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Mentre il mondo si concentra unicamente sui jihadisti sunniti presenti in Siria e Iraq, i jihadisti sciiti continuano ad arrivare in mezzo Medioriente liberamente. Si tratta di gruppi sotto il completo (o quasi) controllo del regime iraniano, finanziati e addestrati dai Pasdaran. Gli stessi Pasdaran, con Qassem Soleimani in testa, sono ampiamente impegnati nell’esportazione del khomeinismo nelle aree di crisi. Proprio come un virus, i jihadisti sciiti approfittano o favoriscono la crisi interna di diversi regime fragili, al fine di assumerne il totale controllo. Qui di seguito vi mostriamo ancora diverse prove di quanto affermiamo, rimarcando come la presenza dei jihadisti sciiti in Medioriente non solo non risolverà la guerra contro Isis, ma amplificherà drammaticamente il conflitto settario all’interno dell’Islam. Il 5 febbraio scorso, l’Esercito Libero Siriano ha rilasciato un documento scritto relativo all’interrogatorio di un Pasdaran iraniano arrestato dai ribelli. Qui sotto, l’immagine del documento rilasciato dai ribelli siriani.

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Il testo dell’interrogatorio, riporta alcune importanti informazioni relative alla presenza degli iraniani e dei terroristi Hezbollah, nell’area del Golan siriano. Quanto confessa il Pasdaran iraniano, non solo rivela alcune importanti notizie militari, ma anche le azioni terroriste che i jihadisti mettono in atto direttamente (e appositamente) contro la popolazione civile:

  • ci sono cellule dormienti di Hezbollah e dei Pasdaran che, cooperando insieme, riportano informazioni sui movimenti dei ribelli e dei loro comandanti;
  • queste cellule  dormienti sono schierate presso Daraa e Kuneitra;
  • queste cellule sono addestrate per per usare esplosivi;
  • gli operativi di Hezbollah costruiscono ordigni esplosivi e definiscono precisamente i target degli attacchi;
  • ci sono contatti diretti tra i comandanti di Hezbollah e i Pasdaran;
  • l’installazione degli ordigni esplosivi per gli attacchi suicidi con le autobombe avvengono in una base segreta della Sicurezza Siriana (abbiamo già parlato di questa tattica bieca);
  • gli attacchi con le autobombe avvengono in questo modo: le autobombe vengono parcheggiate nelle aree pubbliche in orari maggiormente affollati di civili e nei luoghi piu’ frequentati quali moschee (specie durante la preghiera del venerdi) e mercati;
  • coloro che compiono questi attentati vengono pagati con una cifra che varia tra le 100.000 e i 200.000 lire siriane. Si tratta di un budget messo appositamente da parte per queste azioni contro i civili, finanziato ovviamente dall’Iran (visto che le finanze siriane non esistono).

Sempre nell’area di Daraa, in questi giorni, i ribelli siriani hanno catturato un altro Pasdaran iraniano. La TV siriana Orient, quindi, ha mandato in onda il filmato del terrorista sciita e la sua pubblica confessione. Va riportato che, secondo diverse informazioni, sempre piu’ afghani Hazara vengono sono dal regime iraniano in Siria. Vogliamo ricordare che, questi miliziani, vengono inviati a combattere dai Mullah sotto minaccia: espatriati in Iran per fame, gli Hazara vengono minacciati di essere rispediti a casa se rifiutano di arruolarsi combattere in Siria.

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Una vera e propria strage di donne in Iran. Solo così è possibile definire quello che sta accadendo in questo periodo nella Repubblica Islamica. Gli attivisti per i diritti umani, infatti, informano che, negli ultimi 10 giorni, ben 14 donne sono state attaccate con l’acido presso Isfahan e il loro volto è stato totalmente rovinato. La loro colpa? Non aver indossato l’hijab, il copricavo islamico, a dovereI responsabili degli attacchi sono i miliziani di Ansar Hezbollah, un gruppo radicale, finanziato e addestrato dai Basij. Si tratta di veri e propri cani da guardia del regime, fedeli all’Ayatollah Khamenei, il cui compito, spesso, è quello di verificare la moralità dei cittadini iraniani e la loro conformità alla morale bigotta imposta dai Mullah. In tale contesto, quindi, questi estremisti si arrogano il diritto di fermare, picchiare e arrestare, tutti coloro che non ritengono essere abbastanza “pudici”. Due delle donne attaccate si chiamano Neda e Maryam: in entrambi i casi, i miliziani di Ansar Hezbollah, si sono avvicinati su una motocicletta e hanno gettato loro dell’acido in faccia.

Il regime, come sempre, reagisce attaccando e parla di “soi” tre casi, negando la matrice religiosa degli eventi. Peggio, dopo aver annunciato l’arresto di quattro sospetti per gli attacchi, un parlamentare iraniano si è affrettado ad affermare che, quanto accaduto ad Isfahan, è colpa dei sionisti, il cui obiettivo era quello di colpire il mercato turistico della città. Come dire, al peggio e al ridicolo non c’è mai fine…La verità è che, sempre di più le donne iraniane vivono nel terrore e l’establishment politico nella Repubblica Islamica ha contribuito attivamente a creare il terreno fertile per i recenti crimini. Solo qualche tempo fa, lo ricordiamo, i parlamentari iraniani hanno inviato una lettera ad Hassan Rouhani, chiedendo al Presidente di agire per far indossare alle donne iraniane l’hijab in maniera conforme e combattere l’Occidentalizzazione. Alla chiamata dei parlamentari, si è unita quella dei clerici che, dagli scranni delle loro moschee, hanno constamentemente ricordato alle donne che, almeno in Iran, non hanno il diritto di controllare il loro corpo.

In poche parole, una vera e propria oppressione, sfociata nei drammatici attacchi di Isfahan. Vi chiediamo di sostenere di diffondere questo articolo con gli l’hashtag ‪#‎StopAcidThrowing‬ ‪#‎Iran. Un piccolo gesto, per aiutare la grande lotta per la libertà e la dignità delle donne iraniane.

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Nel dicembre del 2013 vi abbiamo dato la notizia dell’attacco, da parte dei Pasdaran, ad un cimitero Baha’i in Iran. Il cimitero si trovava presso Sanandaj, capoluogo della provincia del Kurdistan. Nonostante fosse stato dato di diritto alla Comunità Baha’i nel 1993, i Pasdaran decisero di distruggere il camposanto con una ruspa, usando una brutalità senza precedenti (come le immagini che publicammo allora testimoniarono). Nel maggio del 2014, quindi, la Comunità Baha’i denunciò un nuovo attacco contro un altro cimitero, questa volta presso Shiraz. Come scrisse il sito NotizieBahai.it, riportando le parole di Bani Dugal (principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite) «una cinquantina di camion sono allineati per rimuovere la terra e accelerare i lavori».

Il cimitero di Shiraz, di proprietà della Comunità Baha’i sin dagli anni ’20, è stato requisito dal regime iraniano diversi anni fa. Proprio qui, vogliamo ricordarlo, il regime ha impiccato nel 1983 numerosi esponenti della storica minoranza religiosa iraniana. Ora, senza alcun rispetto per la sacralità del luogo, i Pasdaran stanno costruendo sopra al cimitero un centro culturale e sportivo. Secondo le informazioni ricevute, i Pasdaran hanno rimosso le 30-50 tombe rimaste (delle 950 presenti sino al 1983) e hanno iniziato i lavori di costruzione dei nuovi centri che includeranno, tra l’altro, un ristorante, una moschea e una libreria. In poche parole, una zona dedita al ricordo e al rispetto dei defunti, verrà presto trasformata in un’area ludica, dove diffondere l’ideologia khomeinista ed addestrarsi ad uccidere. Va anche ricordato che, proprio a Shiraz, le forze di sicurezza hanno arrestato all’inizio di agosto quattro cittadini iraniani di fede Baha’i che, in passato, avevano protestato contro le azioni dei Pasdaran nella zona. I loro nomi sono: Bahieh Manavipour, Adib Hagh-pajouh, Saeed Abedi e Vahid Dana.

Nonostante le proteste internazionali – tra le quali quelle di Ahmed Shaheed, inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran – la Repubblica Islamica non sembra voler fare marcia indietro. Ahmed Shaheed non soltanto ha chiesto alla Comunità Internazionale di proteggere il cimitero Baha’i di Shiraz, ma ha anche denunciato la presenza nelle carceri iraniani di 126 membri della minoranza Baha’i. Ricordiamo infine che, dal 1991, ai Baha’i è proibito in Iran l’ingresso agli studi universitari…

Il progetto del centro  culturale e sportivo dei Pasdaran

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