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In un messaggio rilasciato dalla sua prigionia e pubblicato dal sito Kalame, il leader del movimento di protesta Onda Verde Mir Hossein Mousavi, ha reso pubblico il suo sostegno alle proteste popolari in corso in Iran in questi giorni.

Mousavi ha affermato che la decisione del Governo di aumentare il costo della benzina e’ totalmente irragionevole e che, le repressioni delle manifestazioni di piazza, sono assolutamente inaccettabili.

Per questa ragione, Mousavi ha paragonato la Guida Suprema Ali Khamenei allo Shah quando, nel 1978, egli diede l’ordine di reprimere le manifestazioni in Piazza Jadeh a Teheran (in Iran e’ noto come il Venerdì Nero). Mousavi ha esteso le sue condoglianze a tutte le famiglie delle vittime della repressione del regime iraniano.

Una posizione simile a quella di Mousavi e’ stata presa dall’altro leader dell’Onda Verde, Mehdi Karroubi che, sempre dalla sua prigionia, ha dichiarato che i manifestanti non sono nemici al servizio degli Occidentali, ma disperati che protestano contro la corruzione, le diseguaglianze e le umiliazioni che gli infligge il regime. Karroubi ha aggiunto che le dichiarazioni sulla “guerra economica” dei leader dell’Iran, sono solo una scusa per non affrontare i veri problemi del Paese.

Ricordiamo, come suddetto, che Mir Hossein Mousavi, sua moglie Zahra Rahnavard e Mehdi Karroubi si trovano agli arresti domiciliari dal febbraio del 2011, per aver guidato il movimento di protesta Onda Verde, nato dopo la rielezione farsa di Mahmoud Ahmadinejad alla Presidenza dell’Iran.

 

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Oggi il più importante giornale italiano, il Corriere della Sera, offre una intervista esclusiva ad Hassan Rouhani (testo), Presidente dell’Iran e prossimo ad arrivare in Italia per una visita di Stato ufficiale (Novembre 14 e 15). L’intervista, realizzata da Viviana Mazza e Paolo Valentini, e’ assolutamente incapace di offrire una reale rappresentazione della Repubblica Islamica contemporanea.

Pur ponendo alcune domande interessanti relative alla realtà iraniana, le tematiche sono proposte in maniera assolutamente incapace di pretendere da Rouhani una risposta chiara ed alcune politiche inaccettabili del regime iraniano. Proponiamo di seguito gli aspetti dell’intervista che avrebbero richiesto una maggiore forza da parte degli intervistatori. Una forza necessaria assolutamente necessaria in mancanza della quale, al lettore inconsapevole, e’ offerta una immagine falsata del regime iraniano e delle aspettative che l’Occidente può avere dai Teheran.

  • Accordo nucleare: l’intervista offre una vetrina ad Hassan Rouhani per elogiare l’accordo nucleare e rimarcare come tra Stati Uniti e Iran si potrà aprire una nuova era di relazioni. Rouhani stesso, prevede nel futuro la riapertura di una ambasciata USA in Iran. Parlando quindi dell’arresto di numerosi cittadini americani in Iran, Rouhani descrive il regime iraniano come una realtà che rispetta i diritti degli stranieri. A tutte queste affermazioni, i giornalisti italiani non replicano affatto. Non ricordano a Rouhani che l’Iran non riconosce la risoluzione ONU 2231, approvata in seguito all’accordo di Vienna del 14 luglio scorso. Proprio per questo, come riconosciuto dallo stesso Occidente, l’Iran ha già violato l’accordo nucleare, testando un nuovo missile balistico (Emad) ed interrompendo lo smantellamento delle centrifughe (Reuters). Non solo: i due giornalisti del Corriere non ricordano a Rouhani che, l’attuale primo promotore della campagna di odio verso gli Stati Uniti, e’ Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana;
  • Sempre in tema di nucleare e di sanzioni, ne la Viviana Mazza ne Paolo Valentino, hanno ricordato a Rouhani che la Guida Suprema Khamenei ha accettato l’accordo nucleare con condizioni che, implicitamente, negano quanto stabilito a Vienna. Tra queste, anche la condizione che vede l’accordo nullo, se verranno approvate nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica anche per ragioni di sostegno al terrorismo e all’abuso dei diritti umani (No Pasdaran);
  • Diritti Umani: probabilmente la parte più aleatoria dell’intervista. Pur chiedendo conto a Rouhani delle sorti di Karroubi e Mousavi e dell’assenza di democrazia in Iran (bella scoperta…), i due giornalisti lasciano passare le risposte insensate del Presidente iraniano, senza minimamente reagire. Non reagiscono alla vaga promessa di libertà per i due leader dell’Onda Verde, agli arresti domiciliari dal 2011 senza neanche aver mai subito un processo formale e una formale accusa. Senza neanche aver mai avuto il diritto di difendersi con un legale. Non solo: nessuna parola sull’arresto di decine di attivisti per i diritti umani e sul brutale trattamento a cui sono sottoposti in carcere. Un trattamento che ha come scopo diretto quello di rendere gli attivisti dei disabili fisici, incapaci di nuocere al regime. Nessuna parola, quindi, sulla mancanza di progresso dei diritti delle donne e sul fatto che l’Italia – Paese che ospiterà Rouhani – sia la prima promotrice al mondo della Moratoria Universale contro la Pena di Morte. Pena capitale che il regime iraniano usa anche per reati non gravi, per eliminare oppositori politici e nei confronti di chi ha commesso un reato in eta’ minorile (contro ogni Convenzione Internazionale);
  • Siria: sicuramente la parte più ridicola dell’intervista. Ne la Mazza ne Valentino, infatti, hanno il coraggio di ricordare a Rouhani che, proprio l’intervento iraniano al fianco di Bashar al Assad, e’ stato la prima causa dell’attuale immane dramma siriano. Nessuna parola sul jihadismo sciita in Medioriente e sul ruolo dei Pasdaran nella pulizia etnica dei sunniti in Siria e in Iraq. Rounani non poteva aspettarsi di meglio…;
  • Morte a Israele e amore per l’Ebraismo e il Cristianesimo: la parte più folle dell’intervista. I giornalisti lasciano passare totalmente in silenzio il fatto che Rouhani ribadisca l’odio del regime iraniano contro Israele e l’obiettivo – sempre dichiarato – di eliminare il “regime sionista”. Permettono a Rouhani di fare una libera sviolinata sull’amore di Teheran per le tre religioni monoteiste, senza ricordare al Presidente iraniano che in Israele abitano 8 milioni di ebrei e che nelle carceri iraniani languiscono quasi 100 detenuti cristiani, incarcerati per motivi religiosi.

Interviste simili, dietro una parvenza di serietà, mascherano un pericoloso appeasement verso un regime fanatico ed estremista, quale e’ la Repubblica Islamica dell’Iran. Questo genere di “scoop”, non solo non ha il merito di informare, ma ha la responsabilità diretta di rappresentare una vetrina di disinformazione per il lettore Occidentale.

[youtube:https://youtu.be/X6-rIMQUtWg%5D

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Ieri la grande marcia di Parigi. Buona parte dei leader mondiali uniti nella lotta al terrorismo, in nome della libertà di pensiero e di espressione. Una libertà che, senza dubbio, il regime iraniano non può rappresentare. Ciò vale, a maggior ragione, per la notizia che ci arriva in queste ore da Teheran: un parlamentare iraniano è stato aggredito e minacciato di morte per aver invocato la fine degli arresti contro i leader dell’opposizione Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Zahra Rahnavard.

Il Parlamentare brutalmente attaccato si chiama Ali Motahari e, per la cronaca, fa parte dello schieramente conservatore. Nonostante tutto, dalle repressioni del 2009 e gli arresti – decisi seza processo alcuno – contro i leader dell’opposizione, Motahari ha chiesto la fine della prigionia di Mousavi, Karroubi e Rahnavard e l’organizzazione di un processo equo per tutti loro. La sua richiesta è rimasta sempre inascoltata. Vogliamo ricordare che Mousavi, Karroubi e Zahra Rahnavard sono in isolamento dal 2011, con l’accusa di “sedizione”, come leader del Movimento dell’Onda Verde, nato per protestare contro l’illegale rielezione di Ahmadinejad a Presidente nel 2009.

Nell’audio che vi riveliamo in esclusiva, si sente la voce del deputato Motahari mentre denuncia l’illegale detenzione dei leader dell’Onda Verde. Come si sente chiaramente, la reazione dei degli altri deputati iraniani è veeemente. Forte e chiaro si possono udire le urla degli altri deputati contro Motahari. Secondo quanto riportato dai media, Motahari è stato quasi aggredito fisicamente e contro di lui è stato gridato “Marg Bar Motahari”, ovvero “a morte Motahari”. Invece di difendere l’aggredito, il Presidente dell’aula – il vice di Ali Larijani, il deputato Mohammad Hasan Abutorabi Fard – ha reagito accusato Motahari di aver pronunciato un discorso “inappropiato” e ha decisio di chiudere la seduta per 15 minuti.

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Il regime iraniano ha “celebrato” ieri il ricordo del 9 Dey, ovvero la manifestazione organizzata dai Pasdaran il 30 dicembre del 2009, per dimostrare il sostegno della popolazione alla Velayat-e Faqih. Era il periodo delle grandi proteste di massa, dell’Onda Verde,  quel movimento di massa sceso nelle strade per contestare la falsa rielezione del negazionista Ahmadinejad. Dopo le repressioni delle forze di sicurezza del regime, quel Movimento trasformò le sue richiese, gridando a gran vice °Marg Bar Diktator°, Morte al Dittatore.

In questa giornata, praticamente tutti i leader del regime si sono prodigati nel descrivere la manifestazione del 30 dicembre come un evento epocale nella storia dell’Iran, una dimostrazione di fede ai valori del khomeinismo. Il primo che, pubblicamente, ha elogiato quell’evento è stato proprio il “moderato” Hassan Rouhani: secondo quanto riportato da Arash Karami – giornalista di al Monitor – il Presidente iraniano ha descritto la manifestazione pro regime come “dimostrazione di fedeltà alla Repubblica Islamica e alla Velayat-e Faqih”. Si tratta dell’ennesima riprova della vera natura del Presidente iraniano, uomo di regime al 100%. Tutti i rappresentanti iraniani, quindi, hanno descritto gli eventi dell’88 (secondo il calendario persiano), come accadimenti finanziati da Stati Uniti e Gran Bretagna per far cadere la Repubblica Islamica.

Nonostante le minacce dei Mullah, i leader dell’Onda Verde non sono rimasti in silenzio: Mir Hossein Mousavi – leader dell’Onda Verde – ha chiesto un pubblico processo (da anni negato). Sia Mousavi che Karroubi si trovano da anni agli arresti domiciliari, in completo isolamento. In Twitter, invece, i giovani iraniani hanno twittato in massa “noi non dimenticheremo le repressioni del 2009!”. La verità è che il regime sembra sempre di piu’ essere una “tigre di carta”: senza le repressioni interne e il nuovo appeasement mondiale, il potere dei Mullah e dei Pasdaran sulla popolazione sarebbe davvero a rischio.

Continuiamo, quindi, a chiedere all’Occidente tutto di svegliarsi ed isolare definitivamente la Repubblica Islamica. Solamente in questo modo, sarà possibile ridare la dignità al popolo iraniano e fermare le politiche criminali degli eredi dell’Ayatollah Khomeini!

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In questi giorni ha fatto molto rumore il video diffuso dal dissidente Mohammed Nourizad sulla sua pagina Facebook. Nel video è possibile vedere il capo dei Pasdaran Ali Jafari, ammettere che le Guardie Rivoluzionarie hanno agito illegalmente per manipolare il risultato elettorale del 2009, quando venne rieletto il negazionista Mahmoud Ahmadinejad. Nel suo discorso davanti ad alti ufficiali dei Pasdaran, Jafari ricorda come la vittoria dei riformisti rappresentasse una redline da non oltrepassare per le Guardie e spiega come i suoi uomini agirono per prevenire questa evenienza.

Piccola nota:  Mohammed Nourizad, lo ricordiamo, è un ex giornalista del quotidiano conservatore Khayan che, passato all’opposizione, ha vissuto la maggior parte degli ultimi anni in prigione. Oggi, tra le altre cose, è un regista molto famoso in Iran. Dopo la repressione delle proteste dell’Onda Verde nel 2009, Nourizad scrisse una lettera chiedendo all’Ayatollah Khamenei, come capo delle forze armate, di scusarsi per le violenze e le morti provocate. Venne fermato, arrestato e condannato a 3 anni e mezzo di carcere. Nel luglio del 2013, in risposta alle discriminazioni promosse da Khamenei stesso contro i Baha’i, Nourizad baciò pubblicamente il piede di un bimbo Baha’i di 4 anni, provocando la veemente reazione del regime.

Tornando al video, dopo la sua pubblicazione, sorge spontanea una domanda. Perchè ora? Perchè rilasciare questo video proprio adesso, a distanza di quasi un anno dalla fine della Presidenza Ahmadinejad? Le risposte possono essere almeno due, completamente contrapposte:

  • la prima risposta e che qualche personaggio importante, vicino ad Hassan Rouhani, sta lavorando per screditare le Guardie Rivoluzionarie, estremamente critiche verso il Presidente. In questo periodo, lo ricordiamo, le Guardie hanno diverse volte attaccato le possibili aperture economiche verso l’Occidente;
  • la seconda risposta, invece, è esattamente opposta: qualcuno vicino all’Ayatollah Khamenei e ai Pasdaran ha deliberatamente rilasciato il video allo scopo di lanciare  un messaggio minatorio al Presidente Rouhani e ai suoi sostenitori. In poche parole, chi nel 2009 impedì la vittoria di Mir Hossein Mousavi, sembra oggi voler dire di poter fare la stessa cosa nel caso alcune redline fondamentali vengano superate.

Solamente il tempo dirà quale sarà la risposta giusta. Per ora, ad ogni modo, alcune cose appaiono chiare:

  1. il regime è sempre piu’ diviso al suo interno tra una fazione favorevole al Presidente Rouhani e una avversa;
  2. la divisione non è tanto basata sui concetto di diritti civili e diritti umani (nulla è cambiato con Rouhani in questo senso), quando sugli interessi economici. Mentre Rouhani e Rafsanjani voglioni aprire agli investimenti privati anche esteri, le Guardie e Khamenei vogliono un Iran isolato per controllare internamente l’economia iraniana;
  3. i Pasdaran rimangono l’ago della bilancia del potere in Iran e, ancora una volta, ribadiscono di essere pronti a tutto per non perdere il potere.

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Alla vergogna, purtroppo, non c’è mai fine: dopo il regalo di Ginevra, adesso veniamo a sapere che una rappresentanza di Parlamentari europei – parte della delegazione per i rapporti con l’Iran – si recherà in visita ufficiale nella Repubblica Islamica tra il 12 e il 17 dicembre. Secondo quanto reso noto sinora, la delegazione  arriverà in Iran senza precondizioni e sarà composta probabilmente da Tarja Cronber (Finlandia), Cornelia Erns (Gernania), Marietje Schaake (Olanda) e Josef Weidenholzer (Austria). Il viaggio degli europarlamentari in Iran ha spaccato (nuovamente) la delegazione per i rapporti con l’Iran. Coraggiosamente gli europarlamentari italiani Potito Salatto, Oreste Rossi, Marco Scurria (Italia), Alexander Alvaro (Germania) e Geoffrey Van Order (Gran Bretagna) si sono opposti alla visita nella Repubblica Islamica. 

Il tema della visita della delegazione dei Parlamentari europei in Iran non è nuova. Nell’ottobre scorso, ad esempio, la parlamentare Tarja Cronber aveva già programmato una visita di sei giorni nella Repubblica Islamica. Per fortuna, in quella occasione, l’opposizione di alcuni membri della delegazione per i rapporti con l’Iran, permise di far annullare il viaggio. A guidare la fazione contraria ad un viaggio in Iran senza delle chiare pre condizioni fu il Vice Presidente della delegazione europea, l’italiano Potito Salatto. In numerose occasioni, infatti, il parlamentare europeo membro del gruppo dei Cristiano Democratici, disse chiaramente di non accettare l’idea di visitare l’Iran senza poter parlare con i membri dell’opposizione ed accedere alle carceri per visitare i prigionieri politici.

In un intervento presso la Commissione per i Diritti Umani, Salatto disse chiaramente di essere in forte disaccordo con la politica della Delegazione europea, unicamente interessata a recarsi in Iran, senza porre prima chiare linee rosse al regime. Salatto, come potrete ascoltare nel video che vi riportiamo, propose al contrario di ricevere a Bruxelles una delegazione di Parlamentari iraniani per cominciare un dibattito e concordare chiaramente le condizioni per una successiva visita dei rappresentanti europei a Teheran. 

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D’altronde, ben pochi sanno, che già dall’elezione di Potito Salatto alla vice Presidenza della delegazione europea, era apparso chiaro che una larga fetta della delegazione stessa si stava trasformando nell’Ambasciata dell’Iran all’interno del Parlamento europeo. Nell’aprile del 2012, infatti, la parlamentare belga Isabelle Duran, con altri parlamentari, cercò di bloccare l’elezione di Salatto per mezzo di un voto segreto. I parlamentari europei contrari a Salatto, come si venne a scoprire successivamente, erano guidati indirettamente dall’allora Ambasciatore iraniano in presso l’Unione Europea Mahmoud Barimani. Barimani, incredibilmente, venne invitato ad assistere alla seduta della delegazione europea e con lui arrivò anche Reuzbeh Parsi, fratello del noto analista americano Trita Parsi. Sia Reubeh che Trita sono parte dell’associazione NIAC, organizzazione che agisce a Washington in favore del regime iraniano. Insomma, un vero papocchio che fortunatamente fallì, orientato a consegnare la delegazione europea per i rapporti con l’Iran in mano al regime iraniano!

Oggi la delegazione europea, come suddetto, si appresta a recarsi in Iran senza pre condizioni. Ciò, a dispetto di quanto accade all’interno della Repubblica Islamica e della Carta dei Diritti Fondamentali, approvata dall’Unione Europea nel 2007. Questa carta, intesa a difendere la dignità, la libertà e i diritti di giustizia che spettano ad ogni singolo essere umani, è evidentemente per questi parlamentari europei carta straccia. Dall’elezione di Rohani, vogliamo sottolinearlo, oltre 300 persone sono state impiccate in Iran, 15 delle quali solamente in questa settimana. Senza contare il drammatico stato dei prigionieri politici, tra i quali ricordiamo Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi, Hassan Ronaghi Maleki e l’Ayatollah dissidente Hossein Kazemeyni Boroujerdi. Non bisogna dimenticare, infine, che mentre i parlamentari europei stringono le mani piene di sangue dei rappresentanti iraniani, nelle carceri della Repubblica Islamica, oltre 3000 prigionieri si trovano in sciopero della fame per protestare contro gli abusi dei diritti umani che avvengono all’interno della Repubblica Islamica.

Vi chiediamo di protestare ufficialmente contro la Delegazione Europea per i rapporti con l’Iran

Email: 

D-IR@europarl.europa.eu

Fax:

+32 2 28 46831(Brussels)
+33 3 881 73602 (Strasbourg)

Delegazione:

http://bit.ly/1aUo1um

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