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La popolazione iraniana e’ martoriata dalle conseguenze di una drammatica alluvione che ha colpito alcune regioni del Paese, in particolare l’area di Shiraz. Decine sono stati i morti (almeno 44) e le devastazioni, anche frutto del ritardo dei soccorsi.

Un ritardo dovuto anche dal fatto che, il budget pubblico destinato al Dipartimento che si occupa delle emergenze naturali, e’ 80 volte inferiore a quello che il Governo destina ai seminaristi allievi delle scuole religiose…

Nonostante il dramma, il regime non ha perso la sua passione di minacciare i suoi stessi cittadini. Il 27 marzo scorso, in una dichiarazione ufficiale, Ramin Pashaei – Vice Capo dell’Unita’ Cyber della Polizia, ha affermato che “tutte le unita’ della polizia sono state allertate di monitorare i social network e di prendere adeguate misure contro chi pubblica immagini e diffonde dicerie che disturbano l’opinione pubblica e la pace sociale”. Pashaei ha anche accusato coloro che hanno condiviso foto e video delle devastazioni sui social di aver un provocato un danno al Paese.

In altre parole, la polizia iraniana ha invitato i cittadini vittime del disastro naturale, ad auto-censurarsi. In caso contrario, secondo l’articolo 18 della Legge sui Crimini Online, questi stessi cittadini potranno essere perseguiti con l’accusa di “diffusione di menzogne” e condannati a decine di anni di galera.

Concludendo, la Repubblica Islamica si conferma per essere un Paese non solo incapace di garantire la sicurezza ai suoi stessi cittadini, ma anche pronto a reprimere senza remore le vittime stesse, quando queste si azzardano a raccontare la verita’…

minaccia

Risultati immagini per mogherini iran

Lentamente, con una fatica incredibile, il pericolo iraniano inizia ad essere percepito anche in Europa. Cio’ sta avvenendo non solamente perche’, fattualmente, il regime iraniano sta mettendo a rischio la sicurezza nazionale di diversi Paesi europei, provando – e fortunatamente (ad ora) fallendo – ad organizzare attentati contro oppositori del regime. Sta avvenendo anche perche’, proprio i rappresentanti europei, si accorgono che e’ dall’Iran che avvengono i peggiori attacchi alle liberaldemocrazie, con la diffusione di disinformazione e attacchi informatici.

Il 22 gennaio scorso, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui gli europarlamentari hanno “duramente condannato l’intesificazione delle azioni aggressive di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord” nel campo della disinformazione. Tali azioni, vengono considerati dagli eurodeputati come rischiose per “i principi delle democrazie europee per le sovranita’ dei Paesi partner orientali”, avendo una influenza sulle elezioni politiche, aumentato il sostegno a movimenti estremisti. In questa risoluzione, gli europarlamentari chiedono anche alla Signora PESC – ovvero alla Mogherini – di prendere adeguate contromisure davanti a queste minacce.

Il 28 gennaio scorso, quindi, l’ENISA European Union Agency for Network and Information Security – ha rilasciato un report in cui ha denunciato come le principali minacce cyber, di spionaggio, furto di dati sensibili e disinformative alla UE, arrivino proprio dall’Iran (insieme a Russia e Cina).

Davanti a queste minacce, purtroppo, la Mogherini sembra immobile. Solo dopo le forti pressioni di diversi Paesi europei direttamente attaccati, la UE ha accettato di approvare nuove sanzioni contro Teheran, tra le altre cose colpendo solamente una unita’ di intelligence iraniana e non tutta l’Agenzia. Sono risposte troppo deboli, portate avanti da una “Ministro degli Esteri europeo”, che ha chiaramente una posizione filo iraniana.

E’ tempo di bloccare ogni appeasement verso Teheran, bloccando soprattutto ogni ipotesi di approvazione di meccanismi UE, che permattano di aggirare le nuove sanzioni americane! L’Italia, per parte sua, deve ignorare la Mogherini, considerare la pericolosita’ di queste minacce e prendere parte alla Conferenza sul Medioriente, che l’Amministrazione USA sta organizzando per il prossimo 13-14 febbraio a Varsavia!

 

 

IRAN-VOTE

Io avviso coloro che stanno imponendo sanzioni che, nel caso in cui le capacita’ dell’Iran di combattere il narcotraffico e il terrorismo verranno toccate…voi non sarete al sicuro da un diluvio di droga, rifugiati, bombe e terrorismo

Sono queste le parole usate dal Presidente iraniano Hassan Rouhani in un discorso alla TV nazionale, nella stessa settimana del nuovo – terribile – attentato di ISIS nella citta’ francese di Strasburgo.

Apparentemente si tratta di un duro avvertimento, legato al fatto che – secondo la vulgata generale – il regime iraniano e’ impegnato nella lotta al narcotraffico al confine con l’Afghanista e nella lotta al terrorismo, con le milizie sciite che combattono in Siria e in Iraq.

Peccato che, dietro queste affermazioni di retorica, c’e’ parecchia narrazione: come provato da anni, e’ noto che i Pasdaran stessi – in particolare gli uomini della Forza Qods – sono direttamente implicati nel narcotraffico (e per questo sanzionati anche dall’Amministrazione americana). Peggio: nel narcotraffico e’ implicato fino al collo il gruppo terrorista libanese Hezbollah, al servizio del regime iraniano, che in America Latina ha i suoi uomini, impegnati a vendere cocaina direttamente ai gruppi criminali e mafiosi in Europa.

Per quanto riguarda il terrorismo, il regime iraniano si occupa di combattere il jihadismo sunnita, solo quando questo minaccia direttamente i suoi interessi territoriali. Per il resto, come anche in questo caso provato da anni, Teheran mantiene forti relazioni con gruppi terroristi dell’ala sunnita. Non solo con quelli della galassia palestinese (Hamas e Jihad Islamica), ma anche direttamente con al-Qaeda, ai cui jihadisti e’ stato sempre concesso di usare liberamente il territorio nazionale iraniano. Anche per quanto riguarda Isis, in tutti questi anni di guerra in Siria, le milizie sciite al servizio di Teheran hanno attaccato i terroristi del Califfato pochissime volte (cosi come sono noti gli affari che il regime di Assad ha sempre fatto con i terroristi di Isis).

Ergo, le parole di Rouhani non vanno intese come una mera previsione figlia delle problematiche economiche dell’Iran, ma come un vero e proprio avvertimento. Peggio, una minaccia. Quello che Rouhani ventila, e’ un indiretto sostegno iraniano all’arrivo in Europa di droga, rifugiati e soprattutto terrorismo, con una nuova saldatura fra Teheran e il peggior jihadismo sunnita. Ancora una volta, l’Iran mostra il suo vero volto: quello di regime fondamentalista e mafioso!

 

Se abbiamo mantenuto la gittata dei nostri missili entro i 2000 chilometri, non e’ per mancanza di mezzi tecnologici…noi seguiamo una dottrina strategica…ad oggi l’Europa non e’ una minaccia, per questo non incrementiamo la gittata dei nostri missili. Ma, se l’Europa vuole diventare una minaccia, noi aumenteremo la gittata dei nostri missili“.

Queste parole non sono state pronunciate da un rappresentante qualsiasi del regime iraniano, ma direttamente dal Generale Hossein Salami, vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie, anche noti come Pasdaran.

Si tratta della reazione del regime alle parole del Presidente francese Macron che, pur difendendo l’accordo nucleare con il regime iraniano, ha chiesto di riaprire il dialogo per quanto concerne il programma missilistico di Teheran. Una richiesta a cui tutto l’establishment del regime, Rouhani e Zarif in testa, hanno risposto picche.

Neanche a dirlo, il regime clericale ha risposto alle richieste francesi nel solo modo che conosce: minacciando. In particolare, lo ha fatto minacciando di usare il suo parco missili balistici, capaci ormai di trasportare un ordigno nucleare.

Sarebbe interessante allora sapere cosa ne pensa Federica Mogherini che, in tutti questi anni, non ha fatto che coprire le violazioni dell’accordo nucleare compiute dal regime iraniano, soprattutto quelle legate all’allegato B del JCPOA (quello che vieta test missilistici con vettori capaci di trasportare un ordigno nucleare).

Aggiungiamo che, purtroppo, già oggi, il regime iraniano ha sviluppato almeno due tipi di missili balistici – il Sejjl e il Soumar – capaci di colpire tutto l’est Europa e parte del territorio italiano.

IranMissiles

 

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In questi giorni il tema dei canali satellitari e delle antenne paraboliche è stato al centro del dibattito politico in Iran. Come noto, in Iran possedere una antenna parabolica è un reato. Averla, infatti, permette al cittadino iraniano di accedere a canali satellitari in lingua farsi, ottenendo quindi una informazione diversa da quella promossa dal regime. Nonostante il divieto, il 70% degli iraniani possiede una antenna parabolica illegalmente, raggiungendo decine e decine di canali capaci di fornire una informazione contraria alla propaganda dei Mullah.

Per questa ragione, numerose volte, i Basij decidono di avviare dei veri e propri raid, sequestrando centinaia di antenne paraboliche e distruggendole in eventi aperti alla stampa. Solamente la scorsa settimana, sono state distrutte oltre 1000 antenne paraboliche a Teheran. In quella occasione, il capo dei Basij Mohammad Naqdi ha sostenuto – comicamente – che le antenne paraboliche sono la prima causa dei divorzi e della tossicodipendenza in Iran (Good Morning Iran). Non solo, Naqdi ha anche indirettamente minacciato il Ministro della Cultura Ali Jannati, accusandolo di avere una posizione non islamica in merito alle antenne paraboliche. Jannati, pochi giorni prima, si era detto non contrario a rivedere la legge contro le antenne paraboliche perchè, secondo il Ministro, non era possibile considerare quasi tutti gli iraniani dei criminali (Equality Italia).

Ancora una volta, però, nel braccio di ferro tra conservatori e pragmatici, sembrano averla avuta vinta i primi. Parlando alla stampa, infatti, il Portavoce del Ministero della Cultura Hossein Noushabadi ha ribadito l’illegalità dei canali satellitari, sottolineando che gli attori iraniani che accettano di lavorare per questi canali, mettono in atto un comportamento “proibito e controrivoluzionario” (Fars News). Si tratta di una vera e propria minaccia, soprattutto perchè nella Repubblica Islamica essere accusato di agire contro la rivoluzione khomeinista, può mandare un artista in carcere per lungo tempo o constringerlo a lasciare il Paese.

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Qualche giorno fa Henry Kissinger, ex Segretario di Stato, è stato nominato il piu’ influente diplomatico della storia americana. Proprio per questo, le sue parole sono sempre estremamente ascoltate, anche dagli stessi membri del Congresso e del Senato statunitense. Il 29 gennaio scorso, quindi, Kissinger è stato ricevuto dalla Commissione per gli Affari militari del Senato (Commission Armed Service), presieduta dal Senatore John MacCain. Obiettivo della sua audizione, era quello di parlare della situazione generale della politica estera e di sicurezza americana, in particolare delle attuali aree di crisi. Tra gli argomenti toccati da Kissinger, quindi, c’è stata anche la questione del negoziato sul nucleare tra l’Iran e la Comunità Internazionale.

 Affrontando questo tema delicato, Kissinger ha affermato: “il negoziato nucleare con l’Iran è cominciato come uno sforzo interazionale, fondato su sei risoluzioni delle Nazioni Unite, per impedire all’Iran la capacità di sviluppare l’opzione nucleare. Oggi, questo dialogo si è trasformato essenzialmente in un negoziato bilaterale (Iran-Stati Uniti). con lo scopo di ottenere un ipotetico accordo che ponga un limte ipotetico di un anno rispetto al breakout ipotizzato. L’impatto di questo approccio sarà quello di passare da una strategia di prevenzione della proliferazione nucleare, alla semplice gestione della proliferazione stessa“. A tal proposito, l’ex Segretario di Stato di Nixon ha aggiunto: “Se gli altri Paesi della regione concludessero che l’America ha approvato lo sviluppo di una capacità di arricchimento che potrebbe portare (l’Iran) alla costruzione di una una bomba nucleare entro un anno, e se questi insisteranno a loro volta per sviluppare la stessa capacità, noi vivremo presto in un mondo di proliferazione nucleare in cui tutti – anche se l’accordo dovesse essere mantenuto – saranno vicini al “punto di innesco”.

Lo stesso timore, quindi, è stato espresso e rafforzato anche dall’esperto militare Antony H. Cordesman. In un articolo pubblicato per la Reuters, Cordesman ha concentrato la sua attenzione sul programma missilistico iraniano, totalmente ignorato dal negoziato internazionale (nonostante le risoluzioni Onu) e direttamente collegato al programma nucleare. “L’Iran” – scrive Cordesman – “ha già una capacità missilistica capace di colpire tutta l’area del Golfo e il Medioriente. Questa forza, però, manca di precisone e per questo, la sua letalità può causare enormi danni ai Paesi Arabi del Golfo o agli Stati vicini…Se l’Iran riuscirà ad acquisire la bomba nucleare, questo cambierà radicalemente l’equilibrio verso gli Stati Arabi, privi di questa capacità nucleare. Perciò, ciò avrà un influenza diretta sulla capacità dei vicini Arabi di usare la forza aerea come deterrente verso Teheran. E’ questa la ragione per la quale l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo, sono così preoccupati del negoziato tra il P5+1 e l’Iran. I loro Governi non vedono la minaccia iraniana contro il programma nucleare di Israele. Loro vedono la minaccia nucleare Iraniana contro il mondo Arabo…Queste, quindi, sono i motivi per cui l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo stanno comprando oltre 50 miliardi di dollari di nuovi armamenti…L’Iran pone un complesso di minacce che vanno oltre le sue capacità nucleari e la maggior parte di queste minacce resterà in piedi indipendentemente dai risultati del negoziatiato del 5+1“.

Nelle stesse ore in cui le agenzie battevano le parole di Kissinger, quindi, dal  Cairo giungeva una interessante notizia: durante la visita in Egitto, Putin ha firmato con il Presidente al Sisi un accordo per sviluppare il programma nucleare egiziano. Secondo l’accordo, grazie al sostegno di Mosca, l’Egitto costruirà presto il suo primo impianto nucleare presso la città di El Dabaa. A questa cooperazione nucleare, quindi, si affiancherà anche quella puramente militare. Ora, se è vero che un indizio non fa una prova…certamente deve almeno far riflettere profondamente…

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