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Sembra una follia ma e’ cosi: il Direttore dell’Agenzia Atomica iraniana Ali Akbar Salehi, intervistato a Bruxelles, ha affermato che il regime iraniano rispettera’ i diritti umani, unicamente nel caso in cui verra’ rispettato l’accordo nucleare.

In altre parole, Salehi ha indirettamente affermato di essere pienamente consapevole che la Repubblica Islamcia abusa dei diritti umani. Peggio: ha direttamente aggiunto che, tale abominevole comportamente, andra’ avanti nel caso in cui l’Unione Europea non garantisca la sopravvivenza del JCPOA, permettendo di avviare il meccanismo economico di aggiramento delle sanzioni americane.

Si tratta di affermazioni gravissime che, in un mondo normale, dovrebbero immediatamente produrre la condanna di personalita’ politiche come la Mogherini, la Bonino o la Boldrini. Purtroppo pero’, non si tratta di un mondo normale e queste “personalita’”” politiche, resteranno ancora in silenzio. Ovvero, accetteranno passivamente che Teheran candidamente ammetta di violare i diritti umani e di volero continuare a fare. Se non in cambio di un vantaggio: in pratica, ancora una volta, in pieno stile mafioso…

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Dopo vari dinieghi da parte delle autorita’ iraniane, alla fine – davanti alla prova dei fatti – il regime e’ stato costretto ad ammettere la verita’: esiste una proposta di legge che potrebbe essere presto presentata al Parlamento iraniano, per porre definitivamente sotto controllo dei militari, la Rete Internet.

Secondo la proposta di legge – composta da 33 articoli e 4 paragrafi – intende porre tutta la Rete Internet del Paese sotto il controllo dello Stato Maggiore delle Forze Armate (GSAF), che opera sotto il controllo della Guida Suprema Ali Khamenei.

Se questa proposta di legge passasse, alle Forze Armate iraniane verrebbe garantita la possibilita’ di censurare definitivamente tutto il materiale online e monitorare totalmente l’attivita’ degli utenti, impedendo agli utenti di accedere a contenuti digitali non approvati dallo Stato. Questa proposta di legge si unisce alla decisione del regime di lanciare, nel 2016, una Rete Internet Nazionale, che ha gia’ incrementato notevolmente il potere degli apparati di sicurezza di censurare la Rete.

Il progetto di legge nel secondo capitolo, prevede che tutta la protezione dei dati privati, passi sotto il controllo della TIC, la Compagnia di Telecomunicazione, ufficialmente sotto il controllo del Ministero delle Telecomunicazioni, ma in realta’ alle dirette dipendenze non solo della Guida Suprema, ma degli stessi Pasdaran (come lo schema in basso dimostra).

Il terzo e il quarto capitolo della legge, quindi, si propongono di promuovere una rete di messaggistica istantanea nazionale, ovviamente a scapito delle applicazioni sinora usate dagli utenti iraniani per sfuggire alla censura (soprattutto Telegram). Per chi continuera’ ad usare applicazioni di messaggistica istantanea proibite, secondo l’articolo 27, e’ prevista la reclusione da sei mesi a due anni.

Cosi, mentre personalita’ come la Mogherini continuano a discutere su come salvare Teheran dalle nuove sanzioni americane, in Iran il regime lavora indisturbato per chiudere definitivamente ogni minimo spiraglio di liberta’ per la popolazione civile.

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La domanda e’ una sola: chi e’ il vero ipocrita tra i favorevoli e i contrari all’accordo nucleare con l’Iran? Chi e’ il vero ipocrita tra il rozzo Trump e l’elegante Mogherini?

La vulgata popolare, soprattutto in Europa, e’ che gli ipocriti siano coloro che hanno sempre attaccato l’Iran Deal e chi, come il Presidente “rozzo” Trump, ha scelto di abbandonare quell’accordo.

Per chi ha sempre seguito le vicende iraniane, pero’, e’ vero il contrario. Questa affermazione, si badi bene, non e’ data dall’essere pro o contro l’attuale amministrazione americana, ma dai dati di fatto.

Per venderci l’accordo con un regime fondamentalista come quello iraniano, la Presidenza Obama ha chiuso una importantissima inchiesta internazionale sul narcotraffico di Hezbollah, creato una narrativa ad hoc per vendere al pubblico un accordo debole (come ammesso da Ben Rhodes). Anocora: dalla firma dell’accordo nel 2015, l’Occidente ha praticamente chiuso completamente gli occhi davanti agli abusi dei diritti umani commessi dal regime iraniano. In nessun accordo economico con Teheran, infatti, e’ stato mai inserita una minima precondizione riguardante il rispetto dello Stato di Diritto.

Mai, o quasi, la principale rappresentante della politica estera europea, ovvero Federica Mogherini, ha avuto il coraggio di dire una sola parola negativa verso la Repubblica Islamica. Non lo ha fatto in difesa degli attivisti per i diritti umani, non  lo ha fatto per i detenuti politici, non lo ha fatto contro l’uso della pena di morte – anche verso minori – non lo ha fatto mentre l’Iran inviava foreign fighters in Siria, non lo ha fatto mentre aumentavano le repressioni verso le donne e soprattutto non lo ha praticamente fatto durante le proteste anti-regime.

Peggio: per difendere l’Iran Deal – o meglio gli interessi economici con l’Iran – l’Occidente ha negato persino le violazioni dell’accordo nucleare da parte di Teheran. Le ha negate quando all’AIEA continuava ad essere negato l’accesso a Parchin, le ha negate quando l’AIEA denunciava la maggiore produzione di acqua pesante ad Arak, le ha negate mentre Teheran – senza ritegno alcuno – provocava il mondo con decine di test missilistici, con vettori capaci di trasportare ogive nuclari, in violazione della risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza ONU.

In poche parole, qualsiasi cosa si pensi in merito alla decisione di Trump sull’Iran Deal, la vera ipocrisia e’ quella di coloro che, per promuovere i loro interessi economici, hanno permesso la legittimazione di un regime fondamentalista, teocratico, misogino, finanziatore del terrorismo internazionale e responsabile dei peggiori abusi dei diritti umani.

Concludendo quindi, la domanda resta la stessa di prima: chi e’ davvero l’ipocrita tra i contrari e i favorevoli al JCPOA? Chi e’ il vero ipocrita tra Trump e la Mogherini?

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L’Unione Europea ha deciso di estendere le sanzioni contro il regime iraniano, per quanto concerne gli abusi dei diritti umani. Fuori da questo quadro, pero’, all’interno della UE sembra esserci un duro scontro tra Francia e Italia.

La Francia del Presidente Macron, starebbe da tempo premendo per nuove sanzioni contro la Repubblica Islamica, non solo per quanto concerne i diritti umani, ma anche altre questioni di massimo rilievo, quale il programma missilistico del regime iraniano. Un programma che, come noto, minaccia la stabilita’ dell’intera regione Mediorientale. Secondo Macron, nuove misure sanzionatorie in questa direzione, aiuterebbero anche gli Stati Uniti a rimanere all’interno dell’accordo nucleare.

Di converso, l’Italia pare aver scelto una linea opposta. Secondo quanto riporta la Reuters, Roma sarebbe contraria a sanzioni contro Teheran, ritenendo che misure simili abbiano un effetto negativo sulle opportunità di imprese europee di ottenere “lucrativi contratti” in Iran. La diplomazia italiana, quindi, ritiene anche – anche davanti a nuove sanzioni contro l’Iran – Trump decida di allontanarsi dal JCPOA.

Ricordiamo che, decertificando l’accordo nucleare e rimandandolo al Congresso, il Presidente Trump ha affermato che ora spetta agli europei convincere gli Stati Uniti della validità dell’accordo. Un impegno di cui si e’ direttamente fatto carico Macron, trovando pero’ un muro non solo da parte dell’Italia, come riportato da Reuters, ma soprattutto da parte della Mogherini.

Dopo questa decisione, e’ stato creato il cosiddetto gruppo EU4 (Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia), con l’obiettivo di affrontare l’impatto negativo dell’Iran in Medioriente. La prima riunione dell’EU4 e’ stata durante la Conferenza per la Sicurezza di Monaco e si e’ focalizzata sulla crisi in Yemen. Da qui, infatti, gli Houthi lanciano missili iraniani contro le città saudite e degli Emirati.

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Ricevendo il Premier israeliano a Bruxelles, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE, ha evidenziato come la posizione dell’Unione Europea sul conflitto israelo-palestinese non e’ cambiata e che le ambasciate europee non si sposteranno da Tel Aviv alla Citta’ Santa.

Nella stessa conferenza stampa, annunciando un suo prossimo viaggio in Libano, la Mogherini aveva elogiato il ritorno del Premier Hariri a Beirut, il ritiro delle sue dimissioni da Primo Ministro e il sostegno dell’UE alla stabilita’ del Paese dei cedri.

Parole belle da sentire, ma vuote nei fatti: se davvero alla Mogherini e all’UE interessa la pace tra gli israeliani e i palestinesi, la stabilita’ di Gerusalemme e soprattutto quella del Libano, il problema principale non si chiama Donald Trump, ma Hassan Nasrallah, ovvero il Segretario di Hezbollah. 

Se il Libano e’ sull’orlo del collasso, infatti, e’ perché e’ un Paese con un Governo totalmente non in grado di controllare il proprio territorio. Questo perché, da anni ormai, e’ ostaggio di una organizzazione islamista e terrorista sciita, creata dal regime iraniano negli anni ’80 e che solo a Teheran da sempre risponde. E’ stato cosi con gli attentati organizzati in Libano in quegli anni, con la guerra del 2006 contro Israele e soprattutto con l’ingresso di Hezbollah nel conflitto siriano. E’ stato cosi quando, appena qualche giorno fa, un comandante di Hezbollah ha accompagnato il leader della milizia  sciita irachena Asaib Ahl al-Haq, lo sceicco Amin Qais al-Khazali, a visitare il confine tra Libano e Israele.

Come suddetto, se davvero la Mogherini ci tiene alla stabilita’ del Libano e a prevenire un nuovo conflitto regionale, ciò che Mrs Pesc deve pretendere quanto ribadito nella  risoluzione ONU 1701, ovvero quella che pretende il disarmo di tutte  le fazioni armate libanesi, a cominciare da Hezbollah.

Purtroppo, cosi come la Mogherini e’ capace di alzare la voce contro la nuova amministrazione americana, contro il governo israeliano e contro le mosse saudite, lo e’ assai meno – anzi non lo e’ per niente – a farsi valere contro le politiche aggressive e pericolose del regime iraniano. Ovvero, contro la prima causa delle crisi che oggi infiammano il Medioriente…

Ci sono personalità politiche italiane come la Boldrini, la Mogherini e la Bonino che, quotidianamente, si riempiono la bocca di femminismo, diritti umani e necessita’ di difendere l’accordo nucleare con l’Iran. Poco pero’ hanno da dire in merito agli abusi del regime iraniano contro le donne, le minoranze e soprattutto gli attivisti democratici.

Poi ci sono le donne coraggiose, quelle vere, come l’avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh, da anni perseguitata dal regime per la sua attività in favore dei diritti umani. In questi giorni, quindi, Nasrin ha annunciato di rifiutare la richiesta intimatale dai Pasdaran, di presentarsi davanti alla Corte nella prigione di Evin. Lo ha fatto perché, pur consapevole dei rischi, Nasrin sa bene che i tribunali iraniani non seguono le norme e che la sentenza nei suoi confronti e’ praticamente già scritta.

Ufficialmente, Nasrin non sa le ragioni della nuova convocazione da parte della Corte. Probabilmente, pero’, e’ legato alla sua attività di difensore legale, in particolare per la difesa dell’artista  Parastou Forouhar e per quella dei bambini abusati sessualmente. Nel settembre scorso, Nasrin aveva difeso una mamma e una nonna che avevano denunciato gli abusi sessuali di un padre contro la sua piccola figlia. Il giudice iraniano, invece di condannare il padre pedofilo, aveva deciso di accusare la mamma e la nonna di “calunnia”.

Ricordiamo che Nasrin Sotoudeh e’ stata condannata a 11 anni di carcere nel 2010, per essere parte dell’organizzazione Centro di Difesa dei Diritti Umani. Fortunatamente, la sua sentenza fu poi ridotta in appello, fino ad ottenere la scarcerazione nel 2013.

Per lei, per la sua liberazione, per il suo diritto ad esercitare la professione di avvocato senza paura e per i suoi diritti di donna, ne la Boldrini, ne la Mogherini e ne la Bonino, hanno mai speso una singola parola…

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Appena qualche giorno fa, rifiutando di certificare l’accordo nucleare con l’Iran, il Presidente americano Trump, ha rimandato al Congresso il JCPOA, al fine di arrivare ad una rinegoziazione dell’accordo stesso.

Apriti cielo: mentre quasi tutto il mondo arabo elogiava il presidente americano e la sua nuova strategia contro il regime iraniano – non solo l’Arabia Saudita, ma anche l’Egitto – in Europa si e’ aperta una gara per sottolineare come non sia possibile ne auspicabile cambiare nulla dell’accordo nucleare, firmato a Vienna nel luglio del 2015. Seguendo la linea di Teheran, diversi leader europei – capitanati dalla Mogherini – hanno sottolineato come quello firmato sia “il miglior accordo possibile”.

Si tratta di una bugia clamorosa, non solo sulla carta, ma anche sui fatti. Per quanto concerne la carta, infatti, il regime iraniano ha violato numerose volte l’accordo stesso. In particolare, Teheran ha violato l’accordo testando missili balistici con potenzialità di trasporto di una ogiva nucleare e non permettendo agli ispettori internazionali di accedere ad alcuni siti chiave (in primis Parchin), per verificare che il regime iraniano non stia ancora portando avanti progetti per la simulazione di esplosioni nucleari (Sezione T, allegato B, dell’accordo di Vienna).

Che sia impossibile rinegoziare un accordo e’ un falso anche nei fatti: nel 1979, sempre a Vienna, l’Amministrazione Carter firmo’ con i sovietici un accordo noto come SALT II, in cui sostanzialmente non si riducevano gli armamenti nucleari, ma si fissavano dei limiti alla crescita dei propri arsenali nucleari strategici. Con l’arrivo al potere del Presidente Reagan, non solo il trattato Salt non venne ratificato dal Senato americano, ma venne anche sostituito dagli accordi START, che avevano il preciso scopo di ridurre gli arsenali nucleari delle due superpotenze!

Un Occidente unito, sarebbe assolutamente capace di ottenere un nuovo accordo che, in primis, ottenga la possibilità per gli ispettori AIEA di verificare completamente lo stato del programma nucleare iraniano. Davanti alle ritrosie di Teheran, un Occidente unito, sarebbe assolutamente capace di imporre nuove sanzioni, in grado di provocare effetti politico economici all’interno della Repubblica Islamica, in grado di avere effetti devastanti sulla tenuta del regime. Un Occidente unito, quindi, non avrebbe alcun dubbio se inserire o meno i Pasdaran, all’interno delle liste delle organizzazioni terroristiche. 

Il problema e’ solo riuscire a trovare un Occidente unito e riuscire a trovare una o un rappresentante unico della Politica Estera e di Difesa UE, che non continui a fare costantemente la figura della nuova Lady Chamberlain…

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Lady Chamberlan, Federica Mogherini