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Da 71 giorni si trova nelle mani dei carcerieri iraniani. Il suo nome è Ghoncheh Ghavami ed è una ragazza di 25 anni, arrestata dai Pasdaran solamente per aver tentato di assistere alla partita di pallavolo tra Iran e Italia. La partita venne giocata il 20 giugno e, in quel giorno, con Ghoncheh vennero arrestate altre 50 donne che tentarono solamente di recarsi allo stadio a vedere il match. Come noto, il regime iraniano vieta alle donne di assistere agli eventi sportivi pubblici, aperti solamente agli uomini. Ghoucheh Ghavami, per la cronaca, ha potuto aver contatti con la sua famiglia solamente dopo 24 giorni di prigionia. Settimane di silenzio, in cui la povera ragazza è stata continuamente interrogata e umiliata.

Il fratello di Ghoncheh, Iman Ghavami, ha descritto la sorella come una sostenitrice dei diritti umani, tornata un anno fa in Iran dall’Inghilterra, proprio al fine di sostenere la speranza di cambiamento promessa dal Presidente Hassan Rouhani. Una speranza, purtroppo, mal risposta che l’ha portata tra le sbarre della prigione della Repubblica Islamica. Iman Ghavani, chiaramente, si è appellato anche al Foreign Office inglese che, sinora, non ha ottenuto la liberazione della donna (nonostante la riapertura dell’Ambasciata inglese a Teheran, avvenuta nel giugno di quest’anno…).

Da parte nostra, lanciamo un pubblica appello al Primo Ministro Matteo Renzi e al Ministro degli Esteri – e neo Mrs. Pesc – Federica Mogherini. La dignità delle donne e la parità tra i sessi è, almeno a parole, un punto cardine di questo esecutivo di centro sinistra. In nome di questi diritti e della difesa della dignità umana, chiediamo ai due rappresentanti politici italiani di agire presso il Governo dei Mullah, per ottenere l’immediata scarcerazione di Ghonceh Ghavami. Ghonce desiderava veder giocare la sua squadra e ammirare la bravura anche dei giocatori italiani. La Repubblica Islamica, come sempre, ha negato a lei e alle altre donne questo sacrosanto diritto. E’ ora che l’Italia democratica faccia sentire la sua voce contro questa intollerabile barbarie.

Vi invitiamo a fare like sulla pagina Free Ghonceh Ghavani: https://www.facebook.com/FreeGhonchehGhavami

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Il nostro, chiaramente, è un titolo provocativo. Una provocazione che, però, intende denunciare alcune scelte di politica estera dell’Italia che, purtroppo, non sembrano avere un obiettivo strategico di lungo periodo. Nell’incontro di ieri tra il Ministro degli Esteri Mogherini e il suo omologo iraniano Zarif, infatti, le due parti hanno convenuto sulla necessità di “lavorare ad un nuovo equilibrio regionale”. In poche parole, la responsabile della Farnesina – e neo Mrs. Pesc – ha affermato di voler costruire le basi di un nuovo Medioriente in accordo con il regime iraniano. A questo punto, è possibile porsi tre domande:

1- Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica?

2- Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran?

3 Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti?

Vediamo di rispondere punto per punto, in maniera breve, ma efficare. Prima domanda: Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica? Beh su questo punto, considerati anche le centiana di articoli scritti in questi anni, potremmo davvero pubblicare un libro. Il regime iraniano è probabilmente il campione dell’abuso dei diritti umani. Tralasciando il periodo precedente all’avvento al potere di Rouhani, quindi considerando solo l’ultimo anno, la Repubblica Islamica si è distinta per aver messo a morte, incarcato e torturato, un numero impressionante di esseri umani. Lo vogliamo ricordare, Teheran in soli 12 mesi ha impiccato oltre 800 prigionieri. Per un Paese come l’Italia, promotore di una moratoria internazionale contro la pena di morte, appare davvero paradossale stringere una allenza speciale con chi la pena di morte la usa quotidianamente. Alle esecuzioni capitali, inoltre, vanno sommati gli arresti dei giornalisti, la promozione della segregazione di genere e il finanziamento del terrorismo a livello internazionale. Insomma, per farla breve, creare un nuovo Medioriente con l’Iran, certamente, dovrebbe porre dei problemi morali abbastanza importanti. Certo: Isis è una organizzazione senza alcun valore morale, ma la Repubblica Islamica – o almeno gli uomini oggi al potere – spesso non sono da meno…Tutto ciò senza contare gli effetti sul popolo iraniano. Proprio mentre i giovani iraniani cercano una via per trovare la loro libertà, rafforzare l’establishment al potere a Teheran, non farà che chiudere concretamente gli spazi dei giovani iraniani, soprattutto quelli delle minoranze religiose (in primis i cristiani incarcerati in Iran) e delle donne.

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Seconda domanda: Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran? Qui si apre un capitolo semplice da spiegare, ma difficile da accettare. Si sta facendo largo l’idea – spesso sostenuta anche Oltre Atlantico, che l’Iran possa rappresentare una soluzione per la stabilizzazione del Medioriente. Orbene, una cosa indubbiamente è certa: l’Iran è un grande Paese della regione mediorientale e, teoricamente, nessun Medioriente stabile sarebbe possibile senza il sostegno dell’Iran. Questo, come detto, purtroppo solo teoricamente. Dal 1979 in poi, sebbene come sostengono i lobbisti pro Iran Teheran non ha mai iniziato una guerra, la Repubblica Islamica si è caratterizzata per essere un soggetto di instabilità regionale. Finanziando il terrorismo internazionale, creando realtà come Hezbollah, mantenendo in vita il regime di Assad e – nel post Saddam Hussein – influenzando la politica settaria dell’ex Premier iracheno al Maliki, l’Iran ha promosso le crisi che oggi attraversano il Medioriente. Al contario del live motive che viene oggi decantato dalla diplomazia internazionale, attraverso i Pasdaran, i Mullah hanno sostenuto una politica aggressiva di esportazione della rivoluzione khomeinista che, come effetto ultimo, ha avuto lo scoppio di una vera e propria guerra intestina dentro l’Islam, tra Sunniti e Sciiti. Pensare di capire il fenomeno Isis, senza comprendere l’evoluzione della guerra civile siriana e l’intervento di Teheran per salvare Bashar al Assad, significa non aver capito nulla dell’attuale crisi mediorientale. Su questo punto, inoltre, è possibile sollevare alcune questioni non legate ad Isis, ma ad altri temi regionali in cui l’Iran è coinvolto: come è possibile pensare ad un rafforzamento dell’esercito libanese senza disarmare Hezbollah, argomento sul quale Teheran è contrario? Come conciliare i propositi di pace che l’Italia promuove tra israeliani e palestinesi, pensando di coinvolgere l’Iran negazionista e finanziatore di Hamas e della Jihad Islamica nel “nuovo Medioriente”? Ricordiamo che, proprio in questi giorni, il “moderato Rouhani” ha promesso di liberare la Moschea di al Aqsa…

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Terza e ultima domanda: Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti? Riprendendo quanto suddetto, Isis è un fenomeno impazzito di reazione del sunnismo alla minaccia iraniana. La forza di Isis è derivata principalmente da due fattori: 1- la guerra civile siriana e l’intervento iraniano; 2- la politica settaria pro Sciita dell’ex Primo Ministro iracheno al Maliki. Purtroppo per Doha, Teheran e Damasco, che di Isis hanno fatto uso in chiave anti opposizione moderata siriana, i jihadisti islamici sunniti sono sfuggiti di mano a tutti. Le scelte di al Maliki, influenzate direttamente dall’Iran, hanno quindi incoraggiato molte tribu’ sunnite irachene a sposare la causa dell’Isis, pur non condividendone la radicalità religiosa. Un gioco di potere sporco, in cui la Repubblica Islamica non ha meriti, ma responsabilità. Pensare di sconfiggere Isis con una alleanza speciale con l’Iran, purtroppo, rischia seriamente di rivelarsi una strategia perdente. Basti vedere, di recente, la reazione dell’Arabia Saudita all’influenza dell’Iran in Sudan. Riyadh ha costretto Khartum a chiudere tutti gli istituti culturali iraniani nel Paese, per il timore della diffusione dello sciismo. Chiaramente, la situazione irachena è diversa, anche per la presenza nel Paese di una forte componente sciita. Pensare di riportare nella giusta casa le tribù sunnite unitesi a Isis, promuovendo nel contempo la presenza iraniana a Baghdad, rischia di avere un effetto dirompente sulla stessa unità nazionale dell’Iraq. Una volta sconfitto Isis, infatti, nessun Paese sunnita permetterà che Teheran comandi nella capitale irachena. Senza contare, infine che, proprio dall’Iraq, sono arrivati la maggior parte dei jihadisti sciiti che stanno combattendo oggi al fianco di Bashar al Assad.

Concludendo: quella a cui assistiamo oggi, non solo in Italia, sembra essere la disperata strategia di un Occidente senza una visione complessiva dei problemi. Una confusione in cui Teheran, offrendo anche incentivi economici, intende inflarsi per ottenere il massimo profitto. Come, però, già successo dopo lo scoppio delle Primavere Arabe – quando la Repubblica Islamica tentò di farsi portavoce delle piazze sunnite – il rischio concreto è quello di assistere e promuovere un nuovo fallimento. Un rischio che, si badi bene, potrebbe avere conseguenze ben piu’ gravi e longeve della drammatica minaccia del Califfato di al Baghdadi.

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Il Ministro degli Esteri iraniano Zarif incontrerà oggi il Ministro degli Esteri italiano – e neo Mrs. Pesc – Federica Mogherini. Come sottolineato dalle agenzie di stampa iraniane, al centro del colloquio, ci saranno due argomenti principali: 1) i negoziati sul programma nucleare iraniano; 2) le crisi attuali in Medioriente (praticamente la minaccia dell’Isis). Per quanto concerne il negoziato sul programma nucleare iraniano, come noto, sinora ha sortito ben pochi risultati concreti. Il solo successo, se così possiamo chiamarlo, è stato quello di riabilitare il regime iraniano e fargli incassare parecchi soldi. Moneta utilizzata chiaramente per finanziare i Pasdaran in Siria e in Iraq. Non solo: come abbiamo già scritto, il regime iraniano ha violato l’accordo temporaneo con il 5+1, importando prodotti petrolchimici per un ammontare superiore a 250000 dollari (tra le società sanzionate per questa violazione, lo ricordiamo, c’è anche una compagnia italiana: la Dettin SpA).

Se le parole valgono qualcosa, allora sul negoziato nucleare iraniano c’è poca speranza di aver fiducia nelle promesse degli Ayatollah. Come ai tempi di Rouhani negoziatore – quando l’Iran firmò un accordo di sospensione dell’arricchimento per terminare libermanete la costruzione dell’impianto di Isfahan – anche questa volta l’establishment iraniano sembra interessato ad un accordo facile da violare. Una controprova di quanto scriviamo, ci arriva dalle parole di Ala al-Din Boroujerdi, parlamentare iraniano e Presidente della Commissione Politica Estera e Sicurezza Nazionale. Per la cronaca, fu proprio Ala al-Din Boroujerdi nel 2009 ad annunciare che presto l’Iran avrebbe iniziato ad arricchire l’uranio al 20%, promessa successivamente mantenuta.

Parlando al giornale Khayan (vicino alla Guida Suprema Khamenei), il potente Ala al-Din Boroujerdi ha rilasciato alcune considerazione prezione sul programma nucleare. Una, in particolare, dimostra chiaramente come non sia possibile fare affidamento su Teheran: parlando dell’arricchimento dell’uranio al 20%Boroujerdi ha prima affermato che tale l’arricchimento è stato per l’Iran una necessità temporanea. Allo stesso tempo, però, ha dichiarato che la Repubblica Islamica si riserva il diritto di rimuovere il limite all’arricchimento, riprendendo a produrre uranio al 20% , ogni volta che ne avrà necessità.

Se questi sono i presupposti di quello che dovrebbe essere un solido accordo con la Repubblica Islamica, diciamo che il futuro non appare molto roseo…

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Gli Stati Uniti hanno inserito nuove società internazionali nella lista delle sanzioni contro l’Iran. Sorpresa delle sorprese, tra le società sanzionate figura anche una compagnia italiana, la Dettin SpA. Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, infatti, la Dettin SpA ha venduto alla Repubblica Islamica materiali petrolchimici per un valore superiore a 250000 dollari, superando il limite che Teheran e la Comunità Internazionale hanno – di comune accordo – stabilito dopo il recente allegerimento delle sanzioni contro Teheran. In poche parole, in tutti questi mesi di Governo Rouhani, l’Iran non ha rispettato i patti sottoscritti con il Gruppo del 5+1, incassando piu’ soldi di quelli che avrebbe dovuto (soldi probabilmente usati per finanziare i Pasdaran in Siria e Iraq…).

Nel frattempo, secondo le informazioni rilasciate dalla stampa iraniana, il giorno dell’arrivo del Ministro degli Esteri iraniano Zarif a Roma sarà mercoledì. Al centro dell’agenda italiana di Zarif, sicuramente, ci sarà il tema del negoziato nucleare, ma soprattutto la questione dell’Isis, il gruppo terrorista che ormai controlla una parte importante del territorio siriano e iracheno. Una organizzazione che, lo ricordiamo, ha trovato linfa vitale per crescere, proprio grazie all’intervento dei Pasdaran in Siria e alla politica settaria dell’ex Primo Ministro iracheno al Maliki, un uomo praticamente controllato da Teheran. In poche parole, colui che la neo Mrs. Pesc Mogherini riceverà mercoledì, è un rappresentante di un regime che ha contribuito a creare il problema Isis e non a risolverlo…

Mentre Zarif viene accolto in pompa magna nei suoi giretti europei, il regime iraniano continua a mietere vittime. Sotto la forca del boia dei Mullah, questa volta, sono caduti almeno altri 13 prigionieri. Presso il carcere di Bandar Abbas, infatti, sono stati impiccatti otto detenuti. Altri cinque detenuti (quattro uomini e una donna) sono stati impiccati nella prigione di Shahab, nella provincia del Kerman. La notizia, per la cronaca, non è stata pubblicata dalle agenzie di stampa iraniane…

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