare il numero di carcere. Io vedo me stesso come un difensore pubblico del popolo iraniano, il cui orgoglio nazionale e’ stato rubato e i sui giovani sono sempre piu’ drogati e senza lavoro. Un popolo che vive nelle peggiori condizioni economiche, ideologiche e sociali, mentre in realta’ possiede le piu’ grandi risorse naturali. Dio ha dato loro una grande ricchezza, ma questo popolo muore come risultato delle peggiori condizioni ambientali e respiratorie. Un popolo che soffoca nella censura di un regime che non esiste in nessuna altra parte al mondo. Il popolo iraniano e’ derubato persino della propria vita privata.

Mi aspetto da voi, come grandi potenze del mondo, che utilizziate i vostri mezzi legali e mediatici per salvare una nazione esausta dalla oppressione e dalla dittatura religiosa. Solo, in questo modo, ripagherete la mancanza di aiuto ai miei compratrioti nella loro lotta contro un regime repressivo. Vi scrivo questa lettera dalla mia orribile cella, una missiva che vi arrivera’ grazie ad uno degli altri detenuti. Vi chiedo quindi di usare tutto il vostro potere per riportare l’umanita’ al nostro Paese e per creare il consenso internazionale contro i nostri brutali leader al potere. In tal modo, il nostro popolo ferito potra’ di nuovo rialzarsi e vivere. Non solo: in questo modo, anche altre Nazioni potranno salvare loro stesse dal sanguinoso piano di esportazione della Rivoluzione Islamica e dalle interferenze del regime iraniano in Libano, Palestina, Yemen, Siria, Iraq e Bahrain.

Per favore, non permettete a chi cerca autonomia di pensiero e sostegno alla liberta’ di essere seppelliti vivi nelle prigioni iraniane. Per favore, non permettete alla Comunita’ Internazionale di chiedersi, in futuro, per quale motivo l’attuale generazione e’ rimasta in silenzio ad osservare questa tirannia e questa oppressione. Non permettete loro di vedere l’uccisione di chi cerca la liberta’ e l’indipendenza. Per favore, non sostenete  economicamente i criminali leader religiosi oggi al potere in Iran, cancellando le sanzioni e lasciando la nostra ricchezza nelle loro mani. Ricordavelo: se cosi farete, sappiate che questo regime usera’ tutto il suo potere contro il suo stesso popolo.

In fede,

Seyed Hossein Kazemeini Boroujerdi

Prigione di Evin, Teheran, 2015″

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Mentre buona parte del mondo ha celebrato serenamente il Natale e mentre Khamenei twittava in onore di Gesu’, per molti cristiani iraniani la nascita di Cristo si è tramutata in un incubo. Nel silenzio – drammaticamente colpevole – dei media interazionali, ben 12 cristiani sono stati arrestati in due diversi raid dalle forze di sicurezza del regime. Il primo arresto di massa è avvenuto proprio il 25 dicembre, presso Rudehen, nella regione di Teheran. Qui, ben nove fedeli cristiani sono stati portati via dagli agenti proprio mentre celebravano – clandestinamente – il Natale.

Gli attivisti hanno reso noti i nomi di otto dei nove dei fermati. Si tratta di: Mehdi Kian, Ali Sadraddin (noto come Fratello Stephen), Mohammad Kazemi, Azin Faroudi, Mohammad Hossein Moridian, Maryam Narimani, Alireza Nasiri e Fratello Matin. Di un fedele è finora impossibile sapere il nome. Dopo il loro arresto, i detenuti sono stati trasferiti in una località ignota e nessuna notizia è stata fornita ai famigliari. Tutti i fermati sono ex mussulmani, convertiti di recente al cristianesimo, un passaggio che il regime punisce con il reato di apostasia.

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Il 26 dicembre, invece, le forze di sicurezza sono entrate in azione a Teheran. Qui, infatti, hanno arrestato un prete Assiro: Padre Victor. Secondo le informazioni finora rese note dagli attivisti, insieme a Padre Victor sono state fermate altre due persone. Gli agenti hanno perquisito la casa del prete, controllando anche cellulari e computer. Dopo il raid, quindi, i fermati sono stati tutti trasferiti nel carcere di Evin, noto per essere il centro di detenzione principali dei prigionieri politici. Secondo le stime dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, nelle carceri iraniane mietono oltre 40 cristiani, tutti costretti a passare l’ennesimo Natale dietro le sbarre…

Insieme alle persecuzioni contro i cristiani, nella Repubblica Islamica anche il boia continua liberamente il suo lavoro. Mentre le Nazioni Unite approvano la Moratoria contro la Pena di Morte, nel giorno di Natale il regime iraniano ordina una esecuzione di massa presso il carcere di Shiraz: ben sette detenuti sono stati impiccati pochissime ore. Nelle ultime due settimane, solamente a Shiraz, 15 condanne a morte sono state eseguite. Anche in questo caso, con il colpevole silenzio delle diplomazie Occidentali…

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Ghoncheh Ghavami

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato di Ghoncheh Ghavami, una ragazza iraniana (in possesso anche di passaporto britannico), arrestata dal regime mentre cercava di assistere alla partita di pallavolo Iran Italia. Quando denunciammo l’accaduto, come forse ricorderete, chiedemmo al Governo italiano di intervenire in favore di Ghoncheh, sottolineando che Roma non poteva accettare che una donna venisse messa in prigione unicamente per il suo sesso, considerato inferiore rispetto a quello maschile dalla Repubblica Islamica. Le nostre richieste furono ignorate e il Ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, arrivò poco dopo in Italia accolto con tutti gli onori.Questa volta, però, aggiungiamo un particolare estramamente importante: considerando le false accuse contro di lei (“propaganda contro il regime”), Ghoncheh Ghavami ha dichiarato lo sciopero della fame, sperando così di poter attirare l’attenzione internazionale sul suo drammatico caso nbgiudiziario.

Ghoncheh ha appena 25 anni e una splendida carriera che l’attende in Gran Bretagna, sua seconda casa. Una spensieratezza che le è stata ormai rubata da un regime spietato, incapace di concedere al popolo iraniano la libertà che merita. Chiediamo quindi, nuovamente all’Italia di agire subito e di condannare l’arresto di questa donna e di tutti i prigioneri politici. Chiediamo, in particolare, al Ministro degli Esteri Mogherini, neo Lady Pesc, di intercedere per la famiglia di Ghoncheh, esigendo dai Mullah la liberazione immediata della giovane iraniana, simbolo della forza di un popolo ormai da troppi anni represso e umiliato.

Qui l’appello di Amnesty International per la liberazione di Ghoncheh Ghavamihttp://bit.ly/1EjAytn

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I giovani iraniani sono stanchi e hanno voglia di libertà. Sono stufi di una società repressiva, governata da Mullah e Pasdaran, la cui morale viene imposta coattivamente attraverso pietosi sermoni e la polizia morale. Per questo, ormai, gli atti di protesta contro il regime sono continui e sempre piu’ violenti. In questi giorni, in particolare, due eventi hanno scosso l’establishment clericale iraniano. Il 15 settembre, ad esempio, in un parco della città di Ahwaz, dei ragazzi hanno attaccato un miliziano dei Basij, simbolo dell’oppressione clerico-militare del regime. Il miliziano islamista è stato ricoverato in ospedale, come questa foto testimonia

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Peggio è andata ad un Mullah presso la città di Esfahan. Qui, dei giovani in moto hanno attaccato il clerico sciita, rompendogli diverse dita delle mani. Ormai gli atti di insubirdinazione degli iraniani, aumentano sempre di piu’. Come suddetto, il tappo imposto dalla Velayat-e Faqih, è ormai già colmo e riesce a non scoppiare nuovamente solo per mezzo di una drammatica repressione di ogni opposizione al regime. Come questi violenti atti dimostrano, però, la sola repressione non riesce a fermare la voglia di libertà della popolazione.

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