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Nel video che vi proponiamo in basso, risalente al 2007, si può ascoltare un terribile discorso dell’Ayatollah Rafsanjani, morto due giorni or sono e seppellito oggi in Iran. Nel suo discorso, Rafsanjani praticamente giustifica lo sterminio degli ebrei avvenuto durante il periodo nazifascista.

Parlando davanti ad una folla di fedeli, Rafsanajni affermò che l'”Europa risolse un grande problema, il problema della minaccia sionista”. Secondo l’Ayatollah, infatti, all’epoca nazifascista gli ebrei – nelle parole dell’Ayatollah “i sionisti” – causavano gravi problemi ai Governi con “le loro proprietà e la loro propaganda”. Per questo, “quanto Hitler e i Nazisti fecero agli ebrei era in buona parte causato” dagli stessi comportamenti degli stessi ebrei. Nel ragionamento malato di Rafsanjani, i Nazisti eliminarono e cacciarono gli ebrei “per salvare l’Europa”. Una espulsione che ha trasportato “questa calamità” (gli ebrei), sul mondo mussulmano (con la nascita dello Stato di Israele).

Un veemente discorso antisemita che, ancora una volta, mostra il vero volto di un personaggio tutt’altro che moderato, ma intriso di fondamentalismo e razzismo.

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MEIN KANF IN IRAN

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, un giorno per ricordare la liberazione degli ebrei dai campi di concentramento e per non dimenticare tutti i crimini commessi dal regime nazista. Cogliamo, quindi, questa occasione per parlarvi dell’antisemitismo in Iran, una piaga che – purtroppo – sebbene non supportata dalla popolazione ha toccato i governi al potere a Teheran diverse volte ed è oggi attivamente sostenuta dagli Ayatollah. In principio fu Reza Shah Pahlavi, ufficiale dell’esercito impadronitosi nel 1921, ad essere affascinato dal nazismo e dall’idea di una superiore razza ariana. Lo Shah divenne, purtroppo, un seguace dell’ideologia e lavorò attivamente per costruire un asse strategico con Berlino. Questo asse, nell’ottica dello Shah, doveva servire per ricreare un grande impero persiano, fondato sul culto della sua persona e della razza indoeuropea. Trasformato il nome del paese in “Iran”. lo Shah permise ai tedeschi di installare nel Paese un vero e proprio ufficio politico, il cosiddetto Germany’s Foreign Affairs Bureau, ove le varie spie dei nazisti operarono attivamente per provocare colpi di stato in altri Paesi vicini.

REZA SHAH HITLER

Come noto, un’altra pedina dei nazisti in Medioriente era il Mufti di Gerusalemme, Amin al Husseini (padre politico di Yasser Arafat). Amin al Husseini era un feroce antisemita ed emise numerose fatwe in sostegno dell’ideologia hitleriana. Nel 1941, quindi, al Hosseini tentò di organizzare un golpe pro Nazista a Baghdad, con l’aiuto di Kharaillah Tulfah, futuro padrino politico di Saddam Husseini. Scopo del golpe era soprattutto quello di conquistare i campi petroliferi iracheni e metterli a disposizione delle truppe naziste. Il piano fallì e Amin al Hosseini trovò rifugio priprio in Iran ove provò, anche in quel caso, ad inviare il greggio iraniano alle truppe di Hitler di stanza in Cecoslovacchia e Austria. Come noto, grazie al golpe che portò al potere Mohammad Reza Pahlavi, il regime filo nazista iraniano fu abbattuto e la locale comunità ebraica, tra le più antiche del continente asiatico, riuscì a salvarsi dalle deportazioni ed a rifiorire culturalmente ed economicamente.

AMIN AL HOSSEIN HITLERL’arrivo al potere dell’Ayatollah Khomeini nel 1979 e la creazione della Repubblica Islamica, purtroppo, hanno riportato l’antisemitismo al centro della politica iraniana.  Nonostante il fatto che, ufficialmente, Teheran protegga la locale Comunità ebraica e che ne garantisca anche la rappresentanza in parlamento (un deputato), il regime degli Ayatollah usa la cornice dell’antisionismo e dell’antiamericanismo per ripropinare, costantemente e senza pietà, i pericolossimi stereotipi che hanno determinato la morte di milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. In Iran, infatti, sono facilmente reperibili copie dei Mein Kamp tradotte e in Farsi e il regime incoraggia e finanzia, attivamente, eventi culturali intesi a dare una immagine negativa del mondo ebraico. Qui sotto, priprio ricollegate alla memoria, vi riportiamo solamente alcuni esempi di vignette che potrete trovare pubblicate sui media iraniani, molto spesso quelli più vicini alla Guida Suprema, al Presidente o ai Pasdaran.

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Il Governo iraniano, chiaramente, giustifica questi accadimenti come un legittimo attacco politico al suo principale nemico, Israele, un Paese che Teheran non ha mai riconosciuto e di cui chiede perennemente la cancellazione dalle mappe. In nome di questo odio verso i sionisti, quindi, il regime iraniano finanzia il terrorismo in  tutto il mondo, sostenendo attivamente organizzazioni terroriste e regimi che, proprio dell’ideologia hitleriana, hanno fatto un loro culto centrale. Ed ecco, quindi, il motivo per cui i militanti del corpo iranino dei Basij o di organizzazioni eversive quali Hezbollah e Hamas, usano quotidianamente il braccio teso in stile nazista come segno di saluto reciproco.

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HEZBOLLAH NAZI

Nonostante i biechi tentativi del regime di dare una forma “politically correct” al suo antisemitismo, la vera natura di questo odio promosso dal regime, è difficulmente mistificabile. Ed ecco allora, spiegato perchè l’ex Presidente Ahmadinejad si è sempre sentito libero di negare la veriticità dell’Olocausto e di organizzare a Teheran – nel dicembre del 2006 – una conferenza negazionista promossa e sostenuta dall’allora Ministro degli Esteri Mottaki. La conferenza, purtroppo, vide anche la partecipazione di rappresentanti italiani (il futurista Leonardo Clerici). Non solo: nel 2009 il regime promosse la produzione di un film intitolato “Il Cacciatore del Sabato”. una pellicola che riproponeva intatti tutti gli stereotimi – anche fisici – promossi dal nazismo. Il film, di cui vi proponiamo un lungo spezzone con annessi sottotitoli in inglese, venne trasmesso con enfasi e clamore dalla TV di stato iraniana IRIB.

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Dopo l’elezione di Hassan Rohani alla Presidenza, quindi, il regime iraniano sta cercando di uscire dall’isolamento internazionale. Il Presidente Rohani, si badi bene, ha sembre sostenuto attivamente la posizione del regime sul tema dell’antisionismo e della caratterizzazione negativa del mondo ebraico. La charm diplomacy che Teheran ha adottato in questi ultimi mesi, purtroppo, ha dato l’idea che l’attuale Governo avesse cambiato qualcosa in materia, ma la verità è ben diversa. Come abbiamo già denunciato, infatti, la posizione ufficiale del regime iraniano non è assolutamente cambiata e le piccole aperture messe in atto in particolare dal Ministro degli Esteri Zarif, hanno determinato una dura reazione da parte degli Ayatollah. Per la cronaca, Zarif si è dovuto recare personalmente di fronte alla Commissione esteri del Parlamento iraniano, per spiegare la sua posizione sull’Olocausto, considerata alternativa rispetto a quella della Guida Suprema Ali Khamenei

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khamenei nazismo

Qualche giorno fa, per fortuiti motivi, ci è capitato tra le mani un vecchio articolo pubblicato dalla rivista francese “Executive Intelligence Report” nel 1987. Si tratta di un pezzo scritto da Philip Golun e Claude Albert, intitolatoLe connessioni neo naziste del servizio segreto iraniano“. A nostro parere questo è un articolo assolutamente incredible, perfetto per dimostrare – ancora oggi – di cosa è capace la Repubblica Islamica per colpire i suoi nemici nel mondo. Inoltre, questo pezzo, spiega molto chiaramente cosa lega l’ideologia fondamentalista del khomeinisto a quella razzista del neonazismo.

L’articolo, molto importante da sottolineare, è stato scritto nello stesso periodo in cui i servizi segreti iraniani avevano iniziato in Francia una stagione di attacchi terroristici che durerà diversi anni. Il terrore venne scatenato dagli agenti iraniani dopo la decisione del Presidente francese Mitterand, eletto nel 1981, di bloccare la vendita di uranio alla Repubblica Islamica. Il primo a cadere per i colpi del terrorismo di matrice iraniana fu Georges Besse, manager di Eurodif, ucciso dal movimento di estrema destra Action Direct, su ordine diretto del MOIS iraniano. Ovviamente, al fine di colpire la Francia, Teheran si servì anche degli estremisti islamici del GIA – Gruppo Islamico Armato – adirati con Parigi per il suo supporto dal Governo di Algeri.

In quegli anni, il capo della Savama in Francia – il servizio segreto iraniano dopo la caduta dello Shah – era Wahim Gordji, diplomatico presso l’ambasciata iraniana a Parigi. Nel 1986,quindi, Wahim Gordji venne messo sotto inchiesta dalla magistratura francese per il suo ruolo nell’attentato terroristico compiuto a Parigi nel 1986. Secondo l’inchiesta portata avanti dal giudice Gilles Boulouque, Gordji sarebbe stato il mandante dell’attentato terrorista, compiuto per ordine diretto di Khomeini. Durante l’inchiesta, quindi, i magistrati dimostrarono i contatti tra Wahim Gordji, i due terroristi iraniani Fouad Ali Saleh e Mohammed Mouhajer e il leader della destra neonazista francese Alain de Benoist

Purtroppo non basta. I legami tra l’Iran e il neonazismo, avevano una connotazione internazionale. Secondo l’inchiesta, infatti, si tratta di un network attivato in Francia nel 1983 che coinvolgeva anche il banchiere svizzero Francois Genoud, residente a Losanna. Francois Genoud fu un uomo centrale del terrorismo internazionale che, con il suo lavoro, garantì collegamenti tra i servizi segreti iraniani, con i neonazisti francesi appartenenti al circolo della “Nuova Destra”, con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e con i servizi segreti libici. Gordji, quindi, mantenne stretti contatti con i due ideologi del neonazismo francese Emmanuel Ratier e Armin Mohler. Incredibilmente, a dimostrazione delle connessioni ideologiche perverse, questi contatti trovavano una “benedizione e protezione politica” in Pierre Joxe, all’epoca Ministro dell’Interno della Francia (Pierre Joxe fu uno dei fondatori anche dell’Associazione di Amicizia Francia-Libia, all’epoca delle peggiori azioni terroriste commesse dall’ex dittatore libico Gheddafi).

Il collegamento tra Teheran e il neonazismo, va precisato, non fu solamente “di interesse”, ma anche di idee. Nell’ideologia nazista, infatti, c’è molto del misticismo islamico, ripreso spesso anche dall’ideologo del razzismo Rosenberg. Va ricordato, quindi, che la figlia dell’ex gerarca nazista Karl Wolff si convertì all’Islam negli anni ’50, diventando un membro attivo della Comunità Islamica di Monaco. Lo stesso Otto-Ernst Remer, ex gerarca nazista poi tra coloro che cercarono di uccidere Hitler nel 1944, si convertì all’Islam e passò quindici anni della sua vita girando in tutto il medioriente.

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Il centro di questa “attrazione fatale”, se così possiamo dire, è legato alla teologia e alla geopolitica: si tratta di persone che fanno dell’arianesimo il loro culto pagano e della visione orientalista la loro lettura della geopolitica. In questo senso, quindi, l’asse con Teheran e con Mosca, rappresenta la chiave per sconfiggere le “potenze imperialiste”. Oggi, qui in Italia, questa lettura è rappresentata da personaggi come Claudio Mutti, ideologo della rivista Eurasia e rappresentate in Italia di quel neofascismo legato all’esoterismo (soprattutto quello nazista), allo Sciismo e al negazionismo.

In questo periodo, personaggi del genere sono i maggiori sponsor della Repubblica Islamica qui in Italia e rappresentando un vero e proprio pericolo per i valori democratici. Basti pensare che, sempre per ordine di Teheran, Claudio Mutti è totalmente coinvolto nella campagna odierna di supporto al regime siriano di Bashar al-Assad e collabora attivamente con il partito neofascista Fiamma Tricolore.

Questi, purtroppo, sono il genere di “uomini” di cui Teheran si serve per diffondere le sue idee e, all’occorrenza, attaccare i nemici…

Il razzismo di Khamenei

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