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Dieci anni di carcere: questa la decisione del giudice iraniano contro Narges Mohammadi, la nota attivista per i diritti umani, da sempre in prima fila per la democrazia e per i diritti civili (Mohammad Nourizad).

Dieci anni di carcere per aver sostenuto la campagna Legam, una battaglia per l’abolizione della pena di morte nella Repubblica Islamica. Veramente, gli anni totali di carcere di Narges Mohammadi potrebbero essere 16, considerando che e’ stata condannata anche a cinque anni di detenzione per “cospirazione” e un altro anno per “propaganda contro il Governo” (RSF.org).

Ricordiamo che, dopo aver già passato anni in carcere, Narges Mohammadi e’ stata riarrestata nel Maggio del 2015. Da allora, senza alcun processo formale, la Mohammadi ha subito una detenzione durissima, privata delle necessarie cure mediche e delle visite dei due figli piccoli. Per questo, Narges e’ anche finita diverse volte in ospedale. 

Una delle ragioni che ha portato all’arresto di Mohammadi, e’ quella di aver incontrato Lady Ashton – precedente Mrs. Pesc – a Teheran nel 2014. Nonostante tutto, colei che ha preso il posto della Ashton, Federica Mogherini, non ha mai speso una parola per la liberazione della prigioniera politica (No Pasdaran).

Ci aspettiamo una dura condanna da parte dell’Occidente, rispetto a questo nuovo abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano. In particolare, ce lo aspettiamo dall’Italia, Paese che si considera in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale per l’abolizione della Pena di Morte.

 

 

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Il Primo Ministro Renzi va in Iran ed elogia il regime. La Mogherini lo segue poco dopo e, non solo arriva velatissima a Teheran, ma pubblica anche un articolo sul Corriere della Sera, pieno di inesattezze e bugie. Il Ministro degli Esteri Zarif, quindi, nello stesso tempo in cui l’Iran viola la Risoluzione ONU 2231, pubblica articoli sul Washington Post, descrivendo il suo Paese come un paradiso perfetto.

Tutto questo accade mentre, praticamente indisturbato, il regime continua ad abusare dei diritti umani quotidianamente. L’ultima e assurda notizia arriva dal mondo del calcio iraniano. Secondo quanto riporta Iran News Update, il 6 aprile scorso cinque tifosi sono stati condannati a ben 30 frustate, per aver alzato mostrato durante una partita uno striscione che chiedeva la liberazione di tutti i detenuti politici. 

La sentenza, per la cronaca, e’ già stata eseguita presso il carcere di Ardebil, nel nord della Repubblica Islamica. Le cinque vittime di questa punizione medievale sono: Amir Amini, Morteza Parvin, Maysam Jolani, Saleh Peachganlou e Mostafa Parvin. Non solo: oltre alle frustate, i cinque sono stati condannati anche a tre mesi di carcere.

Lo striscione alzato coraggiosamente dai cinque tifosi, chiedeva non solo generalmente la libertà di tutti i detenuti politici, ma più precisamente quella di Abbas Lesani, attivista per i diritti umani di Ardebil. Abbas e’ stato arrestato nel 2011 per aver protestato contro il prosciugamento del Lago Urumia e l’indifferenza del regime verso la minoranza Azera. Rilasciato su cauzione, Abbas e’ stato quindi condannato ad un anno di carcere nel giugno del 2015, che sta ancora scontando nel carcere di Shiraz.

 

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Durante la visita di Matteo Renzi in Iran, come noto, sono stati firmati numerosi accordi. Uno dei Memorandum di Intesa firmati dagli italiani, e’ stato quello tra il Gruppo SEA di Pietro Modiano e i vertici dell’Iran Airport Company. Un MoU che prevede una cooperazione per lo sviluppo dell’aeroporto Mehrabad di Teheran (Varese News).

Questo aeroporto un tempo era lo scalo principale della capitale iraniana. Questo aeroporto, pero’, era ed e’ ancora soprattutto uno dei centri dei traffici illeciti dei Pasdaran. Come non ricordare quando Mohammad Ali Moshaffeq – ex consigliere del candidato Presidenziale Mehdi Karroubi, oggi agli arresti domiciliari – ad affermare che “più di 25 uscite dell’aeroporto di Mehrabad non sono sotto il controllo della dogana“. Non a caso, e’ proprio dall’aeroporto di Mehrabad che Teheran invia uomini e armamenti ai suoi proxy nella regione. La stessa intelligence USA ha recentemente denunciato che da Mehrabad sono partiti dei jihadisti sciiti in aiuto agli Houthi in Yemen (Free Beacon)

Non solo: alla SEA dovrebbero ricordare quanto successe a delle compagnie turche e austriache, quando accettarono di lavorare alla costruzione e alla gestione dell’attuale scalo principale iraniano, ovvero l’aeroporto Imam Khomeini. I fatti del 2004  – sebbene non devono avvenuti presso Mehrabad – devono far tremare gli investitori italiani, anche perché avvennero nel periodo in cui al potere c’era un altro Presidente considerato dal mondo moderato, ovvero l’Ayatollah Khamenei.

L’aeroporto Imam Khomeini fu inaugurato l’8 maggio del 2004, alla presenza dell’allora Ministro dei Trasporti iraniano Ahmad Khorram. Il giorno dell’inaugurazione, pero’, invece di rivelarsi una giornata di gloria, si rivelo’ una vera e propria tragedia per la Repubblica Islamica. Sulla pista di atterraggio riusci ad arrivare un solo aeroplano proveniente dagli Emirati Arabi Uniti. Un secondo aeroplano, infatti, fu costretto a deviare il suo percorso perché le Guardie Rivoluzionarie – in protesta contro la presenza di compagnie straniere – avevano occupato l’aeroporto con dei tank e preso chiuso l’intera torre di controllo. Il Governo fu costretto al silenzio e qualche ora dopo l’azione di forza, fu diramato un comunicato ufficiale delle Forze Armate, in cui si parlava della chiusura dello scalo per “ragioni di sicurezza” e per la “presenza di compagnie straniere in attività’ nell’aeroporto”.

Vinsero totalmente i Pasdaran: i contratti con le compagnie estere furono cancellati e lo scalo divenne l’ennesimo centro dei traffici illeciti delle Guardie Rivoluzionarie. Non solo: il 3 ottobre del 2004 il Parlamento iraniano approvo’ l’impeachment per il Ministro dei Trasporti Khorram e lo stesso Presidente Khatami fu costretto a rimandare un viaggio in Turchia. Per la cronaca, l’aeroporto Imam Khomeini fu riaperto solamente sei mesi dopo (Iran Tracker).

Questa brutta storia deve mettere in guardia gli imprenditori italiani e Occidentali. In Iran nessun accordo, anche quello firmato dieci volte, e’ veramente valido se non ha il consenso dei Pasdaran. Soprattutto quando riguarda investimenti in aree strategiche – come gli aeroporti, ove le Guardie Rivoluzionarie quotidianamente agiscono per tutelare i loro interessi, economici e militari.

A tal proposito si legga anche: “The hub of Terror: how Iran uses Imam Khomeini Airport to smuggle weapons abroad

 

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Minoo Khaleghi non ha avuto nemmeno il tempo di godere della sua elezione in Parlamento. La neoparlamentare “riformista” – ammesso che in Iran esistano ancora riformisti veri – e’ stata immediatamente cacciata dal Majlis dal Consiglio del Guardiani. La sua colpa? Quella di aver stretto la mano ad un uomo (che non suo marito o suo padre) mentre si trovava in un viaggio all’estero, in Cina (The Guardian).

La povera Minoo, accusata quindi di relazione illecita, si e’ immediatamente difesa. Non lo ha fatto come la sua dignità avrebbe richiesto, ovvero affermando il suo diritto di stringere la mani di chi vuole liberamente. No: Minoo ha dovuto negare tutto, alla ricerca di un perdono che potesse essere accettabile per il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione. 

Come non ricordare, quindi, il caso dell’altra neoparlamentare “riformista” Parveneh Salahshuri. Appena eletta, in una intervista rilasciata a Viviana Mazza, la Salahshuri aveva dichiarato che “un giorno in Iran il velo non sara’ più obbligatorio”. Accusata di tradire i valori della rivoluzione, la neoparlamentare e’ stata costretta a fare pubblica penitenza (No Pasdaran).

Per ora non e’ dato sapere se Minoo otterrà o no il “perdono divino” o se un giorno l’Iran supererà il velo obbligatorio. Quello che possiamosapere invece e’ che certamentele donne iraniane non otterranno il sostegno delle loro “sorelle” Occidentali. Basta vedere come si sono vestite le rappresentati italiane arrivare in Iran con Matteo Renzi, per capire quanto poco interessi all’Occidente la libertà delle donne iraniane…

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La stampa iraniana ha laudamente celebrato la visita del Primo Ministro Matteo Renzi. Cosi come ha celebrato il fatto di aver accolto l’ospite fiorentino nel Palazzo Saadabad, un complesso costruito durante l’era monarchica in Iran e poi, ovviamente, preso dal regime iraniano dopo la rivoluzione del 1979 (Mehr News).

Anche qui, Matteo Renzi ha elogiato in conferenza stampa l’Iran, sottolineando come Teheran può dare stabilita’ a tutta la Regione. In particolare, in questo senso, il Premier italiano ha rimarcato la comune lotta contro Isis, ovvero contro il jihadismo sunnita.

Ed ecco la beffa: probabilmente l’ex sindaco fiorentino – un tempo in prima linea nel sostegno all’opposizione iraniana – non era a conoscenza che proprio nel Palazzo Saadabad risiedeva il Dipartimento Imam Ali delle forze speciali dei Pasdaran, ovvero la Forza Qods.

Secondo quanto riportato nel testo di Yosef Bondanski “Bin Laden, l’uomo che ha dichiarato guerra all’America”, nel 1992 proprio nel Palazzo Saadabad venivano trasferiti i jihadisti sunniti che arrivavano da tutto il mondo, in primis dai Paesi Arabi. Qui ricevevano l’addestramento necessario a compiere i loro attentati, sotto il monitoraggio dell’allora capo della Forza Qods Ahmad Vahidi, poi divenuto Ministro della Difesa e ora – grazie a Rouhani – divenuto capo del Centro di Studi Strategici delle Forze Armate (Asharq al-Awsat).

Ovviamente, i jihadisti sunniti che arrivavano da Paesi “secolari”, ricevevano sempre presso il Palazzo Saadabad una istruzione teologica, sempre gestita totalmente dai Pasdaran…(Bin Laden: The Man Who Declared War on America).

Pretendere che il Primo Ministro Italiano conoscesse questa storia, forse, sarebbe  stato eccessivo. Pretendere pero’ che l’Italia sia a conoscenza del ruolo del regime iraniano nel sostegno al jihadismo sunnita, rappresenta un dovere. L’Iran ha per anni ospitato una cellula di al Qaeda e ha attivamente contribuito alla crescita e lo sviluppo di quello che oggi e’ il Califfato Islamico (No Pasdaran).

Questa ignoranza non e’ in alcun modo giustificabile!

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L’Ayatollah Boroujerdi prima della detenzione (sinistra) e durante la detenzione (destra)…

Una notizia sconvolgente arriva dall’Iran, proprio mentre il Premier italiano Matteo Renzi giunge a Teheran. Secondo quanto riporta Iran News Update, il 7 aprile scorso, le autorità carcerarie di Evin hanno avvelenato l’Ayatollah Kazemeini Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’avvelenamento ha causato all’Ayatollah dei fortissimi dolori al ventre e la perdita parziale della vista.

Vogliamo ricordare che l’Ayatollah Boroujerdi – noto come il Mandela iraniano – e’ stato condannato a 11 anni di carcere per essersi opposto – religiosamente parlando – alle posizioni dell’Ayatollah Khomeini e alla sua idea di Velayat-e Faqih. Nonostante le posizioni del regime, l’Ayatollah Boroujerdi ha chiesto la non interferenza dei clerici nella politica e la separazione tra la sfera religiosa e quella civile.

Per queste sue idee, come detto, ha pagato un prezzo altissimo. Arrestato nell’Ottobre del 2006, e’ stato accusato di ben 30 diversi reati, tra cui quello di Moharebeh, ovvero di portare avanti una “guerra contro Dio”. Nel 2007, quindi, e’ stato condannato a 11 anni di detenzione, privato dei suoi titoli religiosi e derubato di tutti i suoi averi. Le sue condizioni attuali sono assai critiche. Tra le altre cose, vogliamo ricordare che l’Ayatollah ha passato ben 10 anni della sua vita carceraria in isolamento, perdendo decine di chilogrammi (soffre anche di problemi di cuore e di Parkinson).

Nel Settembre del 2014, l’Ayatollah ha ricevuto in carcere la visita del Procuratore Generale  Mohammad Mohavadi. Mohavedi ha intimato all’Ayatollah Boroujerdi di pentirsi oppure gli ha prospettato il rischio di metterlo a morte. Ricordiamo che l’Ayatollah Boroujerdi ha denunciato la sua condizione detentiva con lettere aperte sia al segretario ONU Ban KI Moon che al precedente Pontefice Benedetto XVI. La sua detenzione e’ stata condannata dallo stesso Congresso USA nel Novembre 2014 (No Pasdaran).

Secondo quanto reso noto dai media, il Primo Ministro Renzi in Iran vedrà anche l’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana (Askanews). Ci aspettiamo da lui che denunci il caso dell’Ayatollah Boroujerdi, pretendendo dal regime iraniano il rispetto dei diritti umani e delle normative internazionali!

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Il 12 – 13 aprile il Primo Ministro Matteo Renzi sara’ in Iran, dove si spera l’Italia riuscirà a mantenere un rapporto più decoroso rispetto a quello avuto durante la visita di Rouhani a Roma (leggi “statue coperte). Soprattutto, si spera che il Premier avrà finalmente il coraggio di dire agli iraniani le cose che non vanno, ovvero di denunciare l’abuso dei diritti umani (senza limiti), l’elevatissimo numero di condanne a morte e le violazioni della Risoluzione ONU 2231 (leggi test missilistico).

Ovviamente, Matteo Renzi non arriverà solo in Iran, ma con una folta delegazione di imprenditori, pronti a gettarsi a capofitto nel mercato iraniano. A questi imprenditori vorremmo ricordare l’eticità che il business dovrebbe avere, ma sappiamo che servirebbe a poco. Ricordiamo loro allora solamente che in Iran e’ in corso una feroce lotta per il potere e per questo sarebbe il caso che i soldi restino in saccoccia, almeno sino a quando si capirà chi pagherà il prezzo della di questa battaglia senza esclusione di colpi (cari imprenditori leggete qua, vi conviene: No Pasdaran).

Purtroppo, sembra che anche questo consiglio pragmatico non verrà molto ascoltato. Da Teheran, infatti, arrivano già notizie di un prossimo accordo tra FIAT e la Iran Khodro, per l’acquisto della casa automobilista italo-americana di una parte della compagnia iraniana. A questo proposito, vorremmo ricordare qualcosina a Sergio Marchionne che, riteniamo, possa davvero essere interessante (Kayhan).

La Iran Khodro e’ una sussidiaria della IDRO – Industrial Development and Renovation Organization of Iran – un colosso statale che controlla decine di altre compagnie, in tutti i settori economici della Repubblica Islamica. La IDRO e’ parte diretta del business dei Pasdaran e, fino all’accordo nucleare del 2015, era inserita nella lista delle organizzazioni soggette a sanzioni internazionali, per il suo ruolo clandestino nel programma militare nucleare e missilistico dell’Iran (Iran Watch). Tra le altre cose, a riprova del contatto diretto tra la IDRO e le Guardie Rivoluzionarie, riportiamo il fatto che il Pasdaran Rostan Ghasemi siete proprio nel board della IDRO (GaiaItalia.com). Ghasemi, ex Ministro del Petrolio, e’ tra le altre cose un uomo chiave nei rapporti finanziari tra Iran e Bashar al Assad…

Fare affari in Iran nel settore automotive, non e’ “pacifico”. Il settore dell’automotive, infatti, contribuisce direttamente alle attività militari e di abuso dei diritti umani del regime. Basti pensare, per parlare proprio di FIAT, all’uso dei mezzi IVECO che l’Iran mette in atto: invece di usarli per ragioni commerciali, vengono usati come rampe di lancio mobili per i missili balistici di Teheran. Foto in alto). Proprio per questo, nel recente passato, la FIAT e’ stata costretta a sospendere il business con l’Iran (UANI).

Ora Marchionne dovrebbe tener presente che, nonostante l’accordo nucleare, l’Iran ha già violato la risoluzione 2231 dell’ONU. L’Allegato B di quella risoluzione, infatti, vieta a Teheran di fare test missilistici con vettori capaci di trasportare un ordigno nucleare (e quelli iraniani sono riconosciuti come tali). A dispetto dei silenzi di alcuni leader Occidentali e le protezioni diplomatiche che garantisce la Russia a Teheran, ricordiamo a Marchionne che:

  • Esiste già una lettera degli Ambasciatori ONU di Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia, in cui viene denunciato che i test missilistici di Teheran sono una violazione della risoluzione ONU (Reuters);
  • Il Congresso americano ha aperto una inchiesta sulla Casa Bianca, per sapere se sta dicendo la verità sull’accordo nucleare con l’Iran o se sta mutando i patti prestabiliti senza permesso (No Pasdaran).

Alla FIAT e a Marchionne, quindi, consigliamo di ripensare l’accordo con la Iran Khodro. Come detto, sia per ragioni etiche, ma soprattutto per il rischio di investimento. Anche perché, il prossimo inquilino della Casa Bianca non e’ ancora noto.

Per approfondire si legga: “L’Italia pronta ad investire nel settore automobilistico, ma il profitto finirà ai Pasdaran

Notare dove sono montati i missili

Il business con l’Iran non e’ un gioco