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Ricevendo il Premier israeliano a Bruxelles, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE, ha evidenziato come la posizione dell’Unione Europea sul conflitto israelo-palestinese non e’ cambiata e che le ambasciate europee non si sposteranno da Tel Aviv alla Citta’ Santa.

Nella stessa conferenza stampa, annunciando un suo prossimo viaggio in Libano, la Mogherini aveva elogiato il ritorno del Premier Hariri a Beirut, il ritiro delle sue dimissioni da Primo Ministro e il sostegno dell’UE alla stabilita’ del Paese dei cedri.

Parole belle da sentire, ma vuote nei fatti: se davvero alla Mogherini e all’UE interessa la pace tra gli israeliani e i palestinesi, la stabilita’ di Gerusalemme e soprattutto quella del Libano, il problema principale non si chiama Donald Trump, ma Hassan Nasrallah, ovvero il Segretario di Hezbollah. 

Se il Libano e’ sull’orlo del collasso, infatti, e’ perché e’ un Paese con un Governo totalmente non in grado di controllare il proprio territorio. Questo perché, da anni ormai, e’ ostaggio di una organizzazione islamista e terrorista sciita, creata dal regime iraniano negli anni ’80 e che solo a Teheran da sempre risponde. E’ stato cosi con gli attentati organizzati in Libano in quegli anni, con la guerra del 2006 contro Israele e soprattutto con l’ingresso di Hezbollah nel conflitto siriano. E’ stato cosi quando, appena qualche giorno fa, un comandante di Hezbollah ha accompagnato il leader della milizia  sciita irachena Asaib Ahl al-Haq, lo sceicco Amin Qais al-Khazali, a visitare il confine tra Libano e Israele.

Come suddetto, se davvero la Mogherini ci tiene alla stabilita’ del Libano e a prevenire un nuovo conflitto regionale, ciò che Mrs Pesc deve pretendere quanto ribadito nella  risoluzione ONU 1701, ovvero quella che pretende il disarmo di tutte  le fazioni armate libanesi, a cominciare da Hezbollah.

Purtroppo, cosi come la Mogherini e’ capace di alzare la voce contro la nuova amministrazione americana, contro il governo israeliano e contro le mosse saudite, lo e’ assai meno – anzi non lo e’ per niente – a farsi valere contro le politiche aggressive e pericolose del regime iraniano. Ovvero, contro la prima causa delle crisi che oggi infiammano il Medioriente…

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Dieci anni di carcere: questa la decisione del giudice iraniano contro Narges Mohammadi, la nota attivista per i diritti umani, da sempre in prima fila per la democrazia e per i diritti civili (Mohammad Nourizad).

Dieci anni di carcere per aver sostenuto la campagna Legam, una battaglia per l’abolizione della pena di morte nella Repubblica Islamica. Veramente, gli anni totali di carcere di Narges Mohammadi potrebbero essere 16, considerando che e’ stata condannata anche a cinque anni di detenzione per “cospirazione” e un altro anno per “propaganda contro il Governo” (RSF.org).

Ricordiamo che, dopo aver già passato anni in carcere, Narges Mohammadi e’ stata riarrestata nel Maggio del 2015. Da allora, senza alcun processo formale, la Mohammadi ha subito una detenzione durissima, privata delle necessarie cure mediche e delle visite dei due figli piccoli. Per questo, Narges e’ anche finita diverse volte in ospedale. 

Una delle ragioni che ha portato all’arresto di Mohammadi, e’ quella di aver incontrato Lady Ashton – precedente Mrs. Pesc – a Teheran nel 2014. Nonostante tutto, colei che ha preso il posto della Ashton, Federica Mogherini, non ha mai speso una parola per la liberazione della prigioniera politica (No Pasdaran).

Ci aspettiamo una dura condanna da parte dell’Occidente, rispetto a questo nuovo abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano. In particolare, ce lo aspettiamo dall’Italia, Paese che si considera in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale per l’abolizione della Pena di Morte.