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Il quotidiano israeliano Times of Israel, riporta l’ennesima notizia vergognosa relativa al regime iraniano: Teheran ha lanciato dei suoi missili balistici contro obiettivi che avevano la forma della Stella di David. Come noto, la Stella di David e’ non solo il simbolo impresso nella bandiera di Israele, ma anche il simbolo per eccellenza della religione e della cultura ebraica. 

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Immagini satellitari presentate al Consiglio di Sicurezza ONU, relativo al test missilistico iraniano contro obiettivi con la Stella di David

Quanto accaduto, non e’ che l‘ennesima dimostrazione delle vergognose minacce che, ormai quotidianamente, il regime iraniano fa contro lo Stato d’Israele e contro tutto il mondo ebraico che non si dichiara anti-sionista.

Basti qui ricordare che, solamente durante il Quds Day, Khamenei ha invitato il mondo mussulmano a dichiarare il jihad armato contro “l’entità sionista”, mentre Nasrallah ha affermato che, nella prossima guerra contro Israele, Hezbollah avrà il sostegno anche dei foreign fighters sciiti attualmente impegnati in Iraq e Siria (The Tower). Non solo: proprio durante quest’ultimo Quds Day, un mega-schermo e’ stato inaugurato, con il conto alla rovescia verso la data della “distruzione di Israele”. Un conto basato su quanto affermato nel 2015 dalla Guida Suprema iraniana Khamenei che, in un tweet, scrisse che Israele sarebbe sparito entro 25 anni.

Nuovamente, purtroppo, ci chiediamo come un regime che si contraddistingue per le sue venature negazioniste, antisemite e per la sua espressa volontà di distruggere un altro Stato membro delle Nazioni Unite, possa essere considerato un alleato dell’Occidente o, peggio, un partner per la pacificazione regionale!

Dal canale TV del regime iraniano Press TV

 

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Oggi, 27 gennaio, è la giornata internazionale dedicata al ricordo dell’Olocausto. Una giornata stabilita dalle Nazioni Unite, con una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 24 gennaio 2005, alla vigilia della commemorazione dei sessanta anni dalla liberazione sovietica del campo di concentramento di Auschwitz.

Purtroppo, mentre il mondo ricorda questa tragedia, molti Paesi Occidentali e democratici, continuano a implementare le relazioni diplomatiche ed economiche con il regime iraniano. Un regime fondamentalista e islamista che, putroppo, ha fatto del negazionismo e dell’antisemitismo, una caratteristica ideologica vitale. Teheran, infatti, non solo non riconosce la veridicità dell’Olocausto, ma attivamente promuove conferenze e concorsi di vignette, il cui scopo dichiarato è dimostrare la falsità della Shoàh. Peggio, il primo promotore di questo negazionismo è lo stesso Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran e figura più importante del regime (No Pasdaran).

Con l’arrivo di Rouhani alla Presidenza, Teheran ha provato a smorzare i toni sul tema rispetto al periodo di Ahmadinejad. Purtroppo, la verità non si può nascondere e non basta parlare in inglese per poterlo fare. Quando il Ministro degli Esteri raniano Zarif, intervistato negli USA, provò a disconoscere che Khamenei fosse un negazionista, appena tornato in Iran il Parlamento lo ha chiamato d’urgenza a conferire con una commissione speciale ed essere costretto a ritrattare quanto affermato all’estero (Adnkronos). Lo stesso Rouhani, durante una intervista alla CNN, sembrò confermare la condanna dell’Olocausto. Bastarono solamente poche ore, per capire che la traduzione dal farsi all’inglese non era stata corretta e che Rouhani non neanche menzionato il termine “Olocausto” e che aveva demandato agli storici un giudizio su questo periodo storico (Daily Beast).

La questione dell’antisemitismo iraniano, non è solo una questione di follia ideologica e di propaganda da parte del regime. Nell’antisemitismo iraniano, esiste una tremenda attualità chiamata antisionismo. Teheran lavora attivamente non solo per la cancellazione di Israele dalle mappe – finanziando il peggior terrorismo regionale (Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica) – ma anche organizzando e finanziando attentati terroristici contro centri ebraici nel mondo (esemplare quello contro il centro AMIA di Buenos Aires del 1994).

Purtroppo,  come si ricorderà, lo scorso anno di questi tempi – mentre si celebrava il Giorno della Memoria – l’Italia copriva le statue dei musei capitolini in onore di Rouhani, rappresentante di un regime antisemita e antisionista. Una vergogna nazionale e internazionale che fece il giro del mondo.

Se veramente si vuole dare un senso alla Memoria, non bisogna solamente prendersi solamente 24 ore l’anno per ricordare, ma anche agire concretamente perchè la storia diventi veramente maestra di Vita. La condanna e l’isolamento del regime iraniano antisemita, antisionista e negazionista, è una parte fondamentale del miglior modo di ricordare!

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Dopo l’accordo nucleare, lei vede ancora la possibilità di una guerra tra Iran e Israele?”. Questa la domanda rivolta dal giornalista di Al Araby – quotidiano arabo stampato a Londra – ad Ali Akbar Salehi, attuale Direttore dell’Agenzia per l’Energia Atomica Iraniana (AEOI) ed ex Ministro degli Esteri di Teheran nel Governo del negazionista Ahmadinejad.

Israele” – ha risposto Salehi – “e’ sempre stata una minaccia vuota per l’Iran. Noi, non lo consideriamo nemmeno uno Stato, quindi sicuramente non una minaccia (Al Araby).  Questa la risposta secca dell’ex Ministro di Ahmadinejad, nominato a capo dell’AEOI direttamente dall’attuale Presidente “moderato” Hassan Rouhani.

Le parole del rappresentante iraniano arrivano a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti e del Parlamento, una tornata elettorale descritta dai media Occidentali come un punto di svolta nella politica del regime clericale. Eppure, guardando alle dichiarazioni rilasciate direttamente dai vertici di Teheran, questo punto di svolta resta difficile da percepire. Sia in tema di diritti umani che di politica estera.

Qualche settimana prima di Salehi, infatti, e’ stato l’Ambasciatore iraniano a Beirut, Mohammad Fathali, ad affermare che la Repubblica Islamica era pronta a pagare le famiglie dei terroristi palestinesi, morti durante quella che viene definita come “Terza Intifada” (Reuters). Una dichiarazione arrivata – guarda caso – in seguito alla visita di una delegazione di Hamas a Teheran (delegazione guidata da Mohammed Nasr e Osama Hamdan).

Una visita che rilancia l’asse tra i Mullah sciiti e la Fratellanza Mussulmana, tanto caro alla Guida Suprema Ali Khamenei, primo traduttore in Farsi di Sayyd Qutb. Secondo le poche informazioni apprese dai media, la delegazione di Hamas avrebbe, tra le altre cose, incontrato il Generale Qassem Soleimani, potente capo della Forza Qods dei Pasdaran (al Monitor).

Per la cronaca, nella lunga intervista rilasciata ad Al Araby, Salehi ha rimarcato l’intenzione dell’Iran di progredire nello sviluppo del programma missilistico – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – ha lanciato accuse contro buona parte dei Paesi sunniti del Golfo, primo fra tutti l’Arabia Saudita e ha ribadito che le attività nucleari dell’Iran proseguono a pieno ritmo (Al Araby).

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In occasione della Giornata della Memoria e quando ancora il Presidente iraniano Rouhani si trovava in Italia, la Guida Suprema Ali Khamenei ha rilasciato un nuovo video in cui – ancora una volta – mette in dubbio la veridicità dell’Olocausto. Peggio, guardando i personaggi che scorrono durante il filmato, si può apertamente dire che Khamenei promuove tutta la peggiore letteratura negazionista prodotta in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di seguito un piccolo estratto del video (video completo sul sito del MEMRI):

Non solo: il video sostiene apertamente anche la versione più radicale dell’Islam, che tra le altre cose si ricollega anche alla Fratellanza Mussulmana (nonostante le divisioni tra Sciiti e Sunniti). Khamenei, va ricordato, e’ il traduttore in Farsi dei testi di Sayyid Qutb, l’ideologo più radicale della “Jamaʿat al-Iḫwān al-muslimīn” (Foreign Affairs). Nel video, infatti, Khamenei rispolvera il concetto Qutbiano di “Jahiliyya” – ovvero di ignoranza – che Qutb applicava in primis a quei Paesi mussulmani che non seguivano i dettami del Corano. Proprio in nome di questo concetto, quindi, Qutb non solo giustificava la guerra contro il Dar al-Harb – la Casa della Guerra, in altre parole l’Occidente – ma anche la jihad contro i monarchi arabi considerati “infedeli”.

Questo nuovo video di Khamenei deve preoccupare quindi non solo per l’anima negazionista e la richiesta di una jihad contro Israele. Deve preoccupare anche perché, indirettamente, il video invita ad una jihad contro tutti coloro che – agli occhi del regime iraniano – sono colpevoli di essere “alleati del Grande e Piccolo Satana” (Stati Uniti e Israele). In altre parole, un invito al mondo islamico a colpire direttamente Paesi come l’Arabia Saudita, oggi probabilmente considerato da Teheran il primo nemico.

Vogliamo ricordare che, anche nel 2016, il regime iraniano organizzerà la mostra di vignette contro l’Olocausto. Un evento che l’Unesco ha apertamente condannato sul qualche, anche in questo caso, sarebbe interessante sapere la posizione del Governo Italiano…

STRANI AFFARI ESTERI

Oggi, 27 gennaio, in quasi tutto il mondo si celebra la Giornata della Memoria, una giornata dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto, istituite dalle Nazioni Unite nel 2005. Come abbiamo detto, purtroppo, questa giornata si celebra in QUASI tutto i Paesi del globo, perché ci sono diversi Stati che – prevalentemente per ragioni politiche – rifiutano di riconoscere la veridicità storica. 

Tra i Paesi capofila del non-ricordo, figura sicuramente la Repubblica Islamica dell’Iran, uno Stato dichiaratemene negazionista. Peggio: non solo l’Iran non ricorda l’Olocausto, ma promuove attivamente conferenze e incontri volti a dare visibilità a chi, in Occidente, cerca di convincere il mondo che si tratta solamente di un complotto “massonico e giudaico”. 

Ali Khamenei, Guida Spirituale dell’Iran e uomo più potente della Repubblica Islamica, ha personalmente sfruttato ogni occasione – e ogni mezzo di comunicazione, in primis Twitter – per affermare la falsità della Shoa’ e ‘spiegare’ le ragioni per cui Israele – Stato creato dall’ONU per dare un focolare nazionale al Popolo Ebraico –  deve essere distrutto (Twitter).

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Ora: durante TUTTE le visite del Presidente Rouhani a Roma – ovvero del Presidente del regime negazionista iraniano – NESSUN rappresentante istituzionale italiano ha detto UNA SOLA PAROLA  sulla questione. A poche ore della Giornata della Memoria, in un Paese che ha attivamente contribuito all’Olocausto, nessuno ha avuto il coraggio di alzare un piccolo dito mignolo e dire: “ok il dialogo, ma ci sarebbe qualche cosina su cui pretendiamo che cambiate registro“.

Oggi inizia la Giornata della Memoria e Hassan Rouhani e’ ancora in Italia. Per la precisione, ci restera’ sino alla tarda mattinata, per poi spostarsi della vicina Francia. A Parigi, speriamo sinceramente che la musica – almeno nelle apparenze – sia estremamente diversa da quella “censurata” in Italia.

Che almeno nella patria della Rivoluzione delle Liberia, sia mantenuta quella dignità del Ricordo, che l’Italia quest’anno ha svenduto per qualche dollaro in più… 

#PerNonDimenticare

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Il regime iraniano, come noto, ha fatto della causa palestinese la madre di tutte le battaglie ideologiche. Chiaramente, non lo ha fatto per un sincero interesse verso il popolo palestinese, ma come scusa per portare avanti le sue posizioni estremiste contro gli Stati Uniti – il ‘Grande Satana’ – e Israele – il ‘Piccolo Satana’. In nome di questa costante campagna di odio, l’Iran finanza i peggiori gruppi terroristi palestinesi, giustifica ogni sorta di attacco violento contro gli israeliani e promuove vere e proprie campagne di negazionismo e odio verso il popolo ebraico. Nella sua propaganda, ad ogni modo, Teheran ha sempre teso a rappresentare tutti i palestinesi oppressi, primi fra tutti quelli presenti all’interno del territorio israeliano. Nonostante la propaganda, pero’, la vera natura degli Ayatollah – e il loro sincero disinteresse verso la sorte dei Palestinesi – alla lunga esce sempre allo scoperto.

Quanto successo alla rock star di origine iraniana Sami Yusuf e’ davvero emblematico. Sami Yusuf e’ un cantante di origine iraniana, popolare in tutto il Medioriente. i cui dischi hanno venduto milioni di copie. Durante l’ultimo Ramadan, Sami Yusuf e’ arrivato in Israele per esibirsi a Nazaret, una città del nord in prevalenza abitata da cittadini da arabi israeliani, di cui almeno il 30% di fede cristiana. Nonostante le fatiche del digiuno, il concerto di Sami Yusuf e’ stato un successo. Un successo sgradito al regime iraniano. Poco dopo l’esibizione di Sami Yousuf a Nazaret, infatti, il sito iraniano Entekhtab ha annunciato la decisione delle autorità iraniane di bandire da TV e radio nazionali tutta la produzione musicale di Sami Yusuf. Tra le accuse contro Sami Yusuf, udite udite, non c’era solo quella di aver visitato i territori occupati (per Teheran tutta Israele e’ un ‘territorio occupato’), ma anche quella di aver visitato i siti religiosi ebraici e cristiani. Tra i siti visitati da Yusuf e sgraditi ai Mullah, anche l’area dove – secondo la tradizione cristiana – Gesù ha ricevuto il battesimo da parte di Giovanni Battista.

Sami Yusuf ha personalmente commentato il bando del regime iraniano sul suo sito internet: “non sapevo che portare dei sorrisi ai miei amati fratelli e sorelle palestinesi, avrebbe causato una tale offesa al Governo dell’Iran. Mi spiace per i miei fan in Iran a cui sara’ negata la mia musica per diverso tempo, ma non ho intenzione di scusarmi…la musica e’ permeabile e non può essere chiusa in confini per fini politici“. Tra le altre cose, vogliamo ricordare che Yusuf non e’ mai stato un artista di rottura con il regime iraniano. Al contrario, ha collaborato con registi come Majid Majidi, da sempre considerato vicino agli altri vertici di Teheran. Il bando imposto dall’Iran al popolare cantante iraniano – oggi residente in Gran Bretagna – e’ legato solamente all’odio del regime iraniano verso Israele. Un odio ad uso e consumo della propaganda interna dei Mullah che, chiaramente, non ha nulla a che vedere con la solidarietà verso il popolo palestinese.

Immagini del concerto di Sami Yusuf a Nazaret

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Oggi, 27 gennaio 2015, ricordiamo la Giornata della Memoria, un ricorrenza stabilità dalle Nazioni Unite e dedicata alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto, ovvero sulla politica di sterminio di una intera etnia (quella ebraica) e di ogni altra persona considerata diversa. Durante il regime di Hitler, ci furono diversi eroi nel mondo che, mettendo a repentaglio la loro vita, si prodigarono per salvare gli Ebrei. Uno di questi, considerato oggi un Giusto tra le Nazioni, fu il diplomatico iraniano (musulmano) Abdol Hossein Sardari. Nonostante l’alleanza tra l’allora regime iraniano dello Shah Reza Khan e la Germania, Sardari riusci a convincere i tedeschi che gli ebrei iraniani residenti a Parigi appartenevando ad una categoria speciale: essi erano discendenti diretti del periodo di Ciro il Grande e per questo andavano considerati come iraniani puri, non perseguitabili. Incredibilmente Sardari ebbe successo e convinse il criminale Heichman a giudicare ad escludere questa speciale categoria di ebrei, definita come Jugutis. Mille speciali permessi furono quindi concessi agli ebrei francesi di origine iraniana che, grazie ad un coraggioso diplomatico di Teheran, riuscirono a salvarsi la vita. Per il suo coraggio, Sardari è passato alla storia come lo Schindler iraniano.

Oggi, purtroppo, il coraggioso Sardari piangerebbe davanti all’uso politico, ideologico e criminale che il regime iraniano fa dell’Olocausto. Il negazionismo è alla base della Repubblica Islamica, tanto che quando l’attuale Ministro degli Esteri Zarif si azzardò a contraddire la linea ufficiale del regime, fu immeditamente convocato dal Parlamento iraniano per giustificare le sue parole. Con la stessa forza, quindi, Teheran portò in causa la CNN quando questa sostenne che il Presidente iraniano Rouhani aveva riconosciuto la veriticità storica della Shoah. Come noto, inoltre, il primo dei negazionisti (dopo la fine dell’esperienza Ahmadinejad), è proprio l’Ayatollah Khamenei che, usando il suo account Twitter, ha numerose volte ribadito la sua posizione negazionista.

Proprio in questi giorno, quindi, l’agenzia di stampa Fars News – vicina ai Pasdaran – ha annunciato l’apertura di un nuovo concorso internazionale di vignette dedicato all’Olocausto. Non si tratta del primo concorso di questo genere: una simile esibizione – purtroppo – fu promossa anche nel 2006 e chiaramente le vignette che vinsero non avevano nulla a che vedere con il ricordo del crimine perpetrato dal regime nazista. Il solo obiettivo del concorso del 2006, cosi come quello indetto in questi giorni, è quello di attaccare Israele e gli Stati Uniti, descritti come i Nazisti dell’epoca contemporanea. Tutto questo, come le vignette che vi riportiamo qui sotto dimostrano, non senza lasciar intendere che l’Olocausto sia tutta una grande bufala. Nel bando del concorso promosso in questi giorni dalla irancartoon.ir e dalla Shoyadaye Haftom Tir Sarcheshmeh, non c’è nulla che richieda ai partecipanti di descivere la tragedia del nazismo e della persecuzione ebraica. Al contrario, i soli tre paramentri richiesti, sono quelli di rimarcare la questione palestinese, la tragedia irachena e siriana e il diritto alla libertà di espressione, ovvero il diritto di negare la veriticità storica dell’Olocausto.

Dispiace vedere come un regime fanatico e medievale, sia riuscito a offuscare la grande storia dell’Iran e della sua cultura. Uno dei rari Paesi in Medioriente che, nonostante tutte le crisi, è riuscito a mantendere una Comunità ebraica numerosa e culturalmente prospera. Proprio a loro, quindi, dedichiamo questo articolo di denuncia, sapendo quanto oggi vorrebbero anche loro, liberamente, poter ricordare la tragedia accaduta ai loro fratelli e celebrare senza paura speciali preghiere nelle belle Sinagoghe di Teheran, Isfahan o di Shiraz.

Vignette negazioniste presentate al concorso promosso in Iran nel 2006

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