Posts contrassegnato dai tag ‘Mohammad Javad Zarif’

Ban Ki-Moon meets Matteo Renzi

Il 25 settembre scorso, il Primo Ministro italiano Matteo Renzi interveniva, per la prima volta, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Emozionato, il Premier ha fatto uno speech di circa 20 minuti in cui, chiaramente, ha delineato la linea che l’Italia intende seguire in politica estera. Così, mentre il Ministro degli Esteri Mogherini descriveva l’Iran come un alleato prezioso contro Isis (ha parlato di Iran come di “game changer“), il suo capo di Governo descriveva esattamente l’opposto, ovvero tutte le ragioni per cui un paese democratico come l’Italia non può allearsi con un regime spietato e omicida come la Repubblica Islamica dell’Iran. Abbiamo voluto ripercorrere il discorso di Renzi all’ONU, per darvi la riprova – con i fatti – della non naturalità di questa vicinanza tra Roma e Teheran. Seguiteci!

  • Matteo Renzi ha descritto l’Assemblea Generale dell’Onu come un luogo ove “ha ancora un senso costruire un orizzonte dei diritti, di rispetto, di libertà e di pace”

Orbene: la Repubblica Islamica è l’anti diritto per eccellenza. Solamente nell’ultimo anno, da quando Rouhani ha preso il potere, gli abusi dei diritti umani sono ormai incontrollati. La Repubblica Islamica ha mandato a morte oltre 900 esseri umani e ha imprigionato sempre piu’ attivisti e giornalisti. Presto, quindi, il regime chiuderà i pochi spazi di libertà mettendo un freno all’uso di social networks a e applicazioni chat sui mobile. In Iran, come vi abbiamo già detto, si finisce in carcere per un commento sbagliato su Facebook o, se sei donna, per voler assistere ad una partita di pallavolo…Per quanto concerne la pace, Teheran è praticamente la prima fonte di instabilità della regione Mediorientale, finanziando terrorismo (Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica) e regimi assassini (Bashar al Assad). Senza contare il programma nucleare e missilistico iraniano, ancora oggi una fonte di preoccupazione di tutta la Comunità Internazionale (su cui Teheran ancora non intende dare serie risposte).

  • “La via d’uscita della politica è l’unica soluzione per impedire l’emorragia di sangue che sta causando tanti, troppi, lutti nel Mediterraneo e nel Medioriente”

Tra i Paesi che vanno annoverati come principali responsabili di questi lutti, c’è proprio l’Iran: Teheran ha mantenuto in vita Bashar al Assad, causando l’esodo di milioni di profughi siriani in tutto il mondo, Europa in primis. Gli stessi profughi disperati di Gaza, non sono solo il risultato della guerra tra Palestinesi e Israeliani, ma sono soprattutto il risultato del terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, organizzazioni addestrate dai Pasdaran e finanziate dai Mullah. Questa cappa khomeinista nella regione Mediterranea, ha sinora causato decine e decine di morti e, soprattutto, tanti troppi rifugiati.

  • Grazie all’operazione Mare Nostrum sono state salvate 80000 vite umane: “80.000 persone strappate dal Mediterraneo come cimitero”

Ha ragione il Primo Ministro Renzi ha sottolineare l’importanza dell’operazione Mare Nostrum. Non si può però di però dimenticare che, come suddetto, molti di questi disperati sono cittadini siriani a cui la vita normale è stata strappata da un regime brutale, quello di Bashar al Assad, tenuto in vita principalmente dai soldi della Repubblica Islamica e dal sostegno delle milizie sciite al servizio dei Pasdaran. Senza l’intervento dell’Iran al fianco di Assad, probabilmente, il regime Bhaatista non sarebbe sopravvisto e la Siria non sarebbe caduta in preda alla guerra civile ed ai jihadisti sunniti di Isis e di al Nusra.

  • “L’Isis non è semplicimente la minaccia terroristica in una determinata regione, ma è il rischio per l’intera comunità per le donne e gli uomini che si vogliono definire umani”

Giustissimo. Come già evidenziato, però, il male di Isis è figlio diretto del male iraniani, di quell’intervento settario dei Pasdaran a favore di Damasco e contro i sunniti in Siria. Pensare di sconfiggere il male assoluto di Isis, in alleanza con il male assoluto dei Pasdaran e salvando il male assoluto di Assad, finirà per ritorcersi contro l’intera stabilità mediorientale. Senza contare che, moltre tribu’ sunnite irachene, sono passate con Isis non per l’estemismo religioso che le caratterizza, ma come reazione alla politica filo iraniana di Al Maliki, ex Primo Ministro iracheno. Senza contare che, il Ministro Hadi al Amiri, ha espresso la sua ammirazione per Qassem Suleimani – capo della Forza Quds – e comandante delle Brigate Badr, braccio armato del partito iracheno sciita Isci, addestrate e finanziate direttamente dall’Iran…

  • “Davanti allo sguardo delle tante vittime del fanatismo non possiamo restare inermi”

Sante parole. Questa affermazione però deve valere sia per le vittime del fanatismo di Isis ad Erbil e sia per le migliaia di vittime del genicidio siriano portato avanti da Bashar al Assad, con la copertura dell’Iran…

  • “L’Italia ha contribuito e continuerà a contribuire in Libano con i nostri militari”

Il motivo principale per cui il Libano, oggi, non ha pace, è per l’occupazione che Hezbollah – organizzazione creata dall’Iran – fa del sud del Paese. Un vero e priprio Stato nello Stato, che prende ordini da Teheran e non da Beirut. Con le sue milizie, non a caso, Hassan Nasrallah è intervenuto in Siria al fianco delle forze lealiste di Bashar al Assad, contribuendo attivamente ad uccidere innocenti siriani, primi fra tutti donne e bambini. Su questi terroristi, purtroppo, neanche UNIFIL 2 ha potere: continuano a ricevere armi e soldi dai Mullah, senza spartire nulla con il Governo centrale, pur volendo comandare all’interno dell’esecutivo libanese. Senza mutare Hezbollah e renderlo un potere altro dall’Iran, nessuna stabilità sarà possibile per il Libano. Il Paese resterà sempre ostaggi di questi fanatici seguaci di Khomeini!

  • “Non ci sarà pace nella regione fino a quando quella che veniva chiamata la pace di Abramo, tra israeliani e palestinesi…Noi non ci stancheremo di domandare pace per Gerusalemme…il cessate il fuoco a Gaza sarà consolidato e rispettato soltanto se tutti saremo consapevoli del diritto per il popolo palestinese di avere una patria e…del dovere di Israele di esistere. Tutta la Comunità Internazionale deve sostenere questo processo”

La Repubblica Islamica è il primo nemico del processo di pace tra Israeliani e Palestinesi. Non soltanto non riconosce il diritto di esistere di Israele e nega la veriticità dell’Olocausto. C’è di peggio: sostenendo attivamente gruppi terroristi come Hamas e la Jihad Islamica, la Repubblica Islamica attacca direttamente quella leadership palestinese – attualmente guidata da Abu Mazen – su cui l’Occidente punta per firmare la pace con gli israeliani. Per quanto riguarda Gaza e Gerusalemme, poi, vogliamo ricordare che i missili di Hamas che hanno scatenato la recente crisi di Gaza, sono stati inviati ai jihadisti sunniti da Teheran (o l’Iran ha fornito il know-how); Gerusalemme, poi, ha visto protagonista lo stesso Hassan Rouhani di parole minacciose e terrificanti: il “moderato” Presidente iraniano ha promesso di “liberare la Moschea di al Aqsa”…

  • Stabilità del Sudan

Qui basti sapere che l’Iran ha usato il Sudan come base per il traffico di armamenti e predicazione dello sciismo nel Paese. Rencentemente, non a caso, il Sudan ha obbigato la Repubblica Islamica a chiudere i centri culturali nel Paese, colpevoli di diffondere il khomeinismo tra i giovani.

  • “Tutte le minoranze religiose hanno diritto di essere difese. Mai come in questo periodo tanti cristiani sono stati uccisi in ragione della loro fede”.

In Iran sono quotidianamente arrestati e torturati membri di minoranze religiose quali i cristiani evangelici e i Baha’i. Per loro, il regime usa l’accusa di apostasia o di minacci contro la sicurezza dello Stato. Entrambi crimini per cui, molto spesso, viene usata la pena di morte o la lunga detenzione. Per questi prigionieri di fede, il mondo resta zitto, in nome di un bigotto realismo che sacrifica i diritti stessi del popolo iraniano e i valori su cui l’Occidente – e le Nazioni Unite stesse – si basano. La sottovalutazione della persecuzione dei cristiani – definita da Renzi il “dramma del nostro tempo” – avviene in primis proprio chiudendo gli occhi davanti alle azioni dei Mullah contro i fedeli di Cristo.

  • Una nuova moratoria contro le esecuzioni capitali

Se l’Italia vuole seriamente essere portartice e promotrice di questa Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte, sicuramente non può avere rapporti stretti con la Repubblica Islamica, prima fruitrice della pena capitale come mezzo per punire i reati. Non è possibile incontrare Rouhani e Zarif, rappresentanti di un Paese che – in meno di un anno – ha impiccato 900 prigionieri. Un record drammatico su cui la diplomazia europea – e quella italiana – tacciono…

  • “Non aggiungiamo barbarie alle barbarie”

Esatto! Non leghiamo la democrazia antifascista italiana, al regime clerico-fascista dell’Iran. Non alleiamoci con Teheran in nome di Isis, non aggiungiamo barbarie alle barbarie!

[youtube:http://youtu.be/_6wAK99Ml58%5D
Annunci

filter_internetcafe2

La scorsa settimana il Ministro degli Esteri della Polonia, Radoslaw Sikorski, ha visitato l’Iran, allo scopo di far ripartire le relazioni diplomatiche tra Varsavia e Teheran. Probabilmente, quello che Sikorski pensava di trovare era una nuova Repubblica Islamica, guidata dal “moderato” Hassan Rohani. Peccato che, come diciamo sempre, dietro le belle parole, il regime iraniano lo stesso.  Così, al contrario, quello che  il rappresentante polacco ha trovato è il solito Iran autoritario, oppressivo e fondamentalista. Deluso, Sikorski non ha potuto fare a meno di denunciare quello che ha visto con i suoi occhi durante la conferenza stampa ufficiale con il Ministro degli Esteri iraniano Zarif (video sotto). Parlando davanti ai giornalisti, Sikorski ha rivelato che – mentre si trovava nella sua stanza d’albergo ad Isfahan – ha tentato di visitare uno dei maggiori siti di informazione polacchi, la Gazeta Polska. Peccato, però, che l’accesso al sito gli sia stato negato dalla censura imposta dal regime alla Rete Internet. Il Ministro polacco ha detto di essere rimasto scioccato quando ha visto apparire il banner di “divieto di accesso” e ha affermato di voler avviare un dialogo con Teheran in merito ai diritti umani. Ovviamente, di tutto quanto successo in conferenza stampa e delle parole di Sikorski a Zarif, in Iran non è trapelato nulla. Il regime, come ha rivelato via Twitter lo stesso Ministro polacco, non soltanto ha censurato la parte della conferenza stampa sgradita, ma ha anche omesso ogni menzione in merito al dialogo tra Sikorski e Zarif sul negazionismo della Repubblica Islamica.

cccc

parte 2

Purtroppo per Sikorski, il suo buon proposito di avviare un dialogo con Teheran sui diritti umani, si risolverà in un grande fallimento. Teheran, come noto, rifiuta qualsiasi dialogo in merito alla democrazia e alla libertà e continua a censurare, impiccare, condannare al carcere e silenziare, tutti coloro che hanno un pensiero diverso dall’establishment. Ad ogni modo, la coraggiosa denuncia pubblica di Sikorski rappresenta un buon modello per tutti i rappresentante politici Occidentali che intendono visitare la Repubblica Islamica: sbattere in faccia ai dirigenti iraniani i loro crimini, indubbiamente, rappresenta una delle vie necessarie per dare al popolo iraniano la libertà che merita.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=qp_ZkrhqODc%5D

Una notizia clamorosa è stata pubblicata in questi giorni da Al Jazeera: secondo il canale arabo, infatti, sarebbe tornato operativo in Iran il terrorista di al Qaeda Yasin al Suri, anche noto come Ezedin Abdel Azizi Khali. Al Suri, vogliamo ricordarlo, era stato fermato dal regime iraniano dopo che il Dipartimento di Stato americano aveva denunciato nel 2011 l’esistenza di una rete dell’organizzazione sunnita al Qaeda all’interno della Repubblica Islamica. La cellula, con il beneplacito di Tehran, era composta da sei persone: Yasin al Suri, capo del gruppo, Atiyah Abd al Rahman, Umid Muhammadi, Salim Hasan Khalifa Rashid al-Kuwari, Abdallah Ghanim Mahfuz Muslim Khawar e Ali Hasan ‘Ali al-Ajmi. La cosa drammatica è che, secondo quanto reso noto, al Suri starebbe usando proprio l’Iran come base per coordinare l’invio di jihadisti in Siria.

Una foto Yasin al Suri, diffusa dal Dipartimento di Stato americano. Su di lui pende una taglia di 10 millioni di dollari.

Una foto Yasin al Suri, diffusa dal Dipartimento di Stato americano. Su di lui pende una taglia di 10 millioni di dollari.

Il sostegno continuo – anche sotto Rohani – dell’Iran ad al Qaeda, non stupisce chi conosce la storia. Nella sua visita in Libano, lo scorso 13 Gennaio, l’attuale Ministro degli esteri iraniano Zarif si è recato a rendere omaggio alla tomba del terrorista di Hezbollah Imad Mugniyah, ucciso a Damasco nel 2008 (foto sotto). Imad Mugniyah non è stato solamente un elemento centrale degli Ayatollah per il controllo del Libano, ma ha anche svolto un ruolo fondamentale nel sostenere i progetti eversivi di Bin Laden e nel trasformare al Qaeda in network di morte internazionale.

untitled

Secondo quanto dichiarato dal terrorista Ali Muhamed davanti alla Corte di New York nel 2000, nel 1993 in Sudan sarebbe avvenuto il primo incontro tra Imad Mugnyah e Osama Bin Laden. Con lo scopo di colpire il comune nemico, gli Stati Uniti, Mugniyah avrebbe convinto Bin Laden ad usare la strategia degli attentati suicidi, applicata con successo da Hezbollah sin dal 1983 in occasione degli attacchi contro i soldati americani e francesi a Beirut. Convinto dal terrorista libanese al soldo di Teheran, Osama Bin Laden quindi ha applicato la strategia dei kamikaze negli attentati in Kenya e Tanzania negli anni ’90.

Quanto rivelato da al Jazeera, quindi, rappresenta una nyova conferma di quanto già affermato su questo sito: Teheran e Damasco stanno volontariamente sostenendo la presenza di al Qaeda nel conflitto siriano allo scopo di colpire l’immagine dell’opposizione democratica. Purtroppo, questa strategia sta pagando e l’Occidente, come Ginevra 2 ha dimostrato, sta abbandonando il sostegno ai ribelli. Nel frattempo, senza pietà, Bashar al Assad continua a massacrare liberamente donne e bambini. Va ricordato, tra l’altro, che anche durante la rivoluzione libica gruppi di Al Qaeda e di Hezbollah collaborarono contro Gheddafi. In questo audio che vi proponiamo, Tayeb el Safi – fedele al ditattore libico – riceve la comunicazione che terroristi di al Qaeda e di Hezbollah sono entrati insieme ad Adjadabiya.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=mttGF-YFIsI%5D

MEIN KANF IN IRAN

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, un giorno per ricordare la liberazione degli ebrei dai campi di concentramento e per non dimenticare tutti i crimini commessi dal regime nazista. Cogliamo, quindi, questa occasione per parlarvi dell’antisemitismo in Iran, una piaga che – purtroppo – sebbene non supportata dalla popolazione ha toccato i governi al potere a Teheran diverse volte ed è oggi attivamente sostenuta dagli Ayatollah. In principio fu Reza Shah Pahlavi, ufficiale dell’esercito impadronitosi nel 1921, ad essere affascinato dal nazismo e dall’idea di una superiore razza ariana. Lo Shah divenne, purtroppo, un seguace dell’ideologia e lavorò attivamente per costruire un asse strategico con Berlino. Questo asse, nell’ottica dello Shah, doveva servire per ricreare un grande impero persiano, fondato sul culto della sua persona e della razza indoeuropea. Trasformato il nome del paese in “Iran”. lo Shah permise ai tedeschi di installare nel Paese un vero e proprio ufficio politico, il cosiddetto Germany’s Foreign Affairs Bureau, ove le varie spie dei nazisti operarono attivamente per provocare colpi di stato in altri Paesi vicini.

REZA SHAH HITLER

Come noto, un’altra pedina dei nazisti in Medioriente era il Mufti di Gerusalemme, Amin al Husseini (padre politico di Yasser Arafat). Amin al Husseini era un feroce antisemita ed emise numerose fatwe in sostegno dell’ideologia hitleriana. Nel 1941, quindi, al Hosseini tentò di organizzare un golpe pro Nazista a Baghdad, con l’aiuto di Kharaillah Tulfah, futuro padrino politico di Saddam Husseini. Scopo del golpe era soprattutto quello di conquistare i campi petroliferi iracheni e metterli a disposizione delle truppe naziste. Il piano fallì e Amin al Hosseini trovò rifugio priprio in Iran ove provò, anche in quel caso, ad inviare il greggio iraniano alle truppe di Hitler di stanza in Cecoslovacchia e Austria. Come noto, grazie al golpe che portò al potere Mohammad Reza Pahlavi, il regime filo nazista iraniano fu abbattuto e la locale comunità ebraica, tra le più antiche del continente asiatico, riuscì a salvarsi dalle deportazioni ed a rifiorire culturalmente ed economicamente.

AMIN AL HOSSEIN HITLERL’arrivo al potere dell’Ayatollah Khomeini nel 1979 e la creazione della Repubblica Islamica, purtroppo, hanno riportato l’antisemitismo al centro della politica iraniana.  Nonostante il fatto che, ufficialmente, Teheran protegga la locale Comunità ebraica e che ne garantisca anche la rappresentanza in parlamento (un deputato), il regime degli Ayatollah usa la cornice dell’antisionismo e dell’antiamericanismo per ripropinare, costantemente e senza pietà, i pericolossimi stereotipi che hanno determinato la morte di milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. In Iran, infatti, sono facilmente reperibili copie dei Mein Kamp tradotte e in Farsi e il regime incoraggia e finanzia, attivamente, eventi culturali intesi a dare una immagine negativa del mondo ebraico. Qui sotto, priprio ricollegate alla memoria, vi riportiamo solamente alcuni esempi di vignette che potrete trovare pubblicate sui media iraniani, molto spesso quelli più vicini alla Guida Suprema, al Presidente o ai Pasdaran.

 IRAN VIGNETTA 2         IRAN VIGNETTA 3

Il Governo iraniano, chiaramente, giustifica questi accadimenti come un legittimo attacco politico al suo principale nemico, Israele, un Paese che Teheran non ha mai riconosciuto e di cui chiede perennemente la cancellazione dalle mappe. In nome di questo odio verso i sionisti, quindi, il regime iraniano finanzia il terrorismo in  tutto il mondo, sostenendo attivamente organizzazioni terroriste e regimi che, proprio dell’ideologia hitleriana, hanno fatto un loro culto centrale. Ed ecco, quindi, il motivo per cui i militanti del corpo iranino dei Basij o di organizzazioni eversive quali Hezbollah e Hamas, usano quotidianamente il braccio teso in stile nazista come segno di saluto reciproco.

hamas_nazi

HEZBOLLAH NAZI

Nonostante i biechi tentativi del regime di dare una forma “politically correct” al suo antisemitismo, la vera natura di questo odio promosso dal regime, è difficulmente mistificabile. Ed ecco allora, spiegato perchè l’ex Presidente Ahmadinejad si è sempre sentito libero di negare la veriticità dell’Olocausto e di organizzare a Teheran – nel dicembre del 2006 – una conferenza negazionista promossa e sostenuta dall’allora Ministro degli Esteri Mottaki. La conferenza, purtroppo, vide anche la partecipazione di rappresentanti italiani (il futurista Leonardo Clerici). Non solo: nel 2009 il regime promosse la produzione di un film intitolato “Il Cacciatore del Sabato”. una pellicola che riproponeva intatti tutti gli stereotimi – anche fisici – promossi dal nazismo. Il film, di cui vi proponiamo un lungo spezzone con annessi sottotitoli in inglese, venne trasmesso con enfasi e clamore dalla TV di stato iraniana IRIB.

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=4NFJdmYUKv0%5D

Dopo l’elezione di Hassan Rohani alla Presidenza, quindi, il regime iraniano sta cercando di uscire dall’isolamento internazionale. Il Presidente Rohani, si badi bene, ha sembre sostenuto attivamente la posizione del regime sul tema dell’antisionismo e della caratterizzazione negativa del mondo ebraico. La charm diplomacy che Teheran ha adottato in questi ultimi mesi, purtroppo, ha dato l’idea che l’attuale Governo avesse cambiato qualcosa in materia, ma la verità è ben diversa. Come abbiamo già denunciato, infatti, la posizione ufficiale del regime iraniano non è assolutamente cambiata e le piccole aperture messe in atto in particolare dal Ministro degli Esteri Zarif, hanno determinato una dura reazione da parte degli Ayatollah. Per la cronaca, Zarif si è dovuto recare personalmente di fronte alla Commissione esteri del Parlamento iraniano, per spiegare la sua posizione sull’Olocausto, considerata alternativa rispetto a quella della Guida Suprema Ali Khamenei

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=BWyFFw9ID2o%5D

imagesCAWWVTI4

Il 20 gennaio il cosiddetto Joint Plan of Action è entrato in vigore. In poche parole, l’accordo raggiunto tra il 5+1 e Teheran a Ginevra nel novembre del 2013 è diventato operativo e parte delle sanzioni internazionali verso il regime degli Ayatollah verrà gradualmente ammorbidita. Secondo la diplomazia occidentale, questo lifting porterà nelle casse del regime “solamente 7-8” miliardi di dollari ma, come ammesso dallo stesso regime, i soldi che entranno nelle mani dei Pasdaran e della Guida Suprema saranno molti di più. Basti ricordare che, il 30 novembre scorso, il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha candidamente ammesso che Teheran otterrà 15 miliardi di dollari solamente dagli introiti derivanti dala riduzione delle sanzioni sul settore petrolifero.

Il problema, purtroppo, è che questo ammorbidimento delle sanzioni sta generando – come abbiamo visto in questi ultimi mesi – una corsa al business con la Repubblica Islamica. Come sempre, Teheran sta diffondendo grandi sorrisi, illudendo il mondo sulle sue reali intenzioni di fermare il programma nucleare. La verità, però, è ben diversa e sono gli stessi rappresentanti del regime a rivelare la loro intenzione di non adempiere seriamente agli obblighi previsti dall’accordo di Ginevra. Leggendo il testo del Joint Plant of Action, infatti, l’Iran si impegna nei seguenti sei mesi ad eliminare le sue riserve di uranio al 20% e non aumentare il quantitativo di uranio arricchito al 5% in forma di Uf6 (esafloururo di uranio, utilizzato per la produzione della bomba nucleare). Secondo quanto stabilito in Svizzerà, infatti, Teheran deve convertire metà dell’uranio arricchito al 20% in ossido per la fabbricazione di combustibile per il reattore di Teheran (noto come TRR). La metà dell’uranio al 20% rimanente, quindi, andrà convertità dagli scienziati in uranio arricchito non oltre il 5%. Aspetto centrale, da non dimenticare, tutto il nuovo uranio arricchito al 5% prodotto dall’Iran nei prossimi sei mesi – compreso quello ottenuto con la conversione dell’uranio al 20% – dovrà essere convertito in ossido (UO2), utilizziabile unicamente per la produzione di barre di combustibile per i reattori nucleari.

Qui sotto riportiamo, precisamente ed in lingua originale, quanto previsto in merito dal Joint Plan of Action:

iran nuclear

Dove sta il problema? Il problema, grave, sta nel fatto che l’Iran non ha alcuna intenzione di conformarsi realmente a questo accordo, rinunciato alla crescita della quantità di uranio arricchito in suo possesso. Il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana, il già Ministro di Ahmadinejad Ali Akbar Salehi, ha affermato che la  metà dell’uranio al 20% che Teheran dovrebbe convertire in uranio al 5%, verrà lasciato in forma di Uf6 e non verrà convertito in ossido (agenzia Isna). Così facendo, quindi, Teheran andrà ad aumentare di 400 kg l’uranio al 5% prodotto, raggiungendo una riserva totale di circa 7,150 Kg. Secondo il regime infatti, l’accordo non obbliga Teheran a convertire anche quel nuovo uranio prodotto al 5% in ossido. Si tratta, chiaramente, dell’ennesima lettura unilaterale di un accordo internazionale da parte del regime iraniano. A questo punto, aspetto fondamentale, bisogna capire una cosa: perchè avviene questo? Perchè, se Teheran vuole davvero un programma nucleare pacifico, ha problemi a convertire tutto l’uranio Uf6 in suo possesso in ossido UO2? Lo scopo non dovrebbe essere solo quello di produrre barre di combustibile per i reattori?

salehi

La risposta è, come sempre, davanti ai nostri occhi ed è molto chiara: la Repubblica Islamica non ha affatto volontà di rinunciare a costruire la bomba nucleare. Mantenere l’uranio in forma di Uf6, anche se arricchito solamente solamente sino al 5%, permetterà sempre al regime di far ripartire l’arricchimento al 20% in qualsiasi momento, utilizzando tra l’altro centrifughe 15 volte più veloci delle precedenti (in merito si legga questa agenzia iraniana: Iran’s new centrifuges 15 times more powerful than old ones, says Salehi). Questa hudna (tregua) con l’Occidente, quindi, è meramente funzionale al bisogno del regime di uscire dall’isolamento internazionale e far ripartire una economia praticamente al collasso. Senza contare che, grazie a questo appeasement, gli Ayatollah avranno anche modo di sbarazzarsi delle sacche, sempre più rilevanti, di opposizione interna.

Pensare veramente che un regime come quello iraniano – fondamentalista, khomeinista, terrorista e corrotto – voglia davvero rinunciare a diventare la super potenza mediorientale solamente per far felici gli odiati nemici occidentali, è davvero irrealistico, ingenuo e soprattutto pericoloso…Come riprova di quanto scriviamo, vi riproponiamo un video del 2010 in cui Hassan Rahimpour Azghadi membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale – organo che opera da Qom sotto il diretto controllo della Guida Suprem Ali Khamenei – dichiara senza peli sulla lingua i veri fini della Repubblica Islamica creata da Khomeini. 

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=1tXEA8vdc44%5D

IRAN-ITALY-DIPLOMACY
Questa mattina due siti iraniani hanno riportato una, sinora sconosciuta, indiscrezione in merito alla visita del Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino in Iran. Si tratta, lo precisiamo subito, di una storia piena di condizionali che, chiaramente, andrebbe confermata dalla stessa Farnesina. Noi ci limitiamo, ovviamente, a riportare i fatti. Secondo quanto scritto da Alef e da Jahan News, infatti, al momento dell’arrivo dell’aereo della delegazione italiana in Iran, i funzionari iraniani si sarebbero presentati davanti al Ministro con tre foulard colorati che la Bonino avrebbe dovuto indossare una volta entrata in territorio iraniano.  Secondo i media iraniani, però, il Ministro degli Esteri radicale avrebbe inizialmente rifiutato di indossare il velo. Il rifiuto della Bonino, quindi, avrebbe provocato una sorta di panico nelle autorità islamiche, legate dal reazionarismo degli Ayatollah ad un protocollo molto rigido in materia.
A quel punto, le preoccupate autorità iraniane si sarebbero subito attivate e ci sarebbero stati stati contatti telefonici tra la stessa Emma Bonino, Mohammad Javad Faridzadeh (Direttore Generale del Ministero degli Esteri iraniano ed ex ambasciatore iraniano in Vaticano) e il Ministro degli Esteri iraniano Zarif. Al Ministro Bonino sarebbe stato detto che, senza indossare il velo, tutti gli incontri previsti con i rappresentanti del regime iraniano sarebbero stati annullati.
Solo a questo punto, considerando la situazione, arrabbiata e dopo aver fumato delle sigarette, il Ministro Bonino avrebbe indossato a malincuore il foulard e si sarebbe diretta verso le scale dell’aereo.
Sarebbe interessante sapere, direttamente dalla Farnesina, se quanto riportato dai media iraniani è realtà o pure fantasia. Come detto, per quanto ci concerne, ci limitiamo a dare la notizia, passando la palla a chi – compresi i giornalisti italiani presenti al seguito del Ministro – ha preso parte diretta agli eventi.
Restiamo ovviamente a disposizione per la pubblicazione di eventuali smentite ufficiali in merito (non da parte delle autorità del regime iraniano in Italia).
Una immagini prodotta dai Radicali Italiani per promuovere la candidatura della Bonino a Presidente. E' ripresa da una protesta del 1979 quando il Ministro

Una immagine pubblicata dai Radicali Italiani per promuovere la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Repubblica. La foto è ripresa da una protesta del 1979, quando il Ministro, davanti all’ambasciata iraniana  Roma rivendicava i diritti delle donne iraniane contro l’oppressione khomeinista. 

 

ASSAD

irgc

NASRALLAH

donne