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Come già affermato, Rouhani e’ arrivato in Italia in pompa magna e ha ricevuto un accoglienza da Presidente americano. La scorta Rouhani e’ lunga quanto quella di Obama e per il rappresentante iraniano sono state addirittura coperte delle statue di nudo presso i Musei Capitolini.

Nei giorni che hanno preceduto l’arrivo di Rouhani, numerose organizzazioni – prima fra tutti Nessuno Tocchi Caino – hanno denunciato gli abusi commessi Iran, chiedendo che il rapporto con la Repubblica Islamica fosse costruita sulla base di condizioni chiare in materia diritti umani, di esecuzioni capitali, di rispetto della donna e di finanziamento al terrorismo internazionale (NTC).

Possiamo ampiamente dire che, almeno sinora, niente di tutto questo e’ stato recepito dalle istituzioni italiane. A sole 24 ore dalla Giornata della Memoria, niente e’ stato detto dai rappresentanti politici italiani in merito al negazionismo del regime iraniano, in merito alle minacce contro Israele e in merito alle milizie jihadiste sciite sparse per tutto il Medioriente. Non solo: tra i Memorandum firmati tra le società italiane e quelle iraniane, si possono chiaramente leggere nomi di gruppi direttamente o indirettamente legati ai Pasdaran (tra cui la Wagon Pars Co. e la Meraj Airlines, quest’ultima sanzionata dagli Usa per sostegno al terrorismo).

Ad ogni modo, considerando il drammatico controllo dei Pasdaran sull’economia iraniana, non deve stupire quanto sta accadendo (e che prevedibilmente si ripeterà in tanti altri Paesi del mondo). Piuttosto, possiamo ritenere che il viaggio di Rouhani a Roma e i silenzio che lo stanno accompagnando, debbano decretare la parola fine ad alcune ipocrisie.

Prima fra tutti, l’ipocrisia che vede la diplomazia Italiana in prima fila nella promozione della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte. Serio o non serio che sia questo impegno, quando le maggiori cariche istituzionali italiane decidono di non dire una sola parola in merito, incontrando il rappresentante del Paese che maggiormente impicca esseri umani (2277 in meno di due anni e mezzo), e’ necessario avere il coraggio della coerenza. 

L’Italia, in coerenza con l’indifferenza avuta verso questo tema durante la visita di Rouhani a Roma, dovrebbe dichiarare la fine del suo impegno verso l’approvazione della Moratoria contro la Pena di Morte nel mondo.

E’ questione di credibilità, una credibilità che deve esser espressa anche con parole gridate a voce alta…

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Hassan Rouhani, Presidente iraniano, arriva oggi in Italia in pompa magna. Arriva a Roma annunciando pubblicamente che l’Iran vede nell’Italia la “porta dell’Europa”. Ci arriva come rappresentante di un regime negazionista, a poche ore di distanza dall’inizio delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, indetta per ricordare la tragedia dell’Olocausto. Ci arriva portando in dono la notizia dell’ennesima competizione di vignette negazioniste, già prevista in Iran per il giugno 2016.

Soprattutto, Rouhani arriva in Italia in uno dei momenti più bui della storia dei diritti umani in Iran. Proprio in queste ore, arriva la notizia del peggioramento dello stato di salute di Narges Mohammadi, attivista iraniana contro la pena di morte e per la liberazione dei prigionieri politici, nonché collaboratrice del Premio Nobel Shirin Ebadi.

Condannata ad undici anni di carcere nel 2011, Narges e’ stata rilasciata nel 2012 per motivi di salute. Purtroppo, nel maggio del 2015 Narges Mohammadi e’ stata arrestata nuovamente con l’accusa di propaganda contro il regime, per aver creato un gruppo contro la pena di morte e per aver incontrato Lady Ashton – ex Rappresentante Europeo per la Politica Estera e di Sicurezza – durante la sua visita a Teheran nel marzo 2014. 

In carcere, ovviamente, lo stato di salute della Mohammadi e’ drammaticamente peggiorato. E’ stato reso noto che il Ministero l’intelligence iraniano – il famoso MOIS – e’ direttamente intervenuto per rimandare il processo di Narges, al fine di sfiancarla completamente (No Pasdaran).  Il processo, con estrema lentezza, e’ iniziato solamente il 9 gennaio scorso (Hrana).

In tutto questo periodo di detenzione illegale, la Mohammadi ha perso peso e soffre di paralisi muscolare. Un gruppo di detenuti politici, ha pubblicamente protestato chiedendo l’immediato ricovero di Narges. Nell’agosto scorso Teheran aveva concesso alla detenuta una breve ospedalizzazione, negando pero’ le cure specialistiche necessarie. Dopo pochi giorni in barella, Narges Mohammadi era stata rispedita in carcere (Hrana).

Oggi, proprio mentre Rouhani atterra a Roma, Narges Mohammadi si dice pronta a dichiarare lo sciopero della fame. Ha bisogno di prendere quotidianamente almeno 23 medicine diverse e nel carcere mancano – ovviamente – medici specialisti in grado di curarla.

Ora ci chiediamo: ma qualcuno dei rappresentanti istituzionali italiani, dirà tutto questo a Rouhani? 

#DiteloARouhani

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Egregio Presidente Mattarella,

Le scriviamo una lettera aperta per due motivi. Il primo, ovviamente, è quello di complimentarci per la Sua elezione a Presidente della Repubblica. Una sfida importante, per un uomo che – grazie alla Sua preziosa esperienza – siamo certi riuscirà ad essere un ottimo arbitro imparziale. Un garante, forte e deciso, della Costituzione Italiana, quella Carta nata dal lavoro di coloro che patirono le sofferenze del nazifascismo. Dei Padri Costituzionali che, proprio in considerazione di quello che avevano passato, hanno inteso garantire in primis i valori umani, sociali e civili di ogni singolo italiano. Lo sappiamo: si tratta di una responsabilità importante, ma siamo certi che Lei, Egregio Presidente, saprà assolverla pienamente, facendosi amare e rispettare da tutta la popolazione.

Un secondo motivo, piu’ preoccupante, ci porta a scriverLe questa lettera. Tramite le agenzie di stampa iraniane, abbiamo letto di un messaggio di auguri arrivatoLe dal Presidente iraniano Hassan Rouhani. Nel messaggio, Rouhani ha colto l’occasione per esprimere la volontà di approfondire le relazioni tra Italia e Iran, “nell’interesse delle due nazioni“. Ora, Egregio Presidente, noi siamo qui a scriverLe di non assecondare questa richiesta. Siamo qui a chiderLe, pubblicamente, di non permettere all’Italia antifascista di mischiare la sua storia con quella di un regime fondamentalista e repressivo. Tutto questo, Egregio Presidente, glielo chiediamo proprio in nome del bellissimo e toccante discorso da Lei fatto di fronte al Parlamento Italiano.

Egregio Presidente, dinnanzi ai deputati della Repubblica Lei ha affermato: “Garantire la Costituzione…Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace…Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo…Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva“. Orbene, tutti questi valori, cardini della libertà di ogni singolo essere umano, sono disattesi e abusati da parte del regime iraniano. Teheran detiene il record negativo di abusi sui diritti umani e civili. Dall’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, oltre 1000 prigionieri sono finiti sul patibolo e delle libertà civili promesse dal Presidente durante la campagna elettorale, non se ne è vista nemmeno l’ombra. Mousavi e Karroubi, i leader dell’Onda Verde – il movimento di opposizione sorto dopo i brogli elettorali del 2009 – restano ancora in isolamento. Le donne iraniane vengono arrestate se tentano di andare a vedere una partita di pallavolo (caso di Ghoncheh Ghavami), vengono bruciate con l’acido se indossano male il velo (380 casi in sei mesi) o vengono impiccate se si difendono da uno stupratore (caso di Reyhaneh Jabbari). I giovani, quindi, vengono portati in carcere e costretti a pubbliche confessioni se ballano insieme la loro gioia in un video (caso Happy in Teheran) o se dicono qualcosa di sgradito al regimein Facebook. I giornalisti continuano ad essere oppressi: il reporter del Washington Post Jason Rezaian resta ancora in carcere senza processo e numerosi quotidiani riformisti sono stati chiusi dai Pasdaran. La stessa mano dura, viene usata dal regime contro le minoranze etniche e religiose: oltre quaranta cristiani sono detenuti nella Repubblica Islamica per la loro fede e ai Baha’i è privato il diritto di studiare e pregare liberamente. Tutto questo, Egregio Presidente, è contenuto nel rapporto di Ahmad Shaheed, inviato Speciale dell’Onu per i Diritti Umani in Iran. Per Teheran, però, quest’uomo è solo un servo degli Stati Uniti a cui non è concesso neanche di entrare nel Paese.

Ancora: nel Suo discorso, Egregio Presidente, Lei ha anche messo in guardia il Paese dai “rischi che minacciano la nostra convivenza“. In tal senso, Le ha dichiarato giustamente che “il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti…Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi“. Concordiamo con Lei al 100%. Proprio per questo, ci teniamo a farLe presente che i primi responsabili del sostegno al terrorismo internazionale si trovano a Teheran. Grazie al regime iraniano, infatti, il Medioriente è pieno di jihadisti sciiti pronti a tutto per affermare i valori del Khomeinismo. Con la creazione di Hezbollah prima e con il sostegno al regime massacratore di Bashar al Assad, l’Iran ha amplificato senza pietà il seme dell’odio settario all’interno dell’Islam. Un odio ormai senza fine che, dopo la nascita del Governo pro Iraniano di al Maliki in Iraq, ha provocato la decisione delle tribu’ sunnite di giurare fedeltà al criminale Califfo dell’Isis al Baghdadi. Purtroppo, Egregio Presidente, parte dell’Occidente rietene di che per combattere il jihadismo sunnita sia necessaria una grande intesa con Teheran. Noi, umilmente, ci sforziamo di spiegare che, dispiegare i jihadisti sciiti sostenuti dai Pasdaran come risposta ai jihadisti sunniti, non farà che amplificare lo scontro e gli eccidi. E’ proprio dalla lotta alla crescente influenza iraniana in Medioriente che, quella regione, potrà forse riuscire a ritrovare un pò di serenità.

Nel Suo passaggio sul terrorismo, Egregio Presidente, Lei ha anche ricordato che l’Italia “ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano“. Proprio in memoria di quel piccolo bambino , ucciso dal terrorismo palestinese, vogliamo sottolinearLe che è proprio l’Iran il Paese che maggiormente ha sostenuto e finanziato attacchi terroristici contro gli ebrei nel mondo. Qui, vista l’attualità della questione, Le ricordiamo solo l’attentato contro il centro ebraico Amia in Argentina, ove 85 innocenti trovarono la morte (un attacco approvato nel 1994 dallo stesso Rouhani). Inoltre, Le facciamo presente che, proprio in questi giorni, un diplomatico iraniano è stato espulso dall’Uruguay per aver organizzato un attentato contro la locale Ambasciata di Israele. Sempre in questi giorni, l’Iran sta organizzando un nuovo concorso di vignette inteso a negare la veriticità storica dell’Olocausto. Per quanto riguarda l’attentato di Parigi, Le facciamo presente che la condanna ufficiale arrivata dal Ministero degli Esteri iraniano, ha messo sullo stesso piano la libertà Occidentale con l’ideologia dei terroristi assassini. Una comparazione semplicemente criminale.

Vogliamo concludere questa nostra lettera aperta, usando ancora una volta le Sue parole. In Parlamento Lei ha perentoriamente affermato che “la pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa. Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore“. Anche in questo caso, sposiamo in pieno Le sue parole. Proprio per questo, augurandoLe ancora un grande successo, Le chiediamo di non permettere al regime fondamentalista iraniano di usare l’Italia come porta d’ingresso verso l’Europa. Sarebbe sicuramente un passo importante per chiudere definitivamente quel capitolo, ancora aperto, della violenza messa in atto in nome di Dio.

Con stima e rispetto,

Collettivo No Pasdaran

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