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Mitra Ostad (left) and her husband former Tehran Mayor Mohammad Ali Najafi pose for a picture. Photo: Social media

Una tragedia si e’ consumata ieri in Iran, precisamente a nord di Teheran, ovvero nella parte ricca della capitale. L’ex sindaco riformista di Teheran, Mohammad-Ali Najafi, ha sparato alla sua seconda moglie – Mitra – e si e’ dato poi alla fuga.

Najafi, un riformista, e’ stato Ministro della Scienza, consigliere personale di Rouhani e poi eletto sindaco di Teheran nel 2017. Una carica che ha lasciato meno di un anno dopo, quando un video di lui mentre ballava con alcune ragazze e’ stato diffuso. Neanche a dirlo, il video di queste povere ragazze che ballavano con questo signore attempato, ha fatto infuriare i clerici iraniani, costringendo Najafi alle dimissioni.

Mitra Ostad, 36 anni, era la seconda moglie di Najafi (69 anni). Il loro matrimonio aveva fatto discutere in Iran (Najafi fu accusato di avere con Mitra una relazione extraconiugale). Ad ogni modo, purtroppo, Mitra e’ stata uccisa con numerosi colpi di pistola e l’omocidio ha sconvolto il Paese. Inizialmente Najafi non era sospettato, ma ben preso le indagini hanno portato a lui. L’ex Sindaco di Teheran ha prima provato a fuggire, ma e’ stato in seguito fermato dalla polizia.

La TV iraniana, nell’ennesimo atto di misoginia, gli ha comunque riservato un trattamento preferenziale: Najafi e’ stato intervistato e, come se nulla fosse accaduto, ha affermato di aver ammazzato la moglie perche’ “da 2-3 giorni, litigavamo troppo”. Sempre secondo quanto dichiarato da Najafi alla TV, il suo obiettivo, quando ha tirato fuori l’arma, era quello di spaventare la seconda moglie (insomma uno pacato…), ma poi la donna si sarebbe scaraventata contro di lui e, siccome l’arma era carica, i colpi sono esplosi uccidendo la donna. Versione poco plausibile, data anche la descrizione della scena del delitto (la donna e’ morta con cinque colpi di pistola…).

Le ragioni dell’omocidio di Mitra Najafi, ovviamente, stanno facendo discutere tutto il Paese. Cio’ che si sa e’ che, proprio nel giorno in cui e’ stata uccisa, Mitra avrebbe dovuto rilasciare una intervista a Ensaf News. Intervista nella quale, secondo quanto riporta il sito, Mitra avrebbe voluto ristabilire il suo onore, dopo le accuse per la relazione extra-coniugale con Najafi. Altri, aggiungo anche che Mitra avrebbe voluto rivelare l’esistenza di alcuni documenti, relativi alla corruzione di Najafi, con collegamenti diretti con il Ministero dell’Intelligence iraniano…

Non sappiamo quale sia la verita’ dei fatto ovviamente. Quello che sappiamo e’ che, considerato il “diritto di famiglia iraniano” e la misoginia del regime, Najafi non passera’ tempo in prigione…

Iran leaders

Un grande “fake”!!! Proprio in questo modo si potrebbe descrivere l’attuale rapporto tra il regime iraniano e l’Occidente. Un grande gioco di falsi che, purtroppo, rischia di avere alla fine delle bruttissime conseguenze. Chiaramente, i “fake” di cui vi parliamo, sono di diversa natura: mentre gli Stati Uniti mandano in Iran un’opera d’arte falsificata, l’Iran manda in giro per il mondo negoziatori che hanno il preciso scopo di illudere la diplomazia mondiale sul cosiddetto “nuovo corso iraniano”. Seguiteci e vi spiegheremo meglio.

Durante la visita di Hassan Rohani a New York, l’Amministrazione Obama ha fatto dono al Presidente iraniano di un’opera d’arte teoricamente di valore assoluto: un grifone alato in argento che, secondo la stampa americana, avrebbe avuto un valore di 1 millione di dollari. Il Governo americano, in nome dei nuovi rapporti tra i due Paesi, voleva restituire a Teheran questa scultura ritrovata in una cava di Kalmakarra, situata nella parte Occidentale dell’Iran. Secondo Washington il grifone aveva oltre 2700 anni ed era stato sequestrato nel 2003 dalla polizia ad un mercante iraniano che tentava di rivenderlo illegalmente negli Stati Uniti. Qui sotto la foto del grifone, riportato in Iran con tutti gli onori e innalzato a mo di trofeo da Mohammad Ali Najafi, capo dell’Organizzazion per la tutela del Patrimonio Culturale dell’Iran.

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Peccato che, purtroppo per l’Iran, il dono americano era un falso. Già, proprio cosi: esperti iraniani ed americani, analizzando l’opera sotto il profilo stilistico e tecnico, hanno subito scoperto che si trattava di una imitazione vera e propria risalente, probabilmente, a non più di 14 anni fa. Probabilmente si è trattato di un errore involontario da parte del Governo americano, tratto in inganno dal mancato preventico controllo della scultura e desideroso di compiere un gesto di apertura verso il neo Presidente Rohani.

Mentre Washington manda a Teheran falsi grifoni secolari, Teheran manda in America veri negoziatori con il compito di ingannare l’Occidedente vendendo un “nuovo Iran” che, in realtà, è solo un altro “fake”. La dimostrazione di quanto vi diciamo l’ha data il rappresentante della Guida Suprema Ali Khamenei presso i Pasdaran, l’Hojjat al-Eslam Ali Saidi. Parlando in occasione di un evento in memoria dei Martiri e dei Veterani, Saidi ha detto chiaramente che “la Guida Suprema cambia le sue tattiche, unicamente allo scopo di far sopravvivere i principi”. Entrando nello specifico, quindi, Ali Saidi ha evidenziato come anche l’Imam Ali avesse messo in atto comportamenti diversi, a seconda del periodo storico, ma che ognuno di questo comportamenti orientato a seguire la volontà divina al fine di sconfiggere il nemico. Riferendosi al jihad, Saidi ha rimarcato come il principio del Jihad sia fisso, ma le tattiche con cui combatterlo possano variare a seconda delle necessità del regime stesso. Parlando, infine, dello slogan “morte all’America, il rappresentante di Khamenei ha pubblicamente criticato le posizioni moderate di Rafsanjani e ha evidenziato come la decisione in merito all’eliminazione di questo canto spetti solamente all’Ayatollah Khamenei.

Insomma, in poche parole, Ali Saidi, ha ammesso che Teheran non ha alcuna voglia di cambiare, di aprirsi seriamente all’Occidente e alla democrazia, ma sta unicamente portando avanti la famosa tattica della “dissimulazione” (accettata nell’Islam, particolarmente in quello sciita), allo scopo di salvare il regime e la cerchia al potere nella Repubblica Islamica. Insomma, un bel “fake” a cui – purtroppo – buona parte dell’Occidente sta credendo.  

Ali Saidi, rappresentante di Khamenei presso i Pasdaran

Ali Saidi, rappresentante di Khamenei presso i Pasdaran

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Il Parlamento iraniano ha votato ieri la conferma dei Ministri proposti da Hassan Rohani per il suo nuovo Governo. Dopo diverse sessioni in cui la discussione ha rasentato lo scontro fisico, il Majles ha approvato 15 nomine ministeriali e ne ha rigettate 3. I tre nomi non approvati dai parlamentari iraniani sono quelli di Mohammad-Ali Najafi (proposto da Rohani come Ministro dell’educazione), Jafar Mili-Monfared (proposto come Ministro della Scienza) e Masood Soltanifar (proposto dal neo Presidente come Ministro dello Sport).

L’aspetto interessante del rigetto dei tre candidati è la motivazione che ha portato alla loro bocciatura: mentre Soltanifar è stato considerato “inesperto”, Mohammad-Ali Najafi e Jadari Mili-Monfared sono stati ritenuti troppo vicini all’Onda Verde il movimento popolare che, nel 2009, è sceso in piazza per protestare contro i brogli che hanno determinato la rielezione di Ahmadinejad. Come noto, le manifestazioni sono state represse nel sangue e i due leader della protesta, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, si trovano da anni in stato di arresto.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Il Parlamento iraniano ha messo le cose in chiaro e ha indicato a Rohani la strada che deve percorrere: seguire, senza indugio, la “retta via” dettata dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Si spiega in questo modo, perciò, la decisione del Majles di approvare senza indugi nomine quali quella del criminale Mostafa Pourmohammadi come Ministro della Giustizia – responsabile di centinaia di omicidi – e quella del terrorista Hossein Dehghan, tra i fondatori del gruppo criminale libanese di Hezbollah. D’altronde, cosa aspettarsi da una leadership che esclude una donna da un consiglio municipale perchè “troppo sexi”? Già, proprio quello che è accusto da a Nina Siakhali Moradi – designer e architetto – esclusa, nonostante la vittoria, dalla giunta di Qazvin perchè  i conservatori probabilmente hanno paura di eccitarsi troppo nel vederla…

Nel frattempo, nel silezio dei media italiani, in Iran la minoranza araba – gli Ahwazi – concentrati nell’area del Khuzestan, comincia ad averne piene le scatole del regime degli Ayatollah e del supporto dei Pasdaran al nazista Bashar al-Assad. In segno di protesta, la scorsa settimana gli Ahwazi hanno attaccato un gasdotto e hanno rivendicato l’attacco come un “segno di solidarietà con i fratelli arabi massacrati in Siria”. Nonostante il fatto che la maggioranza della popolazione Ahwazi sia sciita, questa minoranza araba da sempre combatte contro la dittatura dei Pasdaran e vede la fine di Bashar al-Assad come il primo passo per abbattere la velayat-e faqih.

Marg Bar Dictator

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