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Un fatto gravissimo e’ avvenuto in queste ore in Iran: e’ stato arrestato dagli agenti del Ministero dell’Intelligence Ali Alinejad, il fratello della giornalista dissidente iraniana Masih Alinejad, nota nel mondo per aver lanciato nel 2014 la pagina Facebook “My Stealthy Freedom” – la Mia Liberta’ Rubata – che combatte per i diritti delle donne e contro l’imposizione del velo nella Repubblica Islamica.

Ali Alinejad e’ stato arrestato dagli agenti del MOIS il 24 settembre, portato via ammanettato e incappucciato, come se fosse un terrorista. Gia’ nel luglio del 2018, Masih Alinejad aveva denunciato in un op-ed sul New York Times, le pressioni che la sua famiglia stava subendo a causa della sua attivita’ politica in favore delle donne.

Nel luglio del 2018, infatti, la TV di Stato iraniana aveva mandato in onda un programma in prima serata in cui, dopo aver subito minacce e pressioni, Mina Alinejad – sorella di Masih Alinejad – condannava in una intervista le campagne anti-velo che la sorella stava conducendo dagli Stati Uniti (dove vive rifugiata).

Purtroppo, secondo quanto denuncia Amnesty, insieme al fratello di Masih, sono stati arrestati anche Hadi e Leila Lofti, fratello e sorella dell’ex marito di Masih Alinejad, Max Lofti. I due sarebbero stati arrestati durante la notte, nella loro casa di Teheran. Va ricordato che, anche Max Lofti e’ scappato dall’Iran e contribuisce alle battaglie dell’ex moglie per i diritti delle donne iraniane. Hadi Lofti e’ stato poi rilasciato dopo un lungo interrogatorio in cui e’ stato minacciato e avvisato di tagliare tutti i ponti con Masih e Max. Gia’ nel marzo del 2019, le autorita’ iraniane avevano convocato l’anziana madre di Masih Alinejad – Zarrin Badpa – per interrogarla in merito alle campagne anti-velo della figlia. L’interrogatorio duro’ due ore e venne filmato.

Vogliamo aggiungere infine che, solamente pochi mesi fa, la Magistratura iraniana ha reso noto che, coloro che dall’Iran continueranno a mandare video a Masih Alinejad delle loro proteste contro il velo, verranno puniti con condanne severissime (si parla di condanne fino a 10 anni di detenzione).

 

 

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Di lui sappiamo pochissimo, anzi, quasi nulla. Sappiamo solo quello che e’ stato pubblicato dalla pagina Facebook, “My Stealthy Freedom“, “la mia libertà rubata”. Secondo questa pagina Ali e’ un ragazzo di Mashhad che, senza paura, ha deciso di prendere parte pubblicamente alla campagna #GirlsOFRevolutionStreet, la protesta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio, cominciata a fine dicembre grazie al coraggioso gesto di Vida Mohavedi. 

Ieri, My Stealthy Freedom ha pubblicato il video di Ali mentre, in piedi su una panchina di Mashhad, sventola un velo bianco come fosse una bandiera, per dire no al velo obbligatorio imposto alle donne iraniane. Poco dopo questo coraggioso gesto di disobbedienza civile, Ali e’ stato raggiunto nel suo luogo di lavoro dagli agenti di sicurezza e arrestato. Di lui, come denunciano i suoi parenti, non si hanno più notizie da sette giorni!!!

Ancora una volta un terribile abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano, un abuso che – senza la forte denuncia della Comunità democratica – rischia di rimanere (nuovamente) impunito!

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Anche oggi nella Repubblica Islamica, si celebra il “Mercoledì Bianco” – #WhiteWednesday – ovvero il giorno in cui le donne iraniane portano un velo bianco (o un indumento bianco), come segno di protesta non violenta contro l’hijab obbligatorio (No Pasdaran).

La novità e’ che, in questi ultimi giorni, diversi ragazzi e uomini iraniani, stanno mandando alla pagina Facebook My Stealthy Freedom – la Mia Libertà Rubata – foto e video di sostegno a questa campagna in favore delle donne iraniane. La pagina My Stealthy Freedom, creata dalla giornalista iraniana Masih Alinejad, ha il merito di aver lanciato la campagna per i #WhiteWednesday.

Ricordiamo che non e’ la prima volta che i maschi iraniani esprimo il loro sostegno ai diritti delle donne: in una precedente campagna lanciata sempre da My Stealthy Freedom, tanti uomini iraniani avevano inviato le loro foto con il velo indosso, al fianco delle loro mogli, madri, sorelle o semplici amiche, senza velo (Indipendent).

Uno dei messaggi che più ha commosso i followers, e’ quello che vi riportiamo qua sotto: un giovane adolescente iraniano, vestendo una camicia bianca, con la telecamera del suo telefonino, si riprende mentre esprime il supporto alla campagna contro il velo obbligatorio. Un sostegno che decide di dare soprattutto per sua madre e per tutte le madri iraniane, capaci di decidere del loro destino in piena autonomia!

Nel secondo video che vi proponiamo, addirittura un soldato iraniano si riprende mentre – in servizio – si mette al collo una sciarpa bianca e mostra dei cartelli in favore del diritto delle donne iraniane a non essere obbligate a portare il velo! Secondo questo soldato, il suo dovere non e’ solo quello di difendere il Paese, ma anche quello difendere sua madre e sua sorella nel loro diritto di avere diritti!

 

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Da domani le donne iraniane inizieranno una nuova forma di protesta contro il velo obbligatorio, i cosiddetti #WhiteWednesdays, i Mercoledì Bianchi. Donne contrarie al velo obbligatorio, ma anche uomini contrario alla costrizione del velo contro le donne, indosseranno ogni mercoledì un velo bianco – o un accessorio bianco – come simbolo della loro protesta pacifica. 

In questi anni, anche grazie al sostegno dei social – in particolare della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (La mia libertà rubata) – le donne iraniane hanno fatto conoscere al mondo la loro resistenza contro le leggi islamiste imposte dal regime khomeinista. Su tutte, ovviamente, l’imposizione dell’hijab, ovvero il velo obbligatorio e gli abusi della Gasht-e-Ershad, la polizia morale.

Contro queste imposizioni, le donne iraniane hanno sviluppato diversi metodi di protesta pacifica. Dalla scelta di indossare veli colorati a quella di lasciare una ciocca di capelli scendere davanti alla loro fronte. Non solo: in diversi casi le donne iraniane si sono rasate a zero, riuscendo cosi ad evitare l’obbligo di indossare il velo.

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Fortunatamente, le donne iraniane hanno trovato una forte solidarietà anche da parte degli uomini. Un fatto non scontato, considerando il fatto che si tratta – in ogni caso – di società profondamente incentrate sulla figura maschile. I ragazzi iraniani sono scesi in piazza accanto alle ragazze non solo per protestare contro gli attacchi con l’acido – compiuti da uomini di Hezbollah contro le donne malvelate – ma si sono anche fatti fotografare con il velo e hanno postato le loro foto sui social (come mostra la foto in alto). 

Domani, quindi, le donne iraniane lanceranno il primo Mercoledì Bianco. L’ennesima protesta non violenta che, ci auguriamo, venga sostenuta e abbracciata anche da donne come la Mogherini, la Boldrini, la Serracchiani e la Bonino. Donne che si sono sempre riempite la bocca sulla parità di genere, ma non si sono mai fatte problemi a recarsi a Teheran velatissime e mostrare la loro reverenza agli Ayatollah.

Writer iraniana protesta contro il velo obbligatorio

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اين فيلم را به #چهارشنبه_های_بدون_اجبار فرستاده؛ اينجا ديوار كسي است كه صاحب باغ اجازه داد روي آن به مدت كوتاهي شعار بنويسيم و بعد خودمان هم پاك كرديم. موقع شعار نوشتن مي خنديم ولي خب ترس هم هست. ولي چرا شعار نوشتيم و چرا پاك كرديم، ماجرا اينه. ما اهل شعار نيستيم ولي يك عمر روي ديوارهاي مدرسه و شهر نوشتند مرگ بر بي حجاب حالا ما فقط مي نويسم نه به اجبار، توي #چهارشنبه_های_سفید هم شعار مرگ بر سر نمي دم مي رم به خانم هاي چادري گل سفيد مي دم كه به ما بپيوندند.

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Il video che vi mostriamo oggi e’ stato pubblicato sulla pagina Facebook “My Stealthy Freedom” – la Mia Libertà Rubata – lanciata dalla giornalista iraniana Masih Alinejad per lottare contro l’obbligatorietà del velo in Iran e per i diritti delle donne nella Repubblica Islamica.

Il video, della durata di soli 30 secondi, mostra una coraggiosa ragazza iraniana di Teheran, mentre resiste all’arresto da parte della polizia morale. Come si vede nel filmato, la ragazza riesce a non entrare nel van della polizia ma, mentre sta per attraversare la strada, l’autista del van continua a spingere sull’acceleratore, investendo la ragazza stessa. 

Riteniamo che non serva aggiungere altro, se non che questo nuovo filmato, dimostra quanto sia importante continuare a lottare per la democrazia in Iran e per la dignità di un popolo oppresso da una teocrazia misogina e fondamentalista!

Qui di seguito un video girato in questi giorni a Lahijan, nel nord dell’Iran. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook My Stealthy Freedom mostra come le forze di sicurezza reprimono brutalmente le celebrazioni per il Charshanbeh-Soori, noto anche come i “fuochi del Mecoledì”. Si tratta di una antichissima tradizione persiana che si celebra l’ultimo Mercoledì, prima del Nowruz, il capodanno Persiano. Concretamente si accendono dei fuochi nelle strade e i partecipanti saltano fisciamente il fuoco, gridando la frase “il mio giallo a te, il tuo rosso a me”. Una specie di preghiera antichissima che funge da buon auspicio per l’anno che verrà.

Da quando il regime islamista iraniano ha preso il potere nel 1979, ha sempre tentato di impedire questo tipo di celebrazioni, perchè considerate impure (in quanto non legate all’Islam). Un tentativo che, a dispetto delle repressioni e delle violenze, è sempre e costantemente fallito

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Neanche un mese dopo la vergognosa passeggiata delle “femministe” del Governo svedese in Iran, è già crisi diplomatica tra Stoccolma e Teheran. Appena l’11 febbraio scorso, infatti, il Primo Ministro svedese Stefan Lofved si era recato a Teheran con una importante delegazione, principalmente composta da donne (11 donne su 15 membri totali della delegazione). Nella delegazione, anche il Ministro del Commercio svedese Ann Linde. Lofved era stato anche ricevuto da Ali Khamenei e la Guida Suprema gli aveva dedicato un tweet ad hoc, rimarcando come in Iran la Svezia fosse vista positivamente (Twitter).

La delegazione svedese, però, era stata oggetto di importanti critiche a livello internazionale perchè, a dispetto del femminismo di cui si fa vanto il Governo di Stoccolma (si autodefinisce il “primo Governo femminista del mondo”), le delegate svedesi giunte a Teheran si erano mostrate tutte velate e con il capo chino, davanti ai clerici iraniani. Tra le critiche più dure giunte in quel periodo, segnaliamo quella della giornalista iraniana Masih Alinejad, fondatrice della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, contro il velo obbligatorio in Iran. Masih Alinejad aveva descritto le scelte della delegazione svedese, come uno schiaffo in faccia ai diritti delle donne iraniane (Facebook).

Come suddetto, appena pochi giorni dopo questi incontri in Iran, si è aperta una crisi diplomatica tra Svezia e Iran. La crisi è stata determinata scelta del Governo svedese avviare le preocedure per persentare alle Nazioni Unite una risoluzione di condanna dell’Iran, per gli abusi sui diritti umani (dovrebbe essere presentata il prossimo 10 Marzo). In reazione alla mossa svedese, il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi, ha accusato Stoccolma di agire per contro “del regime Americano e di Tel Aviv”. con lo scopo di “creare una ondata di Irano-fobia” (Press TV).

Nuovamente, il regime iraniano non riesce a mantenere sino alla fine relazioni positive con un potenziale partner. Cosi come per la crisi diplomatica in corso con la Turchia, la Repubblica Islamica non riesce a nascondere la sua natura intollerante e fondamentalista.