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Il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi, ha rigettato l’iniziativa del Presidente francese Macron, di riaprire i negoziati con Teheran sul programma missilistico del regime.

Macron, in questo periodo, e’ probabilmente il leader europeo più attivo che, dopo la decertificazione del Presidente Trump, sta cercando di salvare l’accordo nucleare. Trump, come noto, ha decertificato il JCPOA, rimandandolo al Congresso e lasciando agli europei l’incombenza di rinegoziare con il regime iraniano le questioni irrisolte (non solo il programma missilistico, ma anche il ruolo negativo del regime iraniano in Medioriente). Al fine di provare a salvare il salvabile, Macron ha anche chiesto di porre il sistema missilistico iraniano sotto sorveglianza internazionale.

Reagendo a Macron, Qassemi ha ribadito che l’Iran non accetterà alcun compromesso sul programma missilistico e nemmeno ne ridurrà lo sviluppo. Nella stessa conferenza stampa, il Portavoce del Ministero degli Esteri ha rigettato l’accusa della Germania all’Iran, di essere la vera causa della recente escalation di tensioni tra Siria e Israele.

Per completezza, riportiamo anche le reazioni di Ali Akbar Velayati – assistente per gli Affari Internazionali della Guida Suprema Ali Khamenei – che ha chiaramente affermato che, se Macron visitando l’Iran toccherà il tema del programma missilistico, riceverà una dura risposta negativa.

Infine ricordiamo che, secondo l’Allegato B della risoluzione Onu 2231 – quella che ha legittimato l’accordo nucleare di Vienna – al regime iraniano e’ proibito svolgere test missilistici, con vettori “potenzialmente capaci di trasportare una ogiva nucleare”. Secondo gli esperti e secondo i servizi americani, i missili balistici di Teheran sono in grado di trasportare un’arma atomica. Dal 2015, ad oggi, l’Iran ha svolto decine di test missilistici, in piena violazione della risoluzione Onu!

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iran north korea

In questi mesi la Corea del Nord sta costantemente provocando la Comunità Internazionale con i suoi test balistici e nucleari. Provocazioni che, a discapito delle diverse posizioni politiche, sembrano preoccupare tutte le maggiori potenze, a cominciare dalla Cina.

Le preoccupazioni rispetto al comportamento di Pyongyang sono giuste e legittime e non devono assolutamente essere sottostimate. Detto questo, e’ alquanto ridicolo vedere come – mentre il mondo condanna Kim Jong Un – si divide per quanto le posizioni da tenere nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, alleato chiave della Corea del Nord, non solo sul piano politico, ma soprattutto su quello militare.

Da anni, infatti, Teheran e Pyongyang collaborano direttamente nel settore missilistico (scarica il report). Politicamente parlando, l’uomo di contatto degli iraniani in Corea del Nord e’ il numero due del regime, Kim Yong-nam. Militarmente parlando, quasi tutti i missili balistici più pericolosi in possesso dell’Iran, sono tecnologicamente basati sui missili balistici nordcoreani. Uomini dell’Ufficio 39 e 99 del Partito dei Lavoratori nordcoreano, hanno visitato segretamente l’Iran, incontrandosi con i comandanti dei Pasdaran. Si tratta dei tecnici del regime comunista, incaricati di controllare e sviluppare tutti i programmi missilistici e nucleari.

Tra le altre cose, basterebbe semplicemente tenere in seria considerazione le parole dei rappresentanti del regime iraniano, per capire quanto i rapporti tra Teheran e Pyongyang sono stretti e preoccupanti: qualche anno addietro, ad esempio, fu Khamenei in persona a specificare che “Iran e Corea del Nord hanno gli stessi nemici, e per questo devono “marciare insieme per raggiungere obiettivi comuni”. Solamente un anno fa, quindi, fu Hossein Shariatmadari – consigliere di Khamenei – ad invitare il regime iraniano ad imitare il comportamento di quello nordocreano.

Ricordiamo infine che, come il video qui sotto testimonia, uno dei rarissimi viaggi compiuti da Khamenei all’estero, fu proprio in Corea del Nord. Era il 1989, lo stesso anno in cui Khamenei fu nominato Guida Suprema.

Se abbiamo mantenuto la gittata dei nostri missili entro i 2000 chilometri, non e’ per mancanza di mezzi tecnologici…noi seguiamo una dottrina strategica…ad oggi l’Europa non e’ una minaccia, per questo non incrementiamo la gittata dei nostri missili. Ma, se l’Europa vuole diventare una minaccia, noi aumenteremo la gittata dei nostri missili“.

Queste parole non sono state pronunciate da un rappresentante qualsiasi del regime iraniano, ma direttamente dal Generale Hossein Salami, vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie, anche noti come Pasdaran.

Si tratta della reazione del regime alle parole del Presidente francese Macron che, pur difendendo l’accordo nucleare con il regime iraniano, ha chiesto di riaprire il dialogo per quanto concerne il programma missilistico di Teheran. Una richiesta a cui tutto l’establishment del regime, Rouhani e Zarif in testa, hanno risposto picche.

Neanche a dirlo, il regime clericale ha risposto alle richieste francesi nel solo modo che conosce: minacciando. In particolare, lo ha fatto minacciando di usare il suo parco missili balistici, capaci ormai di trasportare un ordigno nucleare.

Sarebbe interessante allora sapere cosa ne pensa Federica Mogherini che, in tutti questi anni, non ha fatto che coprire le violazioni dell’accordo nucleare compiute dal regime iraniano, soprattutto quelle legate all’allegato B del JCPOA (quello che vieta test missilistici con vettori capaci di trasportare un ordigno nucleare).

Aggiungiamo che, purtroppo, già oggi, il regime iraniano ha sviluppato almeno due tipi di missili balistici – il Sejjl e il Soumar – capaci di colpire tutto l’est Europa e parte del territorio italiano.

IranMissiles

 

hossein shariatmadari

Hossein Shariatmadari, Direttore del quotidiano iraniano Kayahn e consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha denunciato l’accordo nucleare firmato dall’Iran nel 2015, sostenendo che Teheran in quell’accordo ha solo fatto concessioni, senza ottenere nulla.

Shariatmadari, nominato Direttore di Kayahn da Khamenei stesso, ha rimarcato come gli Stati Uniti non abbiano intrapreso alcuna azione contro la Corea del Nord, nonostante il programma nucleare e missilistico di Pyongyang. “Al contrario dell’Iran”, ha evidenziato Shariatmadari, “la Corea del Nord non ha il sostegno popolare verso il suo Governo…per questo l’Iran, puo’ tranquillamente resistere agli Stati Uniti”.

Per queste ragioni, Hossein Shariatmadari ha invitato il Governo Rouhani ad imitare quello nordcoreano, senza temere alcuna ripercussione da parte di Washington. Pochi giorni fa, il Telegraph ha denunciato che proprio l’Iran sta aiutando la Corea del Nord, ad ottenere la bomba nucleare.

 

Lo scorso 6 marzo, giustamente, la Farnesina ha duramente condannato il lancio di quattro missile balistici da parte del regime nordcoreano. Nel comunicato di condanna, il Ministero degli Esteri italiano ha denunciato come, questi test, “costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una aperta violazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza” (Farnesina). Perfetto e assolutamente condivisbile.

Ciò che risulta non condivisibile e difficilmente comprensibile, è la motivazione che porta il Ministero degli Esteri italiano a condannare la Corea del Nord, senza però riservare lo stesso trattamento al regime iraniano. Eppure, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump alla Presidenza americana, la Repubblica Islamica ha diverse volte provocato gli Stati Uniti testando missili balistici. Azioni talmente gravi che, dopo il test avvenuto lo scorso 30 gennaio, la Casa Bianca ha annunciato addirittura di aver posto la Repubblica Islamica “on notice, ovvero di averle dato un cartellino giallo prima della definitiva espulsione. A quel cartellino, per la cronanca, ha fatto seguito la scelta del Dipartimento di Stato americano di approvare nuove sanzioni contro personalità e compagnie del regime iraniano (The Guardian).

Nonostante la dura posizione dell’Amministrazione Trump, dall’Italia non vennero reazioni a quei test balistici iraniani. Cosi come non sono pervenute reazioni dalla Farnesina ai test missilistici compiuti dal regime iraniano successivamente. Soprattutto per l’ultimo test con due missili balistici modello Fateh 110 compiuto da Teheran lo scorso 7 marzo 2017, ergo dopo quello nordcoreano (Defense News). Eppure, la risoluzione ONU 2331 del 2015, espressamente invita l’Iran a non compiere test missilistici e vieta di compiere quelli con missili capaci di trasportare armamenti nucleari (ONU). Come ammesso dallo stesso James Clapper, ex Direttore della National Intelligence statunitense, i missili balistici iraniani sono tutti “intrisecamente capaci di trasportare un ordigno nucleare” (Arms Control Wonk).

Rivelevando questa anomalia della Farnesina sulla posizione sulla Corea del Nord rispetto a quella sull’Iran, sottolineiamo come si tratti di un pericoloso doppio standard. Soprattutto perchè. come ampiamente dimostrato, Iran e Corea del Nord collaborano nel settore missilistico, tanto che recentemente è stato notato come una fabbrica di missili nordcoreana presso Geumchang-ri, sia praticamente identica ad una fabbrica di missili iraniana situata a Tabriz (Strategic Sentinel).

Non sappiamo dire da cosa derivi questo silenzio del Ministero degli Esteri italiano sulle violazioni iraniane. Se, però, la posizione più soft fosse derivata da interessi anche legati al settore economico, sarebbe sicuramente una grave ingenuità da parte della Farnesina. Solamente i rapporti commerciali con Paesi che veramente rispettano lo Stato di Diritto e gli accordi internazionali firmati, possono avere la certezza della loro riuscita reale. Indubbiamente, il regime iraniano non è tra questi Paesi!

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Il video che vi mostriamo qui di seguito, riprende il momento del lancio di due missili dallo Yemen verso l’Arabia Saudita. Missili lanciati dai ribelli Houthi e che hanno colpito la capitale saudita Riyad. Questo attacco, se ancora ce ne fosse stato bisogno, dimostra come gli Houthi – per quanto non direttamente sciiti doudecimani – sono praticamente ormai una milizia armata in mano al regime iraniano.

In primis, fattore meramente di contorno, durante il video si sentono gli autori dell’attacco gridare slogan contro gli Stati Uniti, contro Israele e contro gli ebrei, slogan tipici delle manifestazioni di piazza iraniane, ovviamente in seguito alla rivoluzione jihadista del 1979. Questo aspetto degli slogan, ovviamente, evidenza una comunanza ideologica fra Teheran e gli Houthi: una comunanza non solo nello sciismo, ma anche e soprattutto nel khomeinismo.

C’è però un secondo fattore, più importante e riguarda i missili che sono stati lanciati verso la capitale saudita: si è trattato di missili “Volcano 2”, dei missili a corto raggio di tipo “Scud”, secondo la classificazione NATO. In teoria si tratta di missili di fabbricazione russa, in russo noti come “Borkan 2”. Nello Yemen, però, questi missili ce li hanno portati i Pasdaran iraniani. Cosi come li hanno portati in Siria sin dal 2013, fornendoli in primis al gruppo terrorista libanese di Hezbollah (Brown Moses Blog, Brown Moses Blog). Nel 2015, quindi, in Siria ne è apparsa anche una versione più avanzata, fotografata per la prima volta ad Idlib, durante un attacco dell’esercito lealista (Syria Direct).

Per la precisione, come il video dell’agenzia iraniana Mehr News dimostra, l’attacco è stato diretto verso i civili, al contrario di quanto sostengo gli stessi Houthi.

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Finalmente! Se sul bando di Trump all’immigrazione di cittadini da sette Paesi del mondo mussulmano si può ampiamente discutere, sulla reazione della neo Amministrazione americana alle nuove minacce iraniane, si deve solo applaudire. Dopo anni di debolezza e vergognoso lassismo da parte dell’ex Presidente Obama, la Casa Bianca ha mandato a Teheran un messaggio chiaro: state giocando con il fuoco!.

In sintesi, queste le parole dette da Michale Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, in seguito al nuovo test missilistico iraniano – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – e dell’attacco ad una nave della marina saudita, da parte dei ribelli Houthi in Yemen, ormai praticamente totalmente asserviti ai Pasdaran e ad Hezbollah (testo ufficiale della Casa Bianca).

Nel comunicato rilasciato davanti alle telecamere, Flynn ha condannato le azioni del regime iraniano e dei suoi proxy e non ha mancato di annunciare che, con l’arrivo di Trump, è terminata la fine della passività dell’esperienza Obama. Flynn, quindi, ha aggiunto che – quanto da lui affermato – doveva essere inteso come un “avviso ufficiale” alla Repubblica Islamica!

Alle parole di Flynn hanno fatto da sponda quelle del Congresso USA che, in seguito al test missilistico iraniano, ha chiesto alla Casa Bianca di aumentare la pressione contro il regime islamista e, se necessario, di approvare nuove sanzioni (ì).