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Attivisti per i diritti umani, attivisti per i diritti delle donne e animalisti: ribellatevi e aiutateci!!! Il video che vi proponiamo qui sotto, infatti, vi mostra tutti i motivi per i quali e’ necessario che la società civile Occidentale si attivi, per impedire che l’Iran goda di un appeasement mondiale, senza pre-condizioni.

Nel video che vedete, infatti, e’ possibile vedere le forze di sicurezza iraniane sequestrare ad una povera donna il suo cane. Come la donna stessa denuncia nella pagina Facebook My Stealthy Freedom (la mia libertà rubata), ella e’ sottoposta nella Repubblica Islamica a due discriminazioni: e’ discriminata come donna, trattata secondo la legge come cittadina di Serie B e vessata quando non porta adeguatamente il velo obbligatorio (hijab), e come proprietaria di un cane. I cani, infatti, sono considerati impuri nell’Islam. Purtroppo, molto probabilmente, il cane del video verrà presto ucciso dai miliziani del regime.

Le donne iraniane, pero’, hanno deciso di continuare la loro quotidiana ribellione: continuando a portare il velo in maniera alternativa e affrontandone le conseguenze (spesso anche l’attacco con l’acido) e continuando a possedere un cane come animale domestico. Per vincere la loro guerra, pero’, hanno bisogno dell’aiuto delle democrazie mondiali. Un aiuto che, in questo momento, viene negato dai Governi Occidentali e dalle diplomazie Occidentali, troppo impegnate a fare affari con il regime iraniano.

Ecco allora che, ancora una volta, ben si capisce quanto conti la pressione dal basso – la pressione di chi ha umanità, prima che interesse materiale. Una leva importante, che sappiamo avere spesso la forza di costringere i Governi a rivedere le loro politiche interne e internazionali.

Condividete e denunciate!!! Questo e’ l’Iran dei Mullah, questo e’ l’Iran dei Pasdaran, questo e’ l’Iran che le diplomazie Occidentali vorrebbero portavi in casa…

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Il 29 Novembre scorso, l’Orchestra Filarmonica di Teheran avrebbe dovuto esibirsi in occasione della cerimonia di chiusura di un evento di wrestling internazionale. Poche ore prima dell’esibizione, il concerto e’ stato cancellato per ordine delle autorità. Per quale motivo? Semplice: al regime iraniano non era gradita la presenza di musiciste donne all’interno dell’orchestra (Iran Human Rights).

Ufficialmente, secondo quanto riporta la ISNA, le autorità clericali si sarebbero lamentate per il fatto che, le musiciste nell’orchestra, non portavano il velo in maniera corretta. In realtà, come rivela il direttore dell’Orchestra filarmonica Ali Rahbari, il problema era la presenza stessa delle donne. L’Orchestra, per la cronaca, avrebbe dovuto suonare l’inno nazionale iraniano. Nonostante il tentativo di trovare una mediazione tra le parti, il Direttore Rahbari ha coraggiosamente deciso di ritirare tutta la sua orchestra, in protesta contro la repressione e la misoginia del regime (AryNews).

La parte più ridicola di questa storia, e’ che lo stesso capo della Federazione Wrestling iraniana, Rasoul Khadem, ha inviato personalmente una lettera al Ministro della Cultura e della Guida Islamica Ali Jannati – lo stesso con cui il Ministro Franceschini ha stretto un patto di cooperazione – sottolineando di non essere affatto contrario alla presenza femminile durante il concerto dell’Orchestra di Teheran (AsrIran). Non solo: Khadem ha anche annunciato che ripeterà l’invito per l’Orchestra Filarmonica di Teheran, per suonare ad un altro evento che si terra’ sempre nella capitale a Gennaio 2016.

Ormai il livello di misoginia del regime iraniano ha raggiunto livelli inauditi. La cancellazione di concerti che prevedono la presenza di donne e’ praticamente una prassi. Ricordiamo solamente che:

  • nel Settembre 2014, il quotidiano Shargh riporto’ che la presenza di musiciste donne nei concerti live, era stata bandita in ben 13 Province iraniane (SharghDaily);
  • all’inizio di gennaio 2015, i Pasdaran fermarono all’aeroporto di Teheran, il noto musicista Majid Derakhshani. Egli doveva recarsi con il suo gruppo a Dubai per un concerto. La ragione del fermo? La presenza di musiciste donne nel gruppo
  • il 15 gennaio scorso, le forze di sicurezza hanno bloccato un concerto del musicista Alim Qasimov. Il motivo? Con lui doveva suonare anche la figlia Ferghana. Il loro concerto a Teheran venne cancellato dopo aver inizialmente ottenuto tutti i permessi necessari Shahrvand Daily).

Da quando Hassan Rouhani e’ diventato il Presidente dell’Iran nel 2013, dozzine di concerti sono stati cancellati, a dispetto del fatto gli organizzatori, avessero richiesto e ottenuto tutti i permessi necessari dai Ministeri del regime. Ricordiamo anche che, solamente tre mesi fa, il regime iraniano aveva bandito il concerto dell’orchestra diretta da  Daniel Barenboim (Youtube). Il bando contro l’Orchestra Filarmonica di Teheran avviene dopo che, la stessa Orchestra, era stata completamente bandita dal regime per anni. La sua riattivazione, qualche mese fa, era stato un piccolo segno di speranza per i diritti civili all’interno della Repubblica Islamica. Anche in questo caso, una speranza vana…

Immagini risalenti al 2011

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La vignetta di Atena Fara... contro i membri del Parlamento iraniano

La vignetta di Atena Farghadani contro i membri del Parlamento iraniano

Dodici anni e mezzo di carcere. Questa la pena per l’attivista Atena Farghadani, vignettista, colpevole di aver espresso attraverso la sua arte opinioni di protesta contro l’establishment politico iraniano. In particolare, la colpa principale di Atena e’ stata quella di aver disegnato i membri del Parlamento iraniano come degli animali, mentre si accingevano a votare una legge per bandire permanentemente la contraccezione (su richiesta esplicita di Ali Khamenei). Convocata dalla Corte nel gennaio del 2015, Atena e’ stata accusata di “propaganda contro il regime”, “insulto ai membri del Parlamento” e “pericolo per la sicurezza nazionale”.  Va rilevato che, la convocazione da parte dei magistrati, e’ arrivata dopo che Atena ha caricato le immagini della sua protesta contro il regime su Facebook, un segno evidente delle paure dei Mullah verso la crescita dell’uso dei social network in Iran. Anche la giovane Atena, cosi come il giornalista del Washington Post Jason Rezaian, e’ stata portata davanti al giudice Salavati, noto per le sue posizioni ultraconservatrici. Il giudice Salavati, oltre alla vignetta suddetta, ha imputato ad Atena anche le sue visite in carcere ai prigionieri politici e la sua protesta contro le violenze avvenute nel centro detentivo di Kharizak (nel 2009).

Un'opera di Atena Faraghdani creata durante la detenzione

Un’opera di Atena Farghdani creata durante la detenzione

Vogliamo ricordare che il primo arresto di Atena Farghadani e’ avvenuto nell’agosto del 2014. Portata nel carcere di Evin, Atena e’ stata quindi rilasciata su cauzione nel mese di novembre. Uscita di prigione, la giovane attivista ha pubblicato un lungo video in cui, senza alcun timore, ha denunciato gli abusi fisici subiti in carcere (Video). Dopo la pubblicazione del video, Atena e’ stata nuovamente arrestata e portata nel carcere di Gharchak, poco fuori Teheran. Gettata stavolta in mezzo ai comuni criminali, Atena Farghadani ha cominciato uno sciopero della fame che l’ha portata a raggiungere una condizione fisica drammatica. Solamente grazie a questo terribile sciopero della fame e dopo il trasferimento in ospedale, Atena Farghadani e’ stata riportata nel carcere di Evin insieme agli altri detenuti politici.

Con la condanna di Atena Farghadani, sono tre le attiviste di primo piano oggi incarcerate nella Repubblica Islamica. In carcere si trova anche un’altra Atena, Atena Daemi, appena 27 anni, colpevole di aver denunciato l’uso della pena di morte nella Repubblica Islamica su Facebook e Twitter. Arrestata da nove Pasdaran nell’ottobre del 2014, Atena Daemi e’ stata rinchiusa in una cella del carcere di Evin priva di bagno e infestata da numerosi insetti (fonte Amnesty International). Anche per la povera Atena Daemi la condanna e’ stata durissima: quattrodici anni di carcere per “propaganda contro il regime” ed “insulto alla Guida Suprema”. Per la cronaca, il processo e l’emissione della sentenza contro Atena Daemi, sono durati appena 15 minuti…

Atena Farghadami (sinistra), con Atena Daemi (destra)

Atena Farghadami (sinistra), con Atena Daemi (destra)

Infine, come abbiamo duramente denunciato settimane fa, in carcere si trova anche Narges Mohammadi. Arrestata all’inizio di maggio, Narges e’ ritenuta colpevole dal regime di aver protestato contro la pena di morte creando un gruppo denominato “Step by Step to Stop the Death Penalty”, di aver manifestato davanti al Parlamento iraniano contro la violenza sulle donne, di aver richiesto il rilascio dei prigionieri politici e, soprattutto, di aver incontrato nel marzo del 2014 Lady Ashton, ex Mrs. Pesc dell’Unione Europea. La stessa posizione oggi ricoperta dall’italiana Federica Mogherini, a cui abbiamo indirizzato una lettera per richiedere un suo intervento diretto in favore di Narges. Ovviamente, neanche a dirlo, non abbiamo ricevuto alcuna risposta, cosi come alcuna risposta ci e’ arrivata dal Gruppo inter-parlamentare Italia – Iran. I due figli di Narges Mohammadi hanno pubblicato un video per chiedere il rilascio immediato della madre. Il video, con sottotitoli in inglese, e’ sparito da Youtube in poche ore.

Ecco allora che, mentre si continua a diffondere nel mondo l’idea del “nuovo Iran di Rouhani”, all’interno della Repubblica Islamica la persecuzione contro gli attivisti ed in particolare contro le donne, si fa sempre più dura. Con l’enorme differenza che, proprio grazie alla propaganda pro regime in atto in Occidente, nessun Governo e nessuna diplomazia internazionale e’ attivamente e pubblicamente impegnata nel pretendere da Teheran il rispetto dei diritti umani e civili. Una colpevole complicità che miete una unica e solitaria vittima: il popolo iraniano…

Narges Mohammadi parla in occasione dell’anniversario della morte del blogger iraniano Shattar Beheshti

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Prima di scrivere un articolo sull’Iran e il Movimento Cinque Stelle (M5S), abbiamo atteso pazientemente. Abbiamo voluto mettere alla prova il Movimento e cercare di capire se, oltre alle posizioni di Beppe Grillo, ci fossero altri rappresentanti capaci di avere delle letture diverse della politica internazionale. Oggi che il Sindaco di Parma Pizzarotti propone una linea politica diversa, vogliamo approfittarne per lanciare un messaggio a Beppe Grillo e a tutto il Movimento Cinque Stelle: abbiate il coraggio di condannare duramente il regime iraniano! In questi mesi, come saprete, il M5S si è fatto sentire parecchio per quanto concerne gli attacchi al cosiddetto imperialismo americano, le critiche ad Israele e le proposte – per quanto ci riguarda assurde – di avviare un dialogo con gruppi terroristi come Hamas o Isis. Quasi nulla è arrivato dal M5S sulla Repubblica Islamica dell’Iran.

Le uniche opinioni concernenti l’Iran espresse dal Movimento Cinque Stelle restano quelle di Beppe Grillo, esternate in una famosa intervista per il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot. In quella intervista, risalente al 2012, Grillo giustificò le esecuzioni pubbliche, minimizzò le parole di Ahmadinejad e proclamò pubblicamente che l’economia iraniana andava bene (Sic…). Soprattutto, però, Beppe Grillo affermò che il mondo non conosce l’Iran e che, nella Repubblica Islamica, “la donna è al centro della famiglia”.

Orbene, da quella intervista sono trascorsi due anni. Poche settimane invece sono passate dagli attacchi con l’acido contro le donne iraniane. Attacchi che hanno ben dimostrato come, se le donne iraniane sono al centro della famiglia, lo sono sino a quando non escono dalle regole stabilite della Repubblica Islamica. Basti ricordare che oltre 380 donne sono state sfigurate solamente per aver vestito male il velo islamico (dati della polizia iraniana). Nella Repubblica Islamica, come noto, nessuno ancora ha pagato per questi gravissimi fatti. Il regime, però, ha trovato il tempo di reprimere la protesta popolare, scoppiata in seguito alla visione delle immagini di alcune donne completamente bruciate in volto. Davanti a questi accadimenti, il Movimento Cinque Stelle – Beppe Grillo in testa – è rimasto quasi completamente silente. Abbiamo letto di una sola condanna, espressa dalla deputata Maria Elena Spadone e relativa alla morte di Reyhane Jabbari. Una condanna che il M5S non si è nemmeno sprecato a diffondere con molta forza. Troppo poco…

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Niente, proprio niente, è arrivato dal M5S per quanto concerne le oltre 1000 condanne a morte eseguite dal regime iraniano nell’ultimo anno. La stessa condanna da parte della Deputata Spadone , è arrivata solamente in seguito all’impiccagione della Jabbari. Nulla il Movimento ha detto o fatto per sostenere la campagna internazionale per la liberazione della Jabbari, quando la povera Reyhane era ancora in vita. Cosi come, nulla il Movimento Cinque Stelle sta facendo per ottenere la liberazione di Ghonouche Ghavami, giovane donna condannata per aver tentato di assistere ad una partita di pallavolo. Ancora niente è stato detto dai Cinque Stelle davanti ai report dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Ahmad Shaheed: report che chiaramente mettono in luce gli abusi dei diritti umani compiuti dal regime iraniano contro donne, minoranze etniche e religiose, giornalisti e oppositori politici. Per questo chiediamo al Movimento Cinque Stelle di avere piu’ coraggio nel prendere posizione contro Teheran. Chiediamo al M5S di sostenere seriamente la Pink Wave, l’Onda Rosa delle donne iraniane, in prima linea nella lotta ad un regime fanatico, misogino, razzista e corrotto. Un regime dove, secondo la legge, la vita della donna vale metà di quella dell’uomo.

Concludiamo, quindi, con alcune domande per Beppe Grillo e per tutti i sostenutori dell’M5S: cosa sarebbe successo se Parvin Tadjk – moglie di Beppe Grillo – si fosse recata in bikini in una spiaggia iraniana? Cosa sarebbe successo a Parvin Tadjk se avesse girato senza velo ad Isfahan o Teheran? Soprattutto, però, perchè le donne iraniane non meritano gli stessi diritti e la stessa autoderminazione di cui gode la Signora Parvin Tadjk?

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Non ci sono parole. Questa volta il ridicolo ha superato tutti i limiti. Mentre la Federazione Internazionale di Pallavolo – FIVB – in un incontro organizzato questo week end a Cagliarisi vantava di aver applaudito pubblicamente per due minuti la richiesta di liberazione immediata di Ghoncheh Ghavami, alla Repubblica Islamica veniva assegnato l’onore di organizzare nel 2015 i giochi asiatici di pallavolo. In pratica: mentre il Presidente della FIVB, Ary S. Graca, chiedeva pubblicamente al regime iraniano di liberare la ragazza arrestata e condannata per aver tentato di vedere una partita di pallavolo, lo stesso Presidente insigniva Teheran del diritto di organizzare dei giochi internazionali, fondati teoricamente sui principi di libertà e fraternità. Una contraddizione incredibile che, nei media Occidentali, è stata completamente ignorata. Ghoncheh Ghavami.

La decisione della FIVB è uno scandalo e soprattutto una vera umiliazione nei confronti di Ghoncheh, appena condannata ad un anno di carcere solamente per essere nata donna, ovvero inferiore secondo i dettami della Repubblica Islamica. Dispiace enormemente che questa decisione sia stata presa a Cagliari, in Italia, proprio nel Paese che maggiormente dovrebbe opporsi ad una simile decisione, considerando che Ghoncheh Ghavami è stata arrestata proprio mentre tentava di vedere il match Iran Italia a Teheran. Purtroppo, in questo perido, il capoluogo sardo si sta rendendo protagonista di tristi accadimenti: solo pochi giorni fa, infatti, sotto la benedizione dell’organizzazione Assadakah, Cagliari ha ospitato rappresentanti del movimento terrorista Hezbollah e del regime assassino di Bashar al Assad.

Vi invitiamo a protestare contro la FIVB per questa vergognosa decisione, inviando email direttamente all’ufficio del Presidente Graca: president.office.sec@fivb.org

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Non si ferma la repressione contro gli attivisti iraniani. In particolare, le autorità stanno ora reprimendo l’Onda Rosa, ovvero il movimento di protesta in favore dei diritti delle donne. Movimento sorto dopo i drammatici attacchi con l’acido che hanno colpito decide di che hanno preso parte alle manifestazioni contro gli attacchi con l’acido alle donne. L’agenzia per i diritti umani Hrana, ha reso noto che a Teheran è stata arrestata Mahdieh Golroo, 29 anni, fermata nella capitale dagli agenti iraniani. Attivista per i diritti delle donne e per il diritto all’educazione, Mahdieh è stata già parte del comitato per Mehdi Karroubi Presidente, l’ex candidato anti Ahmadinejad, arrestato dopo le proteste del 2009 e ancora agli arresti domiciliari. Mahdieh, inoltre, è anche vice Segretario dell’Associazione studentesca Allarmeh Tabatabai e per la sua attività ha già scontato due anni e quattro mesi di reclusione.

Secondo le informazioni diffuse dall’Iran, Mahdieh Golroo è stata fermata il 26 ottobre scorso, le sono stati confiscati molti dei suoi effetti personali (tra cui computer e telefoni) ed è stata portata in una località ignota. Il suo arresto, secondo quel poco che si è riusciti a sapere, è connesso con le proteste avvenute contro il regime in questi giorni in Iran. Non si ferma, quindi, la repressione dei Mullah contro le donne iraniane.

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