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Oggi, 27 gennaio 2015, ricordiamo la Giornata della Memoria, un ricorrenza stabilità dalle Nazioni Unite e dedicata alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto, ovvero sulla politica di sterminio di una intera etnia (quella ebraica) e di ogni altra persona considerata diversa. Durante il regime di Hitler, ci furono diversi eroi nel mondo che, mettendo a repentaglio la loro vita, si prodigarono per salvare gli Ebrei. Uno di questi, considerato oggi un Giusto tra le Nazioni, fu il diplomatico iraniano (musulmano) Abdol Hossein Sardari. Nonostante l’alleanza tra l’allora regime iraniano dello Shah Reza Khan e la Germania, Sardari riusci a convincere i tedeschi che gli ebrei iraniani residenti a Parigi appartenevando ad una categoria speciale: essi erano discendenti diretti del periodo di Ciro il Grande e per questo andavano considerati come iraniani puri, non perseguitabili. Incredibilmente Sardari ebbe successo e convinse il criminale Heichman a giudicare ad escludere questa speciale categoria di ebrei, definita come Jugutis. Mille speciali permessi furono quindi concessi agli ebrei francesi di origine iraniana che, grazie ad un coraggioso diplomatico di Teheran, riuscirono a salvarsi la vita. Per il suo coraggio, Sardari è passato alla storia come lo Schindler iraniano.

Oggi, purtroppo, il coraggioso Sardari piangerebbe davanti all’uso politico, ideologico e criminale che il regime iraniano fa dell’Olocausto. Il negazionismo è alla base della Repubblica Islamica, tanto che quando l’attuale Ministro degli Esteri Zarif si azzardò a contraddire la linea ufficiale del regime, fu immeditamente convocato dal Parlamento iraniano per giustificare le sue parole. Con la stessa forza, quindi, Teheran portò in causa la CNN quando questa sostenne che il Presidente iraniano Rouhani aveva riconosciuto la veriticità storica della Shoah. Come noto, inoltre, il primo dei negazionisti (dopo la fine dell’esperienza Ahmadinejad), è proprio l’Ayatollah Khamenei che, usando il suo account Twitter, ha numerose volte ribadito la sua posizione negazionista.

Proprio in questi giorno, quindi, l’agenzia di stampa Fars News – vicina ai Pasdaran – ha annunciato l’apertura di un nuovo concorso internazionale di vignette dedicato all’Olocausto. Non si tratta del primo concorso di questo genere: una simile esibizione – purtroppo – fu promossa anche nel 2006 e chiaramente le vignette che vinsero non avevano nulla a che vedere con il ricordo del crimine perpetrato dal regime nazista. Il solo obiettivo del concorso del 2006, cosi come quello indetto in questi giorni, è quello di attaccare Israele e gli Stati Uniti, descritti come i Nazisti dell’epoca contemporanea. Tutto questo, come le vignette che vi riportiamo qui sotto dimostrano, non senza lasciar intendere che l’Olocausto sia tutta una grande bufala. Nel bando del concorso promosso in questi giorni dalla irancartoon.ir e dalla Shoyadaye Haftom Tir Sarcheshmeh, non c’è nulla che richieda ai partecipanti di descivere la tragedia del nazismo e della persecuzione ebraica. Al contrario, i soli tre paramentri richiesti, sono quelli di rimarcare la questione palestinese, la tragedia irachena e siriana e il diritto alla libertà di espressione, ovvero il diritto di negare la veriticità storica dell’Olocausto.

Dispiace vedere come un regime fanatico e medievale, sia riuscito a offuscare la grande storia dell’Iran e della sua cultura. Uno dei rari Paesi in Medioriente che, nonostante tutte le crisi, è riuscito a mantendere una Comunità ebraica numerosa e culturalmente prospera. Proprio a loro, quindi, dedichiamo questo articolo di denuncia, sapendo quanto oggi vorrebbero anche loro, liberamente, poter ricordare la tragedia accaduta ai loro fratelli e celebrare senza paura speciali preghiere nelle belle Sinagoghe di Teheran, Isfahan o di Shiraz.

Vignette negazioniste presentate al concorso promosso in Iran nel 2006

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Il regime iraniano non perde occasione per negare l’Olocausto e ribadire la sua ferma posizione negazionista. Questa volta, l’occasione è stata data dalla prossima visita dell’architteto di religione ebraica Peter Eisenman, noto nel mondo per aver realizzato il memoriale per l’Olocausto a Berlino. Eisenman è stato invitato a prendere parte ad una conferenza a lui dedicata il prossimo 13 e 14 maggio a Teheran, come la locandina che vi riportiamo informa. Come è possibile leggere, gli incontri si terranno presso l’International Conference Center nella Torre Milad, inagurata nel 2008 e classificata come la sesta torre più alta del mondo.

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Appreso del prossimo arrivo di Eisenman, il quotidiano Kahayn, voce della Guida Suprema Ali Khamenei, ha colto l’occasione per attaccare l’architetto americano e ribadire, che secondo il regime iraniano, l’Olocausto è una invenzione. L’articolo, di cui vi riportiamo sotto il testo originale in farsi, descrive il memoriale realizzato da Eisenman come un’opera dedicata ad un massacro inventato, denominato Olocausto. C’è di peggio: il pezzo di Kahayan descrive la presenza di Eisenman come un tentativo del “regime sionista” e degli Stati Uniti di introdursi all’interno della Repubblica Islamica e denuncia gli organizzatori iraniani dell’evento come appartenenti alla setta deviata dei Nizari (una corrente dell’Islam Ismaelita). Non è difficile prevedere che, gli sgherri del regime, agiranno a breve contro coloro che tentano di aprire l’Iran al mondo esterno.

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Nel settembre del 2013, in una intervista con Gerge Stephanopoulos per la TV americana ABC, il Ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha dichiarato che la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei non era affatto un negazionista e che, ogni accusa di questo genere contro di lui, era evidentemente frutto di una errata traduzione delle sue parole. Di seguito, per precisione, vi riportiamo la parte dell’intervista in cui Zarif tenta di chiarire la posizione di Khamenei sulla Shoah. Va anche rilevato che, oltre a difendere Khamenei, Zarif sostiene che in Iran non esiste nessuno che ritiene il massacro del popolo ebraico da parte di Hitler un “mito”.

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Nonostante a tutti piacerebbe credere nelle belle parole del Ministro degli Esteri iraniano, la verità è purtroppo molto diversa. Un nuovo studio dell’instituto MEMRI, infatti, dimostrato che Khamenei è senza dubbio un negazionista e che disprezza i valori Occidentali. La idee di Khamenei sulla Shoah sono state da lui stesso chiarite nel febbraio del 2006, durante un discorso pronunciato davanti agli ufficiali della marina iraniana (qui le foto dal sito di Khamenei=, Khamenei ha testualmente affermato: “un argomento ancora più importante è la vergognosa cultura occidentale per quanto riguarda la libertà di espressione…Questa stessa libertà di espressione – di cui loro (gli Occidentali) si dicono campioni – non permette a nessuno di mettere in dubbio il mito del massacro degli Ebrei, noto come Olocausto” (di seguito la parte del discorso di Khamenei in farsi inerente alla Shoah).

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Come si vede, quindi, le parole di Khamenei non lasciano spazio a dubbi di sorta. D’altronde, il razzismo di Khamenei e il suo odio verso tutto l’Occidente è stato già ben espresso nel maggio del 2013 quando, senza pudore, la Guida Suprema iraniana ha affermato – davanti ad una platea di donne completamente velate – che “la razza europea è barbara”, avvezza ad uccidere senza problemi e abituata a picchiare le donne nelle loro case, senza paura di conseguenze legali…

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MEIN KANF IN IRAN

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, un giorno per ricordare la liberazione degli ebrei dai campi di concentramento e per non dimenticare tutti i crimini commessi dal regime nazista. Cogliamo, quindi, questa occasione per parlarvi dell’antisemitismo in Iran, una piaga che – purtroppo – sebbene non supportata dalla popolazione ha toccato i governi al potere a Teheran diverse volte ed è oggi attivamente sostenuta dagli Ayatollah. In principio fu Reza Shah Pahlavi, ufficiale dell’esercito impadronitosi nel 1921, ad essere affascinato dal nazismo e dall’idea di una superiore razza ariana. Lo Shah divenne, purtroppo, un seguace dell’ideologia e lavorò attivamente per costruire un asse strategico con Berlino. Questo asse, nell’ottica dello Shah, doveva servire per ricreare un grande impero persiano, fondato sul culto della sua persona e della razza indoeuropea. Trasformato il nome del paese in “Iran”. lo Shah permise ai tedeschi di installare nel Paese un vero e proprio ufficio politico, il cosiddetto Germany’s Foreign Affairs Bureau, ove le varie spie dei nazisti operarono attivamente per provocare colpi di stato in altri Paesi vicini.

REZA SHAH HITLER

Come noto, un’altra pedina dei nazisti in Medioriente era il Mufti di Gerusalemme, Amin al Husseini (padre politico di Yasser Arafat). Amin al Husseini era un feroce antisemita ed emise numerose fatwe in sostegno dell’ideologia hitleriana. Nel 1941, quindi, al Hosseini tentò di organizzare un golpe pro Nazista a Baghdad, con l’aiuto di Kharaillah Tulfah, futuro padrino politico di Saddam Husseini. Scopo del golpe era soprattutto quello di conquistare i campi petroliferi iracheni e metterli a disposizione delle truppe naziste. Il piano fallì e Amin al Hosseini trovò rifugio priprio in Iran ove provò, anche in quel caso, ad inviare il greggio iraniano alle truppe di Hitler di stanza in Cecoslovacchia e Austria. Come noto, grazie al golpe che portò al potere Mohammad Reza Pahlavi, il regime filo nazista iraniano fu abbattuto e la locale comunità ebraica, tra le più antiche del continente asiatico, riuscì a salvarsi dalle deportazioni ed a rifiorire culturalmente ed economicamente.

AMIN AL HOSSEIN HITLERL’arrivo al potere dell’Ayatollah Khomeini nel 1979 e la creazione della Repubblica Islamica, purtroppo, hanno riportato l’antisemitismo al centro della politica iraniana.  Nonostante il fatto che, ufficialmente, Teheran protegga la locale Comunità ebraica e che ne garantisca anche la rappresentanza in parlamento (un deputato), il regime degli Ayatollah usa la cornice dell’antisionismo e dell’antiamericanismo per ripropinare, costantemente e senza pietà, i pericolossimi stereotipi che hanno determinato la morte di milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. In Iran, infatti, sono facilmente reperibili copie dei Mein Kamp tradotte e in Farsi e il regime incoraggia e finanzia, attivamente, eventi culturali intesi a dare una immagine negativa del mondo ebraico. Qui sotto, priprio ricollegate alla memoria, vi riportiamo solamente alcuni esempi di vignette che potrete trovare pubblicate sui media iraniani, molto spesso quelli più vicini alla Guida Suprema, al Presidente o ai Pasdaran.

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Il Governo iraniano, chiaramente, giustifica questi accadimenti come un legittimo attacco politico al suo principale nemico, Israele, un Paese che Teheran non ha mai riconosciuto e di cui chiede perennemente la cancellazione dalle mappe. In nome di questo odio verso i sionisti, quindi, il regime iraniano finanzia il terrorismo in  tutto il mondo, sostenendo attivamente organizzazioni terroriste e regimi che, proprio dell’ideologia hitleriana, hanno fatto un loro culto centrale. Ed ecco, quindi, il motivo per cui i militanti del corpo iranino dei Basij o di organizzazioni eversive quali Hezbollah e Hamas, usano quotidianamente il braccio teso in stile nazista come segno di saluto reciproco.

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HEZBOLLAH NAZI

Nonostante i biechi tentativi del regime di dare una forma “politically correct” al suo antisemitismo, la vera natura di questo odio promosso dal regime, è difficulmente mistificabile. Ed ecco allora, spiegato perchè l’ex Presidente Ahmadinejad si è sempre sentito libero di negare la veriticità dell’Olocausto e di organizzare a Teheran – nel dicembre del 2006 – una conferenza negazionista promossa e sostenuta dall’allora Ministro degli Esteri Mottaki. La conferenza, purtroppo, vide anche la partecipazione di rappresentanti italiani (il futurista Leonardo Clerici). Non solo: nel 2009 il regime promosse la produzione di un film intitolato “Il Cacciatore del Sabato”. una pellicola che riproponeva intatti tutti gli stereotimi – anche fisici – promossi dal nazismo. Il film, di cui vi proponiamo un lungo spezzone con annessi sottotitoli in inglese, venne trasmesso con enfasi e clamore dalla TV di stato iraniana IRIB.

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Dopo l’elezione di Hassan Rohani alla Presidenza, quindi, il regime iraniano sta cercando di uscire dall’isolamento internazionale. Il Presidente Rohani, si badi bene, ha sembre sostenuto attivamente la posizione del regime sul tema dell’antisionismo e della caratterizzazione negativa del mondo ebraico. La charm diplomacy che Teheran ha adottato in questi ultimi mesi, purtroppo, ha dato l’idea che l’attuale Governo avesse cambiato qualcosa in materia, ma la verità è ben diversa. Come abbiamo già denunciato, infatti, la posizione ufficiale del regime iraniano non è assolutamente cambiata e le piccole aperture messe in atto in particolare dal Ministro degli Esteri Zarif, hanno determinato una dura reazione da parte degli Ayatollah. Per la cronaca, Zarif si è dovuto recare personalmente di fronte alla Commissione esteri del Parlamento iraniano, per spiegare la sua posizione sull’Olocausto, considerata alternativa rispetto a quella della Guida Suprema Ali Khamenei

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Dall’arrivo al potere di Rohani, il tema dell’Olocausto del popolo ebraico è stato  al centro di numerose polemiche in Iran. Come vi avevamo già detto e al contrario di quanto è stato scritto in Occidente, il Presidente Rohani non ha mai veramente riconosciuto la veriticità storica della Shoa, ma si è limitato ad una vaga e generale condanna di tutti crimini commessi dai nazisti, anche quelli contro gli Ebrei. Hassan Rohani, parlando negli Stati Uniti, si premurà però di aggiungere che, per quanto concerne le camere a gas, si tratta di un tema di responsabilità degli storici.

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In Occidente, come suddetto, ci si affrettò immediatamente a scrivere che Teheran aveva cambiato posizione e che rigettava il negazionismo dell’ex Presidente Ahmadinejad. Purtroppo però. nonostante i piccoli passi avanti sul tema rispetto all’amministrazione precedente, la posizione ufficiale del regime iraniano in merito all’Olocausto non è cambiata per niente. A precisarlo, molto chiaramente, è stata la stessa Guida Suprema Ali Khamenei dal suo account su twitter: in un cinguetttio del 16 dicembre, infatti, Khamenei ha ricordato la data della condanna al carcere dello scrittore negazionista Roger Garaudy. Garaudy, prima comunista e poi convertito all’Islam, noto per aver negato l’esistenza delle camere a gas e per aver dichiarato affermato che nessuno sterminio del popolo ebraico è mai avvenuto da parte dei nazisti. Khamenei, non contento, ha postato anche una immagine in cui ha ricordato il suo incontro con Garaudy e la sua comparazione dei sionisti ai nazisti.

Insomma, in poche parole, la Guida Suprema ha riaffermato chiaramente la posizione negazionsita del regime iraniano in merito all’Olocausto. Ci chiediamo, ancora una volta, come possono i diplomatici occidentali incontrare i rappresentanti di un regime che nega il crimine più grave della storia. Il prezzo della legittimazione di questi terroristi, purtroppo, sarà la fine delle aspirazioni democratiche del popolo iraniano! 

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