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La prigioniera politica Narges Mohammadi, in carcere presso Evin per le sue battaglie in favore dei diritti umani e contro la pena di morte, ha scritto una lettera aperta al Procuratore Generale di Teheran Jafari Dowlatabadi, pretendendo di sapere le ragioni per le quali le vengono ancora negate le cure mediche.

Nella sua lettera Narges, finita nuovamente in carcere nel 2015, denuncia la fabbricazione delle accuse nei suoi confronti e il prezzo che sta pagando sulla sua persona, per le pressioni subite dopo l’arresto. Entrata in carcere in perfetta salute, ora Narges soffre di convulsioni e coaguli di sangue. Problematiche che mettono a rischio la sua stessa vita.

Nonostante il rischio di perdere la vita, come suddetto, il regime continua a negare a Narges Mohammadi il diritto a lasciare il carcere per poter essere ospedalizzata e ricevere le cure di cui necessita. Solamente qualche giorno addietro, proprio in carcere, era deceduto l’attivista Vahid Sayad Nasiri, condannato per aver scritto un post di critica su Facebook all’Ayatollah Khamenei.

Sia le Nazioni Unite che il Parlamento europeo, hanno duramente condannato Teheran per gli abusi dei diritti umani, in particolare per il drammatico stato detentivo dei prigionieri politici. Purtroppo, a queste condanne non vincolanti, restano indifferenti coloro che detengono il potere decisionale, in particolare resta indifferente Federica Mogherini, impegnata unicamente ad una attivita’ di lobby internazionale in favore dell’accordo nucleare con l’Iran.

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Il 13 agosto scorso, la nota attivista per i diritti umani iraniana Narges Mohammadi, e’ stata trasferita d’urgenza dal carcere di Evin, all’ospedale di Teeran. Secondo quanto ha denunciato suo marito Taghi Rahmani – che da anni vive in esilio in Francia – Narges e’ stata ricoverata per forti dolori ai reni. Ad oggi, non e’ noto se Narges debba o meno subire un intervento chirurgico.

Secondo quanto denuncia il Centro per la Difesa dei Diritti Umani, con cui la Mohammadi collabora da anni, lo scorso mese – durante un breve ricovero – i dottori hanno scoperto che la Mohammadi ha un tumore all’apparato digestivo. I medici hanno chiesto quindi immediatamente di poter svolgere tutti gli esami necessari, ma i responsabili del carcere di Evin hanno negato il permesso all’ospedalizzazione e hanno riportato l’attivista in prigione.

Ritornata in carcere, la Mohammadi ha sofferto costantemente di nausea e perdita di peso (fino a sei chilogrammi in poche settimane). Il 12 agosto, quindi, Narges ha avuto delle convulsioni e degli attacchi epilettici. Solo allora, i dirigenti di Evin hanno concesso il ricovero.

Ricordiamo che Narges Mohammadi e’ stata arrestata la prima volta nel 2009 e condannata a 11 anni di carcere per “messa a repentaglio della sicurezza nazionale”, “propaganda contro il regime” e per la sua attivita’ in favore dei prigionieri politici e contro la pena di morte. In seguito a gravi problemi di salute, la condanna e’ stata ridotta a sei anni di carcere, fino alla scarcerazione temporanea nel 2013. Purtroppo, nel 2015, Narges Mohammadi e’ stata riportata in carcere e, un anno dopo, condannata dal giudice Abolghasem Salavadi a 16 anni di carcere (confermati in appello). Narges Mohammadi e’ madre di due figli e da anni, ormai, il regime le nega persino il diritto di vedere i suoi bambini.