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In queste ore i media riportano di un nuovo possibile test nucleare del regime della Corea del Nord. Le notizie sono ancora da confermare. Ad ogni modo, quello che è certo è che, appena pochi giorni fa, il regime di Pyongyang ha effettuato un nuovo test missilistico, con il lancio di tre vettori balistici il 6 settembre scorso. Ovviamente, la TV nordcoreana ha mandato in onda il video del nuovo test missilistico.

Proprio da questo video, si evince come la Corea del Nord sia ancora attivamente impegnata nella cooperazione con il regime iraniano. In particolare, il missile testato da Pyiongyang è stato realizzato sulla base della tecnologia iraniana dello Shahab-3 modello New Reentry Vehicle – NRV, mostrato da Teheran intorno al 2010. Non bisogna dimenticare che, proprio lo Shahab-3, rappresenta una versione modificata del missile balistico nordicoreano Nodong-1, adattamento del missile sovietico SS-1 (più noto, in ambito Nato, come SCUD). Come rilevato dagli esperti, la Corea del Nord non aveva mai testato, sino ad oggi, un missile del modello Nodong con la forma della testata triconica, come quelli mostrati dalla TV del regime comunista.  

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Come suddetto, la versione NRV dello Shahab-3 ha un design “triconico”, con un diametro alla base più largo, maggiormente resistente e capace di compiere una serie di manovre al rientro verso l’atmosfera, riuscendo anche a cambiare bersaglio. La parte peggiore della storia, però, è dettata dal quantitativo di esplosivo che il missile può trasportare: l’evoluzione della testate del missile Shahab-3, ha permesso al missile di trasportare una quantità maggiore di esplosivo.

Il test missilistico del 6 settembre scorso, quindi, dimostra chiaramente come Teheran e Pyongyang continuino a collaborare strettamente nel settore miliyare e missilistico. Una cooperazione che deve spaventare la Comunità Internazionale, soprattutto considerando la fragilità dell’accordo nucleare e il fatto che Pyongyang sia già una potenza nucleare.

Per approfondire sulla cooperazione Iran – Corea del Nord, si legga – “Corea del Nord – Iran: l’amicizia col botto!

 

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Dalla firma dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha aumentato i suoi sforzi per acquisire material utile al fine di costruire la bomba nucleare (The Algemeiner). La denuncia arriva direttamente da Berlino, ed e’ contenuta nell’annuale rapporto del BfV, il servizio segreto tedesco. Non solo: il BfV rileva anche l’aumento dei tentative iraniani di acquisire tecnologia utile al fine di sviluppare il suo programma missilistico, anch’esso contrario alla risoluzione ONU 2231 (quella che ha legittimato l’accordo nucleare e ha permesso la fine delle sanzioni sul nucleare).

Davanti alle rivelazione del suo servizio segreto, la Cancelliera Angela Merkel ha espressamente dichiarato al parlamento Tedesco (il Bundestag) che, quanto reso noto dal BfV, rappresenta una chiara violazione dell’accordo nucleare e della Risoluzione 2231 (Bild).

Insieme alla rivelazione del servizio segreto tedesco, va anche riportata quella fatta dal think tank americano Institute for Science and International Security – ISIS, voce di primo livello per quanto concerne le questioni tecniche relative al nucleare. Secondo quanto rivela un report l’ISIS, l’Iran ha tentato di comprare da un Paese terzo tonnellate di fibbra di carbonio, materiale usato nelle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, al fine di aumentarne le prestazioni. Il report non cita quale sia il Paese terzo che era disposto a rifornire l’Iran di questo materiale dual-use.

Ad ogni modo, e’ ovvio anche in questo caso l’Iran non ha rispettato i suoi obblighi verso l’accordo nucleare del 14 luglio 2015, considerando che per mezzo della fibbra di carbonio, Teheran potrebbe produrre molto piu’ uranio arricchito rispetto a quello prestabilito a Vienna. Ricordiamo che, secondo quanto dichiarato dall’AIEA, l’Iran gia’ possiede il quantitativo di fibbra di carbonio necessaria, per costruire rotori di sostituzione per le sue centrifughe avanzate  (ISIS).

Queste informazioni rappresentano l’ennesima prova della volonta’ di Teheran di sfruttare il tempo concesso dall’accordo nucleare, non al fine di rappresentare un attore di pace nella regione, ma solamente allo scopo di agire liberamente (e senza pressioni) per completare la strada verso l’ordigno nucleare. Lo stesso principio che nel 2003, come ammesso dall’allora negoziatore nucleare (oggi Presidente) Rouhani, porto’ l’Iran ha firmare l’accordo di Teheran con gli EU-3 (Francia, Germania e Gran Bretagna).

 

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In Farsi si chiama “Emad”, in inglese “Pillar” e in Italiano “Pilastro”. Come lo si chiami poco importa, ciò che conta e’ che l’Iran ha testato un nuovo missile balistico SSM (superficie-superficie) a lunga gittata. Un missile variante dello Shahab-3, capace di raggiungere perlomeno i 1700 chilometri di gittata. La differenza rispetto al “suo patrigno” e’ data dalla maggiore manovrabilità del missile Emad, in poche parole dalla capacita’ di colpire un bersaglio con maggior precisione (CSIS).

Ora: non e’ certo la prima volta che la Repubblica Islamica testa un missile balistico. Non e’ la prima volta e certo non sara’ l’ultima. C’e’, pero’, qualcosa di diverso in questa nuova mossa di Teheran: il nuovo test missilistico, infatti, dimostra tutte le illusioni, le debolezze e le bugie dell’Iran Deal. Sottolineiamo il termine bugie, riferendoci al “prodotto di scarsa qualità'” che le diplomazie Occidentali stanno vendendo in questi mesi al pubblico, allo scopo di ottenere sostegno per l’accordo nucleare con l’Iran. Ecco di seguito una dimostrazione pratica di quanto appena affermato.

Pochi sanno che, almeno in teoria, l’accordo firmato il 14 luglio scorso a Vienna tra l’Iran e il P5+1 – il cosiddetto JCPOA – e la risoluzione ONU che ne e’ seguita – la numero 2231 – non sono la stessa cosa. Meglio: secondo la lettura Occidentale, la Risoluzione ONU seguita all’Iran Deal sarebbe la naturale prosecuzione del patto stretto in Austria e, tra le altre cose, la sola via che l’Iran ha per ottenere legalmente la fine delle sanzioni. Infatti, se a dover essere cancellate sono le sanzioni approvate dalle Nazioni Unite, e’ assolutamente logico che il JCPOA deve trovare un fondamento legale nel Consiglio di Sicurezza ONU. Purtroppo, il regime iraniano non la vede allo stesso modo.

Secondo la lettura di Teheran, infatti, il JCPOA e la Risoluzione ONU 2231 non sono “naturalmente collegati”. Per questo motivo, parola dell’establishment iraniano, il regime islamico ritiene di dover rispettare unicamente quanto stipulato a Vienna e non quanto incluso nella Risoluzione delle Nazioni Unite. Perche’? Semplice: per avere le mani libere e poter tornare indietro in ogni momento. Evitando il “committment” alla Ris. 2231, l’Iran evita anche di dover tener fede agli allegati della risoluzione ONU. Tra questi allegati c’e’ il cosiddetto “Annex 3” che, precisamente,  “richiama l’Iran a non mettere in atto attività collegato allo sviluppo di missili balistici capaci di trasportare armi nucleare, compresi sistemi di lancio usati per questo genere di tecnologia per missili balistici, per almeno otto anni dalla firma dell’JCPOA” (UN. Res. 2231).

Perché questa differenza e’ estremamente importante? Per vari motivi. Il primo, ovvio, e’ che due diverse vedute di una stessa intesa da parte dei contraenti, sono il primo passo per il fallimento di un accordo. Secondo motivo, forse più importante, e’ che l’Iran non ritiene di essere obbligato a rispettare quanto previsto dalla risoluzione ONU (di cui pero’ intende godere dei vantaggi). Tra le altre cose inserite nella Ris. ONU 2231 e non nel JCPOA, c’e’ anche l’embargo alla vendita di armamenti all’Iran per i prossimi cinque anni (Memri).

La differenza tra il JCPOA e la Risoluzione ONU 2231, quindi, sono la lampante dimostrazione della inconsistenza tecnica dell’accordo nucleare con l’Iran. Un accordo sottoscritto per meri fini politici, non legato alla sicurezza mondiale, ma al business internazionale. Che almeno si abbia il coraggio di ammetterlo. 

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Lo abbiamo scritto prima del 14 luglio e lo abbiamo ripetuto dopo l’accordo firmato tra l’Iran e il P5+1: l’accordo nucleare tra Teheran e l’Occidente sarebbe diventato presto una “tana liberi tutti”, ovvero l’inizio della fine di quei deboli lacci che – con mille difficoltà – hanno tenuto a freno alcuni naturali ‘fornitori’ della Repubblica Islamica, dall’eccedere nelle loro azioni. Quanto affermato prima del JPCOA, purtroppo, si e’ rivelato drammaticamente vero: la Siria e’ stata ormai definitivamente spartita per aree di interessi e demarcazioni etniche-religiose (No Pasdaran), una divisione diventata ancora più netta con l’ufficializzazione dell’intervento militare russo-iraniano e con la formazione di quella che sembra essere una vera e propria alleanza tra Russia-Iran-Iraq-Hezbollah-Assad e Cina (ISW). La parte più drammatica di questa storia, e’ che questa nuova alleanza viene a crearsi quando ormai il regime di Assad stava collassando ed Hezbollah aveva annunciato l’inizio del ritiro dal territorio siriano.

In questi giorni, un nuovo tassello si aggiunge a questa – ormai incontrollata – storia: la Cina ha deciso di vendere nuovi missili all’Iran. Per la precisione, Pechino ha venduto a Teheran i missili balistici HQ-7 e Crotale (Want China Times). In entrambi i casi si tratta di missili terra-aria a corta gittata, ma facilmente (ri)adattabili per essere impiegati dai Pasdaran in Siria e per essere forniti ad Hezbollah e gli Houthi in Libano e Yemen. Insomma, esattamente quel tipo di missili che favoriscono le guerre settarie ed inter-etniche, caratteristiche dell’attuale contingenza geopolitica (soprattutto Mediorientale). Senza contare che, tra le altre cose, questi missili potranno essere messi a difesa degli impianti nucleari iraniani, riducendo ancora di più quel minimo di “pressione militare” che l’Occidente ancora mantiene sull’Iran.

A proposito di Siria, riportiamo l’arrivo di centinaia di Pasdaran iraniani e miliziani sciiti iracheni (gruppo Katai’b al-Imam Ali), nell’area intorno ad Homs e Hama (ISW). Per la precisione, il gruppo iracheno Katai’b al-Imam Ali, e’ legato ad un personaggio di nome Abu Mahdi al-Muhandis, consigliere del Generale Qassem Soleimani, capo della Forza Quds. Lo stesso Soleimani che, secondo l’accordo firmato a Vienna, godra’ della sospensione delle sanzioni internazionali contro la sua persona. Su Facebook, e’ stato anche postato un video che ritrae i jihadisti sciiti iracheni all’interno del territorio siriano (Video).

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Nel novembre del 2013, l’Iran e il gruppo del 5+1 firmavano il cosiddetto Joint Plan of Action (JPOA), un piano temporaneo di 6 mesi di negoziati al fine di risolvere la controversia del programma nucleare iraniano. I sei mesi, inziati nel gennaio del 2014, sono scaduti a luglio, senza sortire alcun risultato. Invece di approvare nuove sanzioni contro il regime iraniano (e i Pasdaran), la Comunità Internazionale ha concesso un nuovo round di negoziati con Teheran. Sorprendentemente, però, nel testo del JPOA manca un punto fondamentale, considerato dagli iraniani intoccabile: il programma missilistico della Repubblica Islamica.

L’assenza del negoziato per fermare lo sviluppo dei missili balistici iraniani, i vettori che trasporteranno poi la bomba atomica, non è un aspetto di secondo livello. Al contrario, la decisione di non includere questo argomento nel testo del possibile accordo finale, rappresenta una vera e propria violazione delle innumerevoli risoluzioni sull’Iran approvate dalle Nazioni Unite sinora. Ad esempio, la pericolosità del programma missilistico iraniano, è chiaramente affermata nella risoluzione Onu 1737. La risoluzione, nella parte degli allegati, descrive chiaramente quali sono le istituzioni iraniane che controllano l’evoluzione e la costruzione dei missili balistici. La risoluzion, si badi bene, chiede espressamente espressamente la chiusura di questi centri. Tra i centri menzionati va ricordato il Gruppo industriale Shahid Hemmat, direttamente sotto il controllo dei Pasdaran. Rappresentanti del Gruppo Industriale Shahid Hemmad, vogliamo ricordarlo, erano presenti in Corea del Nord nel 2012, in occasione di un test balistico del regime comunista.

Ancora: la risoluzione dell’Onu 1929, approvata nel 2010, è particlarmente dura nei confronti del programma missilistico iraniano. Nel merito, citiamo in lingua originale, essa afferma che l’Iran. “shall not undertake any activity related to ballistic missiles capable of delivering nuclear weapons, including launches using ballistic missile technology, and that States shall take all necessary measures to prevent the transfer of technology or technical assistance to Iran related to such activities. Praticamente, in sole due righe, le stessa Nazioni Uniti – con voto unanime del Consiglio – hanno dichiarato completamente illegale quasi tutto il programma missilistico degli Ayatollah.

Eppure, nonostante le Nazioni Unite, il Gruppo del 5+1 ha deciso di escludere il programma missilistico di Teheran dal tavolo negoziale. Non soltanto: il regime iraniano ha sempre negato agli ispettori dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’ingresso a Parchin, la base militare dei Pasdaran ove vengono svolte ricerche sull’esplosione della bomba nucleare e sui missili ballistici. Lo stesso presidente Hassan Rouhani, descritto come un moderato aperto al dialogo, ha dichiarato senza mezzi termini che il programma missilistico dell’Iran non è assolutamente materia di negoziato.