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Twitter ieri e’ stato protagonista di due campagne davvero significative. Centinaia di utenti hanno diffuso due hashtag molto importanti: #IranOutofSyria e #BlacklistIRGC. Due azioni che, come i nomi stessi indicano, intendono promuovere il ritiro completo del regime iraniano – e delle sue milizie – dalla Siria e chiedono di inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroriste.

La campagna #BlacklistIRGC, relativa alle Guardie Rivoluzionaria, e’ indirizzata in primis al Presidente americano Trump, la cui amministrazione sembra intenzionata ad inserire i Pasdaran tra le organizzazioni terroriste. Usiamo il condizionale perché, dopo un inizio promettente, la proposta sembra aver incontrato qualche difficoltà (che ci auguriamo verrà presto superata).

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Nel frattempo, la ONG Syrian Network for Human Rights, ha rilasciato un report relativo alla morte di innocenti civili nella guerra siriana, tra il 2011 e il 2017. Secondo questi dati, 207,000 civili sono stati uccisi in sei anni. Di questi, il 94% dei civili sono stati uccisi da Bashar al Assad e i suoi alleati (Iran, Hezbollah, Russia). Di questa percentuale, pero’, il 92,17% dei civili ammazzati dal regime di Damasco, sono stati uccisi dall’esercito siriano, dai Pasdaran e dalle milizie sciite. In altre parole, considerando che e’ Teheran a comandare da anni l’esercito siriano e tutte le milizie sciite, possiamo dire che – quasi tutti i morti civili del conflitto – sono stati causati dalla Repubblica Islamica dell’Iran.

Precisiamo inoltre che, dei 207,000 civili morti, 24000 sono bambini, 23000 sono di sesso femminile. Il 57% delle morti civili sono state causate da attacchi aerei e il 13% con proiettili d’artiglieria e tank.

In supporto alle campagne #IranOutOfSyria e #BlacklistIRGC, sono arrivate anche tante foto e video dalla Siria e dal mondo arabo. Giovani attivisti che, con cartelli e messaggi, hanno chiesto che il regime iraniano pagasse un prezzo per i suoi crimini. Qui di seguito, un messaggio giunto direttamente da Aleppo.  

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La scorsa settimana, poco dopo la fine della Conferenza di Vienna sulla Siria, qualcuno si era illuso che la fine del conflitto fosse vicina. Si era illuso che il meeting di Vienna rappresentasse un nuovo “Congresso di Vienna”, che entro 18 mesi Bashar al Assad sarebbe stato messo da parte e che una nuova Siria, pluralista e democratica, sarebbe nata di conseguenza.

Come suddetto, queste aspettative probabilmente resteranno solo illusioni, o quasi. Per diversi motivi. Il primo, lampante, e’ che la Conferenza di Vienna sulla Siria non e’ il Congresso di Vienna. Al contrario del grande incontro del 1815, tra le nazioni partecipanti non esiste molto spesso un comune linguaggio e un comune obiettivo. Basti pensare che, mentre il regime iraniano intende “conservare” il potere di Assad (e del suo clan) in Siria, l’Arabia Saudita intende “rivoluzionario”, attraverso un cambiamento radicale. Tralasciando la Siria, non esiste un accordo su altre questioni internazionali che, indirettamente, si ripercuotono sul conflitto siriano. Un esempio e’ lo Yemen, dove l’Arabia Saudita intende “conservare” il precedente Governo, mentre il regime iraniano intende “rivoluzionario”, portando al potere totale gli Houthi.

Al nodo della questione siriana, insieme ad Isis, c’e’ la figura di Bashar al Assad. Nell’accordo firmato a Vienna, se per un verso si menzionano come gruppi terroristi Daesh e al Nusra (giustamente), non si fa alcuna parola dei gruppi sciiti e dei Pasdaran entrati in Siria per difendere Assad. Cosi come, altro punto chiave, non si menziona direttamente la sorte del dittatore siriano. Ecco allora che, poco dopo l’annuncio turco della non ricandidatura di Assad alle prossime elezioni Presidenziali, lo stesso “macellaio di Damasco”, rilascia una intervista alla TV cinese dichiarando di “essere pronto a ricandidarsi” se le condizioni lo permetteranno (EA WorldView). Nella stessa intervista, come ciliegina sulla torta, Assad ha bollato Erdogan di essere solo un Imam dei “Fratelli Mussulmani” e l’Arabia Saudita di essere da sempre un nemico della Siria (SANA). Più esplicito ancora, se possibile, e’ stato il Capo di Stato Maggiore del regime iraniano, il grassoccio Generale Hassan Firouzabadi. Parlando lo scorso Sabato, Firouzabadi ha chiaramente affermato che “dichiarare guerra allo Stato Islamico, mentre si scaglia contro il Presidente Assad, non e’ accettabile” (Press TV).

Purtroppo, come ha recentemente sottolineati l’ex Ministro degli Esteri Terzi in un articolo su Newsweek, senza una chiara posizione contro Bashar al Assad e contro il regime iraniano, sara’ difficile credere ad una vera risoluzione del conflitto siriano. Soprattutto perché, come denuncia Terzi, “prima di Isis e’ stato l’Iran a inventare la nozione di esportazione dell’estremismo islamico…incoraggiando l’implementazione del settarismo e il dilagante spargimento di sangue” (Newsweek). Ergo, senza una presa di coscienza di questa verità storica, la fine della violenza e la sconfitta del salafismo e dei terroristi di Isis, non sembrano realmente a portata di mano.

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Tra pochi mesi l’Iran inizierà a ricevere i 150 miliardi di dollari previsti dalla sospensione delle sanzioni internazionali. La domanda successiva e’ la seguente: come userà la Repubblica Islamica questi soldi? Immetterà questa liquidità unicamente a beneficio del popolo iraniano – in grave crisi sociale ed economica – o devierà questi finanziamenti (come tradizione) verso il terrorismo internazionale? Alcuni analisti anche italiani, talvolta assai vicini a Via Nomentana…, si prodigano nel sottolineare le necessita’ del regime nel non deviare i soldi che arriveranno dall’Occidente. Una balla colossale, soprattutto considerando non solo la storia della Repubblica Islamica, ma anche i recenti sviluppi (o meglio inviluppi) in Medioriente.

Il regime iraniano e’ immischiato fino al collo nel sostegno a gruppi terroristi e milizie jihadiste sciite, impegnate nella propagazione del messaggio di Khomeini nel mondo. Un impegno che – indipendentemente dalle volontà dei realisti in Iran – e’ imposto dall’alto, ovvero dalla Guida Suprema e dai Pasdaran. Questo dato non e’ confermato solamente dal ruolo del regime iraniano oggi nella regione e dalla sua natura imperialista, ma anche dai messaggi e i dati che provengono da alcune ricerche da importanti centri di ricerca.

Per quanto concerne i “messaggi”, invitiamo i lettori a guardare il documentario prodotto dal Center for Near East Policy Research e realizzato da alcuni registi arabi all’interno della Striscia di Gaza. Non solo il video mostra la vergogna in cui Hamas fa crescere le nuove generazione di palestinesi, ma anche l’odio che viene loro inculcato durante gli addestramenti militari. Addestramenti, che rubano ai bambini ogni tipo di diritto all’infanzia. Il regime iraniano – nonostante le divisioni sulla Siria – continuerà a finanziare Hamas e le altre organizzazioni terroriste palestinesi, allo scopo di distruggere Israele, cosi come promesso dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei pochi giorni fa (Good Morning Iran).

Non solo: grazie alla fine delle sanzioni internazionali – che non verranno mai più ripristinate, al di la’ della retorica – Teheran aumenterà i finanziamenti ad Hezbollah (un vero e proprio Stato nello Stato in Libano), al regime di Bashar al Assad, alle milizie sciite in Iraq e agli Houti in Yemen. Nonostante i diplomatici Occidentali e lo stesso Presidente americano Obama tendano a sottolineare che l’Iran spende “solo” 15 miliardi di dollari l’anno per la difesa, nel Marzo del 2015 il Parlamento iraniano ha approvato un budget per la difesa di 300 miliardi di dollari! Lo stesso centro di ricerca del Congresso americano – su richiesta del Senatore Kirk – ha rilasciato un documento in cui analizza in termini monetari i finanziamenti al terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ammettendo implicitamente come l’alleggerimento delle sanzioni internazionali aiuterà la perpetuazione di questa attività criminale (Free Beacon).

Per la cronaca, secondo quanto ammette il Congresso americano, il regime iraniano spende annualmente per Assad 20 miliardi di dollari l’anno, tra i 20 e i 25 miliardi di dollari l’anno per Hamas e tra i 100 e i 200 miliardi di dollari l’anno per Hezbollah. Cifre da capogiro, sottratte direttamente al popolo iraniano (Clarion Project). Un popolo che, non a caso, quando scese in piazza per dimostrare contro il regime urlo’ forte “Ne con Gaza, Ne con il Libano, La mia vita solo per l’Iran” (Youtube).

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L’accordo nucleare iraniano rappresenta una vera e propria vittoria diplomatica per il regime iraniano che, purtroppo, ha ricevuto un riconoscimento politico e materiale – il programma nucleare sviluppato clandestinamente – da coloro che, teoricamente, avrebbero dovuto difendere i valori della legalità e della democrazia. Grazie all’Iran Deal, al contrario, la lotta per la libertà ripresa faticosamente dal popolo iraniano nel 2009, e’ stata praticamente cancellata e l’Occidente ha firmato una cambiale di garanzia per la sopravvivenza del regime fondamentalista iraniano. Hassan Rouhani, sotto la cui Presidenza si sono compiuti i peggiori abusi dei diritti umani, ha giustamente rimarcato che, l’accordo firmato a Vienna il 14 luglio scorso, rappresenta una vittoria per Teheran. Meglio, Rouhani ha descritto la vittoria diplomatica iraniana con una metafora calcistica: “anche se parliamo di una partita di calcio, quando raccontiamo se abbiamo vinto o perso, possiamo dire che noi abbiamo segnato 3 goal contro 2. Qualcuno ha detto che avremmo potuto segnare più goal. Noi, pero’, dobbiamo considerare la squadra contro cui abbiamo giocato. Noi possiamo fare più richieste se ci sediamo a bordo campo e guardiamo la partita come tifosi“. Il significato e’ chiaro: il regime iraniano ha ottenuto quello che voleva – un riconoscimento politico – dai principali attori internazionali, ed e’ oggi pronto a giocare la parte del buon samaritano, perché sa bene che questo gli permetterà di ottenere ancora più concessioni dai suoi arrendevoli rivali. La metafora calcistica di Rouhani ha esaltato la Rete che, immediatamente, ha diffuso una immagine di Rouhani calciatore, in preda alla gioia dopo aver segnato una delle tre reti. 

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Una delle grandi vittorie ottenute dal regime iraniano con il nuclear deal, e’ il rilascio a breve termine di oltre 150 miliardi di dollari per mezzo dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali. Una buona parte di questi soldi, chiaramente, finiranno nelle tasche dei Pasdaran, a cui Rouhani dovrà pagare una tangente in cambio del sostegno all’accordo di Vienna. Gli interessi economici dei Pasdaran, infatti, sono altissimi e certamente i Guardiani della Rivoluzione non accetteranno di vedere il loro budget diminuire. A loro volta, i Pasdaran useranno i soldi per finanziare i loro clienti – ovvero i gruppi terroristi e le milizie sciite – in tutto il Medioriente. In particolare, i soldi verranno usati per pagare i foreign fighters sciiti che, sotto il controllo della Forza Quds, partono oggi dall’Iran per combattere in Iraq, Siria e Yemen. Ecco allora spiegata anche l’importanza di una legge che il Parlamento iraniano sta discutendo in questi giorni: grazie a questa legge, infatti, i foreign fighters sciiti che si arruoleranno per la jihad, otterranno in cambio la cittadinanza iraniana. Un incentivo fortissimo soprattutto per tutti quei disperati rifugiati afghani che, quotidianamente, abbandonano il loro Paese per il vicino Iran, in cerca di una vita migliore. Sinora, parte di questi disperati sono stati mandati a combattere la jihad in cambio di uno stipendio e del visto per rimanere nella Repubblica Islamica. Grazie a questa nuova legge, che richiede un espresso parere positivo dei Pasdaran, un numero ancora più alto di immigrati sciiti arriverà da Paesi come l’Afghanistan, pronti a prendere il fucile per proteggere l’imperialismo iraniano nella regione. Tutto questo, grazie al contributo diretto dell’Occidente e della sua vergognosa scelta di inginocchiarsi al regime iraniano.

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Ci svegliamo stamattina con un tweet che arriva direttamente dalla Ambasciata Italiana in Iraq. Il tweet, con tanto di foto allegata, informa dell’incontro tra l’Ambasciatore Italiano in Iraq. Marco Carnelos, con il suo omologo iraniano, Hassan DanaeifarOra, esternandoci dalle posizioni politiche, rileviamo che – per un verso – questo incontro e’ certamente parte dell’attivita’ diplomatica dell’inviato della Farnesina a Baghdad. Per un altro verso, pero’, questo incontro pone una serie di interrogativi molto importanti. Interrogative che, non solo concernono la tipologia dell’incontro, ma anche e soprattutto il suo contenuto. Rivolgiamo quindi una serie di domande direttamente all’Ambasciatore Carnelos, sperando di ricevere risposte (che ovviamente pubblicheremo senza alcun problema). Vediamo cosi non ci quadra di questo incontro:

  1. L’Ambasciatore iraniano a Baghdad, Hassan Danaeifar, non e’ un vero e proprio diplomatico. Come dichiarato dallo stesso Qassem Soleimani al Generale americano Petraeus, l’ambasciatore iraniano in Iraq appartiene alla Forza Qods, unita’ dei Pasdaran per le azioni esterne (ovvero per gli attentati), e soprattutto inserita nella lista delle organizzazioni terroriste dagli Stati Uniti e dal Canada. Ora, sebbene questa stessa designazione non e’ stata ancora formulata dalla UE, ci chiediamo se davvero sia il caso per un diplomatico italiano, di incontrare un rinomato membro dei Pasdaran, responsabile diretto dell’instabilità che attraversa oggi l’Iraq e, soprattutto, della morte di centinaia di soldati della coalizione internazionale?
  2. Per quanto concerne gli attentati avvenuti in Iraq, vogliamo ricordare i terribili attacchi subiti dai militari italiani a Nassiriya. Ora, a tal proposito, vogliamo chiedere all’Ambasciatore italiano se: – e’ consapevole che, l’attentato del 2003 contro i militari italiani a Nassiriya, vede indirettamente responsabile la Repubblica Islamica? A Teheran, infatti, era attiva un centro di coordinamento dei jiadisti di al Qaeda, legati al terrorista al Zarqawi…; – e’ consapevole che sono stati gli iraniani, in particolare i membri della Forza Qods a finanziare gli attacchi del 2004 compiuti dell’Esercito del Mahdi contro i soldati italiani (famosa battaglia dei due ponti)?
  3. I Pasdaran sono i primi responsabili della politica settaria messa in atto dall’ex Primo Ministro iracheno al Maliki. Una politica che ha fatto fallire il surge di Petraeus, ha allontanato dal potere i curdi e i sunniti e ha praticamente permesso ad Isis di espandersi dalla Siria all’Iraq (sua base originaria). Ora, ci chiediamo se l’Ambasciatore ha domandato al suo ‘omologo’ iraniano qualcosa in merito al comportamento delle milizie sciite, addestrate e finanziate dall’Iran, attualmente attive sul territorio iracheno? Ci poniamo questa domanda, soprattutto alla luce delle parole del Generale Petraeus che, di recente, ha bollato le milizie sciite come strategicamente più pericolose di Isis…;
  4. In merito alla protezione dell’unita’ dell’Iraq, ci chiediamo se l’Ambasciatore italiano ha chiesto conto al suo ‘omologo’ delle parole dei dirigenti della Repubblica Islamica in merito alla loro visione dell’Iraq? Soprattutto, ci riferiamo alle parole di Ali Younesi, consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, che ha pubblicamente annunciato che la “capitale dell’impero iraniano si trova a Baghdad”Ci chiediamo anche se l’Ambasciatore italiano ha chiesto al Pasdaran Danaeifar, come mai durante la visita in Iran, il Primo Ministro iracheno al Abadi sia arrivato in compagnia di Abu Mahdi al-Mohandes, leader della milizia sciita Kataib Hezbollah?
  5. Chiediamo, quindi, cosa pensa l’Ambasciatore italiano Carnelos, delle denunce fatte dell’ex Presidente del Parlamento Europeo Struan Stevenson? Stevenson ha direttamente accusato (video sotto) l’Iran, al Maliki e le milizie sciite, di portare avanti una campagna di assassinio degli oppositori politici in Iraq e di aver permesso l’espansione di Isis…
  6. Ci chiediamo, infine, se durante l’incontro con l’agente della Forza Qods, l’Ambasciatore Carnelos ha chiesto conto delle denunce che arrivano dal Kurdistan iracheno, in merito alle azioni che la Repubblica Islamica sta compiendo per provocare la caduta di Barzani, alleato dell’Occidente nella lotta contro Isis (link?

Non sappiamo se l’Ambasciatore Carnelos risponderà mai alle nostre domande o se, per lui, lo farà qualche suo collaboratore o la Farnesina stessa. Dati i precedenti, onestamente, non abbiamo grandi aspettative. Nonostante tutto, ribadiamo la dispobilita’ a pubblicare qualsiasi replica ufficiale e soprattutto, ci auguriamo che l’Italia non pensi davvero di poter sconfiggere Isis attraverso una alleanza con i jihadisti sciiti. Sarebbe proprio quello che il Califfato aspetta per cancellare dalle mappe l’Iraq e aumentare la repressione (spesso vero e proprio genocidio) verso gli sciiti iracheni.

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Lo abbiamo sempre scritto e detto chiaro: la strategia Occidentale di combattere Isis alleandosi con il regime iraniano – in particolare con le milizie sciite pagate da Teheran – e’ fallimentare e sbagliata. Lo abbiamo sempre detto, non solo per la nostra posizione di opposizione al regime iraniano, ma anche sotto il profilo strategico. Abbiamo sempre detto che questa tattica, forse “razionale” a breve termine, avrà conseguenze deleterie, non soltanto per la trasformazione del conflitto contro Isis in un conflitto settario, ma anche perché la Repubblica Islamica (e Bashar al Assad), non hanno alcuna vera intenzione di sconfiggere il jihadismo sunnita, funzionale ai loro interessi politici e geografici. 

Oggi, dopo mesi di parole, possiamo provare quello che diciamo con le immagini, più precisamente con una mappa che testimonia – molto chiaramente – come l’azione militare dell’Iran non sia affatto improntata alla sconfitta di Isis e del jihadismo sunnita, ma unicamente all’espansione dell’imperialismo iraniano, nelle aree di interesse dei Pasdaran. La mappa, pubblicata da The Business Insider, e’ stata realizzata da Michel Pregent, analista di intelligence dell’esercito americano. Pregent, usando i colori, ha delineato le zone in cui i vari eserciti e milizie presenti tra Siria e Iraq, hanno concentrato la loro azione militare. Come la mappa mostra, molto chiaramente, la zona di azione delle milizie sciite (colore verde) e’ assolutamente diversa da quella sotto il controllo di Isis (colore nero). Dove Isis ha perso territorio, infatti, ciò e’ stato dovuto unicamente ai bombardamenti aerei della coalizione internazionale, ovvero dai bombardieri americani e dei Paesi arabi sunniti, impegnati nella guerra al Califfato. Sul terreno, poi, i veri scontri di terra sono avvenuti tra le forze curde e i jihadisti di Isis, ma anche in questo caso – come sottolinea Pregent – negli ultimi tempi i Peshmerga sono stati maggiormente impegnati a contenere l’espansione dei jihadisti sciiti – sostenuti dal Governo centrale di Baghdad – nella zona di petrilifera Kirkuk, piuttosto che in nuove aree di conflitto contro Daesh. La stessa offensiva contro Tikrit, in cui sono stati compiuti terribili massacri contro i sunniti, era funzionale alla conquista di un’area strategica verso Kirkuk e Irbil.

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In poche parole, quindi, il solo interesse del regime iraniano e’ quello di conservare il suo potere nell’area di Damasco (con focus con il confine libanese, per preservare il potere di Hezbollah) e nell’area di Baghdad, ovviamente in una fascia che arriva sino al confine iraniano. D’altronde, come sappiamo, recentemente un agente di Assad – tale George Haswani – e’ stato inserito dall’Unione Europea nella lista delle sanzioni, proprio per il suo ruolo di intermediario tra il regime di Damasco e il Califfato Islamico. Il ruolo settario delle milizie sciite pro Iran e’ stato denunciato persino da Moqtada al Sadr, il noto clerico sciita per parecchio tempo controllato da Teheran, che ha chiesto di isolare i miliziani della Forza di Mobilitazione Popolare, proprio per il loro tentativo di trasformare la guerra ad Isis in un conflitto settario favorevole solo alla Repubblica Islamica.

Speriamo, purtroppo con la certezza di restare delusi, che questa mappa aiuterà la cieca e sorda diplomazia Occidentale a divincolarsi dai legami con il regime iraniano, prima che questi diventino un peso insostenibile.

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Il jihadismo khomeinista – armato, finanziato e addestrato dall’Iran – sta mietendo sempre piu’ vittime in Medioriente. Le milizie sciite, infatti, stanno applicando strategie di morte volontariamente tese a colpire i civili. Azioni affatto diverse dai crimini compiuti dai terroristi salafiti dell’Isis. Purtroppo, però, la Comunità Internazionale sta volontariamente voltando le spalle ai massacri che, il jihadismo creato dai Pasdaran, sta compiendo semza alcuna pietà. La Siria, lo Yemen e l’Iraq, in questi giorni, sono stati il centro di attacchi drammatici, responsabili di decine e decine di vittime innocenti.

Siria: l’Iran crea un’unità speciale per le autobombe

L’opposizione siriana denuncia un nuovo, gravissimo, crimine del regime iraniano in Siria: secondo le informazioni, infatti, Teheran avrebbe finanziato – con il sostegno dei terroristi di Hezbollah e dei Pasdaran presenti in Siria – una unità speciale per le “autobombe”. Secondo quanto denunciato dall’Esercito Libero Siriano, le Guardie Rivoluzionarie hanno creato dei veri e proprio squadroni della morte che, per mezzo di autobombe, hanno il compito di farsi esplodere nelle aree sotto il controllo dell’opposizione siriana. Il target di questi kamikaze sono i civili, allo scopo di infondere terrore e paura. La città piu’ martoriata, in questo momento, è Dara’a. Qui, non solo le forze di Bashar al Assad stanno proseguendo con instensi attacchi via aerea per mezzo di barili bomba, ma le autobombe hanno mietuto decine e decine di vittime negli ultimi mesi.

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Yemen: la minoranza Yazidi copia le tattiche di morte applicate in Siria

La stessa, terribile, tattica è stata esportata dal regime iraniano in Yemen. Solo pochi giorni fa, infatti, 37 persone sono state uccide da una autobomba esplosa nella capitale Sanaa. In questo caso, i responsabili sono i membri della minoranza sciita degli Yazidi, anche noti come Houthi. Il regime iraniano sostiene e finanzia queste minoranza ribelle, usata come strumento di pressione nella guerra del Khomeinismo contro l’Arabia Saudita. Per

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Iraq:  le milizie sciite massacrano i senza pietà decine di civili

Un terribile massacro è stato compiuto dalle milizie sciite irachene, addestrate e armate dall’Iran, presso il villaggio di Barwanah. Qui, domenica scorsa, 72 civili innocenti sono stati uccisi senza pietà. Secondo i sopravvissuti, tra gli autori del crimine non c’erano solamente le milizie sciite, ma anche le forze di sicurezza del Governo centrale. Il Governo del Primo Ministro iracheno al Abadi – molto vicino all’Iran – sta cercando di addossare le responsabilità del massacro ai gruppi terroristi legati ad Isis. Nonostante questi tentativi di sviare le indagini, i testimoni hanno affermato di aver visto chiaramente le uniformi dei massacratori e di poter confermare che si trattava di jihadisti sciiti. Come il terribile video dimostra, questi civili innocenti – tra cui dei bambini – sono stati colpiti a distanza ravvicinata con colpi di arma da fuoco alla testa.

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