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Nonostante tutte le pressioni, l’organismo internazionale FATF – Financial Action Task Force – non sembra intenzionato a rivedere il suo giudizio nei confronti del regime iraniano. Nell’ultimo giudizio emesso il 24 febbraio scorso, il FATF ha chiaramente ribadito che, a dispetto degli impegni presi nel giugno del 2016, il regime islamista non ha risposto positivamente alle richieste fatte dall’agenzia intergovernativa. In particolare, viene sottolineato, il FATF resta preoccupato soprattutto per il rischio di riciclaggio di denaro per il finanziamento del terrorismo internazionale. Per questo motive, ancora una volta, il FATF ha chiesto al regime iraniano di applicare le necessarie normative e raccomandazioni per dimostrare la trasparenza delle transazioni finanziare con Teheran (FATF).

Al di là di quello che i promotori del business con il regime iraniano cercano di dimostrare, la situazione economica nella Repubblica Islamica è disperata. Il regime è in preda ad una guerra di fazioni e interessi economici. Una conflitto intestino che ha esteso la corruzione a tutti i settori della società. Lo stesso Mohsen Rezaei, potente Pasdaran oggi Segretario del Consiglio per il Discernimeno con ambizioni da Presidente, ha dovuto pubblicamente ammettere che “la corruzione e la cattiva gestione del Paese, stanno portando la Repubblica Islamica sull’orlo del collasso” (al-Arabiya).

Ora una domanda a tutti gli imprenditori: volete davvero investire in un Paese simile? Un Paese corrotto e fanatico, ideologicamente fondamentalista e primo sponsor internazionale del terrorismo? I vostri guadagni meritano molto di più!

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Una base militare controllata dall’Iran alle porte del Kurdistan iracheno, precisamente presso Khurmatu (cittadina vicino Kirkuk, in cui vivono sia sciiti che sunniti). In un video pubblicato da Kurdistan24 e riproposto qui sotto per i lettori di No Pasdaran, si vede chiaramente la base militare e si vedono le bandiere gialle della Unità di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi, da poco integrata nell’esercito iracheno) e le bandiere rosse della Sarayat Khurosani, operante anche in Siria dal 2013.

Questo video dimostra come, usando come scusante la guerra contro Isis, il regime iraniano stia drammaticamente penetrando all’interno dell’Iraq. Una penetrazione che non riguarda solamente l’area sciita, ma anche la regione del Kurdistan, strategicamente centrale sia per le sue ricchezze petrolifere, sia per la sua posizione geografica ai confini con la Turchia e con la Siria. Non è un caso, tra le alter cose, che proprio in questo periodo il regime iraniano ha deciso di aumentare la repressione dei curdi all’interno della Repubblica Islamica. Solamente ieri, ben 36 detenuti curdi sono stati impiccati in poche ore (Hrana).

Secondo le informazioni fornite dai media curdi, la base militare sciita presso Khurmatu, sarebbe sotto il controllo di un agente iraniano identificato come “Signor Iqbalpoor”, a cui spetterebbero tutte le decisioni in merito alle attività delle forze paramilitari pro-Tehran stanziate nell’area. Non solo: questo agente prenderebbe decisioni anche in merito alle attività della stessa municipalità di Khurmatu. Nella base militare, per la cronaca, sarebbero già stato trasferito un ingente quantitative di armamenti pesanti.

Lo scorso aprile, le forze Peshmerga curde e le milizie sciite dell’Hashd al-Shaabi hanno rotto il cessate il fuoco e si sono scontrate duramente. Lo scontro ha provocato almeno 20 morti e i curdi hanno stimanto intorno ai 4000, il numero di forze paramilitari sciite presenti nell’area (Kurdistan24). Non solo: solamente poche settimane fa, il Pasdaran iraniano Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio per il Discernimento, ha pubblicamente accusato i dirigenti del Kurdistan iracheno di sostenere i sauditi, minacciando una escalation dello scontro militare (EKurd Daily).

Vogliamo ricordare che abbiamo già parlato del ruolo provvidenziale che l’Isis riveste per l’Iran, sottolineandone la funzione vitale per gli obiettivi geopolitici dei Mullah (No Pasdaran). In questo senso, nei piani di Teheran c’è anche la destabilizzazione del potere di Mas’ud Barzani nel Kurdistan iracheno. Una destabilizzazione che i Pasdaran portano avanti profittando anche dello scontro all’interno del mondo curdo, in particolare tra le forze del KDP legate a Barzani – in buoni rapport con i curdi iraniani del KDPI – e quelle del PUK controllate da Jalal Talabani (e in diretto contatto con i curdi siriani del PYD e dei curdi turchi del PKK). Tra le altre cose non va dimenticato che lo stesso partito di Barzani, il Kurdistan Democratic Party, è stato fondato proprio nella storica città iraniana di Mahabad.

Video esclusivo: la base militare iraniana presso Khurmatu

Per approfondire:

L’Iran constrisce una base missilistica nel Kurdistan. Vi spieghiamo la strategia di Teheran“, pubblicato da No Pasdaran il 31 Maggio 2016

Iraqi Kurds double standard on terrorism“, pubblicato da EKurd Daily il  12 gennaio 2015

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L’11 Ottobre scorso si sono tenuti in Iran i funerali del comandante Pasdaran Hossein Hamedani. Hamedani, ucciso da Isis in Siria durante un conflitto a fuoco ad Aleppo, e’ uno degli esponenti più importanti delle Guardie Rivoluzionarie morto fuori dai confini dell’Iran. Tra le altre cose, il suo nome e’ tristemente famoso per la repressione delle proteste popolari nella Repubblica Islamica, tra il 2009 e il 2011.

Durante il funerale di Hamedani, uno degli esponenti politici a prendere la parola e’ stato Mohsen Rezaei, importante comandante Pasdaran, oggi Segretario del Consiglio per il Discernimento. Il Consiglio per il Discernimento, creato nel 1988, ha il compito di dirimere le controversie che sorgono tra il Consiglio dei Guardiani e il Parlamento iraniano.

Parlando davanti al feretro di Hamedani, Rezaei ha affermato: “l’Iran non vede differenza tra il confine iraniano e quello siriano. L’Iran ha il dovere di difendere l’Islam e i mussulmani e proprio per questo non c’e’ alcuna differenza tra Iran e Siria“. Le parole di Rezaei sono di estrema importanza, soprattutto in questo momento in cui l’Iran ha cominciato ad inviare un massiccio numero di Pasdaran all’interno del territorio siriano (Isna). Queste parole, tra le altre cose, sono importantissime anche perché certificano chiaramente che Teheran si e’ arrogato il diritto di interferire in ogni questione internazionale, giustificandola come difesa dell’Islam e dei mussulmani. 

Le parole di Rezaei sono arrivate pochi giorni prima dell’incontro – in Libano – tra una rappresentanza dei ribelli Yemeniti Houthi e il gruppo terrorista di Hezbollah. Nelle foto che che seguono, si puo’ vedere la rappresentanza Houthi in compagnia del Segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah (Buyemen). In queste ore, il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir, ha descritto l’Iran come uno “Stato che finanzia ed esporta il terrorismo, responsabile di occupare le terre arabe (YaLibnan).

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Mentre il mondo si prepara al possibile – e probabile – accordo nucleare tra il P5+1 e l’Iran, all’interno della Repubblica Islamica l’odio verso l’Occidente del regime si amplifica sempre di più. Un odio che, in questi ultimi giorni, si e’ manifestato esplicitamente durante la “Giornata di Gerusalemme”, un appuntamento annuale in cui nelle strade iraniane vengono bruciati i simboli Occidentali, prime fra tutte le bandiere di Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. Purtroppo, come abbiamo rilevato diverse volte, i media internazionali sono prevalentemente protesi all’appeasement verso Teheran e quindi poco attenti ai messaggi che arrivano da diversi importanti rappresentanti iraniani. Quasi nessuno, quindi, ha riportato le dichiarazioni fatte Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio per il Discernimento e da poco ritornato nei ranghi dei Pasdaran, dopo una intensa carriera politica. Parlando ad un programma televisivo, Rezaei ha minacciato gli Stati Uniti, affermando che “se gli americani agiscono con cattive intenzioni verso l’Iran…possono essere certi che…noi prenderemo almeno 1000 ostaggi americani e forzeremo gli Stati Uniti a pagare miliardi di dollari per ognuno di loro…sicuramente questo risolverà molti nostri problemi economici“. Cosi, mentre il mondo Occidentale (Casa Bianca in testa) apre alla Repubblica Islamica, a Teheran il regime persevera nel reiterare un approccio mafioso ai rapporti con con il mondo esterno.

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Non solo: mentre il mondo cerca di trovare una soluzione per la crisi siriana, una soluzione che deve assolutamente prevedere l’uscita di scena di Bashar al Assad, Teheran ha deciso di approvare una nuova linea di credito per Damasco. Secondo quanto riportato dalle agenzie siriane e iraniane (Fonte: Kayhan), la nuova linea di credito ha un valore di 1 miliardo di dollari, a cui vanno aggiunti i 3,6 miliardi di dollari già versati dalla Repubblica Islamica alla Siria dal maggio 2013 (secondo molti analisti, pero’, la cifra e’ molto più alta). Tra i progetti, quindi, anche quello di creare una esportare l’energia elettrica della rete nazionale iraniana in Siria, attraverso una connessione capace di unire anche l’Iraq e il Libano. Un vero e proprio piano imperialista del regime iraniano. Un progetto imperialista che, ovviamente, prevede un forte riarmo da parte del regime iraniano, proprio al fine di continuare a mantenere in vita le numerose fazioni jihadiste sciite, create con la scusa della guerra ad Isis. A tal fine, quindi, Teheran ha sguinzagliato la sua lobby negli Stati Uniti, chiedendo alla National American Iranian Council – NIAC, di premere sui legislatori americani affinché le Nazioni Unite revochino il bando alla vendita degli armamenti verso la Repubblica Islamica (approvato nel 2007). Una richiesta assurda, soprattutto considerando l’indisponibilità del regime iraniano a terminare il finanziamento al terrorismo internazionale e, soprattutto, a limitare il suo programma missilistico (direttamente collegato al programma nucleare, ma escluso incredibilmente dal tavolo del negoziato internazionale).

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