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In queste ore il Parlamento iraniano sta discutendo la fiducia al nuovo Gabinetto di Governo proposto dal Presidente Rouhani. Tra i nomi discussi dai Parlamentari, c’e’ quello di Mohammad Javad Azari Jahromi, proposto come Ministro delle Telecomunicazioni al posto di Mahmoud Vaezi.

Purtroppo, si tratta dell’ennesima scelta infelice: Mohammad Javad Azari Jahromi, infatti, e’ stato uno dei Direttori dell’Intelligence iraniana tra il 2009 e il 2013, durante la presidenza dell’ultra conservatore Mahmoud Ahmadinejad.

In quella veste, Jahromi era incaricato di uno dei Dipartimenti di Sorveglianza e ha avuto un ruolo di primo piano nella repressione del movimento di protesta noto come Onda Verde, che ha visto migliaia di persone scendere in piazza tra il 2009 e il 2011, in protesta contro i brogli legati alla rielezione di Ahmadinejad.

Peggio: secondo quanto riporta il sito Kaleme, Jahromi e’ entrato nell’intelligence iraniana nel 2002 e nel 2009, una volta scoppiate le proteste di massa, e’ stato tra coloro che hanno maggiormente contribuito alle repressioni, attraverso la sorveglianza dei social network usati dai manifestanti (Kaleme).

Tutto questo accade proprio mentre uno dei leader dell’Onda Verde, Mehdi Karroubi, e’ stato ricoverato in ospedale dopo aver dichiarato lo sciopero della fame. Karroubi, agli arresti domiciliari dal 2011, chiede il diritto di avere un processo pubblico e delle accuse chiare, sinora mai formalizzate dal regime.

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L’Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi e’ stato nominato da Khamenei nuovo Presidente del Consiglio per il Discernimento, ereditando la posizione che era del defunto Ayatollah Rafsanjani. Il Consiglio per il Discernimento e’ un organo ufficialmente nato per dirimere le controversie tra il Parlamento iraniano e il Consiglio dei Guardiani, ma che oggi svolge principalmente un ruolo consultivo verso la Guida Suprema. I membri del Consiglio per il Discernimento sono nominati dalla Guida Suprema per cinque anni.

In questo senso, le posizioni politiche che prende il Presidente del Consiglio stesso devono essere prese in considerazione, soprattutto quando – raramente – dissentono con quelle della Guida Suprema (come accaduto negli ultimi anni tra Khamenei e Rafsanjani).

La nomina di Hashemi Shahroudi a Presidente del Consiglio del Discernimento, rappresenta un colpo per Rouhani e una nuova vittoria politica per la fazione più conservatrice, vicina sia alla Guida Suprema che ai Pasdaran.

L’Ayatollah Shahroudi, infatti, non solo e‘ stato per anni a capo del Supremo Consiglio Islamico iracheno – partito politico sciita filo iraniano, con tanto di milizia armata a seguito (l’Organizzazione Badr) – ma e’ stato anche dal 1999 al 2009 a capo della Magistratura iraniana. In questa posizione, Shahroudi ha dato il meglio di se: ha benedetto la repressione della protesta degli studenti iraniani, ha nominato il Procuratore Saeed Mortazavi (quello delle torture nel carcere di Kharizak e della morte della giornalista irano-canadese Zahara Khazemi), e ha contribuito alla prima repressione dell’Onda Verde (2009). 

La nomina di Shahroudi, quindi, manda dei segnali molto chiari relativamente al regime iraniano: il potere resta saldamente nelle mani della fazione più conservatrice e repressiva. Shahroudi, infatti, darà luce verde non solo alla stretta sui diritti civili, ma anche all’espansione del potere dei Pasdaran sia all’interno del Paese, che all’esterno (in Iraq in primis).

Ovviamente, in palio c’e’ qualcosa di più importante, ovvero la successione allo stesso Khamenei a cui, proprio l’Ayatollah Shahroudi, risulta essere tra i favoriti.

 

Mousavi

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani, ha tenuto la sua prima conferenza stampa, dopo la rielezione a Presidente della Repubblica Islamica. Quanto detto in questa occasione, risulta essere molto interessante per capire quanto accadrà nel secondo mandato di Rouhani (Iran Human Rights).

In questa conferenza stampa, Hassan Rouhani si e’ messo in piena linea, quasi su tutto, con le posizioni della Guida Suprema Ali Khamenei. Non solo ha elogiato pienamente il sistema, in primis i Pasdaran e i Basij, ma ha anche ribadito la centralità del cosiddetto “asse della resistenza”, sottolineando non solo l’impegno iraniano in Siria e Yemen, ma anche la solidarietà al Venezuela di Maduro (proprio mentre quest’ultimo reprime le proteste di piazza, cosi come l’Iran represse quelle dell’Onda Verde).

Proprio sull’Onda Verde, il Presidente iraniano fa il capovolgimento più importante: se durante la campagna elettorale del 2013 Hassan Rouhani si era impegnato a far terminare gli arresti domiciliari dei leader della protesta del 2009,  Mehdi Karroubi, Mir Hosseini Mousavi e Zahra Rahnavard, durante la conferenza stampa si e’ pienamente rimangiato la sua promessa. 

Ricordiamo che Karroubi, Mousavi e sua moglie Rahnavard, sono costretti agli arresti domiciliari dal 2011 (e al completo isolamento dall’esterno), senza neanche aver mai subito un processo regola e delle accuse formali. Per questo, nel 2013, l’impegno di Rouhani aveva almeno fatto sperare che i tre potessero avere la possibilità di difendersi pubblicamente, come garantito dallo stesso sistema iraniano. Cosi non e’ stato.

In conferenza stampa quindi, rispondendo ad una precisa domanda, Rouhani ha dichiarato che “l’esecutivo, il legislativo e il sistema giudiziario, hanno ognuno le proprie responsabilità e ci muoveremo secondo la Costituzione”. Di fatto, il neo rieletto Presidente iraniano, ha comunicato a Khamenei che non ha alcuna intenzione di premere per garantire i diritti dei tre leader dell’Onda Verde.

L’abbandono dei leader dell’Onda Verde al loro destino, non lascia certo presagire un miglioramento dello stato dei diritti umani in Iran, nei prossimi quattro anni.

L’agenzia Hrana, dedita alla denuncia quotidiana degli abusi dei diritti umani in Iran, ha dato la notizia dell’arresto del blogger dissidente Mehdi Khazali. L’arresto è avvenuto il 13 febbraio davanti alla sede della casa editrice Hayan, su ordine della corte di Shahid Moghadasi. Mehdi Khazali, sarebbe stato quindi trasferito nel braccio 350 del carcere di Evin, sotto il diretto controllo dei Pasdaran. In questo braccio, sono rinchiusi i prigionieri politici.

Mehdi Khazali, figlio del clerico ultraconservatore Ayatollah Abolghasem Khazali, ha deciso di non seguire le orme del padre e ha duramente criticato il regime, soprattutto dopo la repressione dell’Onda Verde tra il 2009 e il 2011. Recentemente, Mehdi Khazali si era duramente espresso sia contro l’intervento della Forza Qods in Siria, sia invitando a boicottare le annuali celebrazioni in ricordo della rivoluzione khomenista del 1979. Probabilmente, l’arresto è dovuto proprio all’invito al boicottaggio fatto da Khazali, essendo avvendo a pochi giorni da quel coraggioso appello.

Ad oggi, non si hanno notizie dello stato detentivo di Mehdi Khazali. Si sa solo che, Khazali è ancora detenuto illegalmente, senza alcuna accusa formale formulata nei suoi confronti dal regime. Il suo arresto, come quello di decine di altri attivisti, è parte dell’ondata di repressioni che l’Iran sta compiendo in vista delle elezioni Presidenziali del Maggio 2017.

Riceviamo e riportiamo una pessima notizia: il prigioniero politico iraniano Arash Sadeghi, attivista per i diritti civili e democratici, è stato trasferito nel braccio 350 del carcere di Evin. Si tratta di una pessima notizia perchè, come noto a chi conosce il regime iraniano, il braccio 350 – anche noto come “Centro di Correzione” – è l’area riservata ai detenuti politici, sotto il diretto controllo dei Pasdaran (Hrana).

In questo braccio, purtroppo, ai detenuti non viene garantita la dovuta attenzione, anche sotto il profile medico. Il cibo è poco e di pessima qualità e i contatti con l’esterno sono praticamente ridotti al contagocce (Iran Human Rights).

Ricordiamo che Arash Sadeghi – arrestato la prima volta nel 2009, durante le proteste dell’Onda Verde, liberato su cauzione nel 2010 – è finito in carcere nuovamente nel 2014. Nel gennaio 2016, quindi, è stato condannato a 19 anni di carcere dal giudice Salavati, uomo dei Pasdaran.

Per Arash Sadeghi, il cui corpo è già debilitato da due lunghi scioperi della fame, si tratta di un trasferimento che può costargli la vita. Arash, infatti, ha dichiarato il primo sciopero della fame terminato lo scorso 3 gennaio, era stato dichiarato dal detenuto iraniano in protesta contro l’arresto della moglie Golrokh Ebrahimi Iraee. La Iraee ai è stata arrestata per un manoscritto contro la lapidazione, trovato nella sua casa e mai pubblicato. Il primo sciopero di Arash Sadeghi è durato 71 giorni e ha quasi portato al decesso di Arash. Interrotto, come suddetto, il 3 gennaio scorso dopo il rilascio di Golrokh Irai, Arash Sadeghi ha ripreso lo sciopero della fame ad inizio febbraio, dopo il nuovo arresto della moglie (BcrGroup).

Continua, senza alcuna pieta, la repressione di ogni forma di dissenso politico in Iran. Tutto questo, durante il Governo Rouhani e con la benedizione del Ministero dell’Intelligence iraniano, agli ordini dello stesso Presidente “moderato”…

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In queste ore il regime iraniano sta celebrano i 38 anni della Rivoluzione del 1979. Una rivoluzione nata per la liberazione da un regime autoritario (quello dello Shah), ma presto divenuta ostaggio di una manica di clerici fondamentalisti, guidati dall’Ayatollah Khomeini, un personaggio che non solo ha distrutto il quietismo sciita, ma anche elevato a sesto pilastro dell’Islam il martirio (legittimando cosi il peggior terrorismo contemporaneo, compreso quello sunnita che dagli eredi di Khomeini ha trovato comunque sostegno e ispirazione).

Mentre sui media ufficiali il regime celebra il 22 di Bahman con immagini di odio verso l’Occidente compresa una in cui si simula l’impiccagione di Trumpnoi vogliamo ricordare questo giorno con alcuni video delle importanti proteste anti-regime del 2010 e del 2011. In memoria di quel movimento popolare, noto come Onda Verde, che nonostante i timori e gli spari scese in piazza e sfidò i clerici e i Pasdaran. I leader di quel movimento di protesta, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, sono dal 2011 agli arresti domiciliari, senza alcuna accusa formale, senza il diritto ad un legale o anche solo ad un processo…

Per non dimenticare!

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Lo abbiamo già scritto alcune volte: quasi sempre, quando il regime iraniano fa un gesto di moderazione verso un prigioniero politico, lo fa solamente per spegnere i riflettori internazionali sul suo caso e non per trovare una reale soluzione. Il caso dell’attivista iraniano Arash Sadeghi, ne è l’ennesima triste dimostrazione.

Il caso di Arash è ormai noto: giovane studente protagonista delle proteste dell’Onda Verde, Arash è stato arrestato l’ultima volta nel gennaio del 2016 e condannato ad 15 anni di carcere dal giudice Salavati. Non contento, Salavati ha successivamente aggiunto altri 4 anni di detenzione ad Arash, per una condanna ricevuta e precedentemente sospesa (ergo, 19 anni in totale). Il regime però non si è accanito solo contro Arash Sadeghi, ma anche contro sua moglie Golrokh Ebrahimi Iraee, arrestata per un racconto sulla lapidazione trovato durante un raid delle forze di sicurezza nella sua casa, tra le altre cose mai pubblicato. La Ebrahimi è stata quindi processata senza neanche un avvocato difensore e condannata a 6 anni di carcere.

Arash Sadeghi in ospedale, ricoverato durante lo sciopero della fame

Arash Sadeghi in ospedale

In protesta contro l’arresto della moglie, Arash Sadeghi ha iniziato uno sciopero della fame nell’ottobre del 2016. Uno sciopero duranto oltre 70 giorni, terminato solamente il 3 gennaio 2017, che ha portato il giovane Arash quasi vicino alla morte. Ovviamente, la decisione di Arash di terminare lo sciopero della fame, è arrivata dopo l’annuncio da parte del regime del rilascio di Golrokh Ebrahimi Iraee, previo il pagamento di una condizionale di 125000 dollari (quindi anche una chiara estorsione). Una decisione a cui Teheran è stato costretto, anche grazie alla durissima pressione internazionale. Insieme alle proteste di numerose ONG per i diritti umani, anche il popolo di Twitter si era mobilitato lo scorso 30 dicembre, sorretto dall’hashtag #SaveArash.

Purtroppo, appena spenti i riflettori, i Pasdaran sono tornati a reprimere: incuranti delle conseguenze, i miliziani del regime hanno riarrestato Golrokh Ebrahimi lo scorso 22 gennaio di fronte alla sua abitazione, insieme ad un suo amico di nome Saeed Eghbali. Mentre però Saeed è stato rilasciato il giorno seguente, Golrokh è stata trasferita nel carcere di Evin. Appena ricevuta la notizia del nuovo arresto della moglie, Arash Sadeghi ha deciso di annunciare un nuovo sciopero della fame (BcrNews).

Attualmente Arash si trova nel braccio 350 del carcere maschile di Evin, ovvero nell’area dedicata ai detenuti politici. Le sue condizioni di salute sono pessime e necessiterebbe di essere ricoverato immediatamente, in conseguenza degli effetti del lungo sciopero della fame precedente e delle pessime condizioni della sua detenzione. I medici dicono che Arash soffre di bassa pressione sanguigna, infezione ai polmoni e ricorrenti polmoniti, una grave tosse e gastrointerite.

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Arash Sadeghi con la moglie Golrokh Ebrahimi Iraee