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Solamente la scorsa settimana, abbiamo denunciato la condanna a sei anni di carcere e 223 frustate, emessa dal regime iraniano contro il regista curdo Keyvan Karimi. La sta colpa e’ quella di non aver agito secondo le regole del regime islamico e di aver mostrato quell’Iran che il mondo non deve conoscere (No Pasdaran). Karimi e’ solo l’ultimo caso nella lunga lista delle personalità iraniane perseguitate dal regime per la loro – non allineata – attività artistica. Potremmo infatti parlare del notissimo caso di Jafar Panahi, regista pluripremiato oggi costretto agli arresti domiciliari a Teheran, o di Mohammad Nourizad, ex giornalista conservatore, oggi regista e attivista per la democrazia in Iran. La sua dissidenza, ovviamente, gli e’ costata anni di detenzione.

Ovviamente, ai registi perseguitati, potremmo aggiungere decine di altri artisti – come Atena Farghadami, Fateme Ekhtesari o Mehdi Moosavi – detenuti per aver disegnato una vignetta di satira politica ai Parlamentari iraniani o per scritto delle poesie scomode. Potremmo quindi parlare dell’attivista Omid Alishenas, arrestato nel settembre 2014 con l’accusa di possedere un impianto satellitare e 700 film “osceni”. Per 700 film osceni non si deve pensare a materiale pornografico, ma semplicemente 700 DVD di film e documentari di successo internazionale, sgraditi al regime per motivi culturali o politici (Iran Wire). Tra i DVD trovati in possesso del povero Omid, anche il film “To Light a Candle“, girato dal giornalista Maziar Bahari, per denunciare la persecuzione dei Baha’i all’interno dell’Iran (Iran Wire).

Eppure, nonostante tutte queste persecuzioni e nonostante l’uso politico e propagandistico che il regime iraniano fa del cinema e dell’arte, il Ministero della Cultura italiano continua ad aprire le sue porte unicamente ai rappresentanti dei Mullah. Lo fa firmando speciali Memorandum con il Ministro iraniano Ali Jannati (Press TV), lo fa con la visita del Ministro Franceschini in Iran e lo fa ricevendo una delegazione iraniana, proprio allo scopo di approfondire le relazioni tra Roma e Teheran nel settore cinematografico.

E’ di queste ore, infatti, la notizia dell’arrivo dell’ennesima delegazione da Teheran composta dal Parlamentare Ali-Reza Tabesh e dal Direttore Generale dell’Organizzazione per gli Studi Cinematografici Ruhollah Hosseini, accompagnati dall’attache’ culturale del regime iraniano in Italia, Ali Purmarjan. I tre sono stati ricevuti da Nicola Borrelli, Direttore Responsabile Cinema del Ministero della Cultura. Ovviamente, secondo quanto riporta la stampa iraniana, invece di affrontare le repressioni messe in atto nella Repubblica Islamica contro gli artisti e i cineasti, al centro della discussione e’ stato messo unicamente l’approfondimento delle relazioni tra Italia e Iran nel settore cinematografico (Isna).

Riteniamo che la scelta di sostenere unicamente la propaganda culturale proveniente dall’establishment iraniano, serva unicamente gli interessi del Governo iraniano e dei Mullah. Le stesse figure che promuovono la persecuzione degli artisti e non muovono un dito per sostenere seriamente i necessari cambiamenti sociali e politici necessari nella Repubblica Islamica.

Crediamo che la migliore risposta a questa unilateralità, sia quella di offrire ai lettori la possibilità di scoprire l’Iran che il regime non vuole far conoscere. Ecco perché vi invitiamo a cliccare sul link che segue e guardare voi stessi il documentario di Maziar Bahari, “To Light a Candle“. Per vederlo gratuitamente, dopo l’accesso al sito, cliccare sull’icona “Buy” (sulla vostra destra). Una volta apertasi la finestra per il metodo di pagamento, inserire la parola “omid” (senza virgolette), per vedere il film gratuitamente.

Linkhttps://vimeo.com/ondemand/tolightacandle/117160700

Codice Promo: omid

Trailer

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Maziar Bahari, giornalista irano-canadese arrestato e abusato dalle autorità iraniane nel 2009, ha definito la storia dell’Iran una “storia di false confessioni”. Il senso di questa affermazione e’ chiaro: seguendo e peggiorando la linea imposta dallo Shah, l’Iran post rivoluzionario e’ stato un susseguirsi di arresti di nemici invisibili, costretti a confessare la loro colpevolezza in video televisivi, dopo aver subito le peggiori angherie. La loro colpa, ovviamente, non era quella di rappresentare un vero pericolo alla sicurezza nazionale, ma quella di agire, informare o semplicemente mettere in dubbio la linea imposta dai Mullah.

Questo dramma oggi lo sta vivendo Jason Rezaian, inviato del quotidiano americano Washington Post, arrestato con la moglie nel luglio del 2014. Ieri, dopo mesi di detenzione senza processo, Jason e’ stato portato per la prima volta davanti alla Corte Rivoluzionaria, per la precisione davanti al giudice Abolghasem Salavati. Il Giudice Salavati, a capo della sezione 15 del Tribunale Rivoluzionario, e’ conosciuto come uno dei più fedeli mastini della linea ultraconservatrice, ed e’ oggi anche responsabile del processo contro Narges Mohammadi, attivista e donna coraggiosa, in arresto per la sua opposizione alla pena di morte e per la sua lotta in favore dei prigionieri politici e dei diritti delle donne.

Il Giudice Salavati intende processare Jason Rezaian per due accuse: 1- spionaggio in favore di un Governo ostile (Stati Uniti), 2- propaganda contro il regime. Salavati, in particolare, mette sotto accusa le relazioni di Jason Rezaian con il Consolato americano a Dubai, sostenendo che l’inviato del Washington Post avrebbe inviato una lettera ad Obama, sostenendo di avere contatti con cittadini iraniani di ogni livello, dai semplici lavoratori ai Mullah. Tra le altre cose, inoltre, il Giudice Salavati ha messo in dubbio la natura dei contatti tra Jason Rezaian e Lara Setrakian, giornalista armeno-americana, inviata per il Medioriente di diversi canali, tra cui ABC e Bloomberg.  Davanti a tutte queste accuse, alquanto ridicole tra le altre cose, Jason Rezaian ha sempre risposto di aver solo svolto il suo lavoro di reporter e di aver portato avanti contatti con altri giornalisti solo come “normali rapporti tra colleghi” (ma in Iran, si sa, nulla e’ normale…). Tra le altre cose, in particolare, la colpa di Rezaian sarebbe stata – per il Giudice Salavati – quella di aver dato alla giornalista di ABC Lara Setrakian informazioni in merito ai possibili risultati delle elezioni presidenziali iraniane e le informazioni relative ai candidati accettati dal Consiglio dei Guardiani. A sua volta, quindi, Lara Setrakian avrebbe inviato queste informazioni ad Obama.

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Quanto sta accadendo nella Repubblica Islamica ha quindi del paradossale: mentre l’Iran manda in giro per il mondo Rouhani e Zarif a parlare della disponibilità del regime ad essere un attore di pace, all’interno del Paese la repressione contro i pericoli delle aperture verso l’Occidente si fa sempre più dura e repressiva. Come le accuse, ridicole, contro Jason Rezaian dimostrano, al centro dello scontro non c’e’ veramente lo spionaggio di un giornalista verso un “Governo ostile”, ma il suo lavoro di reporter per un giornale americano. Soprattutto, pero’, c’e’ il messaggio chiaro che – chi detiene il vero potere in Iran – intende inviare al mondo: “accordo nucleare o no, le regole del gioco le stabiliamo noi e ogni apertura verso la cultura Occidentale e’ ‘haram’ (un peccato)”.

Nonostante la chiarezza di questo messaggio, l’Occidente continua a mettere da parte il tema dei diritti umani in Iran, permettendo al regime di schiacciare ogni potenziale “nemico invisibile”. Il prezzo di questa indifferenza non sara’ un cambiamento del regime iraniano, ma un rafforzamento di coloro che intendono fare della Repubblica Islamica una potenza regionale e usare il potere per diffondere nella regione la Velayat-e Faqih. Con un solo risultato finale: una lunga Guerra dei Trent’anni tra Sciiti e Sunniti, il cui costo in termini di violenza sara’ altissimo.

Chiediamo ai giornalisti italiani di mobilitarsi – attraverso articoli, appelli e proteste contro il regime iraniano – per la liberta’ di un loro collega incarcerato con una sola colpa: essere un reporter!

Di seguito il trailer del film “Forced Confession” del giornalista irano-canadese Maziar Bahari (qui il documentario completo: http://goo.gl/wvquXf ) e alcuni video di confessioni forzate trasmesse dalla TV iraniana.

Trailer del film “Forced Confession”

[youtube:https://youtu.be/TUkaDo_zGiQ%5D

La confessione forzata dei ragazzi colpevoli di aver giurato il video Happy in Teheran

[youtube:https://youtu.be/hvT-UIWvzMk%5D

La confessione forzata di Sakineh Mohammad Ashtiani

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=HhSw4h3Cdeo%5D

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Ancora una volta, i giovani iraniani dimostrano tutto il loro coraggio scendendo in piazza contro il regime. A Teheran, infatti,  gli studenti dell’Universita’ per la Scienza e la Tecnologia, hanno manifestato apertamente la loro rabbia per il massacro avvenuto lo scorso martedi’ nel carcere di Evin. Nonostante le repressioni e il rischio di essere arrestati, ragazze e ragazzi hanno innalzato cartelli e intonato slogan per la liberazione di tutti i prigionieri politici.

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Quale è stata la risposta del regime alle proteste? Mentre Rohani continua – vergognosamente – a tacere, la magistratura iraniana ha dovuto prendere atto dell’accaduto e aprire una inchiesta. Come al solito, però, il vero fine degli investigatori è quello di insabbiare il caso e chiudere sbrigativamente la faccenda. Per questo, il primo responsabile dell’attacco di Evin, il capo del sistema carceri iraniano Gholamhossein Esmaili, è stato sostituito e promosso a giudice responsabile della sezione Appelli della Magistratura di Teheran. In poche parole, per risparmiargli il carcere e la punizione che meriterebbe, non soltanto Esmaili non è stato esautorato, ma è stato anche destinato in una posizione ove, certamente, potrà usare il suo potere per aumentare la morsa della repressione. Che dire? Vergogna…

Nel video qui sotto potrete ascoltare l’intervista di Maziar Bahari, giornalista di Newsweek, arrestato nel 2009 in Iran e rinchiuso ad Evin. Liberato su cauzione, ha raccontato la sua drammatica esperienza nel carcere iraniano in diverse occasioni. Risentire le sue parole è fondamentale per capire cosa significa finire nelle mani dei Pasdaran…

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=m0rsCQ0oNgI%5D