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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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I giovani iraniani sono stanchi e hanno voglia di libertà. Sono stufi di una società repressiva, governata da Mullah e Pasdaran, la cui morale viene imposta coattivamente attraverso pietosi sermoni e la polizia morale. Per questo, ormai, gli atti di protesta contro il regime sono continui e sempre piu’ violenti. In questi giorni, in particolare, due eventi hanno scosso l’establishment clericale iraniano. Il 15 settembre, ad esempio, in un parco della città di Ahwaz, dei ragazzi hanno attaccato un miliziano dei Basij, simbolo dell’oppressione clerico-militare del regime. Il miliziano islamista è stato ricoverato in ospedale, come questa foto testimonia

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Peggio è andata ad un Mullah presso la città di Esfahan. Qui, dei giovani in moto hanno attaccato il clerico sciita, rompendogli diverse dita delle mani. Ormai gli atti di insubirdinazione degli iraniani, aumentano sempre di piu’. Come suddetto, il tappo imposto dalla Velayat-e Faqih, è ormai già colmo e riesce a non scoppiare nuovamente solo per mezzo di una drammatica repressione di ogni opposizione al regime. Come questi violenti atti dimostrano, però, la sola repressione non riesce a fermare la voglia di libertà della popolazione.

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