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Oggi – 21 aprile – la capitale d’Italia, Roma, celebra il suo Natale. Questa data pero’ e’ importante anche per il popolo iraniano: oggi, infatti, si festeggia il compleanno di Narges Mohammadi, donna coraggiosissima, paladina dei diritti umani e della democrazia per l’Iran.

Purtroppo, Narges Mohammadi passera’ questo giorno speciale in una triste cella del carcere iraniano di Evin, ove e’ stata imprigionata nuovamente dal maggio del 2015, accusata di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. Con questa folle imputazione, Narges e’ stata condannata a 16 anni di detenzione. 

Ovviamente, Narges non rappresenta affatto una minaccia alla sicurezza nazionale, per come intendiamo in Occidente questo tipo di imputazione. Narges non e’ una terrorista, non ha alcuna arma in casa e non piazza nessuna bomba per il Paese. Narges ha solo un’arma che silenzia mai: la sua voce. La sua voce rappresenta la minaccia più grande per la Repubblica Islamica: la sua voce in favore dei detenuti politici, la sua voce al fianco del premio Nobel Shirin Ebadi – oggi costretta all’esilio – la sua voce contro la pena di morte, la sua voce per l’uguaglianza tra uomo e donna in Iran (No Pasdaran).

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Nel settembre scorso, Narges Mohammadi ha presentato appello contro la sua condanna. Ha anche protestato per la decisione del regime, di impedirle di avere ogni tipo di contatto con i suoi figli neanche adolescenti. Appena un mese fa, a marzo, Narges e’ riuscita a far uscire dal carcere una lettera, poi pubblicata, in cui affermava che, nonostante tutte le ingiustizie che sta subendo, e’ ancora più determinata a lottare per i diritti umani in Iran. Ad inizio di questo mese, quindi, il marito di Narges Mohammadi, Taghi Rahmani, ha rivelato che il regime ha offerto a Narges la libertà su cauzione, in cambio del suo definitivo silenzio su tutte le questioni politiche e sociali (Iran Human Rights). Offerta declinata coraggiosamente dalla stessa Narges (Taghi Rahmani vive oggi a Parigi con i due figli di Narges, nella speranza di dar loro una vita normale, nonostante l’assenza coatta della loro madre).

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Teoricamente, Narges rappresenta tutto ciò per cui il mondo democratico dovrebbe lottare e impegnarsi, per l’Iran. Purtroppo, in nome del business, l’Occidente ha abbandonato eroine come Narges Mohammadi, contribuendo a far calare sulla sua storia, un velo pietoso di omertà e silenzio. 

Per quanto ci riguarda, pero’, non smetteremo mai di raccontare la storia di Narges, fino ad ottenere la sua liberazione e il suo diritto di vivere in un Paese democratico e laico!

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La coraggiosa attivista iraniana Narges Mohammadi ha presenziato ieri alla nuova udienza contro di lei e ha deciso di presentare appello contro la condanna a 16 anni di detenzione inflittale dal regime (Iran Human Rights). Questa durissima condanna le è stata inflitta dai Mullah per aver creato una organizzazione che si batte contro la pena di morte – si chiama “Step by Step to Stop the Death Penalty” – e per aver “minacciato la sicurezza nazionale” e diffuso “propaganda contro il regime”, prendendo parte a manifestazioni in favore dei diritti umani e per la liberazione dei detenuti politici. Tra le imputazioni contro Narges, anche quella di aver incontrato la predecessora di Federica Mogherini, Lady Ashton, durante un suo viaggio a Teheran nel 2014.

Purtroppo il regime iraniano sta punendo in maniera durissima Narges. Non lo sta facendo solamente per mezzo della lunga condanna al carcere, ma colpendola anche come madre di due piccoli bambini. Da quando è stata nuovamente incarcerata, ovvero dal Maggio del 2015, il regime sta negando – quasi totalmente – alla Mohammadi ogni contatto con i suoi figli. Per questa ragione, Narges Mohammadi ha anche scritto una lettera aperta al Capo della Magistratura iraniana Sadegh Larijani, rivendicando i suoi diritti di detenuta e soprattutto di madre. Alla lettera , neanche a dirlo, Narges non ha avuto alcuna risposta (Freedom Messenger).

Il caso di Narges Mohammadi, rappresenta probabilmente uno dei più grandi fallimenti dell’Occidente verso il popolo iraniano, particolarmente dopo la firma dell’accordo nucleare. Non solo Narges non è stata tutelata, nonostante le sue coraggiose battaglie per la democrazia in Iran. Peggio, Narges è stata totalmente abbandonata anche dopo la sua condanna e la stessa Federica Mogherini, nonostante le pressioni e le lettere aperte, non ha mai trovato un momento per chiedere pubblicamente a Teheran di rilasciare l’attivista iraniana.

Nel frattempo, in Italia è arrivato Mohammad Javad Larijani, fratello del capo della magistratura iraniana Sadegh Larijani, a cui finalmente il Ministro Gentiloni, ha fatto presente – flebilmente – la contrarietà italiana all’uso della pena di morte nella Repubblica Islamica. Una critica che i media iraniani hanno semplicemente cancellato o totalmente ignorato la critica, riportando solamente la volontà dell’Italia di guardare all’Iran come “esempio nella lotta al terrorismo”. Nonostante la denuncia della censura imposta da Teheran sulle parole di Paolo Gentiloni, la Farnesina non ha mimimanente pensato di protestare ufficialmente nei confronti della Repubblica Islamica…

Vi invitiamo a sostenere la campagna di “PEN  International” per chiedere l’immediata scarcerazione di Narges Mohammadi e promuovendo l’hashtag #FreeNarges

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Ieri e’ stata lanciata la campagna Twitter #FreeNarges, per chiedere la liberazione di Narges Mohammadi, prigioniera politica iraniana al suo quindicesimo giorno di sciopero della fame. Secondo quanto riporta la International Campaign for Human Rights in Iran, quasi il 60% dei sostenitori della campagna Twitter, provenivano proprio dalla Repubblica Islamica. Un successo incredibile, soprattutto se si considera che il regime monitora con estrema attenzione coloro che in Rete esprimono il loro sostegno agli oppositori politici. Ancora piu’ importante e’ il fatto che il 55% dei sostenitori della campagna per Narges Mohammadi in Iran erano donne (Iran Human Rights).

Ricordiamo che Narges Mohammadi e’ stata arrestata nel Maggio del 2016, con l’accusa di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. A lei viene imputato di aver sostenuto un gruppo contro la pena di morte e di aver organizzato manifestazioni per la liberazione dei detenuti politici. Non solo: tra le imputazioni anche il suo incontro con l’ex Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea, Lady Ashton. Per tutte queste imputazioni, Narges e’ stata condannata a 16 anni di carcere.

Durante la sua detenzione, Narges ha piu’ volte sottolineato le pressioni subite e l’impossibilita’ di avere qualsiavoglia contatto con i suoi due figli (piccoli). Per questo, due settimane fa, Narges ha decisio di dichiarare lo sciopero della fame.

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Dieci anni di carcere: questa la decisione del giudice iraniano contro Narges Mohammadi, la nota attivista per i diritti umani, da sempre in prima fila per la democrazia e per i diritti civili (Mohammad Nourizad).

Dieci anni di carcere per aver sostenuto la campagna Legam, una battaglia per l’abolizione della pena di morte nella Repubblica Islamica. Veramente, gli anni totali di carcere di Narges Mohammadi potrebbero essere 16, considerando che e’ stata condannata anche a cinque anni di detenzione per “cospirazione” e un altro anno per “propaganda contro il Governo” (RSF.org).

Ricordiamo che, dopo aver già passato anni in carcere, Narges Mohammadi e’ stata riarrestata nel Maggio del 2015. Da allora, senza alcun processo formale, la Mohammadi ha subito una detenzione durissima, privata delle necessarie cure mediche e delle visite dei due figli piccoli. Per questo, Narges e’ anche finita diverse volte in ospedale. 

Una delle ragioni che ha portato all’arresto di Mohammadi, e’ quella di aver incontrato Lady Ashton – precedente Mrs. Pesc – a Teheran nel 2014. Nonostante tutto, colei che ha preso il posto della Ashton, Federica Mogherini, non ha mai speso una parola per la liberazione della prigioniera politica (No Pasdaran).

Ci aspettiamo una dura condanna da parte dell’Occidente, rispetto a questo nuovo abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano. In particolare, ce lo aspettiamo dall’Italia, Paese che si considera in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale per l’abolizione della Pena di Morte.

 

 

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Lo scorso 9 gennaio  Abbas Hajilou, Assistente del Procuratore di Teheran, ha fatto visita ai detenuti politici del carcere di Rajai Shahr Prison presso Karaj, vicino alla capitale. Durante l’incontro Hajilou ha raccolto le numerose lamentele dei detenuti, legate soprattutto al pietoso stato della loro prigionia. I detenuti politici, infatti, hanno denunciato di non avere diritto a ricevere libri, ad adeguate cure mediche e sono costretti a stare rinchiusi all’interno di celle con ampie sbarre e recinzioni, persino alle finestre. Motivo per il quale il braccio all’interno del quale sono rinchiusi, non fornisce un adeguato ricambio d’aria, provocando ai prigionieri importanti problemi di respirazione.

La cosa peggiore, quella maggiormente lamentata dai detenuti, e’ l’impossibilita’ di telefonare ai famigliari. Sebbene teoricamente i prigionieri politici abbiano diritto ad una telefonata di dieci minuti al mese, molto spesso questo diritto viene volontariamente negato dalle forze di sicurezza. Si tratta di una mossa studiata, tesa a provocare una pressione umana e psicologica sul detenuto e sulla sua famiglia. Come denunciato da Esmael, un prigioniero politico detenuto presso Rajai Shahr, l’assenza del contatto con i famigliari spesso porta ad apprendere della morte di un parente dopo settimane. Non solo: molto spesso causa anche dissidi famigliari e divorzi, incidendo direttamente sul morale dei prigionieri politici.

Armin, un altro prigioniero politico detenuto presso Rajai Shahr, ha incredibilmente rivelato che i terroristi di al Qaeda e Isis detenuti in Iran, hanno più diritti dei prigionieri politici. I terroristi, infatti, sia nel carcere di Rajai Shahr che in quello di Evin, possono infatti effettuare telefonate ai loro contatti all’esterno del carcere, in ogni momento.

Come denunciato da Iran Wire, durante la sua visita nel carcere, l’assistente procuratore Abbas Hajilou ha preso nota di tutte le lamentele dei detenuti, ma ha costantemente evidenziato di non avere alcun potere concreto per esaudire le richieste dei prigionieri politici.

A tal proposito vogliamo ricordare che, di recente, Narges Mohammadi – prigioniera politica detenuta nel carcere di Evin – ha scritto una lettera al Capo della Magistratura Sadegh Larijani, denunciando di non avere da mesi la possibilità di parlare con i suoi due figli piccoli. Nella lettera, Narges ha rivendicato di essere una madre e di avere il diritto al contatto con la sua famiglia. Ovviamente, neanche a dirlo, Sadegh Larijani non ha nemmeno risposto alla lettera di Narges…

Tutto questo avviene nell’Iran di Hassan Rouhani…

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Hassan Rouhani, Presidente iraniano, arriva oggi in Italia in pompa magna. Arriva a Roma annunciando pubblicamente che l’Iran vede nell’Italia la “porta dell’Europa”. Ci arriva come rappresentante di un regime negazionista, a poche ore di distanza dall’inizio delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, indetta per ricordare la tragedia dell’Olocausto. Ci arriva portando in dono la notizia dell’ennesima competizione di vignette negazioniste, già prevista in Iran per il giugno 2016.

Soprattutto, Rouhani arriva in Italia in uno dei momenti più bui della storia dei diritti umani in Iran. Proprio in queste ore, arriva la notizia del peggioramento dello stato di salute di Narges Mohammadi, attivista iraniana contro la pena di morte e per la liberazione dei prigionieri politici, nonché collaboratrice del Premio Nobel Shirin Ebadi.

Condannata ad undici anni di carcere nel 2011, Narges e’ stata rilasciata nel 2012 per motivi di salute. Purtroppo, nel maggio del 2015 Narges Mohammadi e’ stata arrestata nuovamente con l’accusa di propaganda contro il regime, per aver creato un gruppo contro la pena di morte e per aver incontrato Lady Ashton – ex Rappresentante Europeo per la Politica Estera e di Sicurezza – durante la sua visita a Teheran nel marzo 2014. 

In carcere, ovviamente, lo stato di salute della Mohammadi e’ drammaticamente peggiorato. E’ stato reso noto che il Ministero l’intelligence iraniano – il famoso MOIS – e’ direttamente intervenuto per rimandare il processo di Narges, al fine di sfiancarla completamente (No Pasdaran).  Il processo, con estrema lentezza, e’ iniziato solamente il 9 gennaio scorso (Hrana).

In tutto questo periodo di detenzione illegale, la Mohammadi ha perso peso e soffre di paralisi muscolare. Un gruppo di detenuti politici, ha pubblicamente protestato chiedendo l’immediato ricovero di Narges. Nell’agosto scorso Teheran aveva concesso alla detenuta una breve ospedalizzazione, negando pero’ le cure specialistiche necessarie. Dopo pochi giorni in barella, Narges Mohammadi era stata rispedita in carcere (Hrana).

Oggi, proprio mentre Rouhani atterra a Roma, Narges Mohammadi si dice pronta a dichiarare lo sciopero della fame. Ha bisogno di prendere quotidianamente almeno 23 medicine diverse e nel carcere mancano – ovviamente – medici specialisti in grado di curarla.

Ora ci chiediamo: ma qualcuno dei rappresentanti istituzionali italiani, dirà tutto questo a Rouhani? 

#DiteloARouhani

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Narges Mohammad, la coraggiosa attivista iraniana per i diritti umani, sta male. Il marito Taghi Rahmani ha denunciato lo stato drammatico di salute di sua moglie, colpita in carcere da un embolia polmonare e a serio rischio di paralisi muscolare. Narges e’ stata visitata da un medico che ha riscontrato la fatica a respirare dell’attivista iraniana, il necessario ricovero in una clinica ospedaliera e la somministrazione di farmaci particolari per il suo problema di salute. Nonostante le affermazioni del medico, le autorità del carcere di Evin hanno rifiutato sia di somministrare alla detenuta i farmaci richiesti e sia il trasferimento in clinica. Secondo quanto denunciato ancora dal marito della Mohammadi, le condizioni di salute di Narges potrebbero peggiorare in tempi brevi, con serio rischio di conseguenze mortali per la povera attivista. Vogliamo ricordare che, dopo essere stata condannata a 11 anni di carcere nel 2011, Narges Mohammadi e’ stata rilasciata nel 2012 proprio per motivi di salute. Nonostante tutto, nel maggio del 2015 Narges Mohammadi e’ stata arrestata nuovamente con l’accusa di propaganda contro il regime, di aver creato un gruppo contro la pena di morte, di aver collaborato con il Premio Nobel iraniano Shirin Ebadi e di aver incontrato Lady Ashton – ex Rappresenrante Europeo per la Politica Estera e di Sicurezza – durante la sua visita a Teheran nel marzo 2014.

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A dispetto delle numerose pressioni internazionali, la diplomazia Occidentale ha completamente ignorato gli appelli per la liberazione di Narges Mohammadi. In Italia, nonostante gli appelli, nessuna reazione e condanna e’ arrivata da parte dei parlamentari italiani del Gruppo di Amicizia Italia – Iran, da parte del Ministro degli Esteri Gentiloni e, soprattutto, da parte di Federica Mogherini, colei che materialmente ha sostituito Lady Ashton in Europa (appello). La Mogherini, da poco tornata da un viaggio in Iran, durante la sua permanenza a Teheran non ha minimamente menzionato il tema dei diritti umani e richiesto l’immediata liberazione di numerosi oppositori politici presenti nelle carceri della Repubblica Islamica. Questo, nonostante tutto gli attivisti avessero già denunciato che il Ministero dell’Intelligence iraniano ha chiesto per Narges Mohammadi il massimo della pena, in violazione della (teorica) libertà della magistratura di decidere autonomamente.

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Riteniamo che questo appeasement verso il regime iraniano debba finire immediatamente. Riteniamo che nessun diplomatico Occidentale possa sostenere l’Iran Deal sul nucleare, se non affiancado questo sostegno ad una battaglia  democratica in favore dell’opposizione iraniana, dei diritti civili e umani e la liberazione immediata di tutti i detenuti politici presenti in Iran. Chiediamo nuovamente alla diplomazia Occidentale, ai Parlamentari italiani e soprattutto alla Sig.ra Mogherini di reagire e richiedere l’immediata scarcerazione di Narges Mohammadi. Invitiamo quindi la Mogherini a seguire le indicazioni dell’ex Presidente del Parlamento Europeo Alejo Vidal Qadras che, in una lettera pubblica, ha invitato direttamente Mrs. Pesc a non voltare le spalle davanti all’abuso dei diritti umani in Iran. 

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