Posts contrassegnato dai tag ‘Mostafa Pourmohammadi’

imam kerman

Il MEMRI, istituto americano specializzato nel monitoraggio dei canali TV dei Paesi arabi e dell’Iran, ha pubblicato qualche giorno fa alcuni spezzoni del sermone del Venerdi fatto a maggio da Mostafa Pourmohammadi, ex Ministro della Giustizia e dell’Interno iraniano.

Nel suo sermone del Venerdi (quello piu’ importante della settimana), fatto alla Moschea di Kerman, Pourmohammadi mette in dubbio la veridicita’ dell’Olocausto, lasciando intendere che era praticamente uno sterminio impossibile da organizzare e inventato ad arte dai media americani (chiama in causa il New York Times). Una invezione, neanche a dirlo, creata ad arte per arrivare alla costruzione dello Stato d’Israele.

Nella sua chiosa fina – e qui sta la parte piu’ importante del discorso – Pourmohammadi afferma che “la guerra contro gli ebrei e il sionismo e’ una guerra contro la contemporanea civilta’ dell’invasione e dell’arroganza”, ovvero una guerra contro tutto l’Occidente. Per il regime iraniano, infatti, la civilta’ dell’arroganza e’ quella Occidentale, che intende corrompere la morale islamica.

Ricordiamo che Pourmohammadi e’ stato direttamente implicato nel “massacro del 1988”, quando migliaia di oppositori del regime sono stati uccisi senza alcun processo formale o diritto di difesa.

sl-appoints-raeisi-as-the-new-chief-custodian-of-astan-quds-razavi

Dall’Iran giungono notizie che destano preoccupazione. Secondo indiscrezioni, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, sarebbe pronto a nominare un assassino, a capo del Consiglio del Discernimento, come successore del defunto Ayatollah Rafsanjani. Si tratta del clerico Ebrahim Raisi, 56 anni, poco noto fuori dai confini della Repubblica Islamica, ma tristemente famoso a tutti coloro che hanno lottato e lottano per un nuovo Iran (Al Arabiya).

Raisi, infatti, era uno dei membri della Commissione della Morte, ovvero il Tribunale special voluto direttamente da Khomeini con una apposita fatwa che, nel 1988, condannò a morte migliaia di prigionieri politici iraniani. Ad oggi, Ebrahim Raisi è il custode della Bonyad – una delle potenti fondazioni religiose – Astan Quds Razawi, sita in Mashhad.

Va ricordato che, nella Commissione della Morte del 1988, era presente anche Mostafa Pourmohammadi, attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani (No Pasdaran). Il solo che si oppose al massacro del 1988 fu l’Ayatollah Montazeri, sino ad allora ritenuto il naturale successore di Khomeini. Per questa sua opposizione, Montazeri fu ostracizzato dal regime e nuova Guida Suprema – grazie al sostegno di Rafsanjani – divenne Ali Khamenei (pur se privo dei necessary titoli religiosi). Recentemente, il figlio di Montazeri, Ahmad Montazeri, ha rilasciato un audio (link) in cui si sente il padre opporsi al massacro del 1988 e la derisione dei clerici che lo ascoltavano. Per aver rilasciato l’audio pubblicamente, Ahmad Montazeri è stato arrestato e condannato a sei anni di carcere (Middle East Institute).

Per approfondire sui massacre del 1988:

http://www.iranhrdc.org/english/publications/reports/3158-deadly-fatwa-iran-s-1988-prison-massacre.html

Weekly-Cartoon-56

Il Ministro della Giustizia iraniano, ve lo abbiamo già detto, è un criminale assassino. Il suo nome, difficile da pronunciare, è Mostafa Pourmohammadi ed è noto al popolo iraniano perchè – sin dall’inizio della sua carriera – si è reso protagonista delle peggiori violazioni dei diritti umani. Nato a Qom nel 1960, Mostafa Pourmohammad è stato da sempre un uomo chiave nella macchina della repressione dell’Iran: da giudice delle Corti rivoluzionarie di Bandar Abbas, Kermanshah e Mashhad , tra il 1979 e il 1986, ha emesso numerose condanne a morte di oppositori politici, mentre da vice Ministro dell’Intelligence (carica ottenuta nel 1986), è stato implicato direttamente nel cosiddetto “Massacro delle Prigioni“ avvenuto nel 1988, una serie di brutali torture contro i prigionieri politici avvenuta nelle carceri iraniane. Per essere più precisi, Mostafa Pourmohammadi fu uno dei quattro giudici della Commissione speciale – anche nota come la “commissione della morte” – che si occupava di interrogare i prigionieri ed emettere le condanne a morte. Una specie di Giulio Cesare contemporaneo che, con il suo pollice macchiato di sangue, decideva della vita di centinaia di esseri umani…

Non soltanto la nomina di Pourmohammadi è la riprova che in Iran, dopo l’elezione di Rohani, non è cambiato praticamente niente ma, le recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia sul nuovo corso iraniano, dimostrano che Teheran ha un atteggiamento assolutamente non serio verso i negoziati. Parlando a proposito degli Stati Uniti e dei negoziati di Ginevra, infatti, PourMohammadi ha detto che lo slogan “Morte all’America” – pur non essendo  una necessità dell’Iran – caratterizza la politica anti-arroganza della Repubblica Islamica (ovvero la politica anti-Occidentale, NdA). Per quanto concerne il negoziato, PourMohammadi ha evidenziato che Teheran, se lo riterrà opportuno, saprà trovare un accordo con il nemico. L’accordo, però, dovrà essere basato sugli interessi dell’Iran e il Paese non dovrà mai dimenticare che la controparte è e rimarrà sempre il nemico.

Insomma, per dirla in poche parole, il Ministro della Giustizia iraniano rivela quelli che sono i reali fini della Repubblica Islamica: raggiungere un accordo di breve periodo con l’Occidente, con il solo scopo di cancellare le sanzioni e dare respiro all’economica iraniana. Di base, però, la Repubblica Islamica non ha alcuna intenzione di firmare con il resto del mondo un impegno di lungo perido, fondato su aperture e cambiamenti reali. Chi crede che gli Ayatollah e i Pasdaran accetteranno un compromesso del genere, purtroppo, è solo un illuso.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=483ReTacuawI%5D

imagesCAQ7REUW

Il Parlamento iraniano ha votato ieri la conferma dei Ministri proposti da Hassan Rohani per il suo nuovo Governo. Dopo diverse sessioni in cui la discussione ha rasentato lo scontro fisico, il Majles ha approvato 15 nomine ministeriali e ne ha rigettate 3. I tre nomi non approvati dai parlamentari iraniani sono quelli di Mohammad-Ali Najafi (proposto da Rohani come Ministro dell’educazione), Jafar Mili-Monfared (proposto come Ministro della Scienza) e Masood Soltanifar (proposto dal neo Presidente come Ministro dello Sport).

L’aspetto interessante del rigetto dei tre candidati è la motivazione che ha portato alla loro bocciatura: mentre Soltanifar è stato considerato “inesperto”, Mohammad-Ali Najafi e Jadari Mili-Monfared sono stati ritenuti troppo vicini all’Onda Verde il movimento popolare che, nel 2009, è sceso in piazza per protestare contro i brogli che hanno determinato la rielezione di Ahmadinejad. Come noto, le manifestazioni sono state represse nel sangue e i due leader della protesta, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, si trovano da anni in stato di arresto.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Il Parlamento iraniano ha messo le cose in chiaro e ha indicato a Rohani la strada che deve percorrere: seguire, senza indugio, la “retta via” dettata dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Si spiega in questo modo, perciò, la decisione del Majles di approvare senza indugi nomine quali quella del criminale Mostafa Pourmohammadi come Ministro della Giustizia – responsabile di centinaia di omicidi – e quella del terrorista Hossein Dehghan, tra i fondatori del gruppo criminale libanese di Hezbollah. D’altronde, cosa aspettarsi da una leadership che esclude una donna da un consiglio municipale perchè “troppo sexi”? Già, proprio quello che è accusto da a Nina Siakhali Moradi – designer e architetto – esclusa, nonostante la vittoria, dalla giunta di Qazvin perchè  i conservatori probabilmente hanno paura di eccitarsi troppo nel vederla…

Nel frattempo, nel silezio dei media italiani, in Iran la minoranza araba – gli Ahwazi – concentrati nell’area del Khuzestan, comincia ad averne piene le scatole del regime degli Ayatollah e del supporto dei Pasdaran al nazista Bashar al-Assad. In segno di protesta, la scorsa settimana gli Ahwazi hanno attaccato un gasdotto e hanno rivendicato l’attacco come un “segno di solidarietà con i fratelli arabi massacrati in Siria”. Nonostante il fatto che la maggioranza della popolazione Ahwazi sia sciita, questa minoranza araba da sempre combatte contro la dittatura dei Pasdaran e vede la fine di Bashar al-Assad come il primo passo per abbattere la velayat-e faqih.

Marg Bar Dictator

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=jBBT6H0hZrY%5D

IRAN MINISTRO GIUSTIZIA

In queste ore il neo Presidente iraniano Hassan Rohani si recherà davanti al Parlamento iraniano – Majles – per convincere i deputati iraniani ad approvare i ministri da lui proposti. Salvo soprese, considerando la benedizione data da Khamenei a Rohani, i Ministri dovrebbero essere confermati praticamente tutti. Uno dei sicuri nel prossimo esecutivo è il Ministro della Giustizia Mostafa Pourmohammadi, praticamente un insider del regime da sempre. La sua nomina è, per chiarirci, il simbolo concreto che nulla in Iran è cambiato e che il Presidente Rohani non è altro che una pedina nelle mani di Ali Khamenei.

Chi è Mostafa Pourmohammadi? Perchè la scelta di nominarlo Ministro della Giustizia inorridisce chi conosce la storia della Repubblica Islamica? Nato a Qom nel 1960, Mostafa Pourmohammad è stato da sempre un uomo chiave nella macchina della repressione degli Ayatollah. E’ stato lui, infatti, ad approvare le condanne degli oppositori del regime durante il suo mandato di giudice nella Corte Rivoluzionaria tra il 1979 e il 1986. Nominato vice Ministro dell’Intelligence nel 1986, Pourmohammadi è stato implicato direttamente nel cosiddetto “Massacro delle Prigioni“nel 1988. In seguito ad una fatwa di Khomeini, infatti, la Repubblica Islamica cominciò a perpetrare una serie di brutali torture contro i prigionieri politici presenti nelle carceri iraniane. Il risultato di questa brutale persecuzione fu la morte di centinaia di esseri umani, colpevoli solamente di non pensarla come gli Ayatollah al potere. Mostafa Pourmohammadi, per la cronaca, fu uno dei tre membri della Commissione speciale – anche nota come la “commissione della morte” – che si occupava di interrogare i prigionieri in merito al loro credo politico e religioso. Era la Commissione, quindi, che in base alle risposte decideva la vita e la morte degli interrogati.

La Commissione speciale, per la cronaca, era composta da l’Hojjatolislam Hossein-Ali Nayyeri (giudice religioso), Morteza Eshraghi (giudice di Teheran) e Mostafa Pourmohammadi. Pourmohammad rappresentava il Ministero dell’Intelligence e, come denunciò l’Ayatollah Ali Montazeri, egli si occupava prevalentemente degli interrogatori nel terribile carcere di Evin. Montazeri descrive Poumohammad come “un uomo chiave nei massacri”.

Purtroppo non basta. Nel 1989 una nuova Commissione speciale venne creata per trattare il tema degli oppositori iraniani all’estero e deciderne la sorte. Comincia quella che è definita la “Catena di Omicidi” (anche nota come Chain Murder), in cui decine e decine di oppositori politici iraniani vengono uccisi in tutto il mondo (specialmente in Europa). Anche in questo caso, purtroppo, Mostafa Pourmohammadi viene nominato rappresentante del Ministero dell’Intelligence nella Commissione Speciale. La Commissione, per la cronaca, approverà l’omicidio di figure come Abdule Rahman Ghassemlou – leader del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano, PDKI) – Shapour Bakhtiar – ultimo Primo Ministro dello Shah Reza Pahlavi – e Mohammad Sadegh Sharafkandi, altro leader del PDKI. Senza contare inoltre che, come rappresentante del Ministero dell’Intelligence, Pourmohammad ha avuto un ruolo chiave anche nell’apporvazione di una serie di attentati finanziati dalla Repubblica Islamica, quali ad esempio l’attentato contro il centro ebraico AMIA di Buenos Aires nel 1994 (85 morti).

Mostafa Pourmohammadi, infine, non rappresenta nemmeno un cambiamento radicale rispetto alla passata amministrazione. Nel primo Governo Ahmadinejad egli ha ricoperto la carica di Ministro dell’Interno, per poi essere scaricato dall’ex Presidente ultra-conservatore, perchè considerato troppo vicino alla Guida Suprema (fu uno dei temi di scontro tra Ahmadinejad e Khamenei).

In poche parole, quindi, possiamo dire che Mostafa Pourmohammadi è solo un criminale, che andrebbe perseguito internazionalmente per l’abuso dei diritti umani di cui si è reso artefice. Al contrario, la Repubblica Islamica – per volontà del suo “moderato” Presidente Rohani – lo premia con il Ministero della Giustizia, una posizione che gli permetterà di schiacciare ancora di più ogni opposizione e di stringere le mani di leader internazionali alla ricerca di un impossibile dialogo con “il nuovo Iran”.

Qualcuno ha detto, l’Iran “sta cambiando”…Che dire? Probabilmente l’Iran sta solo “cambiando volto”, indossando l’ennesima maschera buona per continuare liberamente le sue politiche repressive e terroriste. 

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=dXam01S0lRU%5D

 

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=xDge9kM5WoM&list=PL9F06CCCB7875AE95%5D

 

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=lm1KRQgbQi4%5D