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Alla vergogna, purtroppo, non c’è mai fine: dopo il regalo di Ginevra, adesso veniamo a sapere che una rappresentanza di Parlamentari europei – parte della delegazione per i rapporti con l’Iran – si recherà in visita ufficiale nella Repubblica Islamica tra il 12 e il 17 dicembre. Secondo quanto reso noto sinora, la delegazione  arriverà in Iran senza precondizioni e sarà composta probabilmente da Tarja Cronber (Finlandia), Cornelia Erns (Gernania), Marietje Schaake (Olanda) e Josef Weidenholzer (Austria). Il viaggio degli europarlamentari in Iran ha spaccato (nuovamente) la delegazione per i rapporti con l’Iran. Coraggiosamente gli europarlamentari italiani Potito Salatto, Oreste Rossi, Marco Scurria (Italia), Alexander Alvaro (Germania) e Geoffrey Van Order (Gran Bretagna) si sono opposti alla visita nella Repubblica Islamica. 

Il tema della visita della delegazione dei Parlamentari europei in Iran non è nuova. Nell’ottobre scorso, ad esempio, la parlamentare Tarja Cronber aveva già programmato una visita di sei giorni nella Repubblica Islamica. Per fortuna, in quella occasione, l’opposizione di alcuni membri della delegazione per i rapporti con l’Iran, permise di far annullare il viaggio. A guidare la fazione contraria ad un viaggio in Iran senza delle chiare pre condizioni fu il Vice Presidente della delegazione europea, l’italiano Potito Salatto. In numerose occasioni, infatti, il parlamentare europeo membro del gruppo dei Cristiano Democratici, disse chiaramente di non accettare l’idea di visitare l’Iran senza poter parlare con i membri dell’opposizione ed accedere alle carceri per visitare i prigionieri politici.

In un intervento presso la Commissione per i Diritti Umani, Salatto disse chiaramente di essere in forte disaccordo con la politica della Delegazione europea, unicamente interessata a recarsi in Iran, senza porre prima chiare linee rosse al regime. Salatto, come potrete ascoltare nel video che vi riportiamo, propose al contrario di ricevere a Bruxelles una delegazione di Parlamentari iraniani per cominciare un dibattito e concordare chiaramente le condizioni per una successiva visita dei rappresentanti europei a Teheran. 

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D’altronde, ben pochi sanno, che già dall’elezione di Potito Salatto alla vice Presidenza della delegazione europea, era apparso chiaro che una larga fetta della delegazione stessa si stava trasformando nell’Ambasciata dell’Iran all’interno del Parlamento europeo. Nell’aprile del 2012, infatti, la parlamentare belga Isabelle Duran, con altri parlamentari, cercò di bloccare l’elezione di Salatto per mezzo di un voto segreto. I parlamentari europei contrari a Salatto, come si venne a scoprire successivamente, erano guidati indirettamente dall’allora Ambasciatore iraniano in presso l’Unione Europea Mahmoud Barimani. Barimani, incredibilmente, venne invitato ad assistere alla seduta della delegazione europea e con lui arrivò anche Reuzbeh Parsi, fratello del noto analista americano Trita Parsi. Sia Reubeh che Trita sono parte dell’associazione NIAC, organizzazione che agisce a Washington in favore del regime iraniano. Insomma, un vero papocchio che fortunatamente fallì, orientato a consegnare la delegazione europea per i rapporti con l’Iran in mano al regime iraniano!

Oggi la delegazione europea, come suddetto, si appresta a recarsi in Iran senza pre condizioni. Ciò, a dispetto di quanto accade all’interno della Repubblica Islamica e della Carta dei Diritti Fondamentali, approvata dall’Unione Europea nel 2007. Questa carta, intesa a difendere la dignità, la libertà e i diritti di giustizia che spettano ad ogni singolo essere umani, è evidentemente per questi parlamentari europei carta straccia. Dall’elezione di Rohani, vogliamo sottolinearlo, oltre 300 persone sono state impiccate in Iran, 15 delle quali solamente in questa settimana. Senza contare il drammatico stato dei prigionieri politici, tra i quali ricordiamo Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi, Hassan Ronaghi Maleki e l’Ayatollah dissidente Hossein Kazemeyni Boroujerdi. Non bisogna dimenticare, infine, che mentre i parlamentari europei stringono le mani piene di sangue dei rappresentanti iraniani, nelle carceri della Repubblica Islamica, oltre 3000 prigionieri si trovano in sciopero della fame per protestare contro gli abusi dei diritti umani che avvengono all’interno della Repubblica Islamica.

Vi chiediamo di protestare ufficialmente contro la Delegazione Europea per i rapporti con l’Iran

Email: 

D-IR@europarl.europa.eu

Fax:

+32 2 28 46831(Brussels)
+33 3 881 73602 (Strasbourg)

Delegazione:

http://bit.ly/1aUo1um

In questi ultimi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria offensiva mediatica dei Pasdaran  in merito alle tematiche centrali della politica iraniana. Solamente negli ultimi due giorni, ad esempio, il Capo delle Guardie Ali Jafari e uno dei suoi vice, Hamid Reza Moqaddamfar, si sono espressi molto chiaramente in merito all’accordo sul nucleare firmato a Ginevra e alla guerra in Siria. Ali Jafari, parlando con il giornale conservatore Kahyan, ha affermato che l’Iran dovrà considerare nullo l’accordo firmato in Svizzera se “non verranno rispetti gli impegni o verranno calpestati i diritti inalienabili della Repubblica Islamica da parte dell’Occidente e degli Stati Uniti”. Considerando che Washington e Teheran hanno già espresso diverse interpretazioni in merito al testo firmato a Ginevra, è chiaro che le parole di Jafari suonano come un messaggio preventivo da riusare quando i negoziati giungeranno ad un punto morto.

khayan

Sulla Siria, invece, è arrivata ieri una durissima dichiarazione di Hamid Reza Moqaddamfar, Vice Comandante dei Pasdaran per gli Affari Cultirali e Sociali. Parlando da Mashaad, Moqaddamfar ha dichiarato chel’Iran non si ritiererà dalle sue posizioni  per quanto concerne la Siria e rimarrà saldamente al fianco del regime siriano“. Praticamente una dichiarazione di fedeltà a Bashar al Assad e alle sue azioni repressive contro la popolazione siriana. Indirettamente, Moqaddamfar sta assicurando Bashar al Assad che, anche di fronte ad una partecipazione iraniana alla Conferenza di Ginevra 2, le posizioni di Teheran non cambieranno in alcun modo. 

IRGC SYRIA

Alle affermazioni dei rappresentanti dei Pasdaran, si sono affiancate le parole del capo della milizia paramilitare Basij, Mohammad-Reza Naghdi. Parlando ad conferenza internazionale dedicata ai media, Nagdi ha affermato che il problema dell’Iran con gli americani non va ricollegato ad un processo di costruzione della fiducia reciproca, ma riguarda direttamente la natura stessa degli Stati Uniti. In poche parole, il capo dei Basij ha ammonito il Governo a non attuare aperture importanti verso Washington, non tanto per realismo politico, quando per le idee devianti che gli americani potrebbero portare nell’Iran khomenistan.

BASIJ USA

Concludiamo riportandovi ancora le parole del capo dei Pasdaran Ali Jafari, in merito al ruolo centrale dei Basij nella Repubblica Islamica. Jafari ha descritto i Basij come la principale forza deterrente contro i nemici, capace di far desistere chiunque dall’attaccare il territorio iraniano. Le parole del capo delle Guardie Rivoluzionarie, sebbene indirizzate ai nemici esterni, sembrano essere anche un avvertimento ai nemici interni, in particolare a quella parte della popolazione iraniana che aspira a maggiori libertà. La milizia Baji, lo ricordiamo, è stata lo strumento con cui i Pasdaran hanno schiacciato la rivolta degli studenti iraniani nel 1999 (Presidenza Khatami) e il Movimento dell’Onda Verde nel 2009 (Presidenza Ahmadinejad).

A buon intenditor, poche parole…

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