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Il sito della resistenza iraniana del MeK, i Mojahedin del Popolo Iraniano, riporta una notizia davvero importante: la maggior parte dei parlamentari italiani ha firmato un documento che chiede la condanna del regime iraniano per il Massacro del 1988 (NCR-Iran.org).

Il Massacro del 1988, si riferisce all’eliminazione di oltre 33,000 oppositori politici da parte dei sostenitori di Khomeini, la maggior parte dei quali parte del MeK. Un massacro restato impunito e tutt’ora rivendicato con orgoglio da buona parte dell’establishment clericale iraniano, Ali Khamenei in testa.

Non solo: quel massacro fu perpetrato da una “Commissione della Morte”. Due dei giudici di quella Commissione, sono ancora parte attiva della politica iraniana: il primo, Ebrahim Raisi, e’ stato uno dei candidati alle recenti elezioni Presidenziali. Il secondo, Mostafa Pourmohammadi, e’ il Ministro della Giustizia del Governo di Hassan Rouhani.

Ricordiamo anche che, pochi mesi fa, un audio venne pubblicato dal figlio del defunto Ayatollah Montazeri, per anni considerato il naturale successore di Khomeini. In quell’audio, Montazeri – parlando davanti ai giudici della Commissione della Morte – condannava il massacro di oppositori politici in atto in Iran. Per aver pubblicato quell’audio, il figlio di Montazeri e’ stato arrestato e condannato al carcere.

Dell’appello pubblicato dal MeK vogliamo sottolineare due cose: la prima e’, come suddetto, la richiesta al Governo Italiano di condannare il regime iraniano per il Massacro del 1988. La seconda, altrettanto importante, e’ la richiesta di condizionare le relazioni tra Italia e Iran, alla fine delle esecuzioni capitali nella Repubblica Islamica.

Tra i firmatari di questo appello, anche il Vice Presidente della Camera dei Deputati Luigi di Maio. Chissà cosa ne penserà il suo collega di partito Manlio di Stefano, notoriamente un sostenitore del regime iraniano, ammiratore di Ali Khamenei e ospite fisso del canale in inglese del regime khomeinista, Press TV.

Il Massacro del 1988

Audio Ayatollah Montazeri

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Ventuno anni di detenzione – di cui sei sicuramente da scontare – per Ahmad Montazeri, figlio del famoso Ayatollah Hossein Ali Montazeri, scomparso nel 2009. L’Ayatollah Montazeri. teoricamente, avrebbe dovuto essere il successore di Khomeini, come Guida Suprema dell’Iran. Purtroppo per lui, cadde in disgrazia quando si oppose alle politiche di Khomeini e ai massacri che il regime compiva contro gli oppositori politici (Freedom Messenger).

Qualche mese fa, Ahmad Montazeri ha pubblicato un audio esclusivo, in cui era registrata una riunione segreta tenutasi tra l’Ayatollah Montazeri e la cosiddetta “Commissione della Morte”, un Tribunale speciale creato ad hoc su ordine di Khomeini che, nel 1988, ordinò la condanna a morte di migliaia di oppositori (soprattutto del gruppo MEK e del Tudeh). Si parla di almeno 12000 prigionieri politici uccisi in pochi mesi. Quella Commissione della Morte era composta da: Hossein Ali Nayeri – attuale capo del Supremo Tribunale Militare iraniano – Mostafa Pourmohamadi – attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani – Morteza Eshraghi – giudice, attualmente in pensione – e Ebrahim Raeisi – oggi a capo della più grande fondazione religiosa in Iran, la Bonyad Astan Quds Razavi.

In quell’audio, si sente chiaramente l’Ayatollah Montazeri dire che egli personalmente “odia il MEK” – un gruppo che, tra le altre cose, poco prima gli aveva ucciso un figlio – ma, nonostante tutto, egli condanna i massacri contro gli oppositori politici (audio integrale in Farsi). Nello stesso file, quindi, si percepisce la completa indifferenza dei giudici che compongono la Commissione della Morte. Il risultato di quella protesta, come suddetto, sarà la decadenza politica di Montazeri, eliminato non solo dalla lista della sucessione a Khomeini, ma costretto praticamente a passare il resto della sua vita agli arresti dominciliari (seppur senza alcuna condanna ufficiale).

Poco dopo la pubblicazione dell’audio esclusivo, circa quattro mesi or sono, l’intelligence iraniana è intervenuta, ordinando ad Ahmad Montazeri di rimuovere il file. Oggi, quindi, arriva la notizia della condanna a 21 anni di carcere per il figlio dell’Ayatollah Montazeri. Non solo: Ahmad, anch’egli clerico, è stato anche ridotto allo stato laicale.

Ecco il vero volto della Presidenza Rouhani: sorrisi e repressione…

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Sono passati due anni da quando le forze di sicurezza irachene – su ordine del regime iraniano – attaccarono Camp Ashraf, cittadinaabitata da migliaia di rappresentanti della dissidenza iraniana, tutti legati al gruppo dei Mojahedin del Popolo (MeK). Il campo venne creato nel 1986, quando la Francia decise la ricollocazione dei vertici del MeK in Iraq. Dopo la guerra del 2003, i rappresentanti del MeK dichiararono la loro neutralità e accettarono volontariamente il disarmo, dopo una negoziazione con il Generale USA Ray Odierno. Grazie a questo accordo e dopo una investigazione internazionale che dimostro’ il rispetto dei patti da parte dei membri del MeK, nel 2004 gli abitanti di Camp Ashraf furono tutti dichiarati “persone protette”, in base alla Quarta Convenzione di Ginevra (New York Times).

Nonostante le garanzie del 2004 e a dispetto dell’opposizione espressa dai dissidenti iraniani, nel 2009 la responsabilità della protezione di Camp Ashraf venne trasferita alle forze di sicurezza irachene, dopo che Baghdad firmo’ un documento in cui garantiva il rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra. Nonostante le promesse, dopo il trasferimento del potere, il Governo dell’ex Primo Ministro al Maliki ha continuamente ordinato attacchi contro Camp Ashraf e reso la vita degli abitanti del campo un vero e proprio inferno. Facciamo presente che oggi, dopo numerose pressioni internazionali, il Governo settario di al Maliki e’ stato sostituito e in Iraq si prospetta l’apertura di un processo contro l’ex Primo Ministro iracheno, proprio per i suoi contatti con il regime iraniano.

Il primo settembre 2013 infine, in un vero e proprio raid punitivo, le forze di sicurezza accerchiarono Camp Ashraf e attaccarono armi in pugno i dissidenti iraniani. Il risultato di quell’azione criminale fu la morte di 52 innocenti e il rapimento di sette persone, la cui sorte e’ tuttora ignota. Di seguito mostriamo alcune drammatiche immagini di quel massacro (NCR-IRAN). Terribili istantanee che, senza necessita’ di ulteriori commenti, mostrano chiaramente la brutalità del regime iraniano e dei suoi puppet internazionali. Per non dimenticare…

Con l’occasione, pubblichiamo nuovamente l’intervista rilasciata a No Pasdaran dal già Ministro degli Esteri Italiano Giulio Terzi, proprio in merito alla vicenda di Camp Ashraf e agli abusi dei diritti umani commessi dal regime iraniano (No Pasdaran). Qui, invece, un video ripreso durante le fasi drammatiche del massacro (Youtube).

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L’appello dei sette leader politici senza arte ne parte, tra cui Emma Bonino, in favore di un accordo nucleare con l’Iran, suona sempre di piu’ come una ridicola farsa. Questa affermazione è vera soprattutto alla luce del nuovo report dell’AIEA sul programma nucleare iraniano. Un report che non lascia dubbi sulla volontà del regime iraniano di non collaborare seriamente con la Comunità Internazionale. Secondo quanto riportato nel paper rilasciato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Teheran “non ha dato alcuna spiegazione che permetta all’Agenzia di chiarificare la situazione o ha proposto nuove pratiche misure” per rispondere alle domande degli ispettori internazionali. Non solo: secondo quanto contenuto nel report AIEA, il regime iraniano ha anche violato l’accordo temporaneo firmato con la Comunità Internazionale nel Novembre del 2013 (noto come JPA). Infatti:

  • Il quantitativo di uranio arricchito al 3,5% è continuato a crescere di almeno 230 chilogrammi al mese. L’Iran ha oggi un ammontare di 12,945 chilogrammi di uranio arricchito al 3,5%;
  • La quantità di uranio arricchito al 20% e trasformata in ossido in possesso di Teheran rimane alta, abbastanza per poter essere riconvertita in poco tempo al fine di costruire una bomba nucleare;
  • In piena violazione del JPA, Teheran ha caricato con esafloruro di uranio UF6 la sola centrifuga di tecnologia avanzata IR5 nell’impianto di Natanz.

C’è poi di peggio: come riportato dal report AIEA, nessun passo avanti è stato fatto per chiarire quanto succede all’interno della base militare di Parchin ove l’Iran ha testato, in una apposita area, gli effetti di una esplosione nucleare. In tal senso, bisogna riportare che proprio il 7 novembre, negli Stati Uniti, l’opposizione iraniana facente capo ai Muhjadin del Popolo (MeK), ha rivelato nuovi importanti particolari in merito a Parchin. Secondo quanto denunciato dal MeK, nella base di Parchin sarebbero presenti non una ma due camere per testare esplosivo ad alto potenziale, sotto il diretto controllo dell’ “AzarAb Industries”, gruppo industriale dei Pasdaran. A gestire questo programma segreto c’è un uomo fidato di Mohsen Fakhrizadeh, anche noto come il padre dell’atomica iraniana. L’ufficiale dei Pasdaran responsabile dell’area si chiama Saeed Borji, laureato all’università di Sharif (controllata direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie). Sotto di lui ha lavorato sia l’ingegnere ucraino V. Danilenko, che Vladimir Padalko, parente dello stesso Danilenko. Entrambi hanno permesso a Teheran di avere la tecnologia necessaria per testare gli effetti di una espolosione nucleare. Qui di seguito potrete rivedere la conferenza stampa completa dei rappresentanti de MeK negli Stati Uniti, relativa al sito di Parchin. Vogliamo ricordare che, nel 2002, furono proprio i rappresentanti del MeK a denunciare per primi il programma clandestino nucleare del regime dei Mullah.

Conferenza stampa della resistenza iraniana in merito alla base militare di Parchin (7 Novembre 2014)

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Nonostante le condanne internazionali contro l’Iran (non solo sul nucleare, ma anche sui diritti umani come dimostra l’ultimo report dell’inviato speciale ONU Shaheed), non si arresta il viavai di imprenditori europei verso la Repubblica Islamica. Favoriti dal clima di appeasement internazionale, numerosi industriali sono atterrati in questi mesi a Teheran, con la speranza di ottenere qualche ben contratto economico, fregandose altamente se questi accordi favoriscono un regime repressivo come quello dei Pasdaran. Questo week end, quindi, è toccato nuovamente ad una delegazione di imprenditori italiani: benedetti dalla Camera di Commercio Iran Italia, sono arrivati nella Repubblica Islamica un gruppo di rappresentanti di aziende italiane. Secondo le prime informazioni fatte trapelare solo dalla stampa iraniana, gli imprenditori sarebbero particolarmente interessati ad investire nella Provincia di Fars. Insomma, come suddetto, tutto va bene pur di fare soldi. Cosi, mentre i soliti pochi si continueranno ad arricchire all’interno del regime, la maggior parte della popolazione iraniana continuerà a subire l’effetto tragico e perverso di questo sostegno economico: la sopravvivenza della Repubblica Islamica.

L’inviato ONU A. Shaheed denuncia gli abusi del regime (28 Ottobre 2014)

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In questi video, esclusivi, si vedono le forse speciali irachene mentre attaccano brutalmente Camp Ashraf per attaccarlo. Nel campo, vivevano oltre 100 dissidenti iraniani. Dopo l’attacco, avvenuto su ordine di Tehran, ne sono morti oltre 40…Noi vi avevamo denunciato l’attacco, praticamente in diretta, chiedendo alla Comunità Internazionale di condannare l’azione irachena. Il Ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, ha diramato successivamente una nota ufficiale, chiedendo al Governo di Baghdad di interrompere immediatamente l’azione violenta.

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In questi giorni si sta tanto parlando della guerra in Siria e di chi, in caso di conflitto ne trarrebbe vantaggio. Per l’Iran e per il regime di Bashar al-Assad, un attacco favorirebbe Israele e i piani americani in Medioriente. Non vogliamo entrare in calcoli geopolitici, ma intendiamo parlarvi solamente dei fatti. A quanto pare, secondo le informazioni che provengono dall’Iraq, chi sta approfittando dello stallo della crisi siriana è proprio il regime iraniano: le forze di Baghdad, pressate dal governo iraniano, hanno sfruttato l’occasione e sono entrare in massa nel centro dei rifugiati di Camp Ashraf, un’area che ospita almeno 100 oppositori del regime degli Ayatollah.

Secondo le informazioni che giungono da Baghdad, le forze di al-Maliki avrebbero ucciso almeno 44 rifugiati, un numero elevatissimo. La strage, su Facebook, è stata denunciata coraggiosamente dall’ex Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, da sempre impegnato in difesa dei diritti umani e della libertà del popolo iraniano.

Vi invitiamo a condividere questa notizia e denunciare quanto sta accadendo in Iraq. Il regime iraniano, tanto per cambiare, dimostra ancora la sua folle spietatezza.

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