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In queste ore brutte notizie per la pace in Medioriente arrivano dal Qatar: pochi giorni fa, infatti, il leader di Hamas a Doha, Khaled Meshaal, ha incontrato il vice Ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian. In agenda, ufficialmente, c’era la questione siriana, tema in passato di scontro tra il movimento terrorista sunnita e gli Ayatollah sciiti. Il vero nodo della questione, però, era la rinascita dell’alleanza fra Hamas e l’Iran. L’incontro sembra essere andato molto bene, tanto che Meshaal – incredibilmente – ha anche elogiato la posizione dell’Iran sulla questione siriana e il sostegno di Bashar al Assad ai palestinesi (senza però menzionare gli attacchi contro il campo profughi di Yarmuk…). C’è di piu’: il leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh è arrivato domenica a Teheran per prendere parte ad una una conferenza sui media. Si è trattato della terza visita in Iran del rappresentante palestinese dal 2007 ad oggi.

Si badi bene: nonostante le notizie diffuse solo in questi giorni, i recenti incontri tra i rappresentanti di Hamas e l’Iran fanno parte di una strategia pianificata da mesi. Dietro questa strategia, per la cronaca, si muove la diplomazia del Qatar. Dopo aver sostenuto con forza la resistenza siriana finanziando i Fratelli Mussulmani, Doha ha dovuto incassare una sonora sconfitta con la fine del regime di Morsi in Egitto. La debacle de Il Cairo, ha avuto effetti diretti sul conflitto siriano, determinando un cambiamento radicale della politica estera del Qatar. Come noto, a Doha il potere è passato nelle mani dell’emiro Sheikh Tamim bin Hamad bin Khalifa Al ThaniIl nuovo emiro ha scelto un profilo pubblico piu’ basso, puntando segretamente alla ricostruzione del fronte anti saudita, in stretta convergenza con l’Iran. In questa ottica, quindi, il ritorno di Hamas ad una alleanza strategica con Teheran era fondamentale.

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All’interno di Gaza, l’uomo ombra di questo riavvicinamento è stato Ramadan Abdullah Shalah, segretario della Jihad Islamica, gruppo terrorista sunnita, da sempre agli ordini della Repubblica Islamica. Nel marzo scorso, a tal proposito, Shalah ha visitato il Qatar, incontrando Khaled Meshaal e l’emiro Tamim. Al centro della sua visita,  tra le altre cose, c’era anche la creazione di un nuovo network mediatico agli ordini del Qatar: si tratta di un nuovo canale satellitare, con base a Londra, che prenderà il nome di Al Arabi al Jadeeed (Il Nuovo Arabo). Solo poche settimane prima la visita di Shalah in Qatar, Ali Boroujerd – membro della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera del Parlamento iraniano – aveva sottolineato che le relazioni tra Hamas e l’Iran non erano state interrotte.

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La momentanea riconciliazione tra Hamas e Fatah, chiaramente, ha accellerato l’accordo con Teheran. La Repubblica Islamica, infatti, vuole la sua parte nuovo governo palestinese e ha già da tempo messo le mani su alcuni rappresentanti al servizio di Abu Mazen, quali Jibril Rajoub, membro del Comitato Centrale di Fatah e uomo potente in Cisgiordania. Grazie alla riconciliazione con Hamas, quindi, gli Ayatollah potranno riprendere il controllo della Striscia di Gaza e ricostruire nuovamente il cosiddetto asse della resistenza (Iran-Siria-Hezbollah-Hamas). Una vera spina nel fianco, non soltanto per lo stranoto “nemico sionista”, ma anche e soprattutto per Al Sisi, intenzionato a riportare l’Egitto sunnita al centro della politica mediorientale. A tal proposito, va ricordato che una della accuse contro l’ex Presidente Morsi, è proprio quella di aver passato informazioni segrete all’Iran, durante il periodo di Ahmadinejad.

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L’Occidente guarda ad Hassan Rohani come all’uomo della speranza, colui che sarà capace di portare in Iran la democrazia e rendere la Repubblica Islamica una garante della sicurezza nella regione mediorientale ed asiatica. A tal proposito, addirittura, il quotidiano inglese The Guardian ha proposto proprio Rohani come il candidato per il premio Nobel per la pace. Ancora una volta, quindi, un premio Nobel da assegnare ad un leader internazionale senza che questo abbia ancora dimostrato niente e che, soprattutto, quello che sta mettendo in pratica non ha niente di differente da quanto avveniva nel passato.

Già, proprio così; oltre a non aver cambiato la politica interna, Hassan Rohani non ha cambianto nulla – se non l’approccio diplomatico più conciliante – nella politica estera dell’Iran. A dimostrare che il nuovo corso di Teheran è identico al precedente, ci ha pensato oggi Hussein Amir Abdollahian, Vice Ministro degli Esteri iraniano responsabile del Dipartimento Paesi Arabi ed Africani. Hussein Amir Abdollahian, per la cronaca, è un diplomatico iraniano di lungo corso ed è l’uomo che, quotidianamente, si occupa di aree come la Siria, il Libano, l’Iraq, la Palestina, lo Yemen, l’Egitto ed il Bahrain.

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In una intervista concessa ad Al Monitor, Hussein Amir Abdollahian, non soltanto ha ribadito il sostegno – senza condizioni – al dittatore siriano Bashar al Assad, ma ha anche rimarcato che Teheran mantiene strettissimi contatti con l’organizzazione terrorista palestinese Hamas. In merito alla Siria, più precisamente, Abdollahian ha affermato che “Noi (l’Iran, NdA) appoggiamo Assad, la sua soluzione politica e le sue riforme. L’Iran sostiene la Siria come membro del blocco della resistenza e…ritiene Assad il Presidente legittimo della Siria sono alle prossime elezioni”, Il diplomatico iraniano, quindi, ha evidenziato come una collaborazione tra l’Arabia Saudita e l’Iran , potrebbe riuscire ad arginare efficacemente il terrorismo di Al Qaeda. Ottima idea, peccato però che Teheran continua a sostenere i ribelli sciiti in Yemen, favorendo direttamente l’instabilità del Golfo Persico e della stessa Arabia Saudita! Senza contare i missili che i Pasdaran hanno inviato ai Talebani in Afghanistan, alleati diretti di al Qaeda…

Rispondendo quindi ad una domanda specifica sul rapporto con Hamas, Abdollahian ha affermato che il rapporto tra l’Iran e l’organizzazione terrorista islamica palestinese resta molto forte e rivela che, proprio in questi giorni, i terroristi “Khaled Meshaal e Islamil Hanyeh sono stati ricevuti in Iran”. Anzi, aggiunge il diplomatico iraniano, “è possibile trovare rappresentanti di Hamas in Iran in ogni momento“. Subito dopo, quindi, Abdollahian parla dell’Egitto, evidenziando come i rapporti con Il Cairo sono buoni “ad ogni livello” e criticando Morsi per non aver tenuto in considerazione diverse problematiche. Peccato, però, che si tratta dello stesso Egitto che quotidianamente combatte i terroristi islamici – pagati e sostenuti da Hamas – che hanno reso la Penisola del Sinai una zona di traffici illeciti e sofferenza. Quindi, considerando che i terroristi di Hamas arrivano in Iran per ottenere finanziamenti, Teheran dovrebbe spiegare al Governo egiziano come mai – nonostante i buoni rapporti – continua a sostenere l’organizzazione che per eccellenza mette in pericolo la stabilità egiziana…

Documenti pubblicati dai giornali egiziani che dimostrano il ruolo di Hamas nell'instabilità nel Sinai

Documenti pubblicati dai giornali egiziani che dimostrano il ruolo di Hamas nell’instabilità nel Sinai

Al di là delle contraddizioni, leggendo le parole di Hussein Amir Abdollahian, sorge spontanea una domanda; che cosa è cambiato nella politica estera iraniana dopo l’elezione di Rohani? Se quello Al Monitor riporta è vero, come è ovvio, ci sembra che la politica estera del Governo Rohani sia identica a quella di Ahmadinejad e sia caratterizzata, ancora una volta, dal sostegno a leader ed organizzazioni che diffondono terrore e morte. Sarà forse proprio per questa continuità che, lo Hussein Amir Abdollahian, è stato confermato senza indugio dal neo Ministro Zarif nella stessa identica posizione che occupava al tempo in cui Ali Akbar Salehi era Ministro degli Esteri. Per la cronaca oggi Ali Akbar Salehi è il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana…

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