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Si e’ tanto parlato in questi ultimi anni della “libanizzazione di Hezbollah”, ovvero di quel processo attraverso il quale l’organizzazione terrorista del Partito di Dio – creata direttamente da Teheran – stesse prendendo una caratterizzazione maggiormente nazionalista. Come al solito, si e’ trattato soprattutto delle famose “chiacchiere Occidentali”, ovvero quei dibattiti degli “esperti” e dei politici che, ormai spessissimo, sono assai slegati dalle realtà regionali.

Come sempre accade, pero’, prima o poi arriva qualche attore locale a riportare tutti sulla terra. In questo caso, a riportare il dibattito in merito ad Hezbollah su un piano realista, e’ il Ministro della Giustizia libanese, Ashraf Rifi. Con buona pace dei piani “strategici” di personaggi come Massimo D’Alema – l’uomo che amava andare a braccetto con i rappresentanti del Partito di Dio (GaiaItalia.com) – il Ministro Rifi ha chiaramente descritto che cosa e’ Hezbollah e quali sono i suoi reali piani (Orient News).

Parlando in seguito al veemente discorso di Nasrallah contro l’Arabia Saudita, Rifi ha affermato che “Hezbollah prende ordini diretti dall’Iran e Hassan Nasrallah non e’ altro che il rappresentante di Teheran in Libano”. Ha continuato Rifi: “mentre Nasrallah finge invocare i diritti umani e rigettare il settarismo, resta completamente cieco davanti alla tirannia, alla violenza e al sistematico terrorismo che commette il regime iraniano dal 1979″.  Infine, il Ministro Rifi ha terminato la sua j’accuse verso Teheran in questo modo: “Khamenei ha voluto clonare il suo modello di oppressione in Iraq, Libano, Yemen e soprattutto in Siria, dove l’Iran ha commesso il peggior massacro della storia moderna”. 

Vogliamo ricordare che, proprio mentre gli iraniani invocano la “non interferenza negli affari interni degli Stati”, il Libano da 19 mesi (e ben 33 votazioni fallite), non riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, proprio per via dell’ingerenza di Teheran – attraverso Hezbollah – nella vita politica di Beirut (Defend Democracy).

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Il Ministro della Giustizia iraniano, ve lo abbiamo già detto, è un criminale assassino. Il suo nome, difficile da pronunciare, è Mostafa Pourmohammadi ed è noto al popolo iraniano perchè – sin dall’inizio della sua carriera – si è reso protagonista delle peggiori violazioni dei diritti umani. Nato a Qom nel 1960, Mostafa Pourmohammad è stato da sempre un uomo chiave nella macchina della repressione dell’Iran: da giudice delle Corti rivoluzionarie di Bandar Abbas, Kermanshah e Mashhad , tra il 1979 e il 1986, ha emesso numerose condanne a morte di oppositori politici, mentre da vice Ministro dell’Intelligence (carica ottenuta nel 1986), è stato implicato direttamente nel cosiddetto “Massacro delle Prigioni“ avvenuto nel 1988, una serie di brutali torture contro i prigionieri politici avvenuta nelle carceri iraniane. Per essere più precisi, Mostafa Pourmohammadi fu uno dei quattro giudici della Commissione speciale – anche nota come la “commissione della morte” – che si occupava di interrogare i prigionieri ed emettere le condanne a morte. Una specie di Giulio Cesare contemporaneo che, con il suo pollice macchiato di sangue, decideva della vita di centinaia di esseri umani…

Non soltanto la nomina di Pourmohammadi è la riprova che in Iran, dopo l’elezione di Rohani, non è cambiato praticamente niente ma, le recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia sul nuovo corso iraniano, dimostrano che Teheran ha un atteggiamento assolutamente non serio verso i negoziati. Parlando a proposito degli Stati Uniti e dei negoziati di Ginevra, infatti, PourMohammadi ha detto che lo slogan “Morte all’America” – pur non essendo  una necessità dell’Iran – caratterizza la politica anti-arroganza della Repubblica Islamica (ovvero la politica anti-Occidentale, NdA). Per quanto concerne il negoziato, PourMohammadi ha evidenziato che Teheran, se lo riterrà opportuno, saprà trovare un accordo con il nemico. L’accordo, però, dovrà essere basato sugli interessi dell’Iran e il Paese non dovrà mai dimenticare che la controparte è e rimarrà sempre il nemico.

Insomma, per dirla in poche parole, il Ministro della Giustizia iraniano rivela quelli che sono i reali fini della Repubblica Islamica: raggiungere un accordo di breve periodo con l’Occidente, con il solo scopo di cancellare le sanzioni e dare respiro all’economica iraniana. Di base, però, la Repubblica Islamica non ha alcuna intenzione di firmare con il resto del mondo un impegno di lungo perido, fondato su aperture e cambiamenti reali. Chi crede che gli Ayatollah e i Pasdaran accetteranno un compromesso del genere, purtroppo, è solo un illuso.

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