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Adesso è praticamente ufficiale: pur non parlando direttamente di squalifica, la Guida Suprema iraniana ha pubblicamente dichiarato che Ahmadinejad non potrà candidarsi alle prossime elezioni Presidenziali. Secondo quanto dichiarato da Khamenei, davanti alla richiesta di una sua opinione di “una certa persona” (ovvero di Ahmadinejad stesso), egli avrebbe risposto che non era il caso di candidarsi al fine di non favorire drammatiche divisioni e ledere l’interesse del Paese.

Solamente un ignorante – in questo senso, colui che ignora – della realtà politica iraniana, potrebbe essere sorpreso di questa decisione. Perchè le elezioni Presidenziali iraniane, sono una farsa che serve unicamente al regime per dare una parvenza di democraticità al suo totalitarismo. La Guida Suprema, infatti, decide per tempo chi sarà il prossimo Presidente iraniano, considerando gli interessi tra le fazioni in gioco, ma soprattutto considerando cosa serve al regime per autoperpetuarsi.

Ecco allora come si spiegano i fenomeni Khatami, Ahmadinejad e Rouhani, solamente per parlare delle ultime tre elezioni Presidenziali. Quando fu eletto Khatami nel 1997, oggi caduto in disgrazia, il regime era duramente sotto pressione per le conseguenze della fine della Guerra Fredda e soprattutto per le informazioni che iniziavano ad essere diffuse sul programma nucleare del regime. Khatami fu il volto pulito che Teheran mise a disposizione dell’Occidente per rifarsi il look. Il Presidente riformista, quindi, favorì la firma di un accordo farsa sul nucleare, di cui all’epoca si occupò lo stesso Rouhani, attuale presidente iraniano. Quella di Khatami fu una Presidenza che permise a Teheran di reprimere la rivolta degli studenti di Teheran senza conseguenze diplomatiche di rilievo e consentì a Teheran ompletare alcuni siti nucleari quali Esfahan in piena libertà, come ammeso dallo stesso Rouhani.

Ovviamente, e qui esiste la sola grande lotta all’interno dell’establishment iraniano, la linea “riformista” prevedeva un progetto economico fatto di privatizzazioni. Un progetto in linea anche con le posizioni di uomini chiave come Rafsajani, ricchissimo Ayatollah iraniano, personalmente interessato ad conquestare una bella fetta dell’economia iraniana. Per farlo, però, doveva competere con gli interessi economici dei Pasdaran, interessi che egli stesso aveva favorito durante gli anni della sua Presidenza.

Ecco allora l’inizio delle pressioni e delle minacce per mezzo di lettere pubbliche a Khatami, da parte di alcuni Generali Pasdaran. La Guida Suprema, anch’essa economicamente interessata, privo dei timori relative alla sopravvivenza del regime, permese quindi l’arrivo al potere del negazionista Basij Mahmoud Ahmadinejad nel 2005. La sua sarà una presidenza fatta di minacce, di accellerazione nel programma nucleare e soprattutto di contratti senza limite concessi alle compagnie legate ai Pasdaran. Ahmadinejad risulta essere un Presidente perfetto fino a quando non accadono tre cose: 1- lo sviluppo del programma nucleare e missilistico determina l’approvazione di importanti e pesanti sanzioni contro l’Iran; 2- i giovani iraniani si ribellano alla rielezione di Ahmadinejad (Onda Verde); 3 – la cerchia intorno ad Ahmadinejad prova a “laicizzare il potere”, tentando di nazionalizzare la Repubblica Islamica, allo scopo di arrivare a nominare la prossima Guida Suprema.

Khamenei è furbo. Grazie ai Pasdaran riesce a reprimere l’Onda Verde tra il 2009 e il 2011, ma capisce anche che le compagnie dei Pasdaran non sono in grado, da sole, di reggere l’urto delle sanzioni internazionali e di garantire un minimo di sviluppo economico all’Iran. Ahmadinejad era divenuto ingombrante e serviva una nuova faccia pulita per riqualificare il regime. Ecco allora l’inizio delle trattative segrete tra USA e Iran in Oman nel 2012, concluse con la firma dell’accordo nucleare nel luglio del 2015. Non prima di aver fatto eleggere Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, rimettendo la lancetta in equilibrio tra gli interessi della cerchia di Rafsanjani e quella delle Guardie Rivoluzionarie.

Quale futuro per la Presidenza dell’Iran? Khamenei ha le idee chiare: Rouhani (o chi per lui), deve continuare ad essere la faccia internazionale del regime, per fare da “garante” all’accordo nucleare e alla fine di buona parte delle sanzioni internazionali. Nel frattempo, in piena libertà, i Pasdaran continuano a reprimere i diritti umani in Iran e sponsorizzare il terrorismo in tutto il Medioriente. Abusi che vengono compiuti nel pieno silenzio internazionale e talvolta anche con la complicità di chi vede nel regime iraniano un nuovo partner “per la stabilizzazione”.

La vera incognita per l’Iran non è la Presidenza, ma la nomina della future Guida Suprema, ovvero colui che prenderà il posto di Khamenei alla sua morte. Ovviamente, chiunque verrà eletto, non rappresenterà un vero cambiamento per il popolo iraniano. Il regime khomeinista, infatti, esiste solamente a patto che sia aggressive, promuova un nemico esterno costante e non permetta una eccessiva apertura culturale al suo interno. Ecco perchè, la sola libertà per il popolo iraniano arriverà quando la Velayat-e Faqih verrà superata e si realizzerà un vero processo democratico, federalista e pluralista. Il resto è solo illusione…

Video ufficiale di Khamenei, in cui invita l’Occidente a piegarsi al sistema politico-economico islamista

 

Le bugie in merito al rapporto tra USA e Iran, stanno venendo a galla drammaticamente.L’ultima assurda menzogna, e’ stata ammessa direttamente dal Portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby.

Incalzato in merito ad un video relativo alle relazioni USA – Iran sparito dagli account ufficiali del Dipartimento di Stato, Kirby e’ stato costretto a rivelare che non si e’ trattato di un errore tecnico, ma di una vera e propria censura.

Il video mostrava un briefing del dicembre 2013, tra diversi giornalisti americani e l’allora Portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki. In quella occasione, il giornalista di Fox News James Rosen, chiede alla Psaki se ci fossero stati negoziati diretti tra Washington e Teheran prima del 2013. La risposta della Psaki fu:

Ci sono occasioni in cui la diplomazia ha bisogno di riservatezza per progredire. Questo e’ un ottimo esempio di questo genere di occasioni

Non ci sarebbe nulla di anomalo nella risposta delle Psaki, se non fosse per il fatto che le parole dell’allora portavoce, contraddicevano in pieno quanto affermato pochi mesi prima dalla sua collega Victoria Nuland. Nel Febbraio 2013, infatti, la Nuland aveva espressamente dichiarato che la Casa Bianca non aveva portato avanti negoziati segreti con l’Iran (Fox News).

Perché la Casa Bianca ha dovuto mentire?

La risposta e’ semplice. Ormai, infatti, e’ ben noto che i negoziati tra USA e Iran non c’entrano nulla con il “moderato” Rouhani. L’Amministrazione Obama aveva intenzione di avviare un riposizionamento geopolitico generale degli Stati Uniti e per questo necessitava di un accordo politico con la Repubblica Islamica.

I negoziati tra gli USA e l’Iran, quindi, partirono nel 2012 in Oman, quando ancora il Presidente iraniano era il negazionista (impresentabile) Pasdaran Mahmoud Ahmadinejad. Ovviamente, a benedire questi negoziati fu la Guida Suprema Ali Khamenei che, per portare avanti la pantomima e salvare il regime, fece eleggere Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran.

Rouhani, un insider del regime iraniano da sempre, poteva essere “costruito” come moderato, essendo anche stato colui che aveva negoziato l’Accordo di Teheran per la sospensione dell’arricchimento dell’uranio nel 2003 (Washington Times , The Clarion Project). Peccato che, come lo stesso Rouhani ammise in TV, quell’accordo fu negoziato per ingannare l’Europa e permettere all’Iran di terminare la costruzione degli impianti nucleare di Isfahan e Natanz senza le pressioni internazionali.

Il Congresso Americano indaga sulle bugie dell’Amministrazione Obama

Non potendo firmare un accordo sul nucleare con l’impresentabile Ahmadinejad, Washington e Teheran hanno atteso l’elezione di Rouhani. Una volta eletto Rouhani, il meccanismo della finzione e’ scattato, portando alla firma di un accordo preliminare nel 2013 e poi di un accordo definitivo nel luglio del 2015 a Vienna.

Peccato che, questo accordo, ha lasciato completamente intatto tutto il programma nucleare iraniano, garantendo a Teheran la fine di buona parte delle sanzioni internazionali e di fatto legittimando anni di violazione delle normative internazionali.

Per far digerire un accordo simile, il Segretario di Stato americano Kerry ha dato delle rassicurazioni al Congresso che sono state presto smentite. Solamente dopo la firma dell’accordo, l’Iran ha testato per ben tre volte missili balistici capaci di trasportare ogive nucleari, in piena violazione della risoluzione ONU 2231.

Per questo, qualche mese fa, il Congresso ha deciso di avviare una indagine, per indagare se l’amministrazione Obama abbia mentito davanti ai Parlamentari americani, “vendendo” l’accordo con l’Iran su basi inesistenti (No Pasdaran).

Il NYT rivela come la Casa Bianca ha creato il falso consenso sull’Iran Deal

Il vaso di Pandora si scoperchia definitivamente il 5 maggio scorso, quando David Samuel sul New York Times, svela come l’Amministrazione americana ha lavorato per creare il falso consenso sull’Iran Deal.

La clamorosa rivelazione arriva direttamente per bocca di Ben Rohdes, Vice Capo Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Amministrazione Obama. Parlando con Samuel, giornalista del NYT, Rohdes ammette che la Casa Bianca ha pagato indirettamente, per ottenere il sostegno di giornalisti, radio e think tank. Lo scopo di questa campagna, era quello di creare ad arte il sostegno per l’Iran Deal, per mezzo di opinionisti, lobby ed “esperti” di politica estera (No Pasdaran).

Nulla di legalmente punibile, ma una azione politica che ben rivela l’intero castello di carta costruito per legittimare il nuovo rapporto con Teheran. In questo senso, anche la stessa immagine di moderato di Rouhani, e’ stata costruita ad hoc, proprio come una sceneggiatura di un film.

Per queste ragioni, lo scorso 17 maggio, la Camera dei Rappresentati ha organizzato una audizione intitolata “La narrativa della Casa Bianca sull’accordo Nucleare con l’Iran”. A questa audizione, che potrete vedere per intero nel video in basso, era stato invitato anche Ben Rohdes. Rohdes, pero’, ha declinato l’invito rifiutandosi di spiegare quanto da lui stesso affermato al Congresso…

 

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L’isola di Qeshm si trova nello Stretto di Hormuz, proprio di fronte all’importante porto di Bandar Abbas. L’isola ha una posizione strategica nella geopolitica regionale dell’Iran, perchè si trova vicino al Porto Rashid degli Emirati Arabi Uniti e al porto di Khasab di proprietà dell’Oman. Qeshm è fondamentale per l’economia iraniana perchè è un’isola ricca di idrocarburi, principalmente giacimenti di petrolio e gas. Per questo, Teheran ha deciso di inserire l’isola all’interno delle aree economiche speciali (Free Enterprise Zone). Nonostante la presenza di risorse davvero importanti, la popolazione dell’isola – circa 100.000 abitanti distribuiti in 59 villaggi, vive sotto la soglia di povertà, dedicandosi faticosamente alla pesca. La parola “faticosamente” deve essere evidenziata per un motivo particolare: considerata la posizione strategica, infatti, Teheran ha fatto dell’isola di Qeshm una base militare per i suoi sottomarini. Per questo, quindi, l’area è praticamente sotto il totale controllo dei Pasdaran e la pesca locale ne risente pesantemente. Per poter sopravvivere, quindi, diversi abitanti si danno al commercio illegale di pertrolio grezzo, estratto artigianalmente dalle popolazioni indigente disperate.

Invece di puntare su una crescita sociale ed economica della popolazione locale, il regime iraniano – come sua abitudine – propende per la mera repressione. Sabato scorso, quindi, forze dei Pasdaran sono entrate in un villaggio dell’isola, colpendo brutalmente la popolazione indigena. Le immagini, davvero forti, che vedete qui sotto, sono state scattate dai testimoni dell’attacco e mostrano la crudeltà con cui Teheran tratta i locali. Nell’attacco, secondo quanto denunciato sinora, tre persone sono state brutalmente uccise e altre sei pesantemente menomate.

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In questi giorni sta facendo molto parlare il tour che il Ministro degli Esteri iraniano Zarif sta facendo nel Golfo. Il messaggio che il regime iraniano intende inviare, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti a Teheran (agenzia sotto), è quello di aprire una nuova fase nei rapporti diplomatici con i vicini arabi sunniti, improntata sul buon vicinato e sulla pacifica convivenza. In un incontro con il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Sabah Khalid al-Hamad al-Sabah, Javad Zarif si era addirittura detto disposto ad aprire un dialogo sulle tre isole contese tra i due Paesi (Abu Musa e la Piccola e Grande Isola di Tunb). Peccato che, come al solito, agli annunci di piazza dei rappresentanti del Governo iraniano, facciano costantemente seguito secche smentite e, soprattutto, azioni totalmente contrarie agli obiettivi annunciati. 

Alle aperture di Zarif sulle isole contese con gli Emirati Arabi Uniti, infatti, ha immediatamente fatto seguito una secca smentita del Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano. In una nota ufficiale, la velatissima portavoce Marziyeh Afkham ha seccamente negato che Teheran abbia mai cambiato posizione sul tema e che quanto diffuso dai media è assolutamente privo di basi reali. Insomma, ancora una volta il regime illude i vari interlocutori internazionali negli incontri privati, per poi non mutare niente nella pratica. Esattamente come sta facendo con l’Occidente sul tema del nucleare. 

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D’altronde, appare alquanto improbabile che la Repubblica Islamica possa aprire un dialogo vero su territori ove ha costruito delle basi militari navali di prima importanza. Nonostante la condanna internazionale, infatti, Teheran ha schierato la Flotta ad Abu Musa e controlla saldamente le strategiche isole di Tunb, fondamentali per monitorare lo Stretto di Hormuz. Pensare davvero che Teheran voglia restituire o solamente condividere il possesso di queste aree, è davvero privo di fondamento. Ciò che è vero, al contrario, è che la marina iraniana si sta rafforzando, inviando un messaggio ai vicini tutt’altro che pacifico. Tre navi da guerra si aggiungeranno presto alla Flotta già schierata e, con quest’ultime, verranno schierati anche dei nuovi sommergibili. Non solo: come le agenzie qui sotto dimostrano, la Repubblica Islamica ha anche lanciato una “forza navale ombra”, composta da piccoli mezzi veloci in mano ai miliziani Basij e ha annunciato lo schieramento della forza navale dei Pasdaran nelle acque internazionali.

Se questo è il segnale per indicare ai vicini la strada per la pacifica convivenza, c’è da sperare che il prossimo passo non sia una dichiarazione di guerra in nome dell’amore eterno…

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