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Kulbar

La regione del Kurdistan iraniano e’ di nuovo in protesta. Decine e decine di curdi iraniani hanno chiuso i loro negozi e sono scesi in piazza – soprattutto nel capoluogo di Sanandaj e presso Baneh e Mariwan – dopo l’uccisione di due trasportatori “Kolbar”, da parte del regime (Rudaw.net).

Con il termine Kolbar (o Kulbar), ci si riferisce a dei trasportatori curdi che importano merce al confine tra confine tra Iran e Iraq. Il regime accusa i Kolbar di importare droga, ma e’ provato che le merci trasportate da questi curdi iraniani non hanno nulla a che vedere con gli stupefacenti. Si tratta di merci di vario genere, tra cui anche le sigarette, che i curdi iraniani importano illegalmente dall’Iraq, allo scopo di mantenere le loro famiglie (spesso portano a casa meno di dieci dollari al giorno). Ricordiamo che l’area del Kurdistan iraniano e’ tra le più povere del Paese, discriminata dal potere centrale di Teheran.

Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dai curdi siriani del cantone di Kobani, che hanno appoggiato la protesta di Baneh e hanno condannato duramente gli abusi dei diritti umani commessi dalla Repubblica Islamica dell’Iran (ANHA). Solidarietà ai curdi iraniani e’ arrivata anche dal partito turco HDP (Kurdistan24).

In conseguenza delle nuove repressioni in atto nel Kurdistan iraniano, il movimento di opposizione curdo Komalah, ha dichiarato la ripresa della lotta armata contro il regime. Ad annunciarlo e’ stato direttamente uno dei comandanti Peshmerga, Ibrahim Minsham, in una intervista a Kurdistan24.

A seguito delle manifestazioni di questi giorni, il regime ha arrestato oltre 30 attivisti curdi, nonostante le proteste fossero state tutte pacifiche e non violente.

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Una mamma e suo figlio, sono stati arrestati dal regime di Teheran presso Urmia, nella Provincia iraniana dell’Azerbaijan Occidentale. I loro nomi sono Anousheh Reza-bakhsh e Soheil Zagarzadeh Sani e la loro colpa è una sola: aver deciso di abbandonare l’Islam per abbracciare il cristianesimo, più precisamente il cattolicesimo (Mohabat News).

I due, arrestati il 20 febbraio scorso, sono stati trasportati in una località sinora sconosciuta e della loro attuale situazione non abbiamo notizie. Possiamo dire che, una volta convertiti, la amma ha preso il nome di Veronika e il figlio Augustine. La polizia è arrivata improvvisamente nella loro abitazione e, dopo averli arrestati, ha anche requesito delle Bibbie e dei libri di teologia cristiana, presenti nell’abitazione.

Gli ultimi arresti relaviti a motivi di appartenenza religiosa ad Urmia, risalgono al Settembre 2008, quando i Pasdaran arrestarono un Pastore della Chiesa Evangelica Assira. Con lui venne arrestato anche un altro uomo, che era venuto a visitarlo da Teheran. Entrambi furono accusati di spionaggio e contatti con Paesi stranieri. Due giorni dopo il loro arresto, quindi, un altro cristiano venne fermato, anche lui per aver abbandonato l’Islam per il cristianesimo.

Gli arresti del 20 febbraio, purtroppo, segnano un nuovo step verso la persecuzione delle minoranze presenti in Iran e verso il restringimento delle poche libertà ammesse dal regime. Una tendenza che aumenterà, soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali del Maggio 2017.