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Lo abbiamo sempre evidenziato: un altro Iran esiste. Basti sapere che, ogni fine settimana, decine e decine di attivisti si riuniscono a Teheran, per chiedere l’immediata scarcerazione dei detenuti politici. Tra le decine di attivisti, anche i genitori dei giovani detenuti iraniani, quasi sempre finiti in carcere per le loro idee politiche non conformi al volere dei Mullah (GaiaEspana.com).

La protesta delle “Madri e dei Padri” dei detenuti iraniani, si e’ ripetuta questo sabato. Questa volta, pero’, il regime non ha mostrato alcuna clemenza e ha sbattuto in carcere tre mamme e un papa’. Tra le madri arrestate c’e’ Simin Eyvazzadeh, arrivata alla manifestazione con la foto del figlio Omid Alishenas. Omid, e’ stato arrestato nella sua casa nel Settembre del 2014. Per lui l’accusa era quella di “manifestazione illegale”, cospirazione contro la sicurezza nazionale e insulto alla Guida Suprema. Condannato a 10 anni di detenzione dal Giudice Moghiseh – uomo dei Pasdaran – Omid ha fatto appello, ma sinora non ha ricevuto alcuna risposta legale. Il regime non ha preso in considerazione neanche la richiesta di rilascio del detenuto su cauzione (Iran Wire).

Altre due madri sono state arrestate durante la protesta, in particolare per la loro decisione di criticare l’arresto di Mohammad Ali Taheri, un medico sostenitore della medicina condannato alla pena capitale per motivi di coscienza (Nessuno Tocchi Caino). Secondo quanto dichiarato dall’oppositore politico Mohammad Nourizad, tra gli arrestati ci sarebbe anche Saeed Zeinali, padre di uno studente iraniano arrestato durante le proteste di Teheran del 1999 e il cui destino e’ tuttora ignoto. Ricordiamo che, nel 1999, Rouhani era il Segretario del Consiglio Supremo Nazionale di Difesa dell’Iran e fu tra coloro che dettero la luce verde alla repressione delle proteste studentesche nella capitale.

Gli arrestati, molto probabilmente, sono stati portati nel carcere di Gharchak presso Varamin, non lontano da Teheran. Attila Alishenas, marito di Simin Eyvazzadeh e padre di Omid, ha dichiarato di non sapere ancora se la moglie verrà rilasciata su cauzione. Ha rivelato quindi che sia la moglie che il figlio hanno dichiarato lo sciopero della fame. Per questa ragione, Attila e’ molto preoccupato, soprattutto perché la moglie soffre di problemi di pressione del sangue.

Ancora una volta ci poniamo una sola domanda: ma il democratico Occidente dove sta? Probabilmente a fare affari con i Pasdaran…

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Vladimir Putin e’ arrivato il 23 Novembre scorso a Teheran. Durante la sua visita (Iran Wire), come noto, ha incontrato anche la Guida Suprema Ali Khamenei, a cui ha consegnato un enorme Corano. Il Presidente russo, e’ noto per saper scegliere i regali migliori da fare ai suoi interlocutori. Basti qui ricordare che, visitando qualche mese fa l’Egitto, Putin regalo’ ad al-Sisi un Kalashnikov.

La visita di Putin nella Repubblica Islamica, e’ stata anche la nuova occasione per il regime per aumentare la repressione contro gli attivisti per i diritti umani. Pochi lo sanno, ma in Iran un gruppo di attivisti – e di parenti dei detenuti politici – si raccoglie ogni domenica nel nord di Teheran, per protestare contro gli abusi dei Mullah (Gaiaespana.com). La dimostrazione fattuale che un Iran diverso esiste, ma che purtroppo non ha alcuna attenzione da parte delle democrazie Occidentali, troppo impegnate a fare affari con i Pasdaran. I coraggiosi attivisti iraniani sono monitorati a vista dalle forze di sicurezza che decide, di volta in volta, se chiudere un occhio o arrestare qualche manifestante.

Questa domenica, il regime ha deciso di usare il pugno duro. Per evitare che la settimanale protesta per i diritti umani si trasformasse anche in una manifestazione contro Putin, i Pasdaran hanno arrestato 9 attivisti (DW.com). Tra coloro che sono stati arrestati, c’era anche Mohammad Nourizad, popolare oppositore politico iraniano e regista (Pagina Facebook). Ex sostenitore del regime ed ex giornalista dell’ultraconservatore quotidiano Kahayn, Nourizad ha cambiato la sua posizione dopo la repressione delle proteste popolari del 2009. In quella occasione, egli ebbe il coraggio di scrivere una lettera a Khamenei, capo delle Forze Armate, intimandogli di chiedere perdono per aver ordinato l’uccisione di innocenti manifestanti. Non solo: per combattere il razzismo conto i Baha’i in Iran, Nourizad ha anche baciato i piedi di un bimbo Baha’i e reso pubblica la foto di questo incontro. Ovviamente, Nourizad ha pagato personalmente il suo coraggio, con il carcere e le torture fisiche (No Pasdaran).

Mohammad Nourizad e’ stato rilasciato dopo 24 ore dall’arresto e dopo che tre degli arrestati avevano proclamato uno sciopero della fame. Per tutta la durata dell’arresto, nessun membro della sicurezza ha comunicato a Mohammad Nourizad le accuse contro di lui (Journalism is not a Crime).

Un film documentario di Mohammad Nourizad, dedicato alla sofferenza dei genitori che hanno perso un figlio per la libertà dell’Iran

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Solamente la scorsa settimana, abbiamo denunciato la condanna a sei anni di carcere e 223 frustate, emessa dal regime iraniano contro il regista curdo Keyvan Karimi. La sta colpa e’ quella di non aver agito secondo le regole del regime islamico e di aver mostrato quell’Iran che il mondo non deve conoscere (No Pasdaran). Karimi e’ solo l’ultimo caso nella lunga lista delle personalità iraniane perseguitate dal regime per la loro – non allineata – attività artistica. Potremmo infatti parlare del notissimo caso di Jafar Panahi, regista pluripremiato oggi costretto agli arresti domiciliari a Teheran, o di Mohammad Nourizad, ex giornalista conservatore, oggi regista e attivista per la democrazia in Iran. La sua dissidenza, ovviamente, gli e’ costata anni di detenzione.

Ovviamente, ai registi perseguitati, potremmo aggiungere decine di altri artisti – come Atena Farghadami, Fateme Ekhtesari o Mehdi Moosavi – detenuti per aver disegnato una vignetta di satira politica ai Parlamentari iraniani o per scritto delle poesie scomode. Potremmo quindi parlare dell’attivista Omid Alishenas, arrestato nel settembre 2014 con l’accusa di possedere un impianto satellitare e 700 film “osceni”. Per 700 film osceni non si deve pensare a materiale pornografico, ma semplicemente 700 DVD di film e documentari di successo internazionale, sgraditi al regime per motivi culturali o politici (Iran Wire). Tra i DVD trovati in possesso del povero Omid, anche il film “To Light a Candle“, girato dal giornalista Maziar Bahari, per denunciare la persecuzione dei Baha’i all’interno dell’Iran (Iran Wire).

Eppure, nonostante tutte queste persecuzioni e nonostante l’uso politico e propagandistico che il regime iraniano fa del cinema e dell’arte, il Ministero della Cultura italiano continua ad aprire le sue porte unicamente ai rappresentanti dei Mullah. Lo fa firmando speciali Memorandum con il Ministro iraniano Ali Jannati (Press TV), lo fa con la visita del Ministro Franceschini in Iran e lo fa ricevendo una delegazione iraniana, proprio allo scopo di approfondire le relazioni tra Roma e Teheran nel settore cinematografico.

E’ di queste ore, infatti, la notizia dell’arrivo dell’ennesima delegazione da Teheran composta dal Parlamentare Ali-Reza Tabesh e dal Direttore Generale dell’Organizzazione per gli Studi Cinematografici Ruhollah Hosseini, accompagnati dall’attache’ culturale del regime iraniano in Italia, Ali Purmarjan. I tre sono stati ricevuti da Nicola Borrelli, Direttore Responsabile Cinema del Ministero della Cultura. Ovviamente, secondo quanto riporta la stampa iraniana, invece di affrontare le repressioni messe in atto nella Repubblica Islamica contro gli artisti e i cineasti, al centro della discussione e’ stato messo unicamente l’approfondimento delle relazioni tra Italia e Iran nel settore cinematografico (Isna).

Riteniamo che la scelta di sostenere unicamente la propaganda culturale proveniente dall’establishment iraniano, serva unicamente gli interessi del Governo iraniano e dei Mullah. Le stesse figure che promuovono la persecuzione degli artisti e non muovono un dito per sostenere seriamente i necessari cambiamenti sociali e politici necessari nella Repubblica Islamica.

Crediamo che la migliore risposta a questa unilateralità, sia quella di offrire ai lettori la possibilità di scoprire l’Iran che il regime non vuole far conoscere. Ecco perché vi invitiamo a cliccare sul link che segue e guardare voi stessi il documentario di Maziar Bahari, “To Light a Candle“. Per vederlo gratuitamente, dopo l’accesso al sito, cliccare sull’icona “Buy” (sulla vostra destra). Una volta apertasi la finestra per il metodo di pagamento, inserire la parola “omid” (senza virgolette), per vedere il film gratuitamente.

Linkhttps://vimeo.com/ondemand/tolightacandle/117160700

Codice Promo: omid

Trailer

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Si chiama Spider Project e con il “ragno” di Google ha in comune solo una cosa: serve ad individuare le pagine online. Purtroppo, però, mentre lo Spider di Google serve ad indicizzare le pagine con maggiori visitatori, quello messo su dall’Unità Cibernetica dei Pasdaran – anche nota come Gerdab serve a “trovare il nemico sulla Rete”Grazie a questo programma, infatti, il regime è riuscito ad individuare 350 attivisti di Internet, colpevoli di aver scritto o diffuso materiale immorale allo scopo di “diffondere i valori Occidentali“. I 350 attivisti, sono stati accusati di diffondere la corruzione e danneggiare i valori sacri della famiglia. Inoltre, secondo quanto si è potuto apprendere sinora, oltre 120 pagine Facebook sono state cancellate e almeno 12 amministratori arrestati (e altri 24 convocati dall’Intelligence). Vogliamo ricordare che, proprio in questi giorni, è stata confermata la condanna a 133 anni di carcere per otto attivisti iraniani in Facebook (innalzata rispetto alla prima condanna). Vogliamo ricordare che, mentre la disoccupazione in Iran vola, il regime finanzia con 76 milioni di dollari i Pasdaran per le attività Cyber. Una cifra incredibile, elargita solo per continuare a reprimere la libertà dei giovani iraniani.

Un’altra brutta notizia ci arriva dal regista e attivista iraniano Mohammad Nourizad. Dalla sua pagina Facebook, infatti, Nourizad racconta quanto accaduto ieri a Nasrin Sotoudeh davanti all’Associazione degli Avvocati. Nasrin Sotoudeh, avvocatessa e attivista per i diritti umani, si raduna da tempo davanti a questa associazione per protestare contro il divieto di esercitare la sua professione, impostole dal regime. Durante la protesta organizzata il 2 febbraio, il responsabile dell’Associazione Avvocati Ali Najafi Tavana ha deciso di richiedere l’intervento delle forze di sicurezza del regime. I miliziani sono protamente arrivati, minacciando di arrestare gli attivisti presenti. Con il coraggio di una leonessa, Nasrin Sotoudeh ha allontanato le guardie e ha affermato di essere la sola responsabile della manifestazione. Senza timore alcuno, Nasrin ha sottolineato il suo diritto a protestare e ha sfidato le minaccie di arresto. Tra gli attivisti presenti, c’era anche il padre di Mostafa Karim Beigi, un attivista ucciso durante le proteste del 2009. Davanti alle urla dei Basij quest’uomo temerario e ancora sofferente ha affermato “non provate a spaventarci. Noi abbiamo perso i nostri figli per questo genere di azioni e non ci faremo intimidire dalle vostre minacce“. Se possibile, ancora piu’ coraggioso è stato l’attivista Mohammad Maleki che, camminando davanti ad una guardia ha affermato: “l’ultima volta mi hai minacciato di morte. Io sono pronto anche per questo. Dimmi dove e quando e io sarò lì. Non serve aggiungere altro…

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Chiediamo per favore di diffondere: queste sono le immagini, drammatiche, del pestaggio e dell’arresto di Mohammad Nourizad, avvenuto oggi in Iran. Mohammad Nourizad è un noto giornalista iraniano, un tempo sostenitore del regime e parte della redazione di Kahayan, voce della Guida Suprema. Dopo le repressioni dell’Onda Verde nel 2009, Nourizad ebbe il coraggio di scrivere alla Guida Suprema Ali Khamene chiedendogli – in quanto capo delle forze armate – di scusarsi per i massacri avvenuti. Come risposta, Mohammad Nourziad fu arrestato e condannato a 3 anni di carcere. Nel 2013, quindi, Nourizad baciò i piedi ad un bimbo Baha’i di quattro anni, per protestare contro le persecuzioni che questa minoranza secolare subisce nella Repubblica Islamica. Oggi Mohammad Nourizad è stato brutalmente aggredito a Teheran, presso Pasteur Streee. Ecco come gli scagnozzi in borghese del regime hanno ridotto questo coraggioso giornalista prima di arrestarlo!

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In questi giorni ha fatto molto rumore il video diffuso dal dissidente Mohammed Nourizad sulla sua pagina Facebook. Nel video è possibile vedere il capo dei Pasdaran Ali Jafari, ammettere che le Guardie Rivoluzionarie hanno agito illegalmente per manipolare il risultato elettorale del 2009, quando venne rieletto il negazionista Mahmoud Ahmadinejad. Nel suo discorso davanti ad alti ufficiali dei Pasdaran, Jafari ricorda come la vittoria dei riformisti rappresentasse una redline da non oltrepassare per le Guardie e spiega come i suoi uomini agirono per prevenire questa evenienza.

Piccola nota:  Mohammed Nourizad, lo ricordiamo, è un ex giornalista del quotidiano conservatore Khayan che, passato all’opposizione, ha vissuto la maggior parte degli ultimi anni in prigione. Oggi, tra le altre cose, è un regista molto famoso in Iran. Dopo la repressione delle proteste dell’Onda Verde nel 2009, Nourizad scrisse una lettera chiedendo all’Ayatollah Khamenei, come capo delle forze armate, di scusarsi per le violenze e le morti provocate. Venne fermato, arrestato e condannato a 3 anni e mezzo di carcere. Nel luglio del 2013, in risposta alle discriminazioni promosse da Khamenei stesso contro i Baha’i, Nourizad baciò pubblicamente il piede di un bimbo Baha’i di 4 anni, provocando la veemente reazione del regime.

Tornando al video, dopo la sua pubblicazione, sorge spontanea una domanda. Perchè ora? Perchè rilasciare questo video proprio adesso, a distanza di quasi un anno dalla fine della Presidenza Ahmadinejad? Le risposte possono essere almeno due, completamente contrapposte:

  • la prima risposta e che qualche personaggio importante, vicino ad Hassan Rouhani, sta lavorando per screditare le Guardie Rivoluzionarie, estremamente critiche verso il Presidente. In questo periodo, lo ricordiamo, le Guardie hanno diverse volte attaccato le possibili aperture economiche verso l’Occidente;
  • la seconda risposta, invece, è esattamente opposta: qualcuno vicino all’Ayatollah Khamenei e ai Pasdaran ha deliberatamente rilasciato il video allo scopo di lanciare  un messaggio minatorio al Presidente Rouhani e ai suoi sostenitori. In poche parole, chi nel 2009 impedì la vittoria di Mir Hossein Mousavi, sembra oggi voler dire di poter fare la stessa cosa nel caso alcune redline fondamentali vengano superate.

Solamente il tempo dirà quale sarà la risposta giusta. Per ora, ad ogni modo, alcune cose appaiono chiare:

  1. il regime è sempre piu’ diviso al suo interno tra una fazione favorevole al Presidente Rouhani e una avversa;
  2. la divisione non è tanto basata sui concetto di diritti civili e diritti umani (nulla è cambiato con Rouhani in questo senso), quando sugli interessi economici. Mentre Rouhani e Rafsanjani voglioni aprire agli investimenti privati anche esteri, le Guardie e Khamenei vogliono un Iran isolato per controllare internamente l’economia iraniana;
  3. i Pasdaran rimangono l’ago della bilancia del potere in Iran e, ancora una volta, ribadiscono di essere pronti a tutto per non perdere il potere.

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Mohammad Nourizad, il famoso regista iraniano, è stato nuovamente perseguitato dal regime iraniano. Convocato presso il Ministero dell’Intelligence a Teheran, Mohammad Nourizad è stato pestato a sangue dagli agenti di Khamenei. Anche questa volta però, coraggiosamente, Mohammad Nourizad ha deciso di non rimanere in silenzio e ha diffuso in rete l’immagine della sua faccia ferita immediatamente dopo l’interrogatorio. La foto è stata resa pubblica per dei social network, usati finamente per dare la vera immagine del brutale regime iraniano e non come megafono per la charm diplomacy di Rohani e Khamenei.

Mohammad Nouriza, è noto, è un regista iraniano che – dopo le proteste del 2009 – ha deciso di prendere una posizione dura contro le repressioni messe in atto contro l’Onda Verde. In una coraggiosa lettera indirizza ad Ali Khamenei, l’ex giornalista del giornale conservatore Kahyan, ha chiesto alla Guida Suprema di chiedere scusa al popolo iraniano per la brutale soppressione del movimento di protesta scaturito dopo la rielezione truffa di Mahmoud Ahmadinejad. Per tutta risposta, come sempre, il regime lo ha arrestato e ed incarcerato ad Evin. Quando, nel 2010, Nourizad ha dichiarato uno sciopero della fame per le violenze ricevute in carcere, il regime ha risposto ancora con disumanità, arrestato parte della sua famiglia come ritorsione.

Non basta: dalla lettara del 2009, la lotta per un Iran diverso di Mohammad Nourizad è andata avanti con azioni in aperta sfida al sistema razzista che governa oggi l’Iran. In aperta critica contro le discriminazioni dei delle minoranze, Nourizad ha baciato i piedi di un bambino di fede Baha’i di nomer Artin, il cui padre si trovava in arresto nella prigione di  Raja’i-Shahr. La fotografia con il bacio, che vi riportiamo sotto, è stata pubblicata quindi in Rete, provocando la rabbia del regime. Il padre del bambino, al contrario, dal carcere ha scritto una lettera di ringraziamento a Mohammad Nourizad, augurandosi però che presto in Iran nessuno dovrà inginocchiarsi a baciare i piedi di un altro essere umano.

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Nella denuncia fatta attraverso Facebook, Nourizad ha detto di essere stato prelevato dagli agenti del MOIS – il Ministero dell’Intelligence iraniano – domenica scorsa e di essere stato brutalmente picchiato da un agente di nome Sar Be Din. Questo criminale, ha riempito di calci la faccia di Mohammad Nourizad e gli ha poggiato il ginocchio vicino agli occhi, rischiano di rompergli in faccia gli occhiali. Nonostante le botte e le minacce, alla provocativa domanda dell’agente iraniano “Volevi arrivare a questo?”, la risposta di Mohammad Nourizad è stata una sola: “Io sarò qui anche domani…”

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